RSF saluta con gioia il conferimento del Premio Sakharov a Nasrin Sotoudeh e Jafar Panahi

Reporter senza frontiere è felice di apprendere che il Premio Sakharov per la Libertà di Pensiero (un premio assegnato annualmente dal Parlamento Europeo) è stato attribuito a due personalità iraniane: l’avvocato per i diritti umani Nasrin Sotoudeh e il regista Jafar Panahi.

“La scelta del Parlamento Europeo rappresenta un gesto di portata storica a supporto della libertà di espressione in Iran”, ha dichiarato RSF. “Lo consideriamo un messaggio di speranza per i destinatari del premio, la prima dei quali sta scontando una condanna di sei anni nella prigione di Evin (vicino Tehran), mentre l’altro si trova agli arresti domiciliari a Tehran dopo essere stato condannato a sei anni di carcere e al divieto di realizzare o scrivere film per 20 anni.”

Avvocato difensore di molti giornalisti e internauti in carcere, Sotoudeh ha iniziato lo sciopero della fame lo scorso 18 ottobre per protestare contro le sue condizioni carcerarie, denunciare le pressioni esercitate sulla sua famiglia e il fatto che ai suoi figli non sia consentito andare a farle visita. Attualmente in condizioni fisiche molto precarie, il 26 ottobre è stata trasferita nell’ospedale del carcere.

Detenuta dal 5 settembre 2010, l’unico reato di questa donna determinata nel difendere i diritti umani è stato quello di condannare gli arresti arbitrari e illegali e di richiedere che le autorità rispettino i diritti delle vittime di ingiustizie, tra cui quelli dei giornalisti e degli internauti che il regime iraniano stava cercando di mettere a tacere.

Reporter senza frontiere rinnova l’appello fatto il 17 dicembre 2010:

La sua lotta è la nostra lotta. La comunità internazionale e i suoi cittadini devono reagire. Il regime iraniano sta cercando di zittire una voce che teme. I tentativi di ridurre Nasrin Sotoudeh al silenzio ci obbligano a considerare tale sfida come una gara contro la morte. La libertà deve trionfare. Nessuna repressione e nessuna reclusione potranno fermare una giovane ed emergente società civile iraniana, di cui Nasrin Sotoudeh è un’importante portavoce. Dobbiamo unire le nostre voci alla sua. Nasrin Sotoudeh deve vivere libera.”

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

RSF: I predatori della Libertà di Stampa 2011, i 38 capi di stato e signori della guerra che seminano il terrore tra i giornalisti

Predatori della Libertà di Stampa 2011

I capi di una macchina repressiva, i leader politici dei regimi ostili
alle libertà civili e gli organizzatori di campagne di violenza diretta contro i
giornalisti – questi i 38 predatori della libertà di stampa del rapporto 2011 di Reporters sans frontières, reso pubblico il 3 maggio, Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa.

Per scaricare il rapporto completo (in inglese, 47 pagine, 26 MB) cliccare su  questo link:  http://rsfitalia.files.wordpress.com/2011/05/predateurs_gb27042011.pdf

Per quanto riguarda l’Italia, anche quest’anno, tra i 38 predatori è presente la criminalità organizzata italiana, che continua a considerare propri nemici i giornalisti che ne parlano, Il rapporto ricorda i casi più noti di giornalisti minacciati (da Roberto Saviano a Lino Abbate a Rosaria Capacchione) così come il mancato sostegno del Primo Ministro italiano, Silvio Berlusconi, che -a novembre 2009- dichiarò che avrebbe voluto strozzare scrittori e autori di cinema  che davano una cattiva immagine dell’Italia parlando di mafia e camorra.

