TUNISIA: Muore il giovane fotografo francese, ferito il giorno della rivoluzione del gelsomino

Reporters sans frontières ha appreso con dolore della morte, avvenuta la mattina del 16 gennaio 2011, dell fotografo francese Lucas Mebrouk Dolega, ospedale Rabta Tunisi. Lucas aveva 32 anni e lavorava per l’agenzia fotografica European Press Photo Agency (EPA). Secondo le nostre informazioni, il giovane fotografo, bersaglio di un tiro di gas lacrimogeni, è stata deliberatamente preso di mira dalla polizia.

“Tutti i nostri pensieri sono con la fidanzata, la famiglia e gli amici di Lucas Mebrouk Dolega. Su questa tragedia deve essere fatta piena luce e l’inchiesta deve verificare l’ipotesi di un atto intenzionale da parte della polizia. Noi sosterremo, in tutti i casi, gli eventuali procedimenti giudiziari dei parenti della vittima. Lucas è il primo fotografo francese che muore sul lavoro dal 1985, e il primo giornalista straniero a essere ucciso in Tunisia “, ha dichiarato Reporters sans frontières.

Arrivato in Tunisia, alla vigilia della rivoluzione di gelsomino, Lucas Mebrouk Dolega è stato colpito da una granata di gas lacrimogeni il 14 gennaio alle 14, mentre riprendeva le proteste al di fuori del Ministero dell’Interno a Tunisi. Raggiunto tra l’occhio e la tempia sinistra, è stato portato in ospedale dove è stato operato alla fine della giornata.

“Quello che è successo è terribile. Penso che sia un crimine, un omicidio vero e proprio “, ha detto Horacio Villalobos, un funzionario della agenzia EPA, a Reporters sans frontières.

“Oltre al rilascio dei prigionieri di coscienza, il ripristino dello Stato di diritto in Tunisia, dopo 23 anni di dittatura, pretendiamo la verità sui crimini e abusi commessi durante i giorni della rivoluzione del gelsomino” ha aggiunto l’organizzazione .

TUNISIA – Un predatore della libertà di stampa se ne va

“Da 23 anni, Zine el-Abidine Bel Ali ha esercitato il potere incontrastato, non tollerando nessuna voce critica e non esitando a mandare in galera i critici. La sua partenza dovrebbe causare una rottura completa con
anni di repressione “, ha detto Jean-Francois Julliard, segretario generale di Reporter sans frontières.

“Reporters sans frontières chiede solennemente ai successori di Zine el-Abidine Ben Ali di voltare pagina rispetto alla dittatura. La libertà di informazione e la pluralità di opinione deve finalmente diventare una realtà in Tunisia.
Tutti i prigionieri di coscienza e opinione devono essere liberati immediatamente. E’ solo attraverso questo gesto che cittadini tunisini e la comunità internazionale potranno credere in un prossimo futuro democratico in Tunisia. “

TUNISIA: RSF e le Organizzazioni a difesa dei diritti umani condannano la repressione violenta dei movimenti sociali in Tunisia e invitano la comunità internazionale ad una forte reazione per difendere i diritti umani.

Reporter sans frontières
e
La rete euro-mediterranea dei diritti umani
La federazione internazionale delle leghe dei diritti umani
L’ organizzazione mondiale contro la tortura
L’ istituto del Cairo per i diritti umani

condannano la repressione violenta dei movimenti sociali in Tunisia e invitano la comunità internazionale ad una forte reazione per difendere i diritti umani.

Le nostre organizzazioni, la Rete Euromediterranea dei diritti umani, la Federazione Internazionale delle Leghe dei Diritti dell’Uomo, l’Organizzazione mondiale contro la tortura, l’Istituto del Cairo per lo studio dei diritti dell’uomo e Reporter sans frontières hanno espresso la loro profonda preoccupazione per la drammatica evoluzione della situazione in Tunisia, attualmente sede di repressione cieca e violenta di un movimento di protesta su scala nazionale senza precedenti, denunciando le ingiustizie sociali, la corruzione, la negazione delle libertà fondamentali e il diritto alla dignità.

Le nostre organizzazioni condannano nei termini più forti la seria, sistematica e sproporzionata violazione dei diritti umani perpetrate dalle autorità contro il movimento di protesta. In particolare, le nostre organizzazioni condannano l’uso di armi da fuoco da parte della polizia contro i civili disarmati che ha già ucciso almeno 23 persone, fatto centinaia di arresti arbitrari e usato ripetutamente abusi e tortura.

