SIRIA
Si intensifica il giro di vite delle autorità siriane nei confronti dei media che cercano di seguire le proteste contro il governo. Arresti, minacce e atti intimidatori stanno tuttora avendo luogo. Anche Internet è sottoposta a censura.
Ghadi Frances, una giornalista libica che lavora per il quotidiano libanese Al-Safir, è stata arrestata a Damasco il pomeriggio del 7 maggio. Non è stata data alcuna informazione sulle ragioni di tale arresto. La giornalista era arrivata in Siria dieci giorni fa per occuparsi delle proteste e aveva scritto un articolo in arabo intitolato “Sangue, orrore e speranza nelle strade di Homs” alla vigilia del suo arresto.
Ghassan Saoud, un giornalista libanese che scrive per Al-Akhbar (un quotidiano libanese considerato pro-Siria), è stato prima brevemente trattenuto, il 6 maggio, presso la moschea Omeyyades di Damasco. Condotto successivamente in un ufficio militare con una busta di plastica in testa, è stato ripetutamente preso a calci e insultato.
Saoud ha scritto una serie di articoli sulle crescenti insurrezioni pro-democrazia durante le quali ha intervistato membri dell’opposizione politica siriana, giovani e attivisti, riportando le loro opinioni.
Nel frattempo, non ci è giunta invece alcuna notizia su Jehad Jamal, un attivista di Facebook conosciuto con lo pseudonimo di Milan.
Riportiamo altri casi.
Il fotografo Akram Darwish è stato arrestato mentre si occupava di una manifestazione curda nella città nordorientale di Qamishili il 3 maggio.
Il reporter Iyad Khalil è stato brutalmente picchiato nella città portuale di Latakia (nella Siria nord-occidentale) la sera del 1 maggio. Quando è andato alla stazione di polizia a raccontare l’attacco subìto, si è trovato faccia a faccia con i suoi aggressori, che ha scoperto essere membri delle forze di sicurezza.
Maher Deib si è dimesso da presentatore della televisione nazionale siriana, in segno di protesta contro la scarsa copertura che la sua stazione televisiva ha dato ai disordini diffusi.
Reporters sans frontières è sollevata nel sapere che Habib Saleh, un cyber-dissidente arrestato nel 2008, è stato rilasciato dopo aver scontato una condanna di tre anni di carcere.
Di seguito, i nomi delle persone a tutt’oggi detenute:
- Lo scrittore e giornalista siriano Omar Koush, arrestato il 2 maggio al suo arrivo all’aeroporto di Damasco, dopo aver partecipato a una conferenza in Turchia;
- Dorothy Parvaz, una giornalista di Al-Jazeera con cittadinanza americana, canadese e iraniana, arrestata al suo arrivo all’aeroporto di Damasco il 29 aprile. Questa è la pagina Facebook che chiede il suo rilascio. Ciononostante, il quotidiano di governo Al-Watan afferma che la giornalista ha lasciato il paese lo scorso 1 maggio senza comunicare dove sarebbe andata;
- Fayez Sara, una giornalista e scrittrice siriana arrestata l’11 aprile;
- Mohamed Zaid Mistou, un giornalista norvegese di origine siriana arrestato il 7 aprile;
- Kamal Sheikhou, un blogger siriano arrestato il 15 marzo.
Non abbiamo ancora alcuna notizia sui giornalisti Akram Abu Safi e Sobhie Naeem Al-Assal, scomparsi dal 24 marzo.
La Electronic Frontier Foundation (EFF) il 5 maggio ha avvisato gli utenti di Facebook che falsi certificati di sicurezza, probabilmente rilasciati dal Ministero delle Telecomunicazioni in Siria, vengono usati per ingannarli a connettersi a quelle che loro ritengono pagine Facebook criptate e quindi sicure. Se lo fanno, i loro dati personali possono essere rubati e le loro comunicazioni monitorate.
La presenza online dei falsi certificati di sicurezza fa comparire avvisi pop-up nei browsers che mettono in guardia gli utenti, ciononostante questi ultimi tendono ad ignorarli perché pensano si tratti dei soliti problemi tecnici. Sebbene la trappola non sia particolarmente sofisticata, EFF ha sollecitato gli utenti di Facebook a utilizzare “connessioni proxy” per accedere al social network o di connettersi via Tor. EFF ha successivamente segnalato che gli ISPs siriani stavano bloccando l’accesso a Tor. Un’altra opzione di azione preventiva è quella di utilizzare una Rete Privata Virtuale (VPN)
Il New York Times, infine, ha denunciato difficoltà nell’utilizzo dei telefoni satellitari in Siria.
BAHRAIN
La situazione dei diritti umani e i problemi per coloro che difendono la libertà dei media continuano ad essere estremamente preoccupanti nel Bahrain. Molti giornalisti sono stati convocati per essere interrogati, tra i quali troviamo Issa Ebrahim, fotografa del quotidiano Al-Wasat, trattenuta e interrogata per molte ore il 5 maggio scorso.