Nel rapporto 2011 il “posto d’onore” va al Nord Africa e al Medio Oriente, luogo che hanno visto negli ultimi mesi eventi drammatici e talvolta tragici. Il mondo arabo  ha visto i più importanti cambiamenti nella lista dei predatori rispetto al 2010. Alcuni sono caduti. Il primo ad andarsene è stato il Presidente della Tunisia Zine el-Abidine Ben Ali, costretto a dimettersi il 14 gennaio, dando così al suo popolo la possibilità di avviarsi su una strada democratica.  Altri predatori, come Ali Abdallah Saleh dello Yemen, che è stato travolto dall’ondata di proteste radicali suo paese, o della Siria Bashar al-Assad, che risponde con il terrore alle aspirazioni democratiche del suo popolo, potrebbero anche cadere. E che dire di Muammar Gheddafi, la “Guida della Rivoluzione”, ora la guida della violenza contro il suo popolo, una violenza che è sorda alla ragione? E il re del Bahrain, Ben Aissa Al-Khalifa, che dovrebbe rispondere per la morte di quattro attivisti in carcere, tra cui il fondatore dell’unico giornale di opposizione, e per l’operazione repressiva contro le vaste manifestazioni pro-democrazia?

La libertà di espressione è stata una delle prime richieste dei popoli in rivolta, una delle prime concessioni dei regimi transitori e uno delle prime realizzazioni, anche se molto fragili, delle rivoluzioni.

Tentativi di manipolare i giornalisti stranieri, arresti arbitrari e detenzione, deportazione, negazione di accesso, intimidazioni e minacce – la lista degli abusi contro i media nel corso della primavera araba è sconcertante. La determinazione a ostacolare i mezzi di comunicazione non si è fermata agli omicidi in quattro paesi – Siria, Libia, Bahrein e Yemen. Gli incidenti mortali includono Mohamed Al-Nabous, colpito da cecchini a libro paga del governo nella città libica di Bengasi il 19 Marzo, e due giornalisti uccisi direttamente dalle forze di sicurezza nello Yemen il 18 marzo.

Ci sono stati più di 30 casi di detenzione arbitraria in Libia e di un numero simile di corrispondenti stranieri espulsi. Metodi simili sono stati utilizzati in Siria, Bahrein e Yemen, dove le autorità fanno ogni sforzo possibile per mantenere i mezzi di comunicazione a distanza in modo che non possano girare video della repressione.

I media hanno raramente avuto un ruolo così fondamentale nei conflitti. Questi regimi, già tradizionalmente ostili alla libertà dei media, hanno trattato il controllo delle notizie e delle informazioni come una delle chiavi per la loro sopravvivenza.

I giornalisti sono stati direttamente presi di mira dalle autorità o catturati nel fuoco incrociato delle violenze tra attivisti e forze di sicurezza, ricordando a tutti noi i rischi che corrono nello svolgere il loro lavoro essenziale.

Resto del mondo

In Asia, alcuni leader sono stati sostituiti, senza alcuna modifica dei sistemi repressivi. Thein Sein ha sostituito Than Shwe al capo del regime in Birmania (dove 14 giornalisti sono in carcere). Il Partito Comunista ha scelto Nguyen Phu Trong al posto di Nong Duc Manh in Vietnam (dove 18 cittadini della rete sono attualmente in carcere). In entrambi i paesi, un predatore ha preso il posto di un altro.
Le onde d’urto della primavera araba hanno influenzato le politiche perseguite dal predatore della Cina, il presidente Hu Jintao, e del predatore dell’Azerbaigian, il presidente Ilham Aliyev. Essi temono la possibile diffusione di questo virus. Più di 30 dissidenti, avvocati e attivisti dei diritti umani sono detenuti in isolamento in Cina. Non c’è modo di sapere che cosa sia successo loro. Una delle ultime vittime è l’artista di fama internazionale, Ai Wei Wei. No si sa dove sia detenuto. Le autorità azere hanno adottato varie tattiche per tacitare i mezzi di comunicazione in risposta ai tentativi di
organizzare manifestazioni in stile arabo a Baku. Anche attivisti Facebook  sono stati incarcerati. Sono stati rapiti e minacciati reporter che lavoravano per il quotidiano dell’opposizione Azadlig. I giornalisti che cercavano di coprire le proteste sono stati arrestati e picchiati. Internet è stata bloccata.

