EGITTO: Più di 30 giornalisti aggrediti e fermati dopo la manifestazione del 4 Maggio al Cairo

Dopo gli scontri del 2 maggio, migliaia di egiziani sono scesi in piazza due giorni dopo a Il Cairo e Alessandria per protestare contro l’esercito che ancora detiene il potere.

A Il Cairo i dimostranti si sono riuniti principalmente nel quartiere di Abbassiya, vicino al ministero della difesa, nonostante gli avvertimenti dell’esercito del giorno precedente e il grande dispiego di forze di sicurezza.

Il bilancio è stato particolarmente pesante per i manifestanti così come per i giornalisti.

Reporter senza frontiere ha registrati almeno 32 tra aggressioni e detenzioni di giornalisti solo durante la giornata del 4 Maggio. Molte telecamere e telefoni cellulari sono stati sequestrati e alcuni non sono stati restituiti http://almesryoon.com/permalink/6586.html

L’organizzazione per la libertà di stampa condanna queste azioni brutali nei confronti di reporter e giornalisti e chiede che i responsabili di tali atti siano identificati e assicurati alla giustizia.

Il Consiglio Supremo dell’Esercito egiziano si guadagna un posto nell’elenco dei Predatori della Libertà di Stampa, pubblicato da Reporter senza frontiere il 3 Maggio in occasione della giornata mondiale per la libertà di stampa.

 Bilancio del 4 Maggio

Dei 32 giornalisti:

-       20 sono stati aggrediti o percossi

-       11 feriti

-       19 arrestati

-       5 fermati

-       1 sequestrato

-       7 hanno subito il sequestro del materiale

I casi nel dettaglio

- un equipe di 5 membri dell’emittente Misr 25, Ahmed Abdel Alim, Ahmed Fadl, Musa’ab Hamed e Hassan Khodary (feriti durante gli scontri di Abbassiya), e il fotografo  Ahmad Lutfi, stavano trasmettendo dal vivo vicino alla moschea di Al-Nour quando sono stati fermati, portati nella moschea e interrogati sulle proprie generalità. Secondo Lufti, hanno tutti subito violenze e atti di umiliazione da parte della polizia militare. Dopo aver sequestrato le loro attrezzature sono stati poi portati in una caserma militare.

Musa’ad El-Barbari, direttore dell’emittente Misr 25, ha detto che I 5 uomini sono apparsi poi di fronte alla corte il 5 Maggio con le seguenti accuse:

- Associazione con l’intento di disturbare l’ordine pubblico e intralcio alle autorità;

- Uso della forza e della violenza nei confronti degli agenti di sicurezza intenti a proteggere le istituzioni;

- Blocco del trasporto pubblico e privato, blocco delle strade nell’area circostante il ministero della difesa;

-  Riunione illegale;

- Accesso illegale ad una zona militare interdetta

Nonostante l’emittente abbia prodotto documentazione a prova del fatto che i cinque uomini erano giornalisti che si trovavano in loco nello svolgimento della propria attività professionale, El-Barbari ha riferito che l’accusa ha rifiutato di tener conto di questo aspetto, ordinando il rilascio di 3 membri dell’equipe ma confermando la detenzione per Alim e Fadl per due settimane. I due uomini sono stati portati al carcere di Tora a sud della capitale prima di essere rilasciati il 6 Maggio.

Altri due giornalisti della stessa emittente, Mohamed Rabie e Mohamed Amin, sono stati fermati durante due incidenti avvenuti nelle vicinanze. Sono apparsi di fronte alla corte militare e rilasciati il giorno seguente.

Due giornalisti del quotidiano on line El-Badil, Ahmed Ramadan e Islam Abu-l-Ezz, hanno subito l’aggressione da parte di malviventi e trascinati di fronte alla polizia militare. Sono stati portati dal procuratore militare che ha ordinato la loro detenzione per 2 settimane e il trasferimento al carcere di Tora. Tuttavia, sono stati poi rilasciati il 6 Maggio; secondo il giornale sono stati percossi violentemente sia durante l’arresto che all’interno della prigione, con conseguenti commozioni cerebrali.

Abdul Rahman Musharraf, giornalista di Al-Watan, è stato percosso prima di essere arrestato e portato di fronte al procuratore insieme a Ramadan e Abu-l-Ezz. Anche lui è stato rilasciato il 6 Maggio.

