Premio Reporter Senza frontiere – Le Monde – TV5Monde per la Libertà di Stampa 2012 conferito al giornalista siriano Mazen Darwish e al quotidiano afghano 8Sobh.

prizeReporter senza frontiere, Le Monde e TV5Monde sono lieti di conferire il Premio per la Libertà di Stampa 2012 a Mazen Darwish, presidente del Centro Siriano dei Media e della Libertà di Espressione (SCM), e al quotidiano afghano 8Sobh (“ore 8 del mattino”). Lacerimonia di premiazione si è celebrata martedì 18 dicembre presso l’auditorium di Le Monde, a Parigi.

Quest’anno nella Giuria del Premio per la Libertà di Stampa erano presenti prestigiosi difensori dei diritti umani, quali Taslima Nasreen, Harry Wu e Alpha Oumar Konaré”, ha dichiarato il segretario generale di RSF Christophe Deloire. “La giuria ha deciso di rendere omaggio al giornalista siriano Mazen Darwish, che ha mostrato un coraggio straordinario nell’affrontare i pericoli corsi e ha alla fine dovuto pagare con la sua stessa libertà. Reporters senza frontiere continua a chiederne il rilascio alle autorità siriane. Il vincitore della categoria “media”, il quotidiano afghano 8Sobh, rappresenta la testimonianza concreta che un giornalismo di qualità si può produrre anche nei paesi più difficili del pianeta.”

Darwesh è stato dichiarato “Giornalista dell’anno 2012” per il suo coraggio e il suo impegno a favore della libertà d’informazione. Arrestato da membri dei servizi segreti delle forze aeree durante un raid nel quartier generale del SCM a Damasco il 16 febbraio scorso, è stato da quel momento detenuto in totale isolamento. Secondo diverse fonti attendibili, ha subìto dure torture nel corso della detenzione e la sua vita è seriamente in pericolo, soprattutto perché soffre di gravi problemi di salute che richiedono un trattamento medico e che stanno peggiorando la sua condizione. Le autorità siriane si rifiutano di rivelare il luogo della detenzione e di presentare Darwesh di fronte a un giudice. Non gli è consentito avere contatti con la famiglia né con avvocati, e tutto ciò avviene in totale violazione della legge internazionale.

8Sobh è un quotidiano fondato a Kabul nel marzo del 2007 da un certo numero di giornalisti noti e attivisti per la libertà di stampa. Diretto da Sanjar Sohail, che ne è anche il proprietario, pubblica report e notizie analizzando tutti i principali temi che riguardano il popolo afghano, tra cui democrazia, diritti umani e sviluppi politici. Temi trattati in maniera obiettiva non solo per fornire un’informazione equilibrata e indipendente ma anche con lo scopo di promuovere la democratizzazione e lo sviluppo di uno Stato in grado di garantire la libertà di espressione e di informazione. È inoltre l’unico quotidiano afghano distribuito in sei province: la capitale Kabul, la provincia settentrionale di Balkh, la provincia orientale di Nangarhar, la provincia occidentale di Herat, la provincia centrale di Bamyan e quella meridionale di Ghazni. Giornale laico che cerca di fornire un’informazione neutrale e obiettiva, è per questo perseguitato sia dai talebani che dalle autorità.

Il Premio di Reporter senza frontiere viene consegnato ogni anno sin dal 1992 a un giornalista e a un media dell’informazione, per onorare il lavoro di coloro che, in qualsiasi parte del mondo, hanno dato un contributo significativo alla difesa e alla promozione della libertà di stampa e di informazione in genere.

Il quotidiano Le Monde e l’emittente televisiva TV5Monde sono dall’anno scorso i partner di questo premio. Il direttore di Le Monde, Alain Frachon, ha spiegato le ragioni per le quali, nel 2011, il suo predecessore Erik Izraelewicz aveva deciso di sostenere tale iniziativa: “Da Sidi Bouzid a Sanaa, da Rangoon a Benghazi, da Damasco al Cairo, il 2011 non è stato privo di grandi eventi. I media internazionali ne hanno dato conto e se ne sono occupati, non dimenticando che i giornalisti locali, spesso mettendo a rischio la loro stessa vita, combattono da anni le violazioni costanti della libertà d’informazione messe in atto in queste zone.”

Yves Bigot, direttore generale di TV5Monde, ha dichiarato: “Un canale televisivo internazionale come il nostro non può che essere in prima linea nella difesa della libertà di informazione, i cui valori universali vengono quotidianamente diffusi nei 200 Paesi dove siamo presenti e operiamo.”