Altri predatori rimangono tragicamente fedeli a se stessi. Issaias Afeworki in Eritrea, Gurbanguly Berdymukhamedov in Turkmenistan e Kim Jong-il in Nord Corea che restano i peggiori regimi totalitari del mondo. La loro crudeltà è sconcertante. L’estrema centralizzazione dei poteri, le purghe e
la loro propaganda onnipresente non lasciano spazio ad alcuna libertà.

I predatori dell’Iran – Mahmoud Ahmadinejad, rieletto presidente della Repubblica Islamica nel giugno 2009, e Ali Khamenei, leader supremo – sono gli artefici di una repressione implacabile segnata da prove di stile stalinista contro politici dell’opposizione, giornalisti e attivisti dei diritti umani. Più di 200 giornalisti e blogger sono stati arrestati dal giugno 2009, 40 sono ancora detenuti e circa 100 hanno dovuto abbandonare il paese. Si stima che 3.000 giornalisti siano attualmente senza lavoro perché i loro giornali sono stati chiusi o loro comunque non riassunti. Reporter sans frontières chiede un inviato speciale sui diritti umani da mandare in Iran con urgenza, in linea con la risoluzione adottata dalle Nazioni Unite Consiglio dei Diritti Umani il 24 marzo.

L’altro lato dell’Atlantico ha visto una insolita aggiunta alla lista dei predatori della libertà di stampa: le milizie proprietà dell’ imprenditore honduregno Miguel Facusse Barjum che hanno avuto le mani libere per minacciare i media di opposizione al colpo di stato del giugno 2009  – in particolare le piccole stazioni radio che intraprendono una battaglia tra Davide e Golia contro i grandi interessi economici e politici.

Pakistan e Costa d’Avorio – due priorità per l’anno prossimo

Reporters sans frontières continuerà a lavorare sul tema delle violazioni della libertà dei media da parte della criminalità organizzata. Il rapporto iniziale, emesso nel marzo 2011, sarà sviluppato soprattutto in vista della visita che il Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Navanethem Pillay farà nei prossimi mesi in Messico, dove sette giornalisti sono stati uccisi nel 2010.

La violenza è anche il problema principale in Pakistan, dove 14 giornalisti sono stati uccisi in poco più di un anno. Il Pakistan continua a essere uno dei paesi più pericolosi del mondo per i media.

Internet

Per quanto riguarda Internet, la priorità per Reporter sans frontières sarà quella di difendere la libertà della rete, che è minacciata da proposte di legge in diversi paesi. RSF è preoccupata per la crescente pressione – più o meno intensa a seconda della natura del regime – su aziende del settore Internet, in particolare sii fornitori di servizi Internet.

Sempre più giornalisti e cittadini della rete sono stati repressi in Vietnam, dove il Partito Comunista segue il modello di grande fratello cinese per quanto riguarda la governance e la repressione.

La comunità internazionale -in completo silenzio su molti paesi come Azerbaigian, Vietnam, Eritrea e le dittature dell’Asia centrale (in particolare Turkmenistan e Uzbekistan)- più che colpevole, è complice. Esortiamo le democrazie non continuare nascondersi dietro i loro interessi commerciali geopolitici.

IRAN: Sollievo dopo l’annuncio della partenza per la Francia di Clothilde Reiss, ma “la repressione verso i media continua in Iran”

Il 16 maggio 2010, Clothilde Reiss è riuscita a lasciare l’Iran ed è in cammino verso la Francia.

Questa novità non deve permettere di dimenticare che la repressione continua ad abbattersi sulla popolazione iraniana e che numerosi giornalisti sono ancora in carcere in Iran, mentre la pressione aumenta con l’avvicinarsi dell’anniversario della rielezione contestata di Ahmadinedjad, il prossimo 12 giugno. Infatti i giornalisti del paese sono convocati dal ministero del Consiglio affinché si impegnino per iscritto a non scrivere delle prossime manifestazioni.

La giornalista Henghameh Shahidi poi è stata condannata a sei anni di prigione per propaganda contro il regime, partecipazione a manifestazioni illegali e azione contro la sicurezza nazionale.

Nel frattempo la salute di diversi giornalisti in carcere sta progressivamente peggiorando.

