Classifica 2009: Sintesi

UNO SGUARDO D’ASSIEME:

Classifica mondiale della Libertà di Stampa 2009
Effetto Obama negli Stati Uniti, mentre l’Europa continua a regredire.
Israele in caduta libera, l’Iran si avvicina al “trio infernale”

“La libertà di stampa deve essere difesa in tutto il mondo con la stessa energia e con la stessa costanza,” ha dichiarato oggi Jean-François Julliard, segretario generale di Reporters sans frontières, in occasione della diffusione dell’ottava classifica mondiale della libertà di stampa elaborata da RSF.
“È sconcertante vedere alcune democrazie europee, come la Francia, l’Italia e la Slovacchia, perdere, anno dopo anno, dei posti nella nostra classifica”, ha precisato Julliard.

“L’Europa dovrebbe essere un esempio per quanto riguarda le libertà civili. Come possiamo condannare le violazioni dei diritti umani all’estero, se non ci si comporta in modo irreprensibile a casa? L’effetto Obama, che ha permesso agli Stati Uniti di recuperare 20 posti nella classifica, non può rassicurarci completamente.”

Reporters sans frontières elabora ogni anno questa classifica sulla base di questionari completati da centinaia di giornalisti ed esperti nel mondo intero. L’Indice di quest’anno prende in considerazione le violazioni alla libertà di stampa perpetrate tra il 1° settembre 2008 e il 31 agosto 2009.

Fine del modello europeo?

L’Europa è stata a lungo un esempio per quanto riguarda la libertà di stampa, ma numerose nazioni europee sono scese in modo significativo nella classifica di quest’anno. Anche se i primi 13 posti sono ancora occupati da Paesi europei, altri come la Francia (43°), la Slovacchia (44°) e l’Italia (49°) continuano a scivolare e a perdere posti – rispettivamente 8, 37 e 5 posti – facendosi così superare da giovani democrazie africane (Mali, Sud Africa e Ghana) e latino-americane (Uruguay, Trinidad e Tobago).

I giornalisti continuano a subire violenze in Italia e in Spagna (44°), ma anche nei Balcani e in particolare in Croazia (78°), dove il proprietario e il direttore marketing del settimanale Nacional sono stati uccisi da una bomba il 23 ottobre 2008.

Tuttavia la minaccia principale, e la più grave a lungo termine, è legata alle legislazioni nazionali oggi in vigore. Molte leggi approvate in svariati Paesi europei, dal settembre 2008 in poi, hanno notevolmente compromesso il lavoro dei giornalisti. Un esempio: la legge adottata dal governo della Slovacchia (44°) ha introdotto il pericoloso concetto di diritto automatico di risposta e ha concesso al ministro della cultura la possibilità di influenzare fortemente le pubblicazioni e il lavoro dei media in generale.

Israele: giro di vite sull’informazione

L’operazione “Piombo fuso” – l’offensiva militare israeliana contro la Striscia di Gaza – , ha avuto un forte impatto negativo sulla stampa. Israele è precipitata di 47 posti nella classifica arrivando alla 93a posizione. Questo tracollo fa perdere ad Israele il suo statuto di primo in classifica tra i Paesi del Medio Oriente: quest’anno lo superano il Kuwait (60°), gli Emirati Arabi Uniti (86°) e il Libano (61°).

Israele ha cominciato a usare all’interno del Paese gli stessi metodi che usa nei territori al di fuori delle proprie frontiere. Reporters sans frontières ha registrato cinque arresti di giornalisti, alcuni dei quali del tutto illegali, e tre casi di detenzione. La censura militare applicata a tutti i mezzi di comunicazione rappresenta un’ulteriore minaccia al lavoro dei professionisti dei media in loco.

Per quanto riguarda il suo comportamento nei confronti dei media nei territori al di fuori delle frontiere nazionali, Israele ottiene un 150° posto nella classifica. Il bilancio della guerra sui media è stato estremamente pesante: circa 20 giornalisti sono stati feriti dalle forze militari israeliane nella Striscia di Gaza e tre sono stati uccisi durante il conflitto.

Iran si avvicina al “trio infernale”

Mai come quest’anno i giornalisti hanno sofferto e subito pressioni nell’Iran di Mahmoud Ahmadinejad. La contestata rielezione del presidente ha trascinato il Paese in una crisi senza precedenti e ha sviluppato la paranoia del regime e la sua diffidenza nei confronti di giornalisti e blogger.

Censura preventiva automatica, sorveglianza totale delle autorità sui giornalisti e il loro lavoro, maltrattamenti, giornalisti costretti a scegliere l’esilio, arresti illegali: questa è la situazione della libertà di stampa in Iran nell’ultimo anno analizzato da RSF.

L’Iran ha ormai raggiunto il trio infernale in fondo alla classifica – Turkmenistan (173°), Corea del Nord (174°) ed Eritrea (175°) – Paesi in cui i media sono così soffocati, repressi da essere ormai praticamente inesistenti.

L’effetto Obama riporta gli Stati Uniti nei primi 20 posti della classifica

Gli Stati Uniti sono risaliti di 20 posti, dalla 40° alla 20° posizione, in un solo anno. L’elezione di Barack Obama e il suo approccio nei confronti dei media, certamente meno “bellicoso” di quello del suo predecessore, spiega questo netto miglioramento.

Miglioramento che riguarda tuttavia soltanto la situazione della libertà di stampa nel territorio americano. Anche se il presidente Obama ha vinto il premio Nobel per la pace, il suo Paese è ancora impegnato su due fronti di guerra. Nonostante il leggero miglioramento registrato, l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dei media in Iraq e in Afghanistan resta preoccupante. Numerosi giornalisti sono stati feriti o arrestati dai militari americani. Uno di questi, Ibrahim Jassam, è ancora in carcere in Iraq.

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