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

SIRIA: Giornalista ucciso a Damasco

Il giornalista siriano Maya Nasser, corrispondente per l’emittente iraniana in lingua inglese Press TV è stato ucciso ieri da un cecchino mentre documentava un attacco esplosivo alle sedi dei comandi militari  nel centro di Damasco e i successivi scontri. E’ morto in ospedale in seguito alla ferita di arma da fuoco al collo.

Anche Hussein Mortada, giornalista libanese che opera nella capitale siriana come capo dell’emittente televisiva iraniana in lingua araba Al-Alam, ha riportato una ferita d’ arma da fuoco. Tajamu’ Ansar Al-Islam ha rivendicato la responsabilità per le due esplosioni, una delle quali con autobomba, ma non per aver sparato ai due giornalisti.

Reporter senza frontiere condanna quanto accaduto e sottolinea che secondo quanto espresso dalla Risoluzione 1738 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, per nessun motivo i giornalisti dovrebbero essere target delle parti in conflitto.

Nasser, 25 anni, è stato il 12° giornalista ad essere ucciso in Siria dall’inizio della rivoluzione del Marzo 2011.

Nel frattempo è emerso che Abdelkarim Al-Oqda, un cittadino che aveva girato diversi video sulle violenti repressioni governative nei confronti degli oppositori, è stato ucciso durante un assalto delle forze del governo a Arbaeen, un quartiere della città di Hama, il 19 settembre scorso.

E’ deceduto mentre i soldati attaccavano la sua casa, appiccando poi il fuoco. Un video amatoriale messo on line dagli attivisti mostra quattro corpi al suolo, uno dei quali era quello di Al-Oqda. Un testimone riferisce che la sua casa è stata presa di mira a causa di quanto l’uomo aveva documentato ad Hama.

Al-Oqda, 27 anni, era un cameraman e reporter per il Sham News Network (SNN) e aveva fornito centinaia di video sugli scontri in Siria dal marzo 2011, materiale utilizzato da molte emittenti come Al-Jazeera e BBC.

Con la sua tragica morte, sale a 29 il numero dei cittadini-giornalisti uccisi dall’inizio degli scontri.

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

SIRIA: Giornalista giapponese uccisa ad Aleppo, due reporter del canale televisivo Al Hurra dispersi



La giornalista giapponese Mika Yamamoto, corrispondente dell’agenzia di stampa Japan Press, è rimasta uccisa il 20 agosto, durante un servizio sugli scontri tra l’esercito siriano e i ribelli nel quartiere di Suleiman Halabi, ad est di Aleppo. La notizia è stata confermata dal ministero degli affari esteri giapponese. Il corpo è stato trasferito in Turchia.
Kazutaka Sato, un collega della giornalista presente al momento dell’incidente, ha dichiarato alla televisione giapponese NTV di essersi trovati in mezzo ad un conflitto a fuoco e di essere incappati su “soldati in tenuta da combattimento”. “Il primo portava un elmetto, ed ho subito pensato a truppe governative” ha raccontato. “Ho detto (a Mika Yamamoto) di correre. In quel momento, hanno cominciato a sparare. Dovevamo essere a meno di venti o trenta metri. Abbiamo cominciato a correre disperdendoci. Non ho più visto Yamamoto, in seguito mi hanno detto di andare all’ospedale. E lì ho trovato il suo corpo”. 

Secondo un’altra catena televisiva nipponica, la TBS, Kazutaka Sato avrebbe aggiunto che la sua collega era stata colpita al collo.

Reporter sans frontières esprime le sue più sentite condoglianze alla famiglia, agli amici e ai colleghi di Mika Yamamoto. Questa giornalista quarantacinquenne era una reporter molto esperta, abituata agli ambienti più ostili. La sua morte ci ricorda che la Siria è il paese più a rischio per i giornalisti.

Mika Yamamoto è la quinta giornalista straniera a rimanere uccisa dall’inizio del conflitto in Siria, dopo Gilles Jacquier, giornalista francese di France 2, ucciso l’11 gennaio 2011 a Homs, il fotografo francese Remy Ochlik e la giornalista americana del Sunday Times Marie Colvin uccisi il 22 febbraio 2012 a Bab Amru, e Ali Chaabane, giornalista libanese del canale Al-Jadeed, ucciso il 9 aprile 2012. Il giornalista americano del New York Time Anthony Shahid era a sua volta caduto il 16 febbraio scorso per una crisi d’asma durante un reportage clandestino in Siria.
Reporter senza frontiere ricorda che complessivamente quasi una trentina tra giornalisti e cittadini-reporter hanno trovato la morte dall’inizio del conflitto.
Il direttore della comunicazione del gruppo proprietario del canale televisivo Al Hurra, il Middle East Broadcasting Networks, ha inoltre annunciato di aver perso i contatti con due dei propri giornalisti il 20 agosto. Il reporter palestinese Bashar Fahmi e il suo cameraman turco Cuneyt Unal si trovavano con la giornalista giapponese.In un video pubblicato dall’Armata libera siriana si dice che i due sarebbero stati rapiti dall’esercito siriano il 20 agosto ad Aleppo.