La situazione della libertà di stampa sta sempre più peggiorando dal 2009 e nel paese sono ormai più di quaranta i siti e i giornali chiusi e più di 3000 giornalisti fanno fatica a trovare lavoro per paura della repressione. Infine ci sono netizens in carcere per, come Clothilde Reiss, aver trasmesso delle foto e delle informazioni relative alle manifestazioni d’opposizione a mezzo Internet.

Clothilde Reiss, lettrice di francese presso l’università di Isfahan era stata arrestata il 1 luglio 2009, mentre stava per lasciare l’Iran. Era stata accusata di aver attentato alla sicurezza nazionale dell’Iran per aver raccolto  delle informazioni sulle manifestazioni d’opposizione il 15 e il 17 giugno 2009 a Isfahan.

IRAN: Il premio speciale “Libertà di espressione”, sponsorizzato da Reporters sans frontières dato alla giornalista iraniana Jila Bani Yaghoob

La blogger, giornalista e militante per i diritti delle donne Jila Bani Yaghoob è stata premiata nella categoria “Reporters sans frontières, libertà di espressione”, per il suo blog “We are journalists”  ( http://www.zhila.org/spip.php?article217) in occasione della sesta edizione del concorso internazionale “Best of Blogs”, organizzato a Berlino dalla Deutsche Welle dal 13 al 15 aprile 2010, nell’ambito della conferenza “re:publica” (http://re-publica.de/10/en/), dedicata ai media che si occupano di problemi sociali.

Si tratta di un blog in persiano che si occupa di attualità in Iran, di problemi sociali e della condizione femminile. Jila è in prima linea per la libertà di espressione nel suo paese. Lei e si suoi cari hanno già pagato un tributo assai pesante per il suo impegno. Reporters sans frontières è fiera di attribuire a lei questo premio e rendere omaggio in questo modo a tutti quei blogger e giornalisti iraniani che sono stati arrestati, imprigionati o costretti all’esilio negli ultimi mesi.

Jila Bani Yaghoob e suo marito Bahman Ahamadi Amoee sono stati arrestati il 20 giugno 2009 insieme ad una ventina di altri giornalisti durante le manifestazioni che sono seguite alla rielezione contestata di Ahmadinejad alla presidenza della repubblica. Jila è stata liberata il 24 agosto ma il marito è stato condannato a cinque anni di prigione. Attualmente sta beneficiando di qualche giorno di libertà condizionale.

Jila Bani Yaghoob è stata una delle prime donne reporter indipendenti in Iran. La sua carriera è segnata dalle intimidazioni e dagli interrogatori abusivi che hanno cercato di ridurla al silenzio. Ma non si è mai piegata alle pressioni costanti delle autorità iraniane. Ha effettuato più di 4000 reportage su argomenti sensibili, come la scolarizzazione delle donne, la prostituzione, i malati di aids, il suicidio giovanile, ma anche la guerra in Iraq, in Afghanistan e in Libano. I giornali riformisti con i quali ha collaborato, sono stati quasi tutti sospesi. Per paura di essere a loro volta inquisiti, i media iraniani rifiutano di pubblicare i suoi lavori. E’ dunque online che ella può affrontare gli argomenti che le stanno a cuore e continuare ad informare gli iraniani e il resto del mondo sull’attualità del suo paese. Nel suo blog, che ha assunto un’importanza crescente negli ultimi mesi, Jila denuncia le condizioni di detenzione dei suoi colleghi imprigionati. L’accesso al blog è bloccato in Iran, ma accessibile con i proxies.

Quest’anno l’Iran è stato nuovamente classificato come “nemico di Internet”, da Reporters sans frontières. Campione di cybercensura, il regime iraniano ha intensificato la repressione e la sorveglianza online dal 12 giugno 2009. Il regime demonizza i nuovi media, accusati di essere al servizio dei paesi stranieri. Quaranta giornalisti, blogger e netizen sono attualmente dietro le sbarre.

