ITALIA: Il reato di diffamazione deve essere ancora decriminalizzato

arton43725-d6bceReporter senza frontieres saluta il rifiuto del Senato italiano il 26 novembre della modifica repressiva all’aticolo 1 del progetto di legge sui reati stampa, approvato a la scorsa settimana e l’abbandono di quel progetto di legge. Tuttavia, l’organizzazione della libertà di stampa esprime la sua preoccupazione per la sospensione delle azioni parlametari sulla depenalizzazione della diffamazione.

“Siamo sollevati dal fatto che questo episodio grottesco sia finito”, ha detto. “L’emendamento, che destinato a prevedere pene detentive per diffamazione solo per i giornalisti, avrebbe annullato gli sforzi dei senatori per depenalizzare reati a mezzo stampa.”

“Questa lotta deve essere portato a termine fino in fondo. I membri del Parlamento non possono essere soddisfatti dello stato attuale delle cose e la diffamazione deve essere depenalizzato in via d’urgenza in un paese che è membro fondatore dell’Unione europea. Le ammende, che debbono sostituire le pene detentive, debbono essere ragionevoli e proporzionate, in conformità con gli standard internazionali e precedenti stabiliti presso la