IRAQ: Presentatore TV ucciso da auto bomba a Tilkrit

Reporter senza frontiere condanna l’uccisione del presentatore di Salahaddin TV Kamiran Salaheddin, avvenuta ieri sera nel centro di Tikrit, 70 km a nord di Bagdad.

Trentacinquenne e padre di due figli, il giornalista è stato ucciso verso le 21 da una bomba posta sotto la sua auto.

“Porgiamo le nostre condoglianze alla famiglia di Salaheddin, ai suoi amici e ai suoi colleghi” dichiara RSF, aggiugendo: “Le autorità irachene devono fare tutto il possibile per assicurare i responsabili alla giustizia. Il suo assassinio non deve rimanere impunito”.

Impiegato dal 2005 presso Salahaddin TV (lanciata nel 2004), Salaheddin presentava un notiziario e un programma di attualità dal titolo Al-Irak w-al Hadath (Iraq e attualità). Era inoltre alla testa del locale sindacato dei giornalisti.

Si tratta del primo giornalista ucciso in Iraq quest’anno. Ricordiamo che nella classifica 2011/12 di RSF sulla libertà di stampa, l’Iraq si trova al 152esimo posto su 179 paesi.

 Traduzione di Giuseppina Vecchia, Pressenza International Press Agency

IRAQ – Reporters sans frontières esorta le autorità irachene a rispettare il lavoro dei giornalisti durante le manifestazioni di venerdì prossimo

Lunedì 6 giugno Reporters sans frontières ha scritto alle autorità irachene per esortarle al rispetto dei diritti dei giornalisti, tra cui quello di potersi occupare delle importanti manifestazioni che si terranno in tutto l’Iraq il prossimo venerdì 10 giugno.

Ecco la lettera di Reporters sans frontières:

Al Primo Ministro dell’Irak Nouri Al-Maliki

Al Governo iracheno di Baghdad

Parigi, 6 giugno 2011

Gentile Primo Ministro,

l’organizzazione internazionale per la libertà di stampa Reporters sans frontières ha appreso che il prossimo 10 giugno avranno luogo, su tutto il territorio iracheno, importanti manifestazioni per richiedere migliori servizi pubblici (tra cui acqua ed elettricità), il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, il rilascio dei prigionieri politici e severi provvedimenti contro la corruzione.

Visti i recenti attacchi ai giornalisti, la nostra organizzazione vorrebbe porre l’attenzione sul fatto che i media hanno il diritto di osservare, riprendere e fotografare le manifestazioni e le forze di sicurezza. Le autorità devono facilitare il lavoro dei giornalisti o, almeno, non ostacolarli in alcun modo. Deve essere proibito confiscare i loro strumenti di lavoro, arrestarli o trattenerli per brevi periodi, così come non può essere tollerato l’uso della violenza fisica contro di loro.

Qualsiasi azione delle forze di sicurezza che impedisca ai giornalisti di compiere il loro lavoro è una inaccettabile violazione della libertà di espressione.

La libertà di stampa è una componente essenziale del processo democratico per il quale l’Iraq si sta impegnando. Noi continueremo ad osservare attentamente se verrà o meno rispettato il diritto dei cittadini ad essere informati.

Siamo certi che Lei vorrà dare a questa importante questione la sua attenta considerazione.

Cordiali saluti,

Jean-François Julliard, Segretario Generale di Reporters sans frontières

IRAQ – Lettera alle autorità irachene per esprimere preoccupazione sul disegno di legge che protegge i giornalisti

Reporters sans frontières ha scritto, lo scorso 10 maggio, una lettera alle autorità irachene per dar voce alla preoccupazione sul disegno di legge a protezione dei giornalisti, attualmente in discussione al parlamento iracheno. La lettera afferma che la proposta di legge minaccerebbe gli sforzi del governo di rafforzare la libertà dei media e, nonostante le dichiarate intenzioni di proteggere i giornalisti, non riuscirebbe in realtà ad occuparsi della crescente violenza a cui il personale mediatico è esposto.