IRAN: Diversi giornalisti gravemente ammalati sono tuttora detenuti nel carcere di Evin

Reporters sans frontières è estremamente preoccupata per le condizioni di detenzioni indegne in cui sono mantenuti i prigionieri di opinione in Iran, tra i quali numerosi giornalisti. Sebbene malati, affaticati fisicamente e psicologicamente sono comunque trattenuti in carcere e in modo arbitrario. La vita di numerosi giornalisti è in pericolo al momento attuale. Emaldoldin Baghi, Badrolssadat Mofidi, Mehdi Mahmudian e Mohammad Sadegh Kabovand sono gravemente ammalati. Reporters sans frontières chiede che siano liberati al più presto affinché non si continui a mettere a rischio la loro sopravvivenza e dichiara che riterrà le autorità iraniane direttamente responsabili di qualsiasi malore dovesse arrivare loro.

IRAN: Continua la cronaca in tempo reale di RSF delle violazioni della libertà di stampa a Teheran e nel resto del paese

29 marzo 2010 – Liberazione e permessi selettivi

In occasione del nuovo anno iraniano diversi giornalisti e blogger sono stati liberati provvisoriamente in attesa di giudizio o hanno ottenuto un permesso.

Il 28 marzo, Sasan Aghaei, giornalista del quotidiano Farhikhtegan è stato liberato dopo 120 giorni di carcere e dietro versamento di una cauzione.

Reporters sans frontières ha inoltre appreso della liberazione, avvenuta il 18 e 19 marzo, di quattro giornalisti: Ali Moazemi, giornalista delle pagine “Opinions” di diversi giornali e direttore del blog “Qui e adesso”, arrestato il 7 marzo 2010; Kivan Farzin, giornalista di Farhangh é ahangh arrestato il 5 gennaio. I due giornalisti di questo mensile culturale arrestati insieme a Farzin, Behrangh Tonkaboni e Arvin Sedaghat Kish, sono stati liberati il 28 febbraio.

Il 13 marzo sono stati liberati Hamid Mafi, giornalista per diversi giornali locali e nazionali, soprattutto per Hasiss Qazvin e Farhangh Ashti della città di Qazvin (nord del paese), arrestato il 9 febbraio 2010, Ehsan Mehrabi, giornalista del quotidiano Farhikhteghan e la giornalista e blogger Naimeh Dostar.

La magistratura ha accordato poi dei permessi per tre giornalisti: Bahman Ahamadi Amoee, Kivan Samini Behbani e Saide Lylaz, detenuti dal giugno 2009 e condannati a pene che vanno dai 3 ai 6 anni di prigione.

Tuttavia altri giornalisti, in situazioni preoccupanti, sono stati privati del loro diritto di visita o non hanno ottenuto alcun permesso. Si tratta per esempio di Masoud Lavassami, giornalista e blogger arrestato il 26 settembre e condannato a dicembre 2009 a 8 anni di prigione. Così pure per Mehdi Mahmoudian, difensore dei diritti dell’uomo e giornalista riformista, arrestato il 16 settembre. Su richiesta dei famigliari di questi giornalisti, Reporters sans frontières non li aveva inclusi nelle liste dei professionisti dei media monitorati dal “barometro”.

Emadoldin Baghi, giornalista e figura emblematica per la difesa dei diritti umani in Iran, non ha potuto passare il nuovo anno con la famiglia, nonostante il pagamento di una cauzione piuttosto elevata.

Lo stato di salute di Nader Karimi, giornalista  per diverse testate come Gozaresh, Feker e Sysat rouz, è molto preoccupante. Soffre di diverse patologie in seguito alle ferite riportate dopo la guerra tra Iran e Iraq (1980-1988). Le sue condizioni necessitano di cure specifiche. Arrestato il 21 novembre 2008 a Teheran per azioni contro la sicurezza del paese e spionaggio, è stato condannato a 10 anni di prigione dalla 28 sezione del tribunale della Rivoluzione di Teheran.

