MAROCCO: Rinvio del processo d’appello per Mohamed Attaoui, corrispondente del quotidiano in lingua araba Al-Monataf

Il 19 aprile 2010, il tribunale di Meknes ha rinviato il processo d’appello di Mohamed Attaoui, corrispondente del quotidiano in lingua araba Al-Monataf, presidente dell’Associazione avvenire per li cedro e il muflone e funzionario della comunità rurale di Tounfite. Attaoui era stato arrestato l’8 marzo scorso e condannato il 22 marzo a due anni di prigione dal tribunale di Midelt, a sud est di Rabat) ufficialmente per aver estorto la somma di 1000 dirhams (circa 90 euro). La sua convocazione coincide con la pubblicazione di un articolo e di un comunicato stampa in cui denunciava la “mafia del cedro”. Il giornalista che ha pagato una cauzione di 10 000 dirhams, è stato liberato il 15 aprile 2010.

MAROCCO: Due anni di prigione per aver denunciato un traffico di cedri

Mohamed Attaoui, corrispondente del quotidiano di lingua araba Al-Monataf, presidente dell’Associacione avvenire per il cedro e il muflone e funzionario della comunità rurale di Tounfite, è stato condannato il 22 marzo a due anni di prigione dal tribunale di Midelt (a sud di Rabat), ufficialmente per aver estorto denaro. Ma è evidente che l’arresto di Attaoui è una  montatura, in quanto la sua udienza coincide con la pubblicazione di un articolo su Al-Monataf, di un comunicato stampa in cui denunciava la “mafia del cedro”. Il suo arresto è avvenuto inoltre tre giorni prima che la sua associazione si costituisca parte civile in un processo  contro i responsabili di questa mafia.

In articoli recenti il giornalista aveva descritto in modo dettagliato il contrabbando di legno di cedro effettuato da responsabili della comunità rurale della regione di Midelt, con la complicità della gendarmeria e dell’Ufficio nazionale delle Acque e delle Foreste. Il cedro è una specie protetta in Marocco.

Attaoui, che sarà trasferito nella prigione di Meknes a breve, ha deciso di ricorrere in appello contro la condanna a due anni di prigione

MAROCCO: Summit a Granada: impegni non mantenuti per la libertà di stampa

In occasione dell’incontro al vertice tra il Marocco e l’Unione Europea organizzato a Granada per il 6 e il 7 marzo 2010 Reporters sans frontières ha inviato il 2 marzo scorso una lettera a Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, a José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea e a José Luis Rodriguez Zapatero, presidente del governo spagnolo in carica della presidenza attuale dell’unione europea, lettera in cui l’organizzazione manifesta la propria preoccupazione per il grave degrado della libertà di stampa in Marocco nel corso degli ultimi mesi.

Nel 2008, l’Unione europea ha accordato al Marocco uno Statuto avanzato di collaborazione, sottolineando così l’apertura di una nuova era per lo sviluppo dei rapporti tra le due parti. Firmando questo accordo il Marocco si era impegnato a rispettare i diritti dell’uomo e di conseguenza della libertà di stampa.

A parte però qualche progresso dei primi tempi, la situazione ha subito un forte arretramento, soprattutto dopo il luglio 2009 e principalmente nell’ambito della libertà di stampa. Infatti, dopo il 1999, i giornali marocchini sono stati condannati a più di due milioni di euro di multe e i giornalisti hanno subito pene detentive che, sommate, raggiungono un totale di circa 28 anni di prigione.

MAROCCO: Boubaker Al-Yadib condannato a sei mesi di prigione

Il tribunale di Guelmin oggi ha condannato il blogger Boubaker Al-Yadib a sei mesi di carcere e al pagamento di 500 dirhams di multa, per “degrado di beni dello stato” e “partecipazione ad una manifestazione illegale”. E’ tuttora incarcerato nella prigione di Guelmin dal momento del suo arresto, avvenuto il 26 gennaio 2010. La difesa ha deciso di ricorrere in appello.

Questa condanna iniqua è un ennesimo colpo inflitto alla libertà di espressione in Marocco. Boubaker Al-Yadib ufficialmente è stato arrestato per aver partecipato ad una manifestazione illegale. In verità appare chiaramente che i motivi del suo arresto e della sua condanna sono legati all’impegno militante del blogger su Internet in favore della libertà di espressione. D’altra parte, in assenza di un capo di imputazione prima dell’arresto, quest’ultimo diventa di per se illegale. Inoltre la comparizione davanti al giudice è stata sbrigativa, senza rispettare i diritti della difesa”, ha denunciato Reporters sans frontières.