La lettera è stata inviata al Presidente dell’Iraq Jalal Talabani, al Primo Ministro Nouri Al-Maliki e allo speaker del Parlamento Usama Al-Nujaifi. Copie della lettera sono state inviate anche ad Ali Al-Shalah, presidente della commissione cultura e media del parlamento, Baha Araji, presidente della commissione giustizia del Parlamento, e Moaid Al Lami, a capo dell’Unione dei Giornalisti.

Scarica la lettera di Reporters sans frontières (in inglese)

MEDIO ORIENTE: Severo giro di vite del governo sui media che coprono le manifestazioni pro-democrazia

SIRIA

Si intensifica il giro di vite delle autorità siriane nei confronti dei media che cercano di seguire le proteste contro il governo. Arresti, minacce e atti intimidatori stanno tuttora avendo luogo. Anche Internet è sottoposta a censura.

Ghadi Frances, una giornalista libica che lavora per il quotidiano libanese Al-Safir, è stata arrestata a Damasco il pomeriggio del 7 maggio. Non è stata data alcuna informazione sulle ragioni di tale arresto. La giornalista era arrivata in Siria dieci giorni fa per occuparsi delle proteste e aveva scritto un articolo in arabo intitolato “Sangue, orrore e speranza nelle strade di Homs” alla vigilia del suo arresto.

Ghassan Saoud, un giornalista libanese che scrive per Al-Akhbar (un quotidiano libanese considerato pro-Siria), è stato prima brevemente trattenuto, il 6 maggio, presso la moschea Omeyyades di Damasco. Condotto successivamente in un ufficio militare con una busta di plastica in testa, è stato ripetutamente preso a calci e insultato.

Saoud ha scritto una serie di articoli sulle crescenti insurrezioni pro-democrazia durante le quali ha intervistato membri dell’opposizione politica siriana, giovani e attivisti, riportando le loro opinioni.

Nel frattempo, non ci è giunta invece alcuna notizia su Jehad Jamal, un attivista di Facebook conosciuto con lo pseudonimo di Milan.

Riportiamo altri casi.

Il fotografo Akram Darwish è stato arrestato mentre si occupava di una manifestazione curda nella città nordorientale di Qamishili il 3 maggio.

Il reporter Iyad Khalil è stato brutalmente picchiato nella città portuale di Latakia (nella Siria nord-occidentale) la sera del 1 maggio. Quando è andato alla stazione di polizia a raccontare l’attacco subìto, si è trovato faccia a faccia con i suoi aggressori, che ha scoperto essere membri delle forze di sicurezza.

Maher Deib si è dimesso da presentatore della televisione nazionale siriana, in segno di protesta contro la scarsa copertura che la sua stazione televisiva ha dato ai disordini diffusi.

Reporters sans frontières è sollevata nel sapere che Habib Saleh, un cyber-dissidente arrestato nel 2008, è stato rilasciato dopo aver scontato una condanna di tre anni di carcere.

Di seguito, i nomi delle persone a tutt’oggi detenute:

  • Lo scrittore e giornalista siriano Omar Koush, arrestato il 2 maggio al suo arrivo all’aeroporto di Damasco, dopo aver partecipato a una conferenza in Turchia;
  • Dorothy Parvaz, una giornalista di Al-Jazeera con cittadinanza americana, canadese e iraniana, arrestata al suo arrivo all’aeroporto di Damasco il 29 aprile. Questa è la pagina Facebook che chiede il suo rilascio. Ciononostante, il quotidiano di governo Al-Watan afferma che la giornalista ha lasciato il paese lo scorso 1 maggio senza comunicare dove sarebbe andata;
  • Fayez Sara, una giornalista e scrittrice siriana arrestata l’11 aprile;
  • Mohamed Zaid Mistou, un giornalista norvegese di origine siriana arrestato il 7 aprile;
  • Kamal Sheikhou, un blogger siriano arrestato il 15 marzo.

Non abbiamo ancora alcuna notizia sui giornalisti Akram Abu Safi e Sobhie Naeem Al-Assal, scomparsi dal 24 marzo.

La Electronic Frontier Foundation (EFF) il 5 maggio ha avvisato gli utenti di Facebook che falsi certificati di sicurezza, probabilmente rilasciati dal Ministero delle Telecomunicazioni in Siria, vengono usati per ingannarli a connettersi a quelle che loro ritengono pagine Facebook criptate e quindi sicure. Se lo fanno, i loro dati personali possono essere rubati e le loro comunicazioni monitorate.