Sempre il 4 Maggio, Mahmoud Motawe’, fotografo del quotidiano on line  Sada-el-Balad, è stato ferito alla schiena da proiettili sparati da una fonte non identificata. Ha trascorso la notte all’ospedale di Qasr Al-‘Aini.

Abdul-Rahman Youssef, collaboratore del sito per i diritti dell’uomo http://www.hoqook.com, stava scattando fotografie degli scontri quando è stato violentemente aggredito con un coltello subendo una brutta ferita all’orecchio. Insieme ad altri dimostranti, è rimasto poi bloccato nell’area di Al-Demerdash dalla polizia che arrestava chiunque cercasse di andarsene, inclusi i feriti, riuscendo a uscire dall’assedio della polizia solo dopo un’ora dal suo ferimento.

Due fotografi, Mohamed El-Shami e Ali El-Malki, del quotidiano indipendente Al-Masry Al-Youm sono stati picchiati e arrestati mentre fotografavano gli scontri. Entrambi hanno riportato ferite. Sono stati portati di fronte al procuratore militare e trattenuti in caserma fino al giorno seguente.

Tre reporter dell Al-Watan, Mohamed Kamel, Ahmed Abdu e Ahmed Bahnasi, sono stati portati all’ospedale di Demerdash dopo aver inalato gas lacrimogeni che la polizia ha lanciato fuori dal Ministero della Difesa. Mohamed Omar, fotografo del giornale, è stato curato nello stesso ospedale: 3 punti in testa causati dal lancio di una pietra.

Tutti e quattro, incluso Kamel, che era già stato aggredito dai dimostranti il giorno prima, sono stati arrestati dalla polizia e trattenuti fino al giorno seguente.

Anche Rabab Fares, reporter del quotidiano indipendente Al-Tahrir, e Ezz El-Nubi dell’ Al-Youm Al-Sabe’a, sono stati aggrediti.

Lo staff delle tv Al-Jazeera Mubasher-Misr, ONTV, El-Tahrir e CBC sono stati aggrediti dalla polizia che ha frantumato i loro telefoni cellulari.

Amer Khamis, un giornalista del Al-Mesryoon (www.almesryoon.com), ha subito aggressioni.

Aya Seyed Mahmoud Abdul-Rahim, giornalista del giornale on line Misr El-Naharda (http://alnharda.com/main/), è stata aggredita e arrestata; il procuratore militare ne ha ordinato la detenzione per 2 settimane. Mentre la stavano trasferendo al carcere femminile di El-Qanater, il Generale El-Adawy, capo del sistema giudiziario militare, ne ha ordinato la scarcerazione.

Sami Abdul Rahman e Islam Adel, due giornalisti del giornale on line Sada-el-Balad (http://www.el-balad.com/), sono stati arrestati e trattenuti nella moschea di Al-Nour vicino alla piazza Abbasiya fino alla loro liberazione il giorno seguente.

La macchina fotografica di   Sharif Salah, fotografo di Al-Mashhad, è stata sequestrata dalla polizia militare che ha minacciato di arrestarlo se non se ne fosse andato. La macchina non è stata restituita.

Virginie Nguyen, una fotografa belga di Egypt Independent (versione on line del quotidiano Al-Masry Al-Youm) è stata ricoverata in ospedale per aver subito frattura della mandibola, rottura del labbro superiore e perdita di due denti a seguito di una pietra lanciata dai dimostranti. All’uscita dall’ospedale è stata fermata dalla polizia militare e portata da una struttura ospedaliera militare ad un’altra per essere interrogata. Alla fine è stata rilasciata e le è stata restituita la macchina fotografica dalla quale sono state però eliminate le immagini “inopportune”.

Walid El-Daramalli, reporter del settimanale Al-Karamah, è stato rapito da individui non identificati mentre documentava gli scontri in Piazza Abbasiya durante la mattina del 4 Maggio e portato all’interno di un edificio nelle vicinanze. E’ riuscito ad avvertire telefonicamente degli amici che lo hanno liberato. Ha subito ferite ad una gamba. La polizia militare ha arrestato i suoi assalitori.

A Suez

Sayyed Shaker, fotografo alla sede di Suez del Al-Masry Al-Youm, stava fotografando gli scontri tra dimostranti e militari che proteggevano il quartier generale del governatore di Suez quando due ufficiali gli hanno intimato di consegnare la macchina fotografica. Al suo rifiuto, lo hanno schiaffeggiato e preso calci e portato di fronte alle autorità militari che ne hanno disposto l’arresto, rilasciandolo dopo aver cancellato tutte le immagini dalla macchina fotografica.

