GIORDANIA: Censura della stampa per paura delle critiche

Il 10 marzo 2010 il tribunale militare di Amman ha impedito ai media di pubblicare qualsiasi informazione supplementare relativa ad un caso di corruzione in cui sono coinvolti personalità giordane di primo piano, tra cui l’ex ministro delle finanze. Questo caso era stato segnalato dalla stampa qualche mese fa.

In un comunicato del 10 marzo il procuratore Youssef Al-Faouri ha impedito ai media di pubblicare tutte le informazioni riguardanti il progetto di modernizzazione della raffineria di petrolio giordano, senza autorizzazione personale del procuratore generale.

Quattro persone, tra cui un ex primo ministro delle Finanze sono stati arrestati il 4 marzo con l’accusa di corruzione e di non aver svolto il proprio dovere nell’ambito dell’espansione della raffineria e possono incorrere in 3 anni di prigione.

.i il progetto di modernizzazione della raffineria di petrolio giordano, senza autorizzazione personale del procuratore general

Per Reporters sans frontières questa proibizione dimostra l’assenza della volontà politica da parte del governo giordano di lottare contro la corruzione all’interno dell’apparato statale e delle pubbliche imprese. La stampa aveva spinto le autorità ad agire. “Appare dunque evidente che le stesse autorità temono che i giornali possano fare altre rivelazioni. Non è degno di un paese democratico: la stampa deve essere libera di trattare qualsiasi argomento”, aggiunge l’organizzazione.

GIORDANIA: Quindici giorni di carcere per aver criticato pubblicamente la politica del governo

Il 10 febbraio il procuratore generale della Corte di sicurezza dello Stato ha convocato Mwaffaq Mahadin, editorialista del quotidiano Al-Arab Al-Yawm e Souflan Tell, specializzato in questioni ambientali, in seguito alle loro critiche pubbliche relative alla cooperazione dei servizi segreti giordani con gli Stati Uniti nella lotta contro Al-Qaeda. Al termine di tale convocazione il procuratore ha ordinato loro una detenzione di quindici giorni nel penitenziario di Al-Juweida (15 km a sud di Amman).

“Questa decisione mostra quant’è difficile per i giordani criticare il governo e le sue scelte in ambito di politica estera e di cooperazione. Imprigionare dei cittadini per aver esercitato il proprio diritto alla libertà di espressione è arcaico”, ha dichiarato Reporters sans frontières.

Durante un dibattito sul canale satellitare Al-Jazeera del 14 gennaio scorso, Mahadin, invitato come giornalista esperto di questioni di politica interna e straniera, aveva criticato la politica di collaborazione per la sicurezza tra la Giordania e gli Stati Uniti, in seguito all’attentato suicida commesso da parte di un cittadino giordano contro degli agenti della CIA in Afghanistan il 30 dicembre scorso. Souflan Tell invece aveva criticato, sul canale satellitare Nourmina, la presenza militare della Giordania al di fuori del territorio nazionale.

In seguito a queste dichiarazioni, degli ufficiali dell’esercito in pensione avevano sporto querela, ritenendo che i due uomini avessero offeso il prestigio dell’esercito giordano.

Mahadin e Tell sono accusati di “azioni minanti le relazioni con stati stranieri, aizzanti il razzismo, incoraggianti il sovvertimento del governo e nocenti al prestigio dello stato.” Tell è stato accusato anche di “diffamazione verso l’esercito”.

L’avvocato di Mahadin, Riyad Al-Nouaissa presente durante l’interrogatorio del suo cliente, ritiene che tali accuse siano legate al contesto politico attuale. Insiste sul fatto che questa decisione rivela l’impossibilità per chiunque, in Giordania, di esprimere un parere contrario a quello ufficiale.

GIORDANIA: Un emendamento legislativo costituisce un pericolo per la libertà di su Internet

Il 13 gennaio 2010 la corte di cassazione ha deciso di applicare anche alle pubblicazioni online e alla stampa elettronica il codice della stampa e delle pubblicazioni generale. Il ministro dell’Informazione ha dichiarato al Jordan Times che le autorità giudiziarie hanno preso questa decisione in modo indipendente e che di conseguenza essa deve essere applicata.

Questa decisione costituisce un pericolo reale per la libertà di espressione su Internet in Giordania. Poiché i media tradizionali seguono spesso e in modo tacito la linea del regime, le autorità hanno deciso di riprendere in mano la circolazione dell’informazione online. Il rischio che gli internauti seguano l’esempio dei giornalisti della stampa scritta è grande e come loro potrebbero finire con l’autocensurarsi, per paura di sanzioni.

Questa decisione è stata presa qualche giorno dopo che il ministro dei media e della comunicazione, Nabil Al-Sharif, ha intentato una causa contro Abdul Hadi Raji Al-Majali, direttore del sito ejjbed.com e giornalista del quotidiano Al-Rai, pubblicazione governativa tra le più importanti del paese.

Il ministro ha sporto denuncia per “diffamazione” e “calunnia”, in seguito alla pubblicazione di una serie di articoli sul sito ejjbed.com, nei quali Abdul Hadi Raji Al-Majali aveva denunciato l’arricchimento ingiustificato della famiglia del ministro e la mancanza di trasparenza nell’assunzione del personale nelle aziende del fratello maggiore del ministro. Aveva dichiarato inoltre che il ministro non sarebbe in possesso dei diplomi citati sul suo curriculum vitae. Uno degli articoli pubblicati l’8 maggio 2008 è stato redatto in dialetto egiziano, facendo riferimento all’origine egiziana del ministro.

“E’ allucinante che in un paese che si definisce democratico il ministro dei media e dell’informazione sporga denuncia contro un giornalista. Questo caso è inquietante: tra due settimane, il sindacato dei giornalisti va a pronunciarsi sulla mia eventuale esclusione dal sindacato stesso. Ma tutti ormai sanno che il sindacato è agli ordini del governo”, ha dichiarato il giornalista a Reporters sans frontières.

GIORDANIA: Il governo di Amman chiude gli uffici di due stazioni televisive iraniane via satellite

arton33720-05d14Reporters Without Borders condemns the Jordanian government’s closure of the Amman bureaux of two satellite TV stations that are funded by the Iranian government, the Arabic-language Al-Alam and the English-language Press TV. They were closed on 30 June.

Reporters Without Borders wrote today to media and communication minister Nabil Al-Sharif urging him to treat all satellite TV stations equally, regardless of the political tension between Iran and Jordan, and to therefore rescind the closure of Al-Alam and Press TV and give them the licences and accreditation they need.

“News media must be able to work freely even if their editorial policies or their funding are clearly linked to a foreign country,” the press freedom organisation said.

The Jordanian government insists that the two bureaux were closed because they lacked the accreditation and permits needed to operate in Jordan. An Al-Alam journalist told Reporters Without Borders that his station submitted several requests to the media and communication ministry for the renewal of its accreditation in the past seven months. Press TV’s accreditation used to be renewed automatically every year, but not this year.

Al-Alam was accused of “working without authorisation” because it filmed the inside of Jordan’s Royal Council. In telephone conversations with several journalists, the media and communication minister stressed the government’s desire to close all news media operating without a permit.

“In fact, it is only journalists working for news media funded by Iran that cannot work,” Reporters Without Borders was told by one of the journalists affected. “Everyone knows it but we cannot prove it.”

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