“Chiediamo la liberazione immediata del blogger e una sentenza sostitutiva che attesti l’innocenza di Al-Yadib”, ha concluso l’organizzazione, che ricorda anche che l’8 febbraio prossimo si terrà il processo d’appello del blogger El Bachir Hazzam e di Abdullah Boukfou, proprietario di un cybercafé, arrestati entrambi in seguito alle manifestazioni del 1 dicembre 2009.

Leggi anche il comunicato precedente

MAROCCO: Liquidazione del “Journal Hebdomadaire”: risultato di una politica di asfissia finanziaria sofisticata.

Mercoledì 27 gennaio verso fine giornata, gli uscieri sono piombati negli uffici del Journal Hebdomadaire, in avenue Far a Casablanca, per cambiare le serrature e porri i locali sotto sigilli. Si è a fine giornata, la redazione è accerchiata. Il tribunale del commercio di Casablanca ha appena ordinato la liquidazione giudiziaria di Media Trust, ex società editrice di Journal hebdomadaire fino al fallimento del 2003, e di Trimedia, attuale società editrice di Journal hebdomadaire e ex agenzia pubblicitaria.

Durante un colloquio con Reporters sans frontières, Aboubaker Jamai, uno dei tre fondatori e azionisti del Journal hebdomadaire nel 1997 e direttore di pubblicazione fino al 2007, conferma i debiti di più di cinque milioni di dirhams (450 000 euro) nei confronti della Cassa nazionale per la sicurezza sociale, delle imposte e di alcune banche. Ma insiste sul fatto che “le autorità hanno fatto di tutto per indurre il Journal hebdomadaire alla asfissia financiaria, grazie ad una strategia mirata al boicottaggio finanziario”.

“In seguito alla chiusura definitiva del Journal  nel dicembre 2000, abbiamo dato origine al Journal hebdomadaire nel gennaio 2001. Questa nuova pubblicazione è stata interrotta in due riprese, prima in aprile e poi nel dicembre 2001. A causa del boicottaggio e delle due chiusure i nostri introiti pubblicitari sono precipitati dell’80% tra il 2000 e il 2001.”

Nel corso dello stesso anno, il Journal hebdomadaire è stato condannato in primo grado nel caso Benaissa a pene di carcere duro e a versare 2 milioni di dirhams tra danni e interessi. “In appello, ce la siamo cavati con 500 000 dirhams di danni e interessi.  Ma non eravamo in grado di pagare, non avevamo i soldi. Così il tribunale ha ordinato il pignoramento dei nostri beni, imponendo alla società Media Trust di pignorare i nostri stipendi e di versarli al tribunale. Media Trust si è rifiutata di ottemperare e Benaissa ha fatto condannare Media Trust.”

Aboubaker Jamai decide allora di affidare la gestione del giornale alla società Trimedia, per rilanciare il giornale e sistemare i conti.

“Ogni volta che eravamo in grado di rimborsare una parte dei nostri debiti, l’abbiamo fatto. Abbiamo rimborsato fino a 3 milioni di dirhams a fine 2007 ai creditori di Trimedia”, assicura Aboubaker Jamai.

Dopo la condanna del 2007 a pagare 3 milioni di dirhams inflitta a Claude Moniquet per il caso Esisc, Aboubaker Jamai ha lasciato la direzione del Journal hebdomadaire ed è andato in esilio negli Stati Uniti. La direzione del giornale è stata allora affidata ad Ali Amar. Nella primavera 2009 Aboubaker Jamai si era trasferito in Spagna, riprendendo la penna come editorialista e collaboratore di Journal hebdomadaire.

Secondo lui, nella primavera 2009, Mounir Majidi, segretario particolare, del re Mohammed VI ha riunito i principali inserzionisti del paese, soprattutto del settore immobiliare, per imporre loro il boicottaggio del Journal hebdomadaire e i titoli si Success Publication di Hassan Alaoui (come Economie & Entreprises, Essor…). E’ stato l’annuncio della morte di Journal hebdomadaire”. Da notare infatti che Economie & Entreprises il 30 giugno 2009 è stato condannato a pagare una multa di 5,9 dirhams (531 000euro) tra danni e interessi nel caso della holding della famiglia reale.