Ahmed Ghoneim reporter di Al-Watan è stato avvicinato dalla polizia militare fuori dalla caserma il 5 Maggio mentre documentava una protesta di attivisti che dimostravano contro l’arresto di centinaia di civili. E’ stato malmenato e arrestato.

Mahmoud El-Debie, fotografo di Al-Watan è stato arrestato e detenuto per circa due ore durante la stessa protesta; la sua macchina fotografica sequestrata. E’ stato poi rilasciato in serata; le immagini cancellate dalla memory card.

In un comunicato stampa del 19 Dicembre 2011, Reporter senza frontiere ha condannato l’uso sistematico della violenza da parte dei militari nei confronti dei giornalisti nel corso di un’ indiscriminata repressione avvenuta ai danni dei dimostranti in piazza Tahrir a Il Cairo durante i 3 giorni precedenti. Un mese prima, Reporter senza frontiere aveva riportato almeno 44 violazioni alla libertà di stampa avvenute duranti gli scontri tra militari e dimostranti durante la settimana del 19-28 Novembre.

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

 

EGITTO: Il blogger Maikel Nabil Sanad condannato a due anni di carcere: un insulto allo spirito della rivoluzione egiziana.

Reporters sans frontières denuncia con forza la condanna del blogger Maikel Nabil Sanad a due anni di prigione e un’ammenda di 200 sterline egiziane, circa 300 dollari, per “insulto al Consiglio supremo delle forze armate”. La Corte suprema militare ha emesso con un giorno di anticipo il suo verdetto, previsto per il 15 Dicembre, approfittando delle elezioni in corso per ridurre la copertura mediatica sul caso.
Il blogger dovrà anche pagare le spese legali per un importo di 300 sterline egiziane (50 dollari). Citando ritardi amministrativi, i capi d’accusa esatti non sono stati comunicati dal tribunale.

” Siamo scioccati da questa condanna e profondamente sdegnati per l’atto codardo del tribunale militare. La Corte ha approfittato delle elezioni in corso per occultare intenzionalmente la condanna. Colmo dei colmi, il blogger dovrà anche pagare le spese legali per i suoi avvocati che non hanno fatto assolutamente niente per difenderlo in un processo iniquo e politico. Esortiamo le autorità ad annullare tale verdetto e a liberare Maikel Nabil Sanad immediatamente, considerando anche il precario stato di salute dell’uomo che peggiora giorno per giorno” ha dichiarato Reporter Sans Frontierès.

Sanad, 26 anni, si trova in carcere dal 28 Marzo 2011 per aver pubblicato sul suo blog un articolo dal titolo “Il popolo e i militari non sono mai stati una sola cosa” negando il fatto che i militari avessero appunto preso le difese del popolo durante la rivoluzione. Sanad, in sciopero della fame da più di 100 giorni, la settimana scorsa si è rifiutato di scusarsi pubblicamente nei confronti delle forze armate.

Secondo il fratello, Mark Nabil, con il quale Reporters Sans Frontières ha potuto parlare oggi telefonicamente, Sanad non farà appello perché “contesta la legittimità del tribunale militare”. Nabil ha inoltre detto che porterà il caso di fronte ad un tribunale internazionale. Ha riferito di essere profondamente preoccupato per lo stato di salute di Maikel ed ha aggiunto: “La nostra famiglia considererà direttamente responsabile il Consiglio supremo delle forze armate se dovesse accadere qualcosa a mio fratello durante la detenzione”.

Primo prigioniero di coscienza dopo la caduta del regime di Hosni Moubarak, il caso di Maikel Nabil Sanad è emblematico della situazione post-rivoluzionaria in cui le autorità proseguono di fatto la dura repressione nei confronti di blogger e giornalisti. Intoccabile, la giunta militare continua a mettere in pratica gli stessi metodi di censura e intimidazione attuati precedentemente dall’ex presidente Moubarak.

In rete, esiste un sito di sostegno a Maikel Nabil Sanad così come un gruppo su Facebook e una petizione. Gli utenti di twitter possono postare utilizzando l’ashtag #FreeMaikel oppure seguire il caso su @freemaikel.

