KUWAIT: I media non possono pubblicare informazioni relative al caso del giornalista kuwaitiano

Il 24 maggio 2010, Mohammed Abdel Qader Al-Jassem è stato accusato di attentato agli interessi nazionali e allo statuto dell’emiro.

Dodici ore prima dell’udienza, il giornalista è stato convocato dalla Corte penale. Gli è stato proibito di parlare con i suoi avvocati. “Mio padre è stato ammanettato e con gli occhi coperti per tre ore prima di entrare in tribunale”, ha dichiarato la figlia. “Inoltre era in una gabbia installata nella sala del tribunale, insieme a dei terroristi. E’ stato fatto oggetto di maltrattamenti da parte dei funzionari di polizia”, ha aggiunto.

Reporters sans frontiéres  ha appreso che il ministero di Giustizia ha inviato un comunicato al ministero dell’informazione in cui impedisce ai media audio-video e alla stampa scritta di pubblicare tutte le informazioni relative al processo di Mohammed Abdel Qader Al-Jassem.

KUWAIT: Giornalista detenuto per 21 giorni

Il 16 maggio Mohammed Abdel Qader Al-Jassem è stato trasferito presso la prigione centrale del Kuwait, dopo la decisione del procuratore generale di condannarlo a 21 giorni di detenzione. Fin dal suo primo interrogatorio il giornalista ha intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro il suo arresto e le accuse rivoltegli. Il 14 maggio il suo stato di salute era già peggiorato ed è stato trasferito presso l’ospedale militare, dove ha dovuto ricominciare ad alimentarsi. Molti avvocati e scrittori hanno deciso di manifestare il 18 maggio per chiedere la liberazione del giornalista. Sarà ascoltato in tribunale il 5 giugno 2010.

KUWAIT: Giornalista fa lo sciopero della fame per denunciare l’accanimento di cui è stato fatto oggetto

Il giornalista e scrittore Mohammed Abdel Qader Al-Jassem è stato ascoltato dal procuratore di distretto l’11  maggio 2010 presso il ministero della Sicurezza nazionale. Secondo i media locali, il primo ministro Sheikh Nasser Mohamed Al-Ahmad A-Sabah sarebbe responsabile di questa ennesima convocazione. Sue avvocati erano al fianco del giornalista. La sua famiglia però non ha potuto essere presente.

Il giornalista ha intrapreso uno sciopero della fame per denunciare il “processo politico”. Era stato condannato, il 1 aprile scorso, a sei mesi di prigione per calunnia verso il primo ministro. Durante riunioni pubbliche, aveva chiesto le sue dimissioni, ritenendo che non fosse capace di gestire il paese. Il tribunale tuttavia aveva emesso una sentenza con clausola sospensiva fino al processo d’appello  fissando la cauzione a 5000 euro.

KUWAIT: I media non possono pubblicare tutte le informazioni sulla rete di spionaggio iraniana

Il 4 maggio 2010 il procuratore generale ha proibito ai media del paese di pubblicare tutte le informazioni sull’inchiesta relativa alla rete di spionaggio iraniana smantellata il 1mo maggio scorso. Questa rete di spionaggio conta sei kuwaitiani, due apolidi impiegati nell’esercito e alcuni provenienti da diversi paesi arabi. Questo caso era stato rivelato dalla stampa.

Il 1mo maggio 2010, i servizi di sicurezza del Kuwait hanno smantellato una rete di spionaggio che raccoglieva informazioni sui bersagli kuwaitiani e americani per conto dei Guardiani della Rivoluzione islamica in Iran.

Nel comunicato pubblicato il 4 maggio, il procuratore Hamed Saleh Al-Othaman ha impedito ai media di pubblicare tutte le informazioni riguardanti l’indagine relativa a questo caso. Citato dal giornale Al-Aan, il procuratore spiega che una proibizione dei quel genere è necessaria per permettere alla giustizia di lavorare in serenità. Il procuratore ha aggiunto che tutte le ingerenze dei media in questo caso saranno considerate come un atto di appoggio degli stessi media a questa rete che minaccia la sicurezza del Kuwait.

Anche se i media ondine non sono colpiti da questa proibizione poiché la legge sulla stampa e la diffusione non si applica agli scritti ondine, i siti di informazione hanno deciso di piegarsi a questa decisione. Il giornale online Al-Aan ha pubblicato il 6 maggio un comunicato che annuncia di non pubblicare informazione relative a questo caso.

KUWAIT: Persecuzione giudiziaria di un noto giornalista

Il 1 aprile 2010 un tribunale ha condannato lo scrittore e giornalista Mohammed Abdel Qader Al-Jassem a sei mesi di prigione per calunnia verso il primo ministro, lo sceicco Nasser Mohammed Al-Ahmed Al-Sabah. Nel corso di incontri pubblici aveva chiesto le dimissioni del primo ministro, ritenendolo non in grado di amministrare il paese. Il tribunale ha tuttavia sospeso la pena fino al processo d’appello, fissando una cauzione di 5 000 dinari. Il giornalista, che ha pagato la cauzione, ha espresso la propria intenzione di ricorrere in appello contro questa sentenza infatti. Il primo ministro non è nuovo a queste iniziative; il giornalista infatti ha attualmente ricevuto cinque querele sia dal primo ministro sia dal ministro per l’Informazione. Il giornalista ha inoltre dichiarato a Reporters sans frontières di aver ricevuto indirettamente una decina di giorni fa una lettera dal direttore della Sicurezza nazionale in cui gli si ingiungeva di lasciare il paese. Il giornalista ha rifiutato di sottomettersi a tale ingiunzione denunciandola sul suo blog. Ha precisato ironicamente di restare in attesa della convocazione.

