KIRGHIZISTAN: Il bilancio della situazione dei media, una settimana dopo l’inizio della sommossa

Mentre la situazione nel paese è ancora incerta, sei giorni dopo la presa di potere da parte  dei membri dell’opposizione all’ex presidente Bakiev, mentre questi rifiuta di lasciare il paese, la situazione dei media riflette il clima di confusione di questi giorni.

L’ex presidente Bakiev era noto per le violazioni alla libertà di espressione e le pressioni sulla stampa locale e straniera. Oggi tocca ai nuovi leader dare prova della loro legittimità e capacità di proteggere i diritti e la libertà dei loro concittadini. Se non faranno questo non potranno presentarsi come i liberatori e saranno considerati come degli usurpatori.

E’ per questo che Reporters sans frontiéres si appella a Rosa Otounbaieva affinché faccia in modo che i media possano operare liberamente nel paese. E’ importante che i nuovi leader consultino i rappresentanti dei media e le organizzazioni locali per la difesa della libertà di stampa per dar prova della loro volontà di rispettare questa libertà fondamentale. Sarebbe tragico se il Kirghizistan prendesse esempio dai propri vicini, come l’Uzbechistan, dove i media hanno diffuso solo le informazioni che escono dal ministero degli affari esteri kirghizo

Le trasmissioni di diversi canali televisivi sono stati interrotti brevemente il 7 aprile, durante l’assedio dei manifestanti della sede pubblica per gli audiovisivi. Molti giornalisti sono stati feriti o aggrediti. Ad alcuni è stato impedito di svolgere il proprio lavoro nei momenti più caldi, cioè dal 5 all’8 aprile.

A parte la ripresa delle trasmissioni per alcuni media, altri sono stati censurati dal nuovo gruppo al potere. Decisamente un pessimo inizio per un governo ad interim.

KIRGHIZISTAN: Guennady Pavlyuk, gettato da una finestra con i piedi legati, e’ deceduto oggi

Il giornalista del Kirghizistan Guennady Pavlyuk, che era stato gettato da una finestra del sesto piano ad Almaty, Kazachistan, il 16 dicembre, è morto oggi in ospedale.

Reporters sans frontières esprime il suo più profondo cordoglio alla famiglia e ai colleghi.

“Dieci giorni prima di subentrare alla presidenza dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa), le autorità kazache non possono permettere che un omicidio come questo resti impunito e la parte kirghizia deve cooperare nel risolvere il caso”, ha sostenuto l’organizzazione.

Conosciuto come indipendente, il direttore della versione online del “Bely Parus”  era stato rinvenuto privo di conoscenza ai piedi di un edificio nel cuore della capitale finanziaria kazaka il 16 dicembre. La polizia ha confermato che aveva mani e piedi legati.

Leggi la notizia di qualche giorno fa:

KIRGHIZISTAN: Tentato omicidio di un giornalista. E’ la terza aggressione a giornalisti in una settimana.

KIRGHIZISTAN: Tentato omicidio di un giornalista. E’ la terza aggressione a giornalisti in una settimana.

Reporters sans frontières è estremamente sconvolta dal tentato omicidio di cui è stata vittima il giornalista kirghizo Guennady Pavlyuk, avvenuto il 16 dicembre a Almaty, Kazachistan. Questa ennesima aggressione, stavolta avvenuta in un paese limitrofo, è la terza in una settimana a colpire dei giornalisti kirghizi di origine russa. Il 9 dicembre l’analista politico Alexander Knyazev è stato aggredito a Bichkek (la capitale). Il 15 dicembre, il corrispondente dell’agenzia di stampa russa BaltInfo, Alexander Evgrafov, è stato picchiato e minacciato da poliziotti in uniforme.

Al momento attuale è impossibile stabilire un collegamento diretto tra il tentato omicidio di Guennady Pavlyuk e le due aggressioni precedenti, anche se una minoranza attiva sembra voler dare l’impressione di un’azione premeditata. In ogni caso, la strumentalizzazione di queste aggressioni al servizio di una strategia di tensione politica è inaccettabile. I giornalisti non devono più essere presi in ostaggio dall’estrema polarizzazione della vita politica kirghizia” ha dichiarato Reporters sans frontières.

“Il dominio del presidente Kurmanbek Bakiev sul dibattito pubblico, fagocitante gli spazi della libera espressione, contribuisce a radicalizzare e ad esacerbare le tensioni. Tutte le forze politiche devono immediatamente rinunciare all’uso della violenza contro i giornalisti”

All’indomani delle aggressioni a Alexander Knyazev e  Alexander Evgrafov molte redazioni kirghize hanno ricevuto un’email di rivendicazione contenenti minacce contro le minoranze, principalmente russe, assimilati ai partigiani dell’ex presidente Askar Akaiev. La stampa russa si è preoccupata per ciò che i “giornalisti con legami con la Russia” sembrano riconoscere come una “campagna di terrore”. Guennady Pavlyuk è, come gli altri due giornalisti citati, un kirghizo russo vicino all’opposizione.

Il 18 dicembre il servizio stampa del ministero degli interni kirghizio ha confermato che Guennady Pavlyuk era stato ritrovato 18 giorni prima, incosciente ai piedi di uno stabile in via Furmanov, nel cuore della capitale kasaka. I soccorritori hanno diagnosticato fratture multiple, un importante trauma cranico e una forte emorragia cerebrale e hanno dichiarato che probabilmente il giornalista è stato gettato da una finestra del quinto o sesto piano. Guennady Pavlyuk si trova attualmente tra la vita e la morte presso il reparto di traumatologia della clinica centrale di Almaty. Secondo Torekhan Alipbaev, responsabile di tale unità:”Guennady Pavlyuk, 40 anni, si trova al reparto rianimazione. E’ ancora privo di conoscenza, precipitato in uno stato di coma di 3° grado. La sua situazione è tuttora instabile.”

Ultimamente Guennady Pavlyuk si era avvicinato al partito d’opposizione Ata Meken per il quale stava progettando di aprire un portale internet e un settimanale d’informazione.

Numerose questioni restano irrisolte, a cominciare dal motivo che ha condotto il giornalista kirghizo ad Almaty. E’ impossibile sapere se avesse un appuntamento all’interno dello stabile, o se vi sia stato condotto con la forza, come affermano dei rappresentanti del partito Ata Meken che si sono  ritrovati sul posto questo fine settimana. Un’indagine giudiziaria è stata aperta dalla polizia di Almaty.

Giornalista conosciuto per la sua indipendenza, Guennady Pavlyuk s’era fatta un nome ed era divenuto il direttore dell’edizione kirghizia del giornale russo Argumenty i Fakty, all’epoca dell’ex presidente Askar Akaiev. Molto critico verso il nuovo potere generato dalla “rivoluzione dei tulipani del 2005”, il giornalista era stato tentato di lasciare il paese. Sotto lo pseudonimo Ibraguim Rustambek, in seguito era divenuto redattore capo dell’edizione kirghizia della Kornsomolskaya Pravda e uno dei più stimati giornalisti del giornale indipendente Bely Parokhod, di cui dirigeva la versione online.

Con uno stile particolarmente critico Bely Parokhod s’interessava assiduamente dei casi di corruzione legati alla privatizzazione delle società energetiche. Dopo un anno, la direttrice del giornale Elena Avdeeva, poteva contare sulle pressioni da parte dei “baroni dell’energia”.  Il sito internet del giornale, reso regolarmente inaccessibile, ha dovuto cambiare indirizzo, mentre la versione stampata è stata ri-battezzata Bely Parus anticipando le procedure giudiziarie.

La retorica nazionalista impregna completamente i discorsi dei politici in Kirghizistan, indipendente dal 1991. Essa è utilizzata abbondantemente sia dalle parti al potere – che hanno appena reso obbligatorio alzarsi in piedi e cantare quando si suona l’inno nazionale – sia da un opposizione pronta a denunciare la monopolizzazione del potere da parte dei cittadini del sud del paese.

KIRGHIZISTAN: Il tribunale non ammette ulteriori prove ed impedisce che sia fatta luce sull’omicidio del giornalista Alisher Sayipov

Reporters sans frontières condanna la decisione della corte federale kirghizia del 9 dicembre che respinge la richiesta d’ulteriori indagini sull’omicidio del 2007 del giornalista Alisher Sayipov e permette comunque che il processo, a colui che è stato accusato dell’omicidio, continui. La richiesta era stata avanzata dal padre di Saipov, Avaz Saipov, alla fine di ottobre.

“Considerato lo stato di fatto delle indagini, il processo difficilmente permetterà di far luce sulla morte di Sayipov” ha dichiarato Reporters sans frontières.”La fretta del sistema giudiziario e la debolezza dell’accusa potrebbe facilmente risolversi in un errore giudiziario. Non aiuterà certamente a scoprire la vera ragione dell’omicidio del famoso giornalista, né ad identificare i mandanti.”

Cittadino kirghizio di origine uzbeca dalla città meridionale di Osh, Sayipov  pubblicava il giornale di lingua uzbeca Siyosat e era il corrispondente del sito di informazione russo Ferghana.ru and Radio Free Europe.  E’ stato colpito da arma da fuoco sulla strada vicino al suo ufficio in Osh il 24 ottobre 2007.

Reporters sans frontières ha aggiunto:”Le autorità non hanno evidentemente nessun interesse a far sì che l’indagine continui e vorrebbero piuttosto chiudere questo caso delicato il più presto possibile, soprattutto perché potrebbe diventare imbarazzante sul piano diplomatico se dovesse coinvolgere i servizi segreti uzbechi. Ma la prosecuzione del caso va avanti solo grazie alla testimonianza di un teste che non è mai comparso pubblicamente.”

Quando nel luglio 2007 l’accusa aveva presentato le prove al cospetto del tribunale di Osh, il giudice Koichubek Jobonov le aveva considerate insufficienti e aveva richiesto ulteriori indagini. Tale richiesta è stata respinta il 22 settembre dal tribunale regionale, che ha nominato una nuova giuria.

Avaz Saipov, preoccupato dalla continua assenza del testimone dell’accusa, ha avanzato una propria richiesta di indagini aggiuntive. Il rifiuto della corte suprema implica la ripresa del processo davanti al tribunale locale di Osh, con  Abdufarit Rasulov, un abitante del villaggio nella regione sud-occidentale, di Batken come unico imputato.

Rasulov è stato arrestato in febbraio, quando la polizia municipale aveva scoperto un grande quantitativo di droga nella sua auto. Hanno inoltre ritrovato un revolver Makarov, che secondo la polizia, è quello usato per uccidere Sayipov. Resulov, che sostiene che la droga e la pistola siano stati messi da qualcuno a cui aveva dato un  passaggio, respinge ogni coinvolgimento nell’omicidio di Sayipov. Ha anche detto di essere stato torturato dai poliziotti che lo hanno interrogato.

Le autorità sostengono che Rasulov sarebbe stato riconosciuto dall’unico testimone oculare, Ikbol Mirdaidov, che era insieme a Rasulov al momento della sparatoria. Mirsaidov non ha mai presenziato ad alcuna udienza e ha evitato qualsiasi contatto con la famiglia di Rasulov, dopo l’omicidio.

Il caso è stato considerato totalmente privo di trasparenza sia dal pubblico, sia dalla famiglia di Sayipov con funzionari ed investigatori che hanno fatto dichiarazioni contraddittorie. I funzionari avevano già dichiarato di avere l’arma del delitto nelle proprie mani,  per trovarla poi improvvisamente nell’auto di Rasulov. Il 26 ottobre il ministero dell’interno aveva affermato di dare la caccia ad un secondo sospetto, un certo Sharakhmatullaev, ma non ha fornito ulteriori dettagli.

I parenti di Sayipov hanno espresso il massimo scetticismo circa il  presunto coinvolgimento di Rasulov nel caso, poiché questi non avena  il benché minimo motivo o contatto con Sayipov. Hanno soprattutto contestato che sia stato completamente ignorato il fatto che Sayipov fosse sotto continua sorveglianza da parte dei servizi segreti uzbechi per aver criticato il governo sul proprio giornale.

KIRGHIZISTAN: Ennesima aggressione ad un giornalista, clima decisamente degradato; il governo faccia qualcosa

Il 9 dicembre, verso fine giornata, il cronista e analista politico Alexander Knyazev è stato aggredito vicino al proprio domicilio a Bichkek capitale del Kirghizistan, da quattro asiatici sconosciuti, che lo hanno riempito di pugni e calci e gli hanno sottratto il computer e la cartella. E’ il secondo attacco fisico a personalità note dei media e della politica negli ultimi due anni e l’ottavo verso giornalisti del Kirghizistan.

“Il clima politico e sociale è drammaticamente peggiorato in Kirghizistan e la calma non è tornata dopo le recenti elezioni”, ha dichiarato Reporters sans frontières. “I giornalisti sono vittime di minacce e persecuzioni con frequenza sempre maggiore. Chiediamo alle autorità di reagire con la determinazione adeguata all’evoluzione della situazione.”

Leggi tutto il comunicato sul sito internazionale (in inglese)

KYRGYZSTAN: Settimo giornalista aggredito quest’anno: 3 uomini lo aggrediscono dopo che il suo taxi è stato fermato dalla polizia

arton34905-72387Reporters Without Borders is very worried about an increase in attempts to intimidate Kyrgyzstan’s independent media after Kubanychbek Joldoshev, a newspaper reporter based in the southern city of Osh, became the seventh journalist to be physically attacked since the start of the year. He was badly beaten after his taxi was stopped by police on 2 November.

“Joldoshev was attacked and threatened because of what he writes,” Reporters Without Borders said. “We hope an investigation will shed light on the circumstances of this attack and identify those behind it. More and more journalists are censoring themselves or fleeing the country because of the increase in such targeted acts of violence, compounded by the failure to punish those responsible.”

A reporter for the municipal newspaper Osh Shamy, Joldoshev was returning home in the early hours of 2 November when police stopped his taxi for an “inspection” and led the driver away. While alone, he was set upon and beaten by three unidentified men who threatened him with a knife and told him to stop writing, Osh Shamy editor Turgunbay Aldakulov said.

Joldoshev was still hospitalised yesterday, receiving treatment for concussion and several broken ribs.

Aged 29, Joldoshev used to work for 5-Kanal television and Radio Azattyk (a local service of Prague-based Radio Free Europe/Radio Liberty). Although Osh Shamy, which he joined last September, is municipally owned, he has written investigative reports about corruption, prostitution networks, and state university student unrest over an increase in fees.

He was awarded a prize as the “Best Journalist in Southern Kyrgyzstan” in 2006 by the Media Support Centre, a local NGO.

The many other journalists who have been targeted by physically violence in recent months include freelancer Syrgak Abdyldayev, who narrowly survived a murder attempt in March 2009. He was forced to leave the country two months ago after receiving renewed death threats.

Meanwhile, the investigation into the murder of Alisher Sayipov, the editor of the Uzbek-language newspaper Siyosat and correspondent of Ferghana.ru and Radio Free Europe, who was gunned down on an Osh street in October 2007, has failed to shed any light on his death and has succeeded only in creating a smokescreen of confusion.

Although his relatives and colleagues suspected that the Uzbek secret services were responsible, the Kyrgyz investigators ruled this possibility out from the very start. At the same time, the statements made by the president’s office and the interior ministry (which is in charge of the investigation) repeatedly contradicted those made by the investigators themselves, giving the impression that the authorities wanted to close the case as quickly as possible.

The interior ministry announced in August of this year that the investigation had been completed and the case was being transferred to the courts. But Sayipov’s father reported that, during a court hearing just a few days prior to this announcement, the judges had sent the case back to the prosecutor’s office, requesting further investigation.

At the same time, little information has emerged about the alleged role of Abdufarit Rasulov, who was arrested in connection with the murder, or about the evidence against him. Without going into detail, the authorities announced ten days ago that they were looking for a second suspect. Not even the Sayipov family is given any official information about the investigation.

Ranked 125th out of 175 countries in the 2009 Reporters Without Borders press freedom index, Kyrgyzstan seems to have dashed the hopes of democratization that were raised when the former president was swept from power in 2005.

His successor, Kurmanbek Bakiyev, won another term in much criticised elections in July and has a tight hold on the state apparatus. At the same time, heightened security concerns arising from border problems have eroded the limited freedoms that the independent Kyrgyz press had succeeded in winning.

(Photo RFE/RL)

KYRGYZSTAN: Reporter freelance muore per le percosse subite, accusata la polizia

arton33794-f1402Reporters Without Borders is shocked by freelance journalist Almazbek Tashiyev’s death on 12 July in a hospital in the southern city of Osh from the injuries he received when he was attacked eight days earlier in the nearby town of Nookat (photo RFE). He was allegedly beaten up by police officers for unclear reasons. The authorities said they were investigating.

“We are shocked by Tashiyev’s death,” Reporters Without Borders said, offering its condolences to his family and colleagues. “We hope the investigation will be independent and that it will establish the circumstances of the attack on Tashiyev. His murder must not go unpunished. His assailants must be punished.”

Tashiyev, who was still conscious when admitted to hospital, said he was beaten up by about 10 policemen in Jany-Bazar, a neighbourhood of Nookat. This was confirmed by his family, including his brother, who witnessed the assault.

His uncle, Abgivali Anarbayev, said Tashiyev had received a warning letter from a policeman shortly before the attack. The authorities are nonetheless working on the assumption that he was injured in an ordinary street brawl in which he got involved. He was 32.

Asker Sakybayeva, the editor of the Bishkek-based opposition weekly Agym, for which he often wrote, told Reporters Without Borders: “He did not investigate stories likely to compromise government officials. He was moderately critical of Kyrgyz policies and above all wrote about social problems affecting Bishkek (…) He had become less critical of the Kyrgyz government over the past six years.”

A deterioration in the climate for the media in recent years has gained pace in the run-up to presidential elections scheduled for 23 July. Six journalists have been physically attacked since the start of the year. Tashiyev was the second journalist to be killed in Kyrgyzstan since 2007.

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