Reporters Sans Frontières ha pubblicato il primo dicembre 2011 un rapporto intitolato «Rivoluzione araba : i media, testimoni chiave e spina nel fianco del potere» nel quale analizza i metodi utilizzati dalle autorità per impedire la libera circolazione dell’ informazione nel corso delle rivolte popolari che vanno dal 17 Dicembre 2010 a metà novembre 2011. Un capitolo è dedicato proprio all’Egitto.

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

EGITTO – Un’ altra aggressione sessuale a una donna giornalista a piazza Tahrir; i media debbono dare priorità alla sicurezza dei giornalisti

“Ci appelliamo alle redazioni affinché siano prudenti e si preoccupino in primis della sicurezza dei propri inviati speciali e dei corrispondenti. È più pericoloso per una donna che per un uomo occuparsi dei fatti di piazza Tahrir. È una realtà che le redazioni devono affrontare. È la prima volta che violenze sessuali ripetute vengono commesse in uno stesso luogo contro donne giornaliste. Le redazioni devono considerare il problema quando decidono di inviare dei gruppi sul posto e adottare misure di protezione adeguate”, ha dichiarato Reporters sans frontières.

“Non si tratta di rinunciare o di smettere di occuparsi della situazione in Egitto, ma bisogna adattarsi alle minacce attuali. Le donne reporter che si recano su piazza Tahrir devono essere consapevoli di questa situazione” ha aggiunto l’organizzazione.

Giovedì 24 novembre 2011 – Caroline Sinz, giornalista del canale France 3, si trovava in piazza Tahrir con il suo cameraman Salah Agrabi, quando sono stati attaccati su una strada che da piazza Tahrir conduce al Ministero dell’Interno, dichiara l’Agenzia France-Presse.

“Stavamo filmando lungo la strada Mohamed Mahmoud quando siamo stati assaliti da alcuni ragazzi di quattordici o quindici anni”, ha raccontato all’AFP, “che mi hanno palpeggiato”. La giornalista e il suo cameraman sono stati in seguito trasportati manu militari da un gruppo di uomini verso piazza Tahrir e qui si sono ritrovati separati.

“Siamo allora stati aggrediti da una folla di uomini. Sono stata percossa da un branco di giovani e adulti che hanno strappato i miei vestiti” e che hanno proseguito con palpeggiamenti “da stupro”, ha continuato.

“Hanno cercato di venirmi ad aiutare, ma nessuno è riuscito ad arrivare. Venivo linciata. Il tutto è durato circa tre quarti d’ora fino a quando qualcuno non è riuscito a sottrarmi a quell’inferno. Ho creduto di morire”, ha detto, aggiungendo che anche il cameraman era stato “percosso”.

Grazie ad alcuni egiziani presenti sul luogo, è riuscita a raggiungere il suo hotel, dove è stata assistita dall’ambasciata francese al Cairo, prima di essere visitata da un medico.

Lo scorso 11 febbraio, giorno della caduta di Hosni Moubarak, Lara Logan, giornalista del canale americano CBS, aveva subito un’aggressione sessuale nel settore della piazza Tahrir.

D’altronde, Reporter senza frontiere ricorda che l’editorialista di nazionalità egiziana e americana, Mona Al-Tahtawy, fermata nella notte tra il 23 e il 24 novembre scorso, nei pressi di via Mohamed Mahmoud (vicino piazza Tahrir) sul proprio profilo Twitter testimonia di essere stata violentata da alcuni poliziotti prima di essere rilasciata dodici ore più tardi.

traduzione realizzata da traduttori Pressenza Italia http://www.pressenza.com

EGITTO: Le dimissioni di Hosni Mubarak debbono inaugurare una nuova era per le libertà civili

Un mese dopo la caduta di Zine el-Abidine Ben Ali in Tunisiale dimissioni del rais Hosni Mubarak, l’11 febbraio 2011, aprono grandi speranze per il pluralismo e la libertà nella regione. Reportersans frontières   ha accolto la notizia con soddisfazione e prudenza, dopo quindici giorni di repressione violenta contro la stampa nazionale e internazionale.

“Questo primo passo è un simbolo assoluto, per la creazione di un vero e proprio Stato di diritto, dove i giornalisti e i cittadini della rete non abbiano timore di parlare, uno Stato in cui il pluralismo delle idee e delle opinioni non significa rischio di prigione, uno Stato dove il diritto di informare ed essere informati siano veramente rispettati “, ha detto Jean-Francois Julliard, segretario generale dell’organizzazione.