KUWAIT: 30 000 euro di multa per un giornalista e tre giornali: giornata triste per la libertà di stampa

Domenica 7 marzo 2010 un tribunale kuwaitiano ha condannato tre giornali e due imputati ad una multa per dichiarazioni giudicate offensive verso la famiglia reale e il primo  ministro.

“Queste condanne sono perlomeno inquietanti per la libertà di espressione e la libertà di stampa in Kuwait, visto che il Parlamento kuwaitiano dovra pronunciarsi , nei prossimi giorni, sugli emendamenti al codice per le pubblicazioni proposti dal ministro dell’Informazione, Sheikh Ahmad Abdallah Al-Sabah. Emendamenti che, se adottati, imbavaglierebbero la stampa kuwaitiana. Tutto ciò va contro la volontà delle autorità del Kuwait di incarnare l’ideale della democrazia nel Golfo”, ha dichiarato Reporters sans frontières.

Il giornalista e scrittore Mohammed Abdel Qader Al-Jassem inizialmente è stato condannato a pagare una multa di 7000 euro per aver scritto che i media che sostengono il Primo ministro alimentano le tensioni tra le comunità sciite e sunnite. In seguito, dopo essere stato incarcerato per non aver voluto pagare una cauzione, è stato rilasciato dietro pagamento di 2300 euro circa. Il giornale per cui lavora, Alam Al-Youm, è stato condannato a pagare una multa di pari importo. Il quotidiano Al-Ruia, che ha pubblicato delle dichiarazioni di un deputato in merito alle presunte divisioni in seno alla famiglia reale, è stato condannato a pagare una multa di importo simile.

Il giornale kuwaitiano An-Nahar è stato infine condannato ad una multa di 7 000 euro circa per aver pubblicato delle dichiarazioni di un deputato giudicante diffamanti  la famiglia reale.

KUWAIT: Un progetto di legge inquietante per la libertà della stampa

In base alle informazioni pubblicate sul sito Alqabas.com, il parlamento kuwaitiano dovrebbe essere in procinto, nei prossimi giorni, di pronunciarsi sugli emendamenti al codice delle pubblicazioni proposti dal ministro per l’informazione, Sheikh Ahmad Abdallah Al-Sabah.

In una lettera indirizzata al primo ministro, poi al presidente dell’Assemblea nazionale, Reporters sans frontières esprime la propria preoccupazione nel caso si adottino queste modifiche legislative. “L’adozione di tali emendamenti da parte del Parlamento imbavaglierebbe la stampa kuwaitiana e andrebbe contro la volontà delle autorità del Kuwait di incarnare l’ideale di democrazia nel Golfo”, ha scritto l’organizzazione.

In effetti gli emendamenti presentati prevedono pene detentive da uno a due anni per reati di stampa e multe che possono arrivare fino a 100 000 dinari.

Inoltre, in caso di offesa a Dio, al profeta Maometto e verso i membri della famiglia reale, gli emendamenti prevedono un inasprimento della legge attualmente in vigore, con pene fino a due anni di prigione (contro l’anno previsto attualmente), e multe che possono andare dai 100 000 ai 200 000 dinari (contro i 20 000 KWD attuali).

In caso di oltraggio alla persona dell’Emiro, o di incitazione al separatismo, le nuove disposizioni prevedono delle pene detentive fino a un anno unitamente a multe che variano dai 50 ai 100 mila dinari (contro le multe attuali dai 5 ai 20 000 dinari).

Infine il testo prevede, prima di tutto, la censura verso i media audiovisivi e le varie produzioni artistiche.

Considerato quanto sopra, Reporters sans frontières ha chiesto al Parlamento di non modificare il codice per le pubblicazioni attualmente in vigore, non votando gli emendamenti proposti dal governo.

KUWAIT: Giornalista liberato dietro il pagamento di una cauzione

Dopo essere stato trattenuto dalla polizia per 12 giorni presso la sede di polizia giudiziaria a Kuwait City, il giornalista Mohammed Al-Jassen è comparso nuovamente davanti alla corte questa mattina ed ha potuto contestare la legalità del suo arresto e il modo in cui l’indagine è stata svolta.