Le nostre organizzazioni hanno ripetutamente denunciato il deterioramento della situazione dei diritti umani in Tunisia dopo le elezioni legislative e presidenziali dell’ottobre 2009 e chiedono alla Unione Europea (UE) di trarre le conseguenze del rifiuto, da parte del governo tunisino, di rispettare i suoi impegni internazionali, in particolare per quanto riguarda la libertà di espressione, di associazione e riunione. Ci dispiace ancora di più la mancanza di reazioni rapide e adeguate da parte dell’Unione Europea e mentre se si sta negoziando un miglioramento delle relazioni con la Tunisia tramite la concessione di uno “status avanzato” nel quadro della politica di vicinato.

Le gravi violazioni del diritto internazionale commesse dalle autorità tunisine non possono essere ignorate dalla UE dagli stati membri; le nostre organizzazioni fanno un appello all’Unione Europea perché condanni esplicitamente queste violazioni.

In questo contesto, sollecitiamo la comunità internazionale, e soprattutto l’ONU e l’Unione Europea, ad adottare una posizione ferma nei confronti delle autorità tunisine perché rispetti gli impegni in materia di diritti umani e chiedere Tunisia:

-       il rispetto per la libertà di riunione pacifica, con la fine immediata della spirale di violenza e il tiro a bersaglio da parte della polizia sui manifestanti;

-       il rilascio immediato e incondizionato di tutte le persone, compresi i difensori dei diritti umani, avvocati, giornalisti, blogger, sindacalisti e personaggi politici scelti arrestati arbitrariamente durante la protesta e l’immediata cessazione di qualsiasi tortura e maltrattamento;

-       l’istituzione di una commissione nazionale d’inchiesta, indipendente e imparziale, competente per individuare le violazioni dei diritti umani commesse, compresi i casi di esecuzioni extragiudiziali e arresti arbitrari, identificando i responsabili e portandoli, se del caso, davanti alla giustizia, con risarcimenti alle vittime e/o alle loro famiglie;

-       la revoca del blocco della possibilità di coprire gli eventi da parte dei media tunisini e stranieri;

-       il rispetto degli impegni internazionali in materia di diritti umani assunti dalla Tunisia con l’invito immediato, senza alcuna riserva, ai relatori speciali delle Nazioni Unite sulla tortura;

-       il rispetto dell’indipendenza dei giudici e degli avvocati, della libertà di espressione, dei difensori dei diritti umani e la cessazione di ogni esecuzioni extragiudiziali.
Inoltre, sollecitiamo la comunità internazionale alla costituzione di una commissione indipendente di inchiesta internazionale sotto l’egida di ONU e UE, la sospensione dei negoziati per uno “status avanzato” UE-Tunisia fino a quando non siano stati effettivamente compiuti progressi concreti da parte del governo tunisino a rispettare i diritti umani, in particolare per quanto riguarda la libertà di espressione, associazione e riunione pacifica, il pluralismo politico e unione, il rispetto dell’autonomia delle organizzazioni della società civile, l’indipendenza del potere giudiziario, la fine di ogni censura di Internet e il rilascio dei prigionieri di coscienza. Il progresso su questi temi dovrebbero essere valutati da esperti indipendenti, prima della ripresa dei negoziati.

E’ fondamentale che il governo tunisino rispetti i diritti umani e delle libertà fondamentali, e che rinunci a qualsiasi misura che possa aggravare ulteriormente la violenza. In caso contrario, questa crisi non troverà via d’uscita.

TUNISIA: Chi vuole la pelle di Taoufik Ben Brik?

Mentre stava facendo una visita medica a Parigi, il giornalista tunisino da poco scarcerato dopo 180 giorni di prigione è stato accerchiato dalla polizia presidenziale tunisina, corpo speciale che rende conto solo al presidente Ben Ali, che lo ha insultato e gli ha detto che prima o poi lo farà fuori.

TUNISIA: Quarto posticipo del processo a Fahem Boukadous

Il 18 marzo il processo di Fahem Boukadous è stato posticipato per la quarta volta. Dopo una breve udienza, il giudice ha deciso di aggiornare il processo in base alla richiesta degli avvocati di Boukadous, essendo questi in ospedale. La prossima udienza è fissata per il 22 giugno.

In aprile, alla vigilia del processo il giornalista era stato vittima di una crisi d’asma molto grave, come certificato dalla clinica Al-Amen di Gafsa. Boukadous era stato in rianimazione per sei ore prima di essere trasferito presso il servizio di medicina generale.

TUNISIA: Attivista dei diritti umani vittima di violenza da parte della polizia. La liberazione del giornalista Taoufik Ben Brik è imminente.