Hosni Mubarak ha ceduto il potere al Consiglio supremo delle forze armate. “Noi non dimentichiamo l’atteggiamento dei militari, che si sono fortunatamente astenuti dal reprimere la rivolta. Prima di consegnare il potere ai civili dopo le elezioni libere e trasparenti, l’esercito deve accompagnare i profondi cambiamenti richiesti dalla società egiziana, tra cui la garanzia di una stampa di garanzia plurale “, ha concluso Jean-Francois Julliard.

EGITTO – I media internazionale non sfuggono alla violenza scatenata dai sostenitori di Mubarak

Reporter sans frontières condanna senza riserve gli attacchi scioccanti di oggi alla BBC, ad Al Jazeera, Cnn, Al-Arabiya ed ai giornalisti di ABC News, gli attacchi sono portati dai sostenitori di Mubarak che, a quanto ci hanno riferito, sono sostenuti dalla polizia in borghese. Gli assalti hanno avuto luogo durante gli scontri tra i sostenitori del presidente e manifestanti che chiedono le dimissioni, a Tahrir Square, nel centro di Cairo.

“L’uso della violenza contro il personale dei media è particolarmente scioccante,” ha detto il segretario generale di Reporters sans frontières, Jean-François Julliard. “Molti sono stati direttamente colpiti dai sostenitori del presidente e da poliziotti infiltrati. Diversi sono stati picchiati e la loro attrezzatura è stata rubata.

“Ricordiamo a tutti i partiti che i giornalisti sono degli osservatori esterni, che in nessun caso può essere identificato con una parte o dall’altra. Questi attacchi sembrano essere stati atti di vendetta contro i media internazionali accusati di convogliare le proteste chiedendo le dimissioni del presidente Mubarak.

“Esortiamo la comunità internazionale a reagire con forza a questi eccessi”, ha aggiunto Julliard. “E ricordiamo al governo egiziano che ha il dovere di applicare la legge e ripristinare con urgenza la sicurezza per tutti, compreso il personale dei media.”

A causa della confusione che circonda le proteste di oggi, è ancora difficile ottenere informazioni precise circa le violenze contro i media. I primi rapporti indicano che Anderson Cooper della CNN, Girolamo Boehm della BBC e Lara Setrakian di ABC News sono stati tra quelli attaccati dai sostenitori di Mubarak.

Molti dei giornalisti che hanno descritto gli incidenti di oggi hanno chiesto di non essere identificati per timore di rappresaglie. “Non appena vedono una telecamera, si gettano su di essa,” ha detto un giornalista oggetto di lancio di pietre contro di lui durante le proteste. Un altro giornalista ha detto di essere stato preso a calci e la sua macchina fotografica gli è stata strappata dalle mani.

EGITTO: Il governo chiude le operazioni di Al Jazeera

Reporter sans frontières condanna la decisione di oggi del ministro dell’Informazione Anas el-Fekki di chiudere attività in Egitto di  Al-Jazeera,  il canale TV pan-arabo via satellite che ha fornito una copertura “24 ore” delle proteste anti-governative che hanno avuto inizio il 25 gennaio.

“Con ka chiusura di Al Jazeera il governo sta cercando di limitare la circolazione di filmati TV dell’onda di proteste che va avaniti da 6 giorni,” ha detto il Segretario generale di Reporters sans frontières Jean-François Julliard “La decisione è completamente in contraddizione con la promessa 28 gennaio del presidente Hosni Mubarak di misure ‘democratiche’. E’ anche l’esatto opposto della richieste di libertà  della popolazione egiziana. “

La agenzia governativa MENA ha riferito questa mattina che Fekki aveva ordinato “la sospensione delle operazioni di Al Jazeera, la cancellazione delle sue licenze e revoca il riconoscimento a tutto il suo staff a partire da oggi”. Fekki è il membro di un governo che sta agendo custode del regime sin da quando Mubarak ha annunciato la  intenzione di sostituirlo il 28 gennaio.

Oggi, sesto giorno consecutivo di proteste contro il governo, decine di migliaia di dimostranti sono scesi in piazza per chiedere di nuovole dimissioni del presidente Mubarak, sfidando il coprifuoco annunciato il 29 gennaio. L’annuncio del presidente Mubarak di cambiare il governo non è riuscito a placare le proteste.

In  precedenza, le autorità egiziane avevano chiuso Internet nel paese e le reti di telefonia mobile dalle 22.30 del 27 gennaio, nel tentativo di impedire l’irganizzazione delle proteste e di limitare la copertura internazionale. Il servizio di telefonia mobile è stato in parte ripreistinato ieri, ma la connessione a Internet sembra ancora impossibile.

Al Jazeera ha spesso avuto problemi con i governi arabi che l’accusano di essere parziale. Il governo iracheno ha chiuso i suoi uffici nel 2006. Ilgoverno marocchino  e le autorità del Kuwait fecero lo stesso nella seconda parte del 2010.

Gli uffici di Al Jazeera nelle città della Cisgiordania Ramallah e Nablus sono stati attaccati la scorsa settimana dopo aver rivelato che l’Autorità palestinese aveva offerto importanti concessioni nel corso delle trattative riservate con Israele, comprese le concessioni sullo status di Gerusalemme e il ritorno dei profughi palestinesi. I negoziatori della autotità palestinese avevano accusato Al Jazeera di mentire e distorcere i fatti.

EGITTO – Censura e la violenza contro i giornalisti a margine delle manifestazioni di piazza

Reporter sans frontières condanna fermamente gli arresti e le aggressioni ai giornalisti a margine degli eventi che hanno avuto luogo il 25 e il 26 gennaio 2011 in diverse città. Le autorità hanno fatto ogni sforzo per tenere a bada i media, per non far andare in giro le immagini dei manifestanti che chiedono le dimissioni del presidente egiziano, Hosni Mubarak. Nessun canale TV ha ripreso in diretta la manifestazione tenutasi sulla grande Tahrir Square, al Cairo.

Dalle prime ore del pomeriggio del 25 gennaio, le autorità hanno disturbato le reti di comunicazione di telefonia mobile nei luoghi dove si erano radunati i manifestanti al Cairo. Il 26 gennaio, rappresentanti delle società di telefonia mobile Vodafone e  Mobile Nile hanno negato qualsiasi loro coinvolgimento nel disturbo delle comunicazioni, accusando le autorità egiziane.

Twitter è stato bloccato nel pomeriggio del 25 gennaio, così come il sito di streaming http://www.bambuser.com. Il tag “hashtag # Jan25″, relativo alle manifestazioni, è stato molto usato ieri sul social network.

Il 26 gennaio l’accesso a Facebook è stato bloccato a intermittenza e in modo non uniforme tra i fornitori di accesso Internet. Facebook è da anni ampiamente utilizzato dai dissidenti e dalla società civile in Egitto come strumento per la diffusione di informazioni e di mobilitazione, in particolare per lo sciopero del 6 aprile.

Problemi di connessione lenta sono stati segnalati, soprattutto quando si cerca di accedere ai siti dei quotidiani on line Al-Badil, Al-Dustour e Al-Masry Al-Youm.

Al-Badil e Al-Dustour sono stati successivamente bloccati del tutto. Il sito di Al-Masry Al-Youm ha subito importanti disturbi che hanno impedito al sito di operare per tutto il pomeriggio del 25 gennaio.

L’Egitto è incluso nella della dei “nemici di Internet”, stilata da Reporters sans frontières, in particolare a causa delle vessazioni e degli arresti di blogger. Ma l’Egitto non ha ancora messo in opera, al contrario di Tunisia o Iran, i sistemi di filtraggio. Molti utenti di Internet hanno pubblicato messaggi sui social network egiziani, esprimendo la loro esasperazione con queste forme di censura. Gli utenti stanno utilizando i proxy e gli strumenti utili ad aggirare la censura che impedisce di accedere ai siti bloccati (vedi http://www.anhri.net/?page_id=23178)

Sette giornalisti del quotidiano Al-Masry Al-Youm sono stati aggrediti mentre riportavano le manifestazioni al Cairo. Mentre era in via Qasr Al-’Ain, Ahmed Al-Hawari, redattore del sito, è stato aggredito da tre poliziotti in tenuta antisommossa che gli hanno strappato la sua tessera di giornalista e -mentre gridava “io sono un giornalista!”- è stato picchiato con un bastone. E ‘stato rilasciato alcune ore più tardi. Mostafa Al-Marsafawi è stato ferito da uno sparo di granata di gas lacrimogeno. Il giornale afferma di essere senza notizie di uno dei suoi colleghi, Mohamed Gamaleddine fin dalle 16 (ora locale).

Una troupe di Al-Jazeera è stato arrestata nel quartiere di Shubra. La polizia avrebbe messo sotto controllo gli uffici della televisione al Cairo e quindi pedinare i suoi giornalisti.

Nella notte del 25-26 gennaio mentre era in Midan Tahrir, Bilal Fahm, un cameraman della società di produzione Cairo News Company (CNC), ha ricevuto undici proiettili di gomma, che lo hanno colpito allo stomaco, schiena, addome e spalla. Bilal è stato  colpito anche al volto. Il tecnico del suono Karim ‘Atta ha ricevuto numerosi bastonate. Entrambi sono stati trasferiti in ospedale e rilasciati qualche ora dopo. Yahia Fahem, anche lui cameraman di CNC, è stato attaccato all’esterno dei locali della casa di produzione dalla polizia in borghese, prima di essere arrestato per breve tempo.

Il 26 gennaio, cirva alle 13 (ora locale), tre giornalisti della televisione giapponese Asahi, Kosuke Okuno, Yoshihisa Nomura e Chaimaa Sami, insieme al loro autista Hani Morsi, sono statifermati mentre cercavano di scattare foto a piazza Tahrir.
Leggi anche http://fr.rsf.org/egypte-censure-du-net-et-violences-contre-26-01-2011, 39396.html

EGITTO: Continua la persecuzione verso i bloggers

Il 29 aprile 2010 al Cairo inizierà il processo d’appello per il blogger Wael Abbas, perseguito per aver venduto dei servizi di comunicazione senza licenza. Né lui, né i suoi avvocati sono stati avvisati dello svolgimento del processo e dei capi d’accusa. Era già stato condannato a sei mesi di prigione e ad una multa di 500 lire egiziane (65 euro) in contumacia

EGITTO: Quando il potere vuole cancellare le tracce della repressione

Il 6 aprile 2010 al Cairo hanno avuto luogo diverse manifestazioni, su sollecitazione del Movimento-del-6-aprile per chiedere la cessazione dello stato di emergenza in vigore in Egitto dal 1981.

Un raggruppamento di un centinaio di persone davanti al Parlamento è stato represso con violenza dalle forze dell’ordine, che hanno arrestato dei manifestanti e se la sono presa anche con i giornalisti che stavano occupandosi dell’avvenimento. Con l’avvicinarsi delle elezioni legislative, previste verso la fine del 2010, e della scadenza del mandato presidenziale del 2011, il potere si innervosisce di fronte all’emergenza delle rivendicazioni democratiche.

La violenza a cui sono ricorse le forze dell’ordine per assicurarsi che nessuna immagine di questa manifestazione venisse resa pubblica è particolarmente inquietante. Dei giornalisti sono stati deliberatamente bersaglio di aggressioni da parte delle forze di sicurezza. Altri giornalisti sono stati convocati e interrogati; ad alcuni è stato sequestrato del materiale. Anche i telefonini di diversi manifestanti sono stati confiscati.

Secondo le ONG egiziane sono state arrestate più di ottanta persone, tra cui un giornalista.

Il Movimento-del-6-aprile si è formato su Facebook nel 2008 e milita per ottenere degli emendamenti alla Costituzione.

EGITTO: Blogger giudicato da una corte marziale

Reporters sans frontières denuncia la procedura abusiva e sbrigativa di cui è stato fatto oggetto lo studente Ahmed Abdel Fattah Mustafa, che è comparso oggi davanti la Corte militare del Cairo, per dei commenti postati sul suo blog agli inizi del 2009. E’ stato accusato di “pubblicazione di notizie false” sull’esercito e di “tentativi di degradazione della fiducia del popolo verso le forze armate”. Arrestato dai servizi segreti di Stato il 25 febbraio 2010, è stato detenuto in segreto. La Corte ha rinviato il processo ad una data sconosciuta. Mustafa è un civile, niente giustifica la comparizione davanti ad una corte militare. Questa procedura d’eccezione vuole intimidire tutti coloro che osano criticare l’esercito. E’ l’ennesima prova  dell’intolleranza delle autorità verso i blogger che trattano temi sensibili, secondo Reporters sans frontières.

Mustafa, studente della facoltà di ingegneria dell’Università di Kafr El Sheikh e membro del “movimento del 6 aprile”, nel suo blog rivelava violazioni dei diritti dell’uomo commesse dall’esercito. L’esercito lo ha costretto a cancellarlo.

Un altro blogger, Kareem Amer, è in carcere dal 2006 per aver criticato l’autoritarismo religioso e le discriminazioni sessuali.

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