Traduzione di Giuseppina Vecchia, Pressenza International Press Agency

SIRIA: Lettera aperta alla Opposizione Siriana circa gli attacchi ai media favorevoli al governo

All’attenzione di::
Riyad Al Asaad – Esercito Siriano Libero
Abdel Basset Sayda – CNS
Cc : “Amici della Siria”
Oggetto: Crescenti attacchi contro i media ufficiali e azioni contro il loro personale
Egregi Signori,
Reporter senza frontiere, organizzazione internazionale per la difesa della libertà d’informazione, vorrebbe farvi partecipi della sua più viva preoccupazione di fronte al moltiplicarsi di atti di violenza perpetrati contro giornalisti siriani, compresi quelli che lavorano nei media ufficiali o favorevoli al regime in Siria.
Come certo saprete la nostra organizzazione ha denunciato da due decenni la mano di ferro del clan Assad sull’informazione nel vostro paese. Fin dall’inizio dell’insurrezione, nel marzo del 2011, abbiamo condannato con forza le azioni compiute dalle milizie del regime di  Bashar al-Assad contro i giornalisti, professionisti o cybergiornalisti, locali o stranieri che tentavano di dare notizia delle manifestazioni dell’opposizione e della loro repressione. Ci sforziamo di sostenere, moralmente e materialmente, coloro che lottano per fare il loro dovere d’informazione e superare il blocco mediatico che il regime ha messo in campo. Abbiamo più volte portato all’attenzione della comunità internazionale le numerose violazioni dei diritti umani in Siria e in particolare il livello di censura che le autorità attuano.
Ma da varie settimane la nostra organizzazione ha registrato un numero crescente di violazioni della libertà d’informazione da parte delle forze che combattono il regime, Gli impiegati dei media favorevoli al governo sono sempre più spesso il bersaglio di rapimenti e di assassinii mirati: l’esecuzione, il 3 agosto, del presentatore Mohammad Al Saïd, rapito a casa sua a metà luglio, è stata rivendicata dal gruppo islamico Al-Nosra. il 5 agosto, Talal Janbakeli, cameraman della TV ufficiale siriana, è stato rapito a Damasco dalla katiba Haroun Al-Rachid dell’Esercito Siriano Libero. Il 10 agosto una troupe del canale privato filogovernativo Al-Ikhbariya è stata fatta prigioniera da un altro gruppo dell’Esercito Libero; dalle informazioni in nostro possesso uno dei suoi membri sarebbe morto mentre i suoi colleghi sono stati costretti a fare “confessioni” davanti a una telecamera. Il giorno dopo il giornalista Ali Abbas, del’agenzia stampa ufficiale Sana, è stato ucciso a casa sua a Jdaidet Artouz. Dalla fine di giugno i locali di numerosi media di stato o filogovernativi sono strati colpiti da attentati dinamitardi.
Molti giornalisti stranieri ci hanno dichiarato di essere stati vittime di minacce di morte da parte di gruppi dell’opposizione. Alcuni sono stati rapiti da gruppi jiadisti. Queste pratiche ricordano tristemente quelle impiegate dal  regime de Bashar Al-Assad contro i giornalisti d’opposizione.
Abbiamo coscienza della diversità dell’opposizione siriana: In ogni caso, come rappresentanti supremi delle componenti principali vi chiediamo di condannare pubblicamente queste azioni e di mettere in moto le inchieste necessarie a punirle. La vostra condizione di belligeranti, come quella di persone che aspirano ad una transizione vi obbligano a rispettare il diritto internazionale e ad imporlo alle varie forze d’opposizione, civili o militari. Le convenzioni e i regolamenti internazionali, in particolare la risoluzione 1738 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, impongono a tutte le parti in conflitto di proteggere i professionisti dell’informazione. Condanniamo nel modo più fermo la diffusione da parte dei media di messaggi di propaganda che incitino all’odio e alla violenza contro la popolazione civile. In nessun caso i giornalisti o i cibergiornalisti debbono essere bersagli. La loro integrità fisica e la loro dignità debbono essere rispettate in modo da poter difendere la libertà d’informazione.
L’Esercito Siriano Libero e le altre componenti dell’opposizione debbono liberare immediatamente e senza condizioni i giornalisti e i collaboratori dei media nelle loro mani, tra cui i membri della troupe di Al-Ikhbariya presi prigionieri il 10 agosto. Debbono immediatamente cessare le pratiche degradanti nei confronti dei giornalisti detenuti, costretti a fare dichiarazioni visibilmente estrorte con la minaccia.
Azioni del genere non sono semplicemente contrarie al rispetto dei Diritti Umani e alle vostre responsabilità internazionali. Sono anche controproducenti in quanto nuocciono all’immagine dell’opposizione siriana, sia rispetto alla popolazione che rispetto ai suoi sostenitori internazionali.
Vi ringrazio in anticipo per l’attenzione che darete a questa lettera e vi prego di accettare i miei cordiali saluti
Christophe Deloire
Direttore generale di RSF