IRAN: Continua la cronaca in tempo reale di RSF delle violazioni della libertà di stampa a Teheran e nel resto del paese

  • Il  due giornalisti sono stati provvisoriamente liberati il 17 marzo 2010 dietro versamento di cauzione in attesa di giudizio:
    • Akbar Montajabi, giornalista del quotidiano sospeso Etemad-e Melli, arrestato il 7 febbraio 2010
    • Bahman Ahamadi Amoee, giornalista del quotidiano sospeso Sarmayeh, arrestato il 20 giugno 2010
  • Sussan Mohamadkhani Ghiassvanad, scrittrice e giornalista online, è stata arrestata l’11 marzo 2010 presso il proprio domicilio da agenti del ministero del Consiglio nella città di Karaj. Due giorni dopo il suo arresto, la giornalista ha potuto contattare la propria famiglia. E’ attualmente detenuta presso la prigione di Ghezel Hessar.
  • Reporters sans frontières il 13 marzo ha appreso della liberazione di tre giornalisti e blogger:
    • Vahid Pourostad, blogger arrestato l’8 gennaio 2010
    • Lilli Farhadpour, collaboratore di Meher News, arrestato il 7 febbraio
    • Somayeh Momeni, giornalista di Nasim Bidary, arrestata il 7 febbraio
      Questi giornalisti sono stati liberati provvisoriamente in seguito al pagamento di una cauzione in attesa di giudizio

IRAN: Ad un anno di distanza ancora nessuna spiegazione sulla morte in carcere di Omidreza Mirsayafi

Il 18 marzo sarà passato un anno dalla tragica morte in carcere del blogger Omidreza Mirsayafi, il cui decesso si sarebbe potuto evitare senza la negligenza di cui hanno dato prova le autorità penitenziarie. Se queste fossero intervenute con rapidità e avessero fatto quanto necessario, il blogger avrebbe potuto essere salvato. La sua morte è ancor più tragica considerando che la sua detenzione era assolutamente ingiustificato, secondo Reporters sans frontières. Era mezzogiorno del 18 marzo 2009 quando Mirsayafi si era sentito male. Era stato trasportato all’ospedale della prigione di Evin, ma ci sono volute ben tre ore prima che la polizia penitenziaria decidesse di trasferirlo all’ospedale di Loghman Hakim, in centro a Teheran. Dopo esservi finalmente giunto alle 16 00 morirà un’ora più tardi da intossicazione farmacologica (propranololo, beta-bloccante). Il medico legale ha stabilito che si era trattato di suicidio nel consegnare il corpo ai famigliari. I quali chiederanno invano che sia fatta un’altra autopsia. In ogni caso resta il fatto che era stata segnalata la tendenza depressiva del blogger che gli avrebbe reso impossibile sopportare la carcerazione e resta pure un mistero come abbia potuto procurarsi più di una cinquantina di compresse in carcere.

La sua morte costituisce un emblema della tragedia che sconvolge le voci dissidenti in Iran oggi e Omidreza Mirayafi simboleggia questa popolazione perseguitata, perseguita, arrestata, incarcerata e ridotta al silenzio.

D’altra parte il 13 marzo 2010 altri 30 netizen sono stati arrestati dai Guardiani della Rivoluzione, ancora una volta senza basi giuridiche. Stavolta però sono stati accusati per la prima volta di cospirare contro il governo grazie ad appoggi con organizzazioni straniere, tra cui la CIA.

Alle cyberfemministe iraniane del sito “Change for Equality” il primo “Premio Netizen” organizzato da Reporters sans frontières con il sostegno di Google


Ieri sera, alla vigilia della Giornata mondiale contro la cyber-censura e con il sostegno di Google, Reporters sans frontières ha assegnato il primo “Premio Netizen” alle cyberfemministe iraniane del sito web Change for Equality (www.we-change.org, versione inglese www.we-change.org/english). Il Premio è stato consegnato dal giornalista francese Jean-Marie Colombani a Parvin Ardalan, giornalista, blogger e attivista per i diritti umani, una delle fondatrici del sito, in una cerimonia tenutasi presso la sede di Parigi di Google Francia.

“Siamo molto lieti che alle donne blogger iraniane sia andato il riconoscimento del primo “Premio Netizen”, ha detto Reporters sans frontières. ”‘Internet è stata di grandissimo aiuto nel difendere la libertà e la democrazia in Iran dopo la rielezione contestata del presidente Mahmoud Ahmadinejad lo scorso giugno. La maggior parte delle foto e dei video che abbiamo visto degli eventi in Iran sono stati inviati via Internet.”

