In seguito alla nostro comunicato del 2 febbraio, il Partito Democratico Sloveno ci ha inviato oggi la seguente risposta:
Reporters sans frontières il 2 febbraio 2010 ha condannato la causa intentata dall’ex primo ministro sloveno contro il giornalista finlandese Magnus Berglund, per le accuse di corruzione che questi gli aveva rivolto durante la trasmissione “La verità su Patria”, sul canale finlandese YLE, il 1 settembre 2008.
In quell’occasione Berglund accusava – senza produrre prove – l’ex primo ministro e presidente del Partito Democratico Sloveno (SDS) Janez Jansa di essersi fatto corrompere da Patria, società di proprietà dello stato finlandese per forniture militari, durante l’acquisto di autoblindi per l’esercito sloveno. Rifiutando l’opportunità di fornire spiegazioni prima della diffusione del servizio, Berglund è venuto meno ai principi di condotta adottati dai giornalisti finlandesi, in particolare quelli dell’articolo 12.
Non è vero poi che Jansa, o l’Ufficio Comunicazioni del Governo non abbiano cercato di ricorrere al diritto di replica prima di adire alle vie legali. Conformemente alle Linee Guida dei Giornalisti Finlandesi (articoli 21, 22, 23) il 5 settembre 2008 è stato mandato alla emissione finlandese YLE un testo che nega tutte le accuse. In questo testo si rispondeva a voce per voce in base al contenuto del documentario e si sono date informazioni preliminari circa le fonti del documentario stesso. Nonostante ciò la televisione finlandese si è rifiutata di trasmettere la replica e ha persino rifiutato di pubblicarla sulle pagine web di YLE. Per preservare la propria reputazione, l’ex primo ministro Jansa è stato costretto ad intraprendere il percorso legale con una causa civile.
Ad un anno dalla trasmissione, nessuna prova inconfutabile è stata pubblicata in sostegno alle pesanti accuse fatte nei confronti di Jansa, sebbene Berglund nel settembre 2008 avesse assicurato che tutto sarebbe stato provato in tribunale all’inizio del 2009. Qualsiasi giornalista serio avrebbe presentato delle prove per accuse così gravi (per le quali non ha neppure citato le fonti), fatte nei confronti di un ex primo ministro, come se non ce ne fossero. Oggi è più che ovvio che Magnus Berglund non ha alcuna prova e che le sue asserzioni erano basate su semplici insinuazioni. La credibilità della televisione YLE di Berglund è stata ulteriormente compromessa di recente, quando un reporter di YLE è stato arrestato per false accuse nei confronti di un membro del Partito Finlandese del Centro.
Una cosa è certa: se Berglund ha di che sostenere le accuse, espresse durante “La verità su Patria”, non dove temere un procedimento legale, in qualsiasi parte del mondo democratico avvenga.
Katarina Culiberg, Addetto Stampa, Partito Democratico Sloveno (SDS)
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Reporters sans frontières denuncia i due procedimenti giudiziari intrapresi dall’ex primo ministro Janez Jansa e dallo stato sloveno contro il giornalista finlandese Magnus Berglund per dichiarazioni diffamatorie. Nella sua trasmissione “Truth about Patria” del 1 settembre 2009, diffuso sul canale televisivo finlandese YLE, Magnus Berglund stava indagando sull’acquisto da parte del governo sloveno di veicoli blindati che sarebbe stato fatto oggetto di commesse illegali. Berglund accusa Janez Jansa, alti funzionari sloveni e militari d’alto rango così come alcuni politici di aver percepito 20 milioni di euro di commesse illegali relative ad un contratto con una società finlandese produttrice di armamenti, Patria, per l’acquisto di veicoli blindati per un valore di 278 euro.
Reporters Without Borders today welcomed the decision of the Ljubljana appeal court to lift an injunction against the Slovenian daily
Reporters Without Borders is appalled by Ljubljana judge Katarina Novsak Kaplandu’s decision on appeal on 4 September to uphold the month-old injunction forbidding the daily Dnevnik to print any negative comment about Italian businessman Pierpaolo Cerani or his business activities (see the 19 August release
Reporters Without Borders is outraged by the injunction issued by a Ljubljana district court on 6 August banning the daily Dnevnik to mention Italian businessman Pierpaolo Cerani as controversial or involved in corruption scandals.Dnevnik can report about him only in positive way, without mentioning his involvement in former scandals until there has been an outcome to the libel suit he has