SIRIA – Sesto giornalista ucciso quest’anno dal governo

Reporter senza frontiere è atterrita nell’apprendere della morte, avvenuta la settimana scorsa, del cittadino Abdul Ghani Kaakeh che è stato deliberatamente preso di mira durante le manifestazioni nel quartiere Salah Al-Din della città nord-occidentale di Aleppo.

 “Condanniamo fortemente quest’omicidio, che illustra la misura in cui il governo di Bashar al-Assad sta ignorando le disposizioni del “cessate il fuoco” stabilito dall’ex segretario generale dell’ONU, Kofi Annan”, ha detto l’organizzazione per la libertà di stampa.

“Il nome di Abdul Ghani Kaakeh va purtroppo ad ingrossare le fila di coloro i quali hanno pagato con la propria vita gli sforzi fatti per informare il mondo su quanto è accaduto e sta accadendo in Siria. Porgiamo inoltre le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi amici.”

Il cittadino-giornalista è stato colpito al collo da un proiettile mentre stava riprendendo una manifestazione di protesta ad Aleppo. Era stato volutamente preso di mira dalle forze di sicurezza siriane che gli avevano intimato di smettere di filmare quei momenti, prima che venisse sparato.

È stato trasportato d’urgenza in un ospedale di fortuna, ma è morto poco dopo per la grave ferita riportata. Lo stesso giorno è stato sepolto nel suo paese natale di Tel Nassibin, nella provincia di Aleppo.

Kaakeh, di soli 19 anni, riprendeva regolarmente le manifestazioni di opposizione e pubblicava i video su Internet, cosa che lo aveva già condotto più volte all’arresto.

Si tratta del sesto cittadino-giornalista ucciso dall’inizio dall’anno. Almeno quattro di loro sono morti ad aprile, così com’è morto il cameraman Ali Shaaban, ucciso con un colpo di pistola al confine tra Siria e Libano.

Reporter senza frontiere sottolinea inoltre che Assad è uno dei 41 Predatori della Libertà di stampa.

Un altro cittadino-giornalista, Ali Mahmoud Othman, arrestato lo scorso 28 marzo, è stato intervistato dalla televisione siriana nel quadro di un programma trasmesso il 28 aprile che pretendeva di rivelare i “segreti di Baba Amr”, il quartiere di Homs temporaneamente passato nelle mani degli insorti e dove sono stati uccisi, a febbraio, i giornalisti Rémi Ochlik e Marie Colvin.

Reporter senza frontiere condanna questa confessione forzata e macabra messa in scena, degne delle pratiche della Repubblica Islamica dell’Iran. Stando alle informazioni possedute, Othman sarebbe presumibilmente stato oggetto di terribili torture da parte dei servizi di intelligence, avvenute dopo il suo arresto.

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

SIRIA: Uccisi due giornalisti freelance al confine tra Siria e Turchia

Reporter senza frontiere condanna l’uccisione di due giornalisti freelance dopo un attacco delle forze siriane a un gruppo di 50 persone che cercava di penetrare in Siria a Darkush, al confine con la Turchia, tre giorni fa.

Subito dopo l’offensiva, i due giornalisti, di 28 e 32 anni, sarebbero tornati sul posto per recuperare la loro attrezzatura. Un veicolo militare siriano ha aperto il fuoco su di loro, uccidendoli.