La presenza online dei falsi certificati di sicurezza fa comparire avvisi pop-up nei browsers che mettono in guardia gli utenti, ciononostante questi ultimi tendono ad ignorarli perché pensano si tratti dei soliti problemi tecnici. Sebbene la trappola non sia particolarmente sofisticata, EFF ha sollecitato gli utenti di Facebook a utilizzare “connessioni proxy” per accedere al social network o di connettersi via Tor. EFF ha successivamente segnalato che gli ISPs siriani stavano bloccando l’accesso a Tor. Un’altra opzione di azione preventiva è quella di utilizzare una Rete Privata Virtuale (VPN)

Il New York Times, infine, ha denunciato difficoltà nell’utilizzo dei telefoni satellitari in Siria.

BAHRAIN

La situazione dei diritti umani e i problemi per coloro che difendono la libertà dei media continuano ad essere estremamente preoccupanti nel Bahrain. Molti giornalisti sono stati convocati per essere interrogati, tra i quali troviamo Issa Ebrahim, fotografa del quotidiano Al-Wasat, trattenuta e interrogata per molte ore il 5 maggio scorso.

Di seguito, i nomi delle persone ancora detenute:

  • Jasem Al-Sabbagh, direttore di Al-Bilad, detenuto dal 26 aprile;
  • Abdullah Ashur, reporter sportivo di Al-Watan, detenuto dal 13 aprile;
  • Abdullah Alawi, reporter sportivo di Al-Bilad, arrestato ad aprile.

L’agenzia di stampa del Bahrain ha riferito che il processo di 21 persone, accusate di appartenere a organizzazioni terroristiche e di voler rovesciare il governo, è stato portato davanti a un tribunale militare l’8 maggio. Tra gli imputati vi sono molti attivisti per i diritti umani e i bloggers Abdul Jalil Al-Singace e Ali Abdulemam. Dopo l’apertura del processo, questo è stato aggiornato al 12 maggio.

A capo del movimento pro-democrazia e delle liberta civili Al Haq, Singace è stato riarrestato il 16 marzo dopo una detenzione durata da settembre e febbraio. Nel 2009 era stato preventivamente arrestato per un presunto tentativo di destabilizzazione al governo, in quanto aveva utilizzato il suo blog (http://alsingace.katib.org) per denunciare il deplorevole stato delle libertà civili e la discriminazione contro la popolazione sciita del Bahrain.

Abdulemam, il cui processo è in corso in contumacia, è considerato dai suoi compatrioti uno dei pionieri di Internet nel Bahrain ed è un membro attivo di Bahrain Online, un forum pro-democrazia che, nonostante all’interno del paese sia stato bloccato, ottiene più di 100.000 visite giornaliere. Abdulemam collabora con la rete internazionale dei bloggers Global Voices e ha partecipato a molte conferenze internazionali durante le quali ha denunciato le violazioni dei diritti umani nel Bahrain. È stato inoltre detenuto da settembre a febbraio evitando, alla fine, un ulteriore arresto.

Abbas Al-Omran, un attivista per i diritti umani che ha ottenuto lo status di rifugiato in Gran Bretagna qualche anno fa, è stato inserito nella lista della persone ricercate. Membro del Centro per i Diritti Umani in Bahrain, fornisce ai media internazionali informazioni circa le violazioni di diritti umani che avvengono nel suo paese.

Mujtaba Salmat, un blogger e fotografo arrestato il 17 marzo per aver parlato delle dimostrazioni antigovernative avvenute in Pearl Square a Manama (capitale del Bahrain) e per averne postato le foto su Facebook, è stato rilasciato il 27 aprile.

Il quotidiano di opposizione Al-Wasat ha annunciato, nell’edizione dell’8 marzo precedentemente annunciata come l’ultimo numero, di aver ribaltato la sua decisione e di essere intenzionato a continuare con la pubblicazione del giornale. Chiuso dal Ministero dell’informazione il 3 maggio per presunta disseminazione di informazioni false che minavano l’immagine e la reputazione internazionali del paese, il giorno successivo è stato concesso ad Al-Wasat di riprendere a pubblicare il giorno successivo ma tre dei suoi giornalisti principali – il direttore Mansour Al-Jamari, il direttore editoriale Walid Nouihid e il direttore delle news locali Aqil Mirza – sono stati costretti a rassegnare le loro dimissioni. Molti dei suoi giornalisti sono inoltre stati arrestati.

KURDISTAN IRACHENO

Ahmed Mira, direttore di Lvin Magazine, ha scritto in un articolo del 7 maggio di aver ricevuto una minaccia di morte diretta dal ministro Sheikh Jaafar Mustafa alle 19.49 del 24 aprile. Il ministro nega le minacce a Mira, sebbene quest’ultimo abbia registrato la conversazione.

La minaccia è stata fatta sullo sfondo di un più ampio giro di vite sui giornalisti e mezzi d’informazione che si sono occupati delle proteste di strada che, da metà febbraio, stanno scuotendo la regione autonoma del Kurdistan, nel nord dell’Iraq. È però la prima volta che un giornalista viene minacciato direttamente da un ministro di governo. Le autorità dovrebbero punire chiunque compia minacce del genere.

Mira ha chiesto al Primo Ministro del Governo Regionale del Kurdistan, Dr. Barham Salih, di ordinare un’indagine sulle minacce di Mustafa.

YEMEN

Ali Iskander, distributore del quotidiano Al-Tajamou, la mattina dell’8 maggio è stato aggredito e picchiato da teppisti pro-governo conosciuti come baltajiya. Questi hanno sequestrato le copie del quotidiano e minacciato di tagliare la lingua di Iskander, oltre a minacciare di attaccare la sede centrale del quotidiano se questa avesse continuato a criticare il Presidente Ali Abdallah Saleh.

Il giornalista Abdelhafez Ma’joub è stato arrestato il 6 maggio al posto di controllo di Bagel all’entrata di Al-Hodeidah mentre stava ritornando a Sana, e il suo cellulare gli è stato confiscato.

È stato infine rilasciato la sera del giorno successivo.

IRAQ – Omaggio a Sardasht Osman

È trascorso un anno dall’omicidio di Sardasht Osman. Un anno da quando questo giornalista ventitreenne è stato rapito da alcuni banditi fuori dal Dipartimento di Lingue Straniere dell’Università di Salaardin, a Erbil, il 4 maggio 2010, per poi essere trovato morto a Mosul solo quattro giorni dopo, con un proiettile in testa. Un anno di libertà e impunità per i suoi assassini.

Reporters sans frontières offre oggi il suo omaggio a Osman che, nonostante la sua giovane età, aveva già scritto molti articoli, tra cui un pezzo per il Kurdistan Post contro la linea editoriale del giornale, pubblicato alla fine del 2009 e intitolato “Se solo fossi il genero di Massoud Barzani”.

In questo triste anniversario, il nostro pensiero va alla sua famiglia, ai suoi amici e ai suoi colleghi. Allo stesso tempo, solleviamo dei dubbi sulla determinazione che il Governo Regionale del Kurdistan ha messo in atto per far luce sull’omicidio e condanniamo la mancanza di trasparenza riguardante le indagini.

L’anniversario arriva in un momento di tensione. Le forze di sicurezza dei due partiti politici che controllano il governo del Kurdistan continuano a tormentare i giornalisti che seguono le proteste di strada, proteste che stanno avendo luogo nel Kurdistan da metà febbraio. Le violazioni della libertà di stampa sono aumentate nelle ultime settimane. I giornalisti sono costantemente oggetto di minacce di morte, atti intimidatori, attacchi fisici e tentativi di omicidio. Anche i loro uffici sono stati attaccati e saccheggiati.

Il Presidente del Kurdistan, Massoud Barzani, ha nominato una commissione speciale, controllata dal Ministero dell’Interno, avente il compito di indagare sul rapimento e l’omicidio di Osman. La famiglia di Osman ha però immediatamente messo in discussione l’indipendenza di tale commissione.

Nel corso di una visita informativa in Kurdistan avvenuta nel luglio 2010, una delegazione di Reporters Sans Frontières ha cercato di stabilire a che punto fossero le indagini e ha tentato invano di incontrare i membri della commissione. Nessuna delle persone con cui la delegazione ha parlato è stata in grado o ha voluto fare il nome di tali componenti. La palese mancanza di trasparenza è stata sottolineata nel report che Reporters sans frontières ha pubblicato il 4 novembre scorso.

La commissione ha diramato i primi risultati delle sue indagini il 15 ottobre. Tramite un comunicato stampa ha affermato che l’assassinio di Osman non ha avuto niente a che fare con le sue attività giornalistiche, ma è derivato dal suo rifiuto di collaborare con Ansar Al-Islam, un gruppo radicale islamico collegato ad Al-Qaeda. Hicham Mahmoud Ismail, un autista e meccanico di Beji arrestato con l’accusa di aver eseguito il rapimento di Osman, ha confessato di averlo trasportato da Shargat (vicino Tigrit) a Mosul ai capi del gruppo omicida senza sapere, però, che stava per essere ammazzato – ha proseguito il comunicato stampa..

La famiglia ha immediatamente contestato questi risultati: “Noi non solo rifiutiamo i risultati ma condanniamo anche gli atti delle indagini e diamo voce alla nostra rabbia verso questi tentativi di dipingere Sardasht come un terrorista che ha collaborato con Ansar Al-Islam”, ha dichiarato la famiglia. “Chiunque conoscesse Sardasht o abbia letto i suoi articoli sa che lui era una persona laica e  ben lontana da ideologie terroristiche”.

Ansar Al-Islam ha rilasciato una dichiarazione il 23 ottobre negando ogni ruolo nell’omicidio di Osman.

Così, un anno dopo la sua morte, i suoi assassini sono ancora a piede libero. Osman, inoltre, non è nemmeno l’unico giovane giornalista ad essere stato assassinato nel Kurdistan iracheno negli ultimi anni. Soran Mama Hama, che ha lavorato per Lvin Magazine e anche lei ventitreenne, è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco nella sua casa di Kirkuk il 21 luglio 2008.

Il 15 maggio, Reporters Sans Frontières pubblicherà una versione in lingua curda, realizzata con l’aiuto della casa editrice Aras, della Guida per i Giornalisti, prodotta in collaborazione con l’UNESCO.

IRAQ: Guerra in Iraq 2003-2010: le perdite più pesanti per i media dalla Seconda Guerra Mondiale

La seconda guerra in Iraq che vede coinvolte le forze americane è stata la più letale per i giornalisti dalla Seconda Guerra Mondiale. Reporters sans frontières ha contato 230 casi di giornalisti e collaboratori uccisi dall’avvio del conflitto il 20 marzo 2003. Questo numero è più alto dei 20 anni di guerra in Vietnam o della guerra civile di Algeria.

Nel rapporto intitolato “The Iraq War: A Heavy Death Toll for the Media” RSF focalizza l’attenzione su questi casi di giornalisti uccisi mentre compivano il loro dovere.
-         Chi erano costoro?
-         Per quali testate lavoravano?
-         In quali circostanze sono stati uccisi? Sono stati deliberatamente attaccati?

Questo è il terzo rapporto che Rsf pubblica sulla guerra in Iraq: l’ultimo lo aveva realizzato nel 2006 in occasione del terzo anniversario dell’invasione americana.
In questo nuovo studio, RSF esamina anche i rapimenti dei giornalisti durante il conflitto: l’Iraq, con 93 rapimenti di professionisti dell’informazione, è stato per diversi anni il mercato di riferimento per  gliostaggi nel mondo. Inoltre, sospettati di collaborare con gruppi ribelli, vari giornalisti iracheni sono stati arrestati sia dal corpo militare della rinnovata amministrazione irachena sia dall’esercito americano. Quest’ultimi hanno fermato almeno 30 giornalisti, la maggior parte dei quali nel 2008. Dal gennaio 2006, invece, Camp Bucca, il centro di detenzione americano situato nel sud Iraq fra le città di Basra e Uum Qasr, è diventata a tutti gli effetti la prigione per giornalisti più grande del Medio Oriente.

Cliccare qui per scaricare il rapporto (in inglese)

IRAQ: Serie di aggressioni contro i giornalisti iracheni

Reporters sans frontiéres condanna le aggressioni contro i giornalisti iracheni da parte dell’esercito americano, dei militari iracheni e dei gruppi armati. Dall’inizio di maggio sono almeno tre i giornalisti aggrediti. L’organizzazione chiede per l’ennesima volta che venga adottato un progetto di legge sulla protezione dei giornalisti che permetta di migliorare le condizioni di lavoro dei professionisti dei media. Il ritardo del Parlamento per intraprendere l’esame del progetto di legge, posticipato continuamente dal settembre 2009, appare come la principale causa del persistere delle aggressioni verso la stampa iraniana.

IRAQ: Un secondo giornalista assassinato nel Kurdistan iracheno

Reporters sans frontiéres  condanna con forza l’omicidio del giornalista Sardasht Osman. Questo studente di lingua e letteratura inglese di 23 anni, che scriveva sotto lo pseudonimo di Dashti Othman sul giornale Ashtiname e su diversi siti indipendenti come sbeiy.com, awene.com, hawlati.info e Ivinpress.com, era stato rapito il 4 maggio scorso davanti alla facoltà di lingue dell’Università Salahadin d’Erbil da individui armati. Il suo corpo è stato ritrovato questa mattina a Mossoul.

In base al sito di informazione sbeiy.com, Sardasht Osman sarebbe stato assassinato per aver scritto un articolo su Ashtiname su di un alto funzionario di governo del Kurdistan iracheno. Per la famiglia del giornalista e i suoi amici, il collegamento tra il rapimento e le attività giornalistiche dello studente sono evidenti.

“L’omicidio di Sardasht Osman ci mette di nuovo di fronte all’estremo pericolo al quale si espongono i giornalisti indipendenti del Kurdistan iracheno. Chiediamo alle autorità di far luce su questo omicidio. I responsabili devono essere arrestati e portati davanti a un tribunale. Chiediamo al governo del Kurdistan iracheno di prendere atto della situazione e assicurare la protezione dei giornalisti”, ha dichiarato l’organizzazione.

In un comunicato stampa del 5 maggio 2010, Reporters sans frontiéres  esprimeva la propria preoccupazione per la situazione della libertà di stampa nel Kurdistan iracheno, in seguito all’accordo che è stato siglato tra il Partito Democratico del Kurdistan (PDK) e l’Unione Patriotica del Kurdistan (UPK) per imbavagliare la stampa e limitare al massimo la libertà dei giornalisti. “I giornalisti e gli intellettuali curdi sono d’accordo nell’affermare che la situazione attuale è particolarmente preoccupante. Numerosi sono gli articoli e i reportage nei quali esprimono la loro preoccupazione e la loro volontà di difendere la libertà di stampa”, aveva scritto l’organizzazione (http://en.rsf.org/irak-parties-in-ruling-coalition-agree-05-05-2010,37382.html ). Reporters sans frontiéres  ricorda che la città di Erbil è prevalentemente sotto il controllo del PDK, diretto da Massoud Balzani, presidente della regione. Il figlio di Balzani, Masrur Barzani, è a capo dei servizi di sicurezza del KDP.

Sardasht Osman è il  secondo giornalista assassinato nel Kurdistan iracheno dopo Soran Mama Hama, ucciso il 21 luglio 2008 da colpi di pistola presso il suo domicilio, anch’egli all’età di 23 anni. Questo giornalista che lavora per la rivista Leven a Kirkouk era conosciuto per I suoi articoli privi di compiacenza verso gli eletti locali e I responsabili della sicurezza. Aveva ricevuto numerose minacce per intimargli di smettere con le sue indagini. Ma il suo coraggio e la sua professionalità l’avevano spinto a continuare (http://en.rsf.org/iraq-journalist-gunned-down-in-kirkuk-22-07-2008,27900.html).

IRAN: Continua la cronaca in tempo reale di RSF delle violazioni della libertà di stampa a Teheran e nel resto del paese

Mazyar Khosravi, redattore capo del sito di informazione Hammihannews è stato arrestato il 2 maggio 2010 a Teheran in seguito ad una denuncia da parte dell’Università di Teheran. IL giornalista è stato accusato di “pubblicazione di notizie false” per aver postato delle testimonianze di reportage che mostrano gli attacchi delle milizie islamiche dei Bassiji contro il campo dell’Università di Teheran il 14 giugno 2009, due giorni dopo la rielezione di Ahmadinejad. Molti studenti erano stati gravemente feriti e secondo alcune fonti, cinque erano stati uccisi. Vedere in merito la BBC (http://www.youtube.com/watch?v=_GVfGLJO4Iw&feature=player_embedded <http://www.youtube.com/watch?v=_GVfGLJO4Iw&feature=player_embedded> )

Reporters sans frontiéres  ha appreso della liberazione provvisoria, in attesa di giudizio, di diversi blogger e giornalisti:

Mojtaba Gahstoni, direttore del sito http://sokhango.blogfa.com <http://sokhango.blogfa.com, arrestato il 2 marzo 2010 e liberato il 4 aprile 2010.

Said Jalali, blogger e collaboratore del Comitato dei relatori dei diritti umani, arrestato il primo dicembre 2009 e liberato il 29 marzo 2010.

Said Kalnaki, blogger e membro del Comitato dei relatori dei diritti umani, arrestato il 1 dicembre 2009 e liberato il 13 marzo 2010.

Foad Shamss,  blogger, arrestato il 30 novembre 2009 e liberato il 10 marzo 2010.

“Siamo in prigione perché siamo giornalisti”

In occasione della Giornata internazionale della libertà di stampa, il 3 maggio 2010, una ventina di giornalisti detenuti hanno firmato una lettera aperta, che ha circolato sul web, per protestare contro la loro detenzione: “Quest’anno, noi blogger e giornalisti, festeggiamo la Giornata internazionale della libertà di stampa in prigione. Siamo in carcere, condannati a pene detentive ingiuste per aver voluto informare, per aver scritto degli articoli, realizzato delle interviste e partecipato al dibattito sulla libertà e la democrazia. Per aver soltanto fatto il nostro dovere di giornalisti.”

Reporters sans frontiéres  è stata inoltre informata della liberazione provvisoria, avvenuta il 3 marzo, di Ali Mohammad Islampour, redattore capo del giornale riformatore Navai Vaghat, arrestato il 3 febbraio, e il 5 aprile, di Omid Montazeri, giornalista per i giornali riformatori Shargh e Kargozaran.

IRAQ: Il KDP e l’UPK si mettono d’accordo per mettere la museruola alla stampa

Il partito democratico del Kurdistan (PDK) e l’Unione patriottica del Kurdistan (UPK) hanno siglato un tacito accordo strategico per limitare al massimo la libertà dei giornalisti. Le forze di polizia di questi due partiti politici impediscono ai professionisti dei media di occuparsi delle manifestazioni e non esitano a far ricorso alla violenza. Il presidente del Parlamento ha impedito alla stampa di penetrare all’interno delle mura. I partiti politici riescono ad ottenere le dimissioni dei giornalisti che osano mettere in discussione la politica in atto. Le convocazioni si moltiplicano. I giornalisti e gli intellettuali kurdi sono d’accordo nell’affermare che la situazione attuale è particolarmente preoccupante. Numerosi sono gli articoli e i reportage nei quali esprimono la loro preoccupazione e la loro volontà di difendere la  libertà di stampa.

Più di 14 sono state le aggressioni o gli impedimenti al lavoro dei giornalisti. In particolare il 17 aprile 2010 dei membri delle forze di sicurezza del PDK e del UPK hanno violentemente aggredito i giornalisti (che lavoravano in gran parte per i media indipendenti e d’opposizione), mentre facevano un servizio su una manifestazione di studenti in protesta contro le decisioni prese dal ministero dell’Educazione nella provincia del Kurdistan iracheno. I giornalisti hanno dichiarato di essere stati picchiati e insultati, le loro macchine fotografiche sono state confiscate.

Numerosi sono i giornalisti e i parlamentari che chiedono che cessi l’impunità di cui beneficiano i membri delle forze di sicurezza dei due partiti, che sostengono che non siano neppure legali. Ma non esiste alcuna volontà politica di porre rimedio alla situazione.

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