Mentre la liberazione del giornalista Taoufik Ben Brik non dovrebbe ormai che essere una questioni di ore, il militante dei diritti umani e giornalista ondine Zouhaier Makhlouf è stato violentemente aggredito dalla polizia nel corso di un’interrogazione del 24 aprile scorso.

TUNISIA: Ennesimo caso montato di sana pianta e persecuzione dei media indipendenti

Il 6 aprile prossimo il tribunale di Chebba (130 km a sud-est di Tunisi) esprimerà il verdetto nei confronti di Nizar Ben Hassine, corrispondente di Radio Kalima e collaboratore del settimanale Al-Maouqif, accusato di “disturbo dell’ordine pubblico, insulti all’autorità e attentato al buon costume”. Rischia fino ad un anno di prigione. Era stato convocato ufficialmente per aver partecipato nel 2009 ad un sit-in organizzato da un’associazione di studenti della città di Chebba davanti alla sede del municipio. In realtà la convocazione del giornalista avviene in seguito alla diffusione sul sito Internet della radio della seconda parte di un reportage fatto in un quartiere di Tunisi in cui mostrava l’espropriazione illegale dei proprietari a vantaggio di amici della famiglia del presidente.

Contemporaneamente i giornalisti indipendenti continuano a subire pesanti pressioni. Sei giornalisti di Radio Kalima e di diversi giornali sono stati interrogati e ad alcuni è stato impedito di lasciare il proprio domicilio. Il sito di Radio Kalima e il giornale indipendente online Kalima sono stati bloccati in Tunisia.

TUNISIA: Ennesimo rinvio del processo a Fahem Boukadous

Il processo a Fahem Boukadous è stato nuovamente rinviato, stavolta al 27 aprile 2010. Dopo un’udienza molto breve del 23 marzo, il giudice ha deciso di aggiornare il processo. A molti militanti per  i diritti umani e sindacalisti è stato impedito di assistere all’udienza.

TUNISIA: Report del processo a Fahem Boukadous rinviato al 23 marzo

Fahem Boukadous, corrispondente del canale El Hiwar Ettounsi e Hassan Ben Abdallalh, coordinatore del comitato locale dei laureati disoccupati di Redeyef, sono comparsi in giudizio stamattina davanti al tribunale di Gafsa. Erano presenti una trentina di avvocati che hanno potuto svolgere la difesa. Il giudice ha deciso di sospendere il processo dopo soli 5 minuti di udienza in seguito alla domanda di Boukadous riguardante la richiesta di un documento riassuntivo delle sedute precedenti. Il processo è stato rimandato al 23 marzo 2010. I due casi, di Boukadous e Abdallah sono stati collegati. Molti sbarramenti di polizia hanno impedito che tre giornalisti potessero accedere al tribunale.

TUNISIA- Intimidazioni e brutalità: ormai è quanto accade ogni giorno ai giornalisti!

Fatem Hamdi, giornalista di Radio Kalima è stata aggredita verso le 17.00 del 16 febbraio 2010, da due poliziotti in borhese nel quartiere di Danden (Tunisi).

“Stavo facendo un reportage sulla reazione della popolazione di fronte all’aumento dei prezzi dei beni di consumo primari, come per esempio quelli del latte e dello zucchero. Ero con una studentessa, quando due poliziotti sono usciti da una vettura bianca e ci hanno chiesto i documenti. Hanno cercato di spingermi a forza nella macchina, ma ho opposto resistenza. Mi hanno picchiato in faccia e portato via il telefono cellulare. Sono però riusciti a caricare la studentessa”, ha riferito sotto choc la giornalista a Reporters sans frontières.

I poliziotti hanno condotto la studentessa al commissariato di Sprole, da cui è stata rilasciata dopo 45 minuti. Faten Hamdi ha potuto recuperare il telefono cellulare, la cui memoria era stata però cancellata. La giornalista era già stata aggredita (La journaliste avait déjà été agressée le 24 novembre 2008 ).

Nizar Bel Hassan, giornalista di Radio Kalima, sabato 13 febbraio 2010 ha ricevuto una convocazione presso il commissariato di polizia di Chebba, in seguito alla pubblicazione online di tre video. Il giornalista aveva svolto un reportage sulla demolizione di case nel quartiere di Halq el-Oued, intervistando numerosi abitanti del quartiere. La polizia l’ha convocato per un caso già chiuso nel 2009.

Il 12 febbraio 2010 la polizia ha proibito a dei giornalisti indipendenti di accogliere alla sua uscita di prigione Zouhaïer Makhlouf, giornalista di Assabilonline.

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