Denunciamo questo deliberato doppio omicidio. Uno dei due, Walid Blidi, era un cittadino britannico di origine algerina. La nazionalità del suo collega, Nassim Terreri, non è stata ancora chiarita. Un altro giornalista sarebbe stato ferito nell’attacco, e si troverebbe nell’ospedale turco di Antakya, città di frontiera.

I giornalisti progettavano un documentario nel villaggio di Idleb, uno dei bastioni della contestazione, oggetto di una violenta repressione da parte delle forze lealiste del presidente Bashar al-Assad.

Di fronte al moltiplicarsi del numero di giornalisti freelance che si recano nei teatri di guerra, Reporters sans Frontieres deve constatare che è talvolta molto difficile accertarsi dell’identità e dello status di queste persone quando si trovano in difficoltà. Di conseguenza, vogliamo incoraggiare i giornalisti freelance a condividere le informazioni sui loro spostamenti con persone di loro fiducia, che potranno così eventualmente allertare le organizzazioni dei giornalisti e le autorità.

Questa tragedia è avvenuta il giorno dopo l’uccisione di un cittadino-giornalista il 25 marzo, a Derbassiyeh, a nord di AL-Assakeh.

In considerazione della situazione in Siria, e dell’atteggiamento delle autorità, l’organizzazione della stampa libera raccomanda ai giornalisti di preparare il loro viaggio accuratamente, valutare i rischi, ed agire con prudenza.

Reporter senza frontiere ricorda anche che esistono formule assicurative specializzate, sia per l’assistenza medica che per il rimpatrio, tra le quali quelle concordate da quest’organizzazione con la compagnia assicurativa April International Canada.

RSF raccomanda alle redazioni che si avvalgono del lavoro di giornalisti freelance di farsi carico del costo di questa assicurazione o, in alternativa, di tenerne conto nel conteggio della remunerazione. Tutta la professione deve mostrasi più sensibile nei riguardi della sicurezza dei giornalisti, che svolgono un missione essenziale di informazione dalle zone di guerra.

Cliccare su questo link per un approfondimento sulle risorse per la sicurezza dei giornalisti all’estero.

Traduzione di Giuseppina Vecchia, Pressenza International Press Agency

SIRIA: Cittadino curdo e giornalista rapito e ucciso

Reporter senza Frontiere apprende con orrore dell’assassinio, avvenuto il 25 marzo, del cittadino-giornalista curdo Jawan Mohammed Qatna.

“L’organizzazione condanna fermamente questo omicidio. Gli attivisti e i giornalisti che si adoperano in ogni modo per tenere la comunità internazionale informata sulle manifestazioni nel paese e sugli abusi da parte delle autorità sono le vittime principali delle violenze che vanno avanti ormai da un anno”, ha dichiarato RSF. “Rapimenti, torture e assassinii sono diventati il modus operandi più frequente, specie da parte delle forze armate legate al regime. L’inviato speciale dell’ONU per la Siria, Kofi Annan, nel suo piano per mettere fine alle violenze deve prendere atto di questi fatti e far partire un’inchiesta al più presto”.

Il 25 marzo 2012, alle 8 di sera, Jawan Mohammed Qatna, fotografo amatoriale, è stato prelevato dal suo domicilio nella città di Derbassieh (a nord di Al-Hassakek , nella Siria orientale) da quattro individui incappucciati. Il suo corpo senza vita, recante evidenti segni di tortura, è stato rinvenuto tre ore dopo in un villaggio vicino. Un video pubblicato su Youtube testimonia della brutalità con la quale è stato trattato.

L’identità degli autori dell’assassinio è tuttora incerta. Alcune fonti accusano le milizie Chabiha, fedeli a Bachar al-Assad. Altri si interrogano ancora sull’identità degli assassini. Chiunque siano autori e mandanti, l’organizzazione condanna questo delitto e sollecita l’apertura di un’inchiesta, affinché i responsabili siano trovati, giudicati e condannati.

Attivista di un movimento di giovani curdi, Jawan Mohammed Qatna faceva il fotografo per il comitato di coordinamento curdo (Free Derbassiyej Coordination Committee). Copriva regolarmente le manifestazioni che avvengono in questa regione a forte maggioranza curda, fornendo poi le foto a vari media. Aveva 22 anni. Reporters sans frontieres porge le più sentite condoglianze alla sua famiglia e a i suoi amici.

Jawan Mohammed Qatna è stato sepolto il 26 marzo nella sua città natale, Tel Kadish, nei pressi di Derbassieh.