In seguito c’era stato un progetto di riscatto per il Journal hebdomadaire da parte di un importante uomo d’affari marocchino, che si è arenato però all’ultimo minuto.

Perchè questa liquidazione finanziaria è messa sotto sequestro stavolta? Aboubaker Jamai dichiara:”Questa sanzione arriva in un momento in cui il potere si sente senza via di scampo, soprattutto per quanto riguarda la situazione nel Sahara occidentale e gli affari del re.” Ricorda infatti la posizione di Journal hebdomadaire nel  “ caso Aminatou Haidar”, militante indipendentista del Sahara occidentale espulso dal Marocco agli inizi di novembre 2009 nelle isole Canarie, e che ha fatto uno sciopero della fame di diverse settimane prima di poter finalmente ritornare in Marocco.

“La politica di asfissia finanziaria messa in atto dalle autorità si scontra con la stampa indipendente. Questa liquidazione giudiziaria suona la fine della principale testata indipendente del Marocco, fondata nel 1997 sotto il regno di Hassan II. Principale simbolo della libertà di stampa, il Journal hebdomadaire è uno dei pochi media di opposizione del paese”, ha dichiarato Reporters sans frontières.

MAROCCO: Blogger arrestato per aver voluto difendere la libertà di espressione

La sera del 26 gennaio 2010, il blogger e difensore dei diritti dell’uomo, Boubaker Al-Yadib è stato arrestato e guardato a vista presso il commissariato di Guelmin (190 km a sud di Agadir). I suo processo ha luogo stasera, 28 gennaio 2010, senza che alcun capo d’accusa ufficiale sia stato espresso contro di lui. Le autorità gli rimproverano in realtà di aver pubblicato online, il 25 gennaio 2010 l’annuncio di uno sciopero dei bloggers per “una settimana di lutto per la libertà di espressione in Marocco”. Questa azione, lanciata dall’Associazione dei blogger marocchini, doveva durare fino al 31 gennaio 2010. Boubaker Al-Yadib rischia da sei mesi ad un anno di prigione.

“Questo arresto  s’inserisce nel quadro della campagna di repressione lanciata dalle autorità marocchine verso i blogger e i militanti dei diritti dell’uomo. Chiediamo la liberazione immediata di Boubaker Al-Yadib, El Bachir Hazzam e di Abdullah Boukfou oltre a quella di altri attivisti che lottano per i diritti umani e la libertà di espressione”, ha dichiarato Reporters sans frontières.

Boubaker Al-Yadib è stato arrestato il 26 gennaio mentre passeggiava in prossimità di un mercato in compagnia di militanti amazigh (berberi) provenienti dalle Canarie, che aveva precedentemente ricevuto presso casa sua. Un amico del blogger, che preferisce restare anonimo, pensa che questo incontro fosse una montatura. Nessun verbale è stato redatto per giustificare la convocazione del blogger. Dal suo arresto, Boubaker Al-Yadib non ha mai potuto vedere i suoi avvocati.

E’ stato arrestato in seguito alla presentazione di un mandato di arresto nei suoi confronti, per aver parlato delle manifestazioni del 1 dicembre 2009 nella città di Taghjijte (200 km a sud di Agadir). Questo mandato d’arresto riguarda altri undici attivisti che hanno partecipato a tali manifestazioni. Per timore di essere arrestato, Boubaker Al-Yadib si nascondeva da allora.

In appoggio alla settimana del “lutto per la libertà di espressione in Marocco” e in solidarietà con Boubaker Al-Yadib i siti Internet, blogs e alcuni media marocchini presentano il fondo dello schermo in nero. Vedere il blog di Boubaker Al-Yadib.

Reporters sans frontières ricorda che il blogger El Bachir Hazzam era stato condannato inizialmente a quattro mesi di carcere duro per “diffusione di false informazioni arrecando danno all’immagine della monarchia in merito ai diritti dell’uomo”. Il proprietario di un cybercaffè, Abdullah Boukfou, si è preso un anno di prigione per aver diffuso delle informazioni   relative alle manifestazioni e per “possesso di pubblicazioni incitanti all’odio razziale”. Tre manifestanti sono stati a loro volta condannati a sei mesi di prigione per “uso della violenza”, “disturbo dell’ordine pubblico” e “insulti a pubblici funzionari nell’esercizio delle loro funzioni”. Sono tutti in carcere da allora.