L’organizzazione per la libertà di stampa ha aggiunto: “La blogosfera iraniana è molto attiva e merita un forte sostegno. Senza questi Netizen coraggiosi e determinati, saremmo privati di informazioni essenziali per capire il nostro mondo “.

Il senior vice-presidente di Google, David Drummond, ha dichiarato: “La libertà di espressione è fondamentale per responsabilizzare gli individui. Come Google, stiamo lavorando in modo che agli utenti di Internet siano fornite maggiori informazioni, maggiori possibilità di scelta e maggiore controllo in quanti più paesi possibile. Sostenere il Premio Netizen di Reporters sans frontières e premiare il collettivo di Change for Equality è una nuova opportunità per promuovere ciò in cui crediamo profondamente.”

Il sito Change for Equality (www.we-change.org) è stato lanciato nel settembre 2006 da un gruppo di circa 20 donne, per lo più blogger e giornaliste, per promuovere una campagna per le modifiche alle leggi che discriminano le donne. Tre anni e mezzo dopo, il sito è diventato una fonte autorevole di informazioni sui diritti delle donne in una società governata da fondamentalisti. I risultati di queste donne attiviste online per i diritti comprendono il sostegno per impugnare nel settembre 2008 un disegno di legge che rende più facile la poligamia e di contribuire a sviluppare la società civile iraniana. Più di 50 attiviste del movimento sono stati convocate, arrestate e incarcerate dal lancio del sito.

Alla consegna del premio, Parvin Ardalan ha detto: “Questo premio non è solo per il nostro singolo sito. Premia gli sforzi di tutti coloro che lottano per la libertà di espressione in Iran. Alcuni di loro sono in carcere. Dedico a loro questo premio “.

Il premio Netizen di Reporters sans frontières sarà assegnato annualmente a un blogger, giornalista online o cyber-dissidente, che abbia contribuito a promuovere la libertà di espressione su Internet.

I candidati per il premio di quest’anno sono stati Yoani Sánchez (Cuba), Zuoren Tan (Cina), Tamer Mabrouk (Egitto), Ingushetiyaru.org (Russia) e Nguyen Tien Trung (Vietnam).

La Giornata mondiale contro la cyber-censura si celebra ogni 12 marzo, con l’obiettivo di esprimere il sostegno di ognuno di noi per una rete Internet libera e accessibile a tutti. Reporters sans frontières pubblica in questa occasione la versione aggiornata del suo rapporto “nemici di Internet”, un elenco dei peggiori paesi per quanto riguarda le limitazioni dell’accesso on-line.

I governi minacciano sempre più la libertà di espressione on-line e prendono misure concrete per limitarlo. L’accesso a Google e YouTube è attualmente bloccato in 25 paesi.

IRAN: Continua la cronaca in tempo reale di RSF delle violazioni della libertà di stampa a Teheran e nel resto del paese

9 marzo 2010

Il 7 marzo 2010, Ali Moazemi, opinionista per diversi giornali e direttore del blog “Qui e ora”, è stato arrestato dopo essere stato convocato presso il ministero del Consiglio. Da allora la sua famiglia non ha più avuto notizie né conosce il luogo o il motivo dell’arresto.

Il 2 marzo, Mojtaba Gahestoni, direttore del sito Sokhango (Sokhango = portavoce), è stato arrestato nella città di Ahvaz.

Reporters sans frontières ha appreso della liberazione di quattro giornalisti e blogger, avvenuta tra il 7 e l’8 marzo:

  • Mehrdad Rahimi, blogger arrestato il 2 gennaio e liberato l’8 marzo
  • Yashar Darolshafa, netizen arrestato il 2 febbraio e liberato l’8 marzo.
  • Ahmad Jalali Farahani, collaboratore di Meher News, arrestato il 7 febbraio e liberato l’8 marzo
  • Zeynab Kazem-Khah, giornalista di ISNA, arrestata il 7 febbraio e liberata il 7 marzo.

Questi giornalisti sono stati liberati provvisoriamente dietro cauzione e sono tutti in attesa di giudizio.

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