Numerosi cittadini-giornalisti e quattro giornalisti professionisti sono stati uccisi dall’inizio del 2012, tra cui due francesi, il reporter Gilles Jacquier e il fotografo Remi Ochlik, oltre alla reporter americana Marie Colvin e al giornalista siriano Shoukri Ahmed Abu Boughoul.

Cittadini e militanti hanno raccolto il testimone dai giornalisti professionisti che non possono recarsi ad esercitare il proprio lavoro in Siria, assumendo un ruolo essenziale nella raccolta e nella diffusione dell’informazione. Reporter senza Frontiere ricorda che molti sono stati arrestati.

Il 15 marzo, Rudy Othman, avvocato e blogger, è stato arrestato a Damasco, in via Hamra, per la terza volta dall’inizio della contestazione. Lo stesso giorno, il blogger e militante Jamal Al-Omas è stato a sua volta arrestato alla frontiera tra Libano e Siria, mentre rientrava da Beirut. Il giorno prima era stato arrestato un altro blogger, Mohamed Abu Hajar, per quello che aveva scritto sul suo blog “Mazaj”.

Il giornalista Ahmed Salal, arrestato il 12 febbraio, è stato intanto rilasciato ieri.

Come avevamo già a suo tempo pubblicato, le forze di sicurezza siriane avevano arrestato dodici giovani nel ristorante Niniar, nel quartiere Bad Sharqi a Damasco, tra i quali Yara Michael Shamas, 20 anni, specialista in informatica e figlia di Michael Shamas, avvocato e attivista per i diritti umani, conosciuto per le sue attività su Facebook, oltre al blogger Jehad Jamal, meglio conosciuto sotto il nome di Milan, che era stato rilasciato il 29 dicembre scorso dopo due mesi e mezzo di detenzione. Era stato inoltre arrestato Etab Labbad, 20 anni, studente di giornalismo, che ha lavorato per alcuni giornali e website, come Kassioun e Baladna.

D’altronde, otto delle sedici persone arrestate il 16 febbraio durante l’irruzione al Syrian Center for Media sono tuttora in carcere. Tra di loro il direttore del centro, Mazen Darwish. Sono inoltre ancora detenuti: Hussein Gharir, Hani Zitani, Joan Fersso, Bassam Al-Ahmed, Mansour Al-Omari, Abdel Rahman Hamada e Ayham Ghazzoul. L’ultimo rilascio è stato quello di Shady Yazbek, il 12 marzo.

Reporter senza Frontiere rinnova il suo appello per il rilascio di tutti loro.

Traduzione di Giuseppina Vecchia, Pressenza International Press Agency

Reporter senza frontiere, con il supporto di Google, assegna il premio di “CyberCittadino” 2012 al Centro media dei Comitati di coordinamento locale degli attivisti siriani in Siria

I centri mediatici dei comitati di coordinamento locale in Siria, raggruppano giornalisti-cittadini e attivisti che raccolgono e diffondono in tempo reale informazioni sulla rivolta popolare siriana. Jasmine, una giovane militante di 27 anni che risiede in Canada, ha accettato di ricevere questo premio in nome di tutti gli attivisti che continuano la loro lotta nel paese.
“Il premio di Cybercittadino dimostra che la nostra voce è stata ascoltata e che siamo riusciti a far conoscere la storia di milioni di siriani che si battono per ottenere ciò che desiderano da sempre: vivere in una condizione di libertà e dignità” ha dichiarato Jasmine. “Vi ringrazio per questo premio che rappresenta il riconoscimento ai nostri comitati locali come veri e propri strumenti di informazione”.

I giornalisti e i blogger siriani subiscono minacce e arresti da parte delle autorità governative. Alla maggior parte dei media internazionali è negato l’accesso nel paese. In loro assenza, questi comitati rappresentano praticamente l’unico mezzo di informazione per diffondere le notizie relative alle violenze in atto. Ormai presenti nella maggior parte delle città siriane, sono emersi spontaneamente con il principio della rivolta siriana nel Marzo 2011 e raccolgono militanti dei diritti umani e giornalisti locali.

Gli informatori locali inviano le informazioni ai comitati che le confermano attraverso varie fonti. Un terzo gruppo è incaricato delle traduzioni in inglese e della pubblicazione sul sito internet. Video e foto sono pubblicate su Facebook e nel blog. “Da quando la rivolta è iniziata, riceviamo milioni di storie che ci fanno sorridere, piangere, che ci emozionano” spiega Jasmine. “Una mamma siriana ci ha raccontato dei suoi tre figli, tutti agli arresti, e ci ha fatto promettere che accada ciò che accada, non smetteremo di raccontare gli eventi della nostra amata Siria”.