MAROCCO: Condanna al carcere duro annullata in appello per due giornalisti di Al-Massae

La corte d’appello di Casablanca ha annullato oggi, 5 gennaio 2010, le condanne al carcere duro inflitte in giudizio di primo grado a due giornalisti del quotidiano Al-Massae, Rachid Nini e Said Laajal. Tuttavia, durante la stessa udienza, è stato confermato l’obbligo da parte di entrambi gli imputati a versare 20.000 (1800 euro) dirhams di multa.

Il 16 novembre scorso Rachid Nini, direttore del giornale, era stato condannato a tre mesi di carcere duro, mentre il giornalista Said Laajal ne era stato condannato a due per “pubblicazione di notizie false”, in seguito ad un articolo relativo allo smantellamento di un importante rete di traffico di droga nell’agosto 2009.

MAROCCO: Il cugino del re lascia cadere la denuncia contro i due giornalisti di Akhbar Al-Youm

Il cugino del re che aveva sporto denuncia per “mancato rispetto di un membro della famiglia reale” in seguito alla pubblicazione, nel settembre 2009, di una caricatura sul quotidiano Akhbar Al-Youm, ha rinunciato ieri, 29 dicembre, a rendere esecutiva la sentenza in suo favore.

Questa decisione è stata presa dopo le scuse presentate da parte dei giornalisti Taoufiq Bouachrine, direttore della pubblicazione del giornale, e Khalid Gueddar, caricaturista, che erano stati condannati dalla corte d’appello di Casablanca a pagare in solido a Moulay Ismail la somma di 3 milioni di dirhams (270000 euro) per danni e interessi.

Tuttavia ciò non annulla per niente la condanna in appello dei due giornalisti a quattro anni di prigione con la condizionale per “attentato all’emblema della monarchia” né la multa di 50000 dirhams ( 4400 euro) del processo intentato dal ministro degli Interni.

“Il potere pubblico marocchino farebbe bene ad inspirarsi alla saggezza di Sua Altezza Moulay Ismail e decidere allo stesso modo di far cadere la causa nei confronti dei due giornalisti, la cui libertà d’espressione resta minacciata da queste pesanti condanne alla prigione con condizionale”, ha dichiarato Reporters sans frontières.


Articolo precedente pubblicato il 29 Dicembre 2009: La corte d’appello conferma la chiusura del giornale Akhbar Al-Youm e la pena detentiva nei confronti dei giornalisti

“Si tratta di un processo arbitrario contro la stampa indipendente. Al giorno d’oggi non veniamo più condannati a pene detentive, soprattutto grazie alle pressioni dall’estero. Ma le pene detentive con la condizionale costituiscono ugualmente una minaccia reale contro i giornalisti marocchini, che non possono più lavorare normalmente, per paura di essere mandati in prigione. Inoltre possono chiederci in qualsiasi momento di pagare delle multe. Nessuno ha i mezzi per pagare l’elevate cifre richieste, né un semplice caricaturista, né un giornale “giovane”. Oggi è molto difficile fare il caricaturista politico in Marocco: il più piccolo disegno può causare problemi o generare processi”, ha dichiarato il caricaturista Khalid Gueddar a Reporters sans frontières all’uscita del tribunale a Casablanca.
Oggi, 29 dicembre 2009, la corte d’appello di Casablanca ha confermato la condanna a quattro anni di prigione con la condizionale di Taoufiq Bouachrine, direttore della pubblicazione del giornale Akhbar Al-Youm e del caricaturista Khalid Gueddar, per “attentato all’emblema della monarchia”. In questo caso la corte d’appello ha confermato le multe di 50.000 dirham (4.400 euro) per i due giornalisti.
Durante il processo intentato dal principe Moulay Ismail, cugino del re Mohammed VI sono state confermate anche le multe per 3 milioni di dirham (270.000 euro) per danni e interessi da versare in solido.
La corte d’appello ha confermato la decisione di chiudere definitivamente i locali del giornale.
Questa conferma in appello di tutte le condanne dimostra che in Marocco non esiste la separazione dei poteri, con una giustizia che segue al passo le decisioni del ministero degli Interni.
L’abbiamo visto ieri con la conferma in appello della condanna alla prigione per il direttore di Al-Jarida Al-Oula. Questo assoggettamento della giustizia marocchina costituisce un pericolo reale per i media marocchini e più in generale per la libertà di stampa di questi paesi. Facciamo appello alla comunità internazionale affinché si mostri ancora più ferma nei confronti del Marocco ed induca il regno a mantener fede ai propri impegni in tema di libertà d’espressione”, ha dichiarato Reporters sans frontières.
Il 28 ottobre l’organizzazione aveva scritto a Hillary Clinton, segretario di Stato americano, in occasione della visita ufficiale in Marocco del 2 e 3 novembre 2009. Nella risposta del 20 novembre il dipartimento di Stato americano stima che il numero crescente dei processi nei confronti dei giornalisti costituisca una minaccia grave per l’indipendenza dei media marocchini.

MAROCCO: La corte d’appello conferma la chiusura del giornale Akhbar Al-Youm e la pena detentiva nei confronti dei giornalisti

“Si tratta di un processo arbitrario contro la stampa indipendente. Al giorno d’oggi non veniamo più condannati a pene detentive, soprattutto grazie alle pressioni dall’estero. Ma le pene detentive con la condizionale costituiscono ugualmente una minaccia reale contro i giornalisti marocchini, che non possono più lavorare normalmente, per paura di essere mandati in prigione. Inoltre possono chiederci in qualsiasi momento di pagare delle multe. Nessuno ha i mezzi per pagare l’elevate cifre richieste, né un semplice caricaturista, né un giornale “giovane”. Oggi è molto difficile fare il caricaturista politico in Marocco: il più piccolo disegno può causare problemi o generare processi”, ha dichiarato il caricaturista Khalid Gueddar a Reporters sans frontières all’uscita del tribunale a Casablanca.

Oggi, 29 dicembre 2009, la corte d’appello di Casablanca ha confermato la condanna a quattro anni di prigione con la condizionale di Taoufiq Bouachrine, direttore della pubblicazione del giornale Akhbar Al-Youm e del caricaturista Khalid Gueddar, per “attentato all’emblema della monarchia”. In questo caso la corte d’appello ha confermato le multe di 50.000 dirham (4.400 euro) per i due giornalisti.

Durante il processo intentato dal principe Moulay Ismail, cugino del re Mohammed VI sono state confermate anche le multe per 3 milioni di dirham (270.000 euro) per danni e interessi da versare in solido.

La corte d’appello ha confermato la decisione di chiudere definitivamente i locali del giornale.

Questa conferma in appello di tutte le condanne dimostra che in Marocco non esiste la separazione dei poteri, con una giustizia che segue al passo le decisioni del ministero degli Interni.

L’abbiamo visto ieri con la conferma in appello della condanna alla prigione per il direttore di Al-Jarida Al-Oula. Questo assoggettamento della giustizia marocchina costituisce un pericolo reale per i media marocchini e più in generale per la libertà di stampa di questi paesi. Facciamo appello alla comunità internazionale affinché si mostri ancora più ferma nei confronti del Marocco ed induca il regno a mantener fede ai propri impegni in tema di libertà d’espressione”, ha dichiarato Reporters sans frontières.

Il 28 ottobre l’organizzazione aveva scritto a Hillary Clinton, segretario di Stato americano, in occasione della visita ufficiale in Marocco del 2 e 3 novembre 2009. Nella risposta del 20 novembre il dipartimento di Stato americano stima che il numero crescente dei processi nei confronti dei giornalisti costituisca una minaccia grave per l’indipendenza dei media marocchini.

Leggere l’articolo del 31 ottobre 2009.

MAROCCO: La Corte d’appello di Rabat conferma la pena detentiva

Reporters sans frontières deplora la conferma di oggi 28 dicembre da parte della corte di appello di Rabat della condanna pronunciata durante il giudizio di primo grado, nell’ottobre scorso, nei confronti del direttore del quotidiano Al-Jarida Al-Oula, Ali Anouzia, e della giornalista Bouchra Eddou.

Ali Anouzla è dunque condannato ad un anno di prigione con la condizionale e al pagamento di una multa di 10.000 dirham (885 euro) per aver diffuso una “informazione falsa” sulla salute del re. Bouchra Eddou che ha scritto l’articolo incriminato è stata a sua volta condannata a tre mesi di prigione con la condizionale e a 5.000 dirham di multa (440 euro).

Contattato da Reporters sans frontières, Ali Anouzla ha dichiarato l’intenzione di fare appello contro questa sentenza alla Corte Suprema del Marocco: “Ci si aspettava questo verdetto. Anche se sappiamo che la giustizia marocchina non è completamente indipendente, andremo fino in fondo affinché la nostra innocenza sia riconosciuta.”

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