Alla fine dell’udienza, durata più di due ore, la corte ha ordinato la sua scarcerazione, dietro pagamento di una cauzione di 1000 dinari (2300 euro) ed ha fissato un’altra udienza per il 10 dicembre. Questa volta il giornalista ha accettato di pagare, mentre prima si era rifiutato di farlo, ritenendo il suo arresto illegale

KUWAIT: Giornalista detenuto illegalmente dopo esser stato denunciato per diffamazione dal primo ministro

Kuwait’s prosecutor general yesterday ordered the police to continue holding journalist Mohammed Abdel Qader Al-Jassem at the headquarters of the criminal investigation department after he was take in for questioning the day before in connection with a libel suit by the prime minister and then refused to pay bail of 1,000 dinars (2,345 euros).

As Kuwait’s media legislation has decriminalised defamation, Al-Jassem maintains that he cannot legally be detained for refusing to pay bail in this case.

“Kuwait was the first Arab country to decriminalise press offences in 2006 and was the leading Middle Eastern country in the 2009 Reporters Without Borders press freedom index, but now more and more lawsuits are being brought against journalists because of internal political tension,” Reporters Without Borders said.

“The 2006 press law reform abolished imprisonment for journalists but defamation actions are often being dealt with under the criminal code,” the press freedom organisation continued. “Some politicians are taking advantage of this to paralyse criticism. We urge the prosecutor general to release Al-Jassem.”

Prime Minister Nasser Mohammed filed his libel action before prosecutor general Hamid Al-Othman on 2 September. It names Al-Jassem and Abdelhamid Da’ass, the editor of the daily Al-Alam Al-Yaoum, and concerns a 16 August article accusing the prime minister of encouraging religious tension in order to hold on to his job.

Al-Jassem told Reporters Without Borders on 1 October that he had also referred to the prime minister’s readiness to file lawsuits and his “fondness for the courts.” He added: “The prime minister knows he is in a tough spot domestically. He is trying to survive despite the absurd way he has handled things, and to this end he is trying to control the media. He owns four newspapers and two TV stations, and yet he is even ready to pay for favourable stories. I don’t need his money and I say what I think about Kuwaiti politics.”

When question by the prosecutor general a week later, the prime minister’s lawyer, Imad Al-Saif, maintained that Al-Jassem’s article had defamed his client. Defamation can still be punished under the criminal code by up to two years in prison and a heavy fine.

Al-Jassem has asked his lawyer, Hammoud Al-Hajeri, to file a complaint accusing the prosecutor general of illegal detention.

KUWAIT: Sospeso il programma satirico Sawtak Wasal della televisione privata Scope TV per “danni all’immagine del Kuwait”

arton34367-77448Reporters Without Borders condemns the decision by Kuwaiti information minister Al-Sheikh Ahmad Abdallah al-Sabah to suspend privately-owned Scope TV’s political satire programme Sawtak Wasal on 25 August after only three of an initially-scheduled series of 15 programmes had been broadcast.

The 20-minute programme, consisting of sketches that satirized Kuwaiti politicians, had been referred by the government to the department of public prosecutions but the information minister issued his ban before the department had time to reach an opinion.

“This arbitrary political decision is more than regrettable, especially as the Kuwaiti press is one of the freest in the region,” Reporters Without Borders said. “Does this herald a change in Kuwait’s position on press freedom? The banning of a programme that aimed to entertain viewers by parodying politicians has damaged its image. It is not a crime to parody. Criticism is a right, especially when it is done with humour. We urge the Kuwaiti authorities to rescind this ban.”

Launched by Kuwaiti satellite television station Scope TV on 7 July, Sawtak Wasal (Your Voice Has Arrived) was intended to entertain viewers during Ramadan. Without being named, leading parliamentarians and government ministers were imitated by actors, who played up their use of the Bedouin dialect or imperfect Arabic. One of the satirised politicians, parliamentary speaker Jassam Al-Kharafi, said he was surprised by the programme’s suspension.

Scope TV CEO Fajar Al-Saeed, the first woman to own a TV station in the Arab world, told journalists: “The decision was foreseeable but the surprise comes from the fact that only this programme was banned. If Scope TV is told to stop broadcasting its programmes, why are the series being broadcast by other TV stations not being banned as well? Although he was parodied, even Jassam Al-Kharafi thought our programme stayed with the limits of traditional criticism.”

Saeed added: “This decision is the result of irritation within a sector of the political class that has been holding the country back for 20 years. It also highlights the failure of some people to understand how a woman can be influential in the media and public opinion. Scope TV’s closure would be a way to intimidate other important satellite TV stations such as Al-Ray and Al-Watan. I would rather remain at my post than run for parliament. I am ready to push the limits in order to fulfil my goal, which is to serve Kuwaitis.”

Also called Sawt Al-Shaab (Voice of the People) by its viewers, Scope TV is outspoken in it criticism of Kuwaiti political paralysis and corruption and has so far been the target of more than 30 lawsuits.

The ban has triggered an outcry from civil society leaders and parliamentarians, who have voiced concern about this step backwards for free expression and the damage to Kuwait’s reputation in the Arab world. At the same time, it has led to self-censorship on the part of other TV stations, with Al-Watan deciding to withdraw one of its own satirical programmes.

Kuwait was ranked 61st out of 173 countries in the 2008 Reporters Without Borders press freedom index.

See the offending programme on YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=1b3p…

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.189 follower