Il premio di cybercittadino è stato assegnato in occasione della Giornata Mondiale contro la cyber censura, nel corso di una cerimonia che si è svolta a Parigi. Per questa edizione 2012, i nominati venivano da varie parti del mondo, dalla Russia alla Siria, passando per Brasile e Cina. Una diversità geografica che riflette l’impatto sempre più diffuso di Internet.  Una volta collegato, ognuno di noi ha il potere di condividere le proprie opinioni e osservazioni con il resto del mondo.

RSF ricorda che la libertà di informazione resta fragile e sempre più minacciata. 200 cybercittadini sono stati arrestati nel 2011, un 30% in più rispetto all’anno precedente, 5 sono stati uccisi e più di 120 si trovano ancora in carcere per aver espresso le loro opinioni on line.

“Il fatto che siano perseguitati a tal punto, dimostra quanto siano divenuti indispensabili alla divulgazione delle informazioni” dichiara Dominique Gerbaud, presidente di Reporter senza frontiere.

“Chi comanda lo ha capito e ha messo in pratica meccanismi di censura e di controllo sempre più sofisticati e una repressione sempre più pesante. Oggi più che mai RSF è fiera di aver istituito un premio, con il supporto di Google, che elogi e ricompensi il coraggio dei cybercittadini”.

Oggi, la censura su Internet si applica in 40 paesi, contro i 4 di 10 anni fa. I prodotti e i servizi Google sono bloccati in 25 tra i 125 paesi in cui il motore di ricerca è presente.

« Internet permette ai singoli coraggiosi di poter raccontare la loro storia al mondo intero, in qualsiasi paese si trovino” dichiara Jean-Marc Tassetto, Direttore Generale di Google France. “Il premio al cybercittadino, frutto della collaborazione con Reporter senza frontiere, testimonia perfettamente la nostra più forte convinzione: l’accesso all’informazione permette più libertà e favorisce lo sviluppo economico e sociale”.

Reporter senza frontiere ha inaugurato per la prima volta nel 2008 la Giornata Mondiale contro la cyber censura con lo scopo di preservare una rete unica, libera e accessibile a tutti. Google si è associato all’organizzazione nel 2010 per assegnare il premio annuale di cybercittadino che ricompensa l’internauta, il blogger o il cyberdissidente che si è distinto per le sue attività di difesa della libertà di espressione su Internet. Una giuria internazionale composta da professionisti dell’informazione, blogger e rappresentanti di Reporter senza frontiere, ha votato per scegliere il candidato, che riceve tra l’altro un premio di 2.500 Euro.

Nel 2012, il premio era stato assegnato a un gruppo di cyber femministe iraniane. L’anno successivo a Nawaat.org, un blog indipendente tunisino.

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

SIRIA: Giornalisti sotto assedio nell’inferno di Homs

Reporter senza frontiere ha appreso della morte, lo scorso 22 febbraio, della giornalista americana Mary Colvin e del fotografo francese Rémi Ochlik, entrambi uccisi nel corso degli intensi bombardamenti che si sono abbattuti sul quartiere di Baba Amr, a Homs. Numerosi i giornalisti feriti, tra i quali Edith Bouvier, freelance che collabora anche con il quotidiano francese Le Figaro e che verserebbe in gravi condizioni. Nel tardo pomeriggio del 21 febbraio 2012, il cittadino-giornalista siriano del Shaam News Network, Ramy Al-Sayed, era rimasto ferito durante un bombardamento, mentre si trovava nella sua auto. È deceduto intorno alle 21.00 a seguito delle ferite riportate.

“Condanniamo con tutte le nostre forze questo triplice crimine. Il regime di Damasco continua a perpetrare nel sangue la sua politica di censura e di repressione dell’informazione. Ha deciso di punire collettivamente tutta una popolazione e di mettere a tacere attraverso i mezzi più violenti i giornalisti testimoni delle violenze. La comunità internazionale non può più rimanere indifferente di fronte alla tragedia che colpisce le città simbolo della contestazione pro-democratica” ha dichiarato l’organizzazione.

La risoluzione n. 1738 del 23 dicembre 2006 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite obbliga gli Stati a preservare la sicurezza dei giornalisti in caso di conflitto. I giornalisti così come i centri di informazione sono neutri e in nessun caso posso diventare degli obiettivi.

Dalle informazioni in mano all’organizzazione, la mattina del 22 febbraio scorso 11 razzi si sarebbero abbattuti su un centro di informazione in cui si trovavano dei giornalisti:

L’edificio sarebbe stato colpito in modo intenzionale, dal momento che era noto il fatto che ospitasse regolarmente dei giornalisti.

La città di Homs si trova in un vero e proprio stato di assedio dall’inizio del movimento di protesta democratica, di cui è uno dei principali focolai, rendendo di fatto impossibile lo spostamento dei giornalisti e il lavoro della stampa. I bombardamenti sul quartiere di Baba Amr si susseguono con regolarità da metà gennaio.

Reporter senza frontiere fa sapere che dall’inizio della protesta sono sette i professionisti dell’informazione che hanno trovato la morte in Siria per il loro lavoro. Il giornalista francese Gilles Jacquier di France 2 è stato assassinato lo scorso 11 gennaio a Homs, nonostante fosse entrato legalmente nel Paese. Il giornalista siriano Shoukri Ahmed Ratib Abu Bourghoul, ferito da un colpo alla testa lo scorso 30 dicembre, è morto all’ospedale, per le ferite riportate, il 2 gennaio 2012. Basil Al-Sayed, giornalista cittadino, era stato ammazzato a Homs il 29 dicembre, nel tentativo di riprendere l’ennesimo bagno di sangue nel quartiere di Bab Amr. Colpito alla testa dalle forze di sicurezza, è morto durante il trasporto in ospedale. Aveva 24 anni. Il fotografo e videoproduttore Ferzat Jarban era stato assassinato il 20 novembre, il giorno successivo al suo arresto a Homs. Infine, Soleiman Saleh Abazaid era stato ucciso con un colpo alla testa il 22 luglio 2011. Era l’amministratore della pagina Facebook “Liberated people of Horan”.

Anche due cittadini-giornalisti hanno trovato la morte: il 21 febbraio scorso, è toccato a Ramy Al-Sayed, dello Shaam News Network, ucciso nel corso di un bombardamento; e nella notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso è stata la volta di “Omar il siriano”, che collaborava da due mesi con l’agenzia France-Presse e che è rimasto ucciso nel grave bombardamento della città di Homs. Mazhar Tayyara, questo il suo vero nome, aveva solo 24 anni. Era uscito a soccorrere i feriti quando è stato colpito da una granata.

Reporter senza frontiere ricorda che alcuni giornalisti e militanti della libertà di informazione del Centro siriano per i media e l’informazione sono stati arrestati il 16 febbraio scorso nel corso di un rastrellamento. Le donne sono state liberate tre giorni dopo. Nove uomini, tra cui il direttore del Centro, Mazen Darwish, sono tuttora detenuti.

Traduzione di Ada De Micheli, Pressenza

SIRIA: Un giornalista francese di France 2 ucciso a Homs

Reporter senza frontiere ha appreso della morte di Gilles Jacquier, giornalista di France 2 durante un reportage a Homs, dove si tengono forti contestazioni.
Secondo un testimone, una granata ha colpito un gruppo di giornalisti che, sotto il controllo delle autorità, stava svolgendo un servizio nei quartieri di Akrama al Jedida e Al-Nuzha a sud di Homs.
Gilles Jacquier,  che stava lavorando per il programma Envoyé Spécial di France 2, è morto sul colpo. La granata ha toccato altre persone presenti sul posto, tra cui anche altri reporter. Un fotografo belga sarebbe stato colpito ad un occhio secondo un corrispondente di AFP.
RSF dichiara: “Gilles Jacquier è il primo giornalista straniero ucciso in Siria dall’inizio della rivolta, il 15 marzo scorso. I nostro pensiero va alla famiglia e ai colleghi. Chiediamo alle autorità, con l’aiuto degli osservatori della Lega araba, che sia fatta luce su questa tragedia”.
Il Ministero dell’Informazione siriano ha dichiarato di essere al corrente di « un incidente che aveva coinvolto dei giornalisti stranieri a Homs » ma di non essere in possesso di ulteriori dettagli.
Gilles Jacquier lavorava per France 2 dal 1999. Ha documentato la guerra in Iraq, in Afghanistan, Kosovo, e Israele. Aveva realizzato numerosi reportage per il programma Envoyé Spécial. Nel 2003 aveva vinto il premio Albert Londres insieme a Bertrand Coq, suo collega a France 2, per un documentario realizzato durante la seconda Intifada e l’operazione scudo difensivo dell’aprile 2002 condotta dell’esercito israeliano.
Reporter senza frontiere  ricorda che anche un altro professionista e due giornalisti siriani avevano già trovato la morte dall’inizio dell’insurrezione in Siria.

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

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