Di seguito, i nomi delle persone ancora detenute:
- Jasem Al-Sabbagh, direttore di Al-Bilad, detenuto dal 26 aprile;
- Abdullah Ashur, reporter sportivo di Al-Watan, detenuto dal 13 aprile;
- Abdullah Alawi, reporter sportivo di Al-Bilad, arrestato ad aprile.
L’agenzia di stampa del Bahrain ha riferito che il processo di 21 persone, accusate di appartenere a organizzazioni terroristiche e di voler rovesciare il governo, è stato portato davanti a un tribunale militare l’8 maggio. Tra gli imputati vi sono molti attivisti per i diritti umani e i bloggers Abdul Jalil Al-Singace e Ali Abdulemam. Dopo l’apertura del processo, questo è stato aggiornato al 12 maggio.
A capo del movimento pro-democrazia e delle liberta civili Al Haq, Singace è stato riarrestato il 16 marzo dopo una detenzione durata da settembre e febbraio. Nel 2009 era stato preventivamente arrestato per un presunto tentativo di destabilizzazione al governo, in quanto aveva utilizzato il suo blog (http://alsingace.katib.org) per denunciare il deplorevole stato delle libertà civili e la discriminazione contro la popolazione sciita del Bahrain.
Abdulemam, il cui processo è in corso in contumacia, è considerato dai suoi compatrioti uno dei pionieri di Internet nel Bahrain ed è un membro attivo di Bahrain Online, un forum pro-democrazia che, nonostante all’interno del paese sia stato bloccato, ottiene più di 100.000 visite giornaliere. Abdulemam collabora con la rete internazionale dei bloggers Global Voices e ha partecipato a molte conferenze internazionali durante le quali ha denunciato le violazioni dei diritti umani nel Bahrain. È stato inoltre detenuto da settembre a febbraio evitando, alla fine, un ulteriore arresto.
Abbas Al-Omran, un attivista per i diritti umani che ha ottenuto lo status di rifugiato in Gran Bretagna qualche anno fa, è stato inserito nella lista della persone ricercate. Membro del Centro per i Diritti Umani in Bahrain, fornisce ai media internazionali informazioni circa le violazioni di diritti umani che avvengono nel suo paese.
Mujtaba Salmat, un blogger e fotografo arrestato il 17 marzo per aver parlato delle dimostrazioni antigovernative avvenute in Pearl Square a Manama (capitale del Bahrain) e per averne postato le foto su Facebook, è stato rilasciato il 27 aprile.
Il quotidiano di opposizione Al-Wasat ha annunciato, nell’edizione dell’8 marzo precedentemente annunciata come l’ultimo numero, di aver ribaltato la sua decisione e di essere intenzionato a continuare con la pubblicazione del giornale. Chiuso dal Ministero dell’informazione il 3 maggio per presunta disseminazione di informazioni false che minavano l’immagine e la reputazione internazionali del paese, il giorno successivo è stato concesso ad Al-Wasat di riprendere a pubblicare il giorno successivo ma tre dei suoi giornalisti principali – il direttore Mansour Al-Jamari, il direttore editoriale Walid Nouihid e il direttore delle news locali Aqil Mirza – sono stati costretti a rassegnare le loro dimissioni. Molti dei suoi giornalisti sono inoltre stati arrestati.
KURDISTAN IRACHENO
Ahmed Mira, direttore di Lvin Magazine, ha scritto in un articolo del 7 maggio di aver ricevuto una minaccia di morte diretta dal ministro Sheikh Jaafar Mustafa alle 19.49 del 24 aprile. Il ministro nega le minacce a Mira, sebbene quest’ultimo abbia registrato la conversazione.
La minaccia è stata fatta sullo sfondo di un più ampio giro di vite sui giornalisti e mezzi d’informazione che si sono occupati delle proteste di strada che, da metà febbraio, stanno scuotendo la regione autonoma del Kurdistan, nel nord dell’Iraq. È però la prima volta che un giornalista viene minacciato direttamente da un ministro di governo. Le autorità dovrebbero punire chiunque compia minacce del genere.
Mira ha chiesto al Primo Ministro del Governo Regionale del Kurdistan, Dr. Barham Salih, di ordinare un’indagine sulle minacce di Mustafa.
YEMEN
Ali Iskander, distributore del quotidiano Al-Tajamou, la mattina dell’8 maggio è stato aggredito e picchiato da teppisti pro-governo conosciuti come baltajiya. Questi hanno sequestrato le copie del quotidiano e minacciato di tagliare la lingua di Iskander, oltre a minacciare di attaccare la sede centrale del quotidiano se questa avesse continuato a criticare il Presidente Ali Abdallah Saleh.
Il giornalista Abdelhafez Ma’joub è stato arrestato il 6 maggio al posto di controllo di Bagel all’entrata di Al-Hodeidah mentre stava ritornando a Sana, e il suo cellulare gli è stato confiscato.
È stato infine rilasciato la sera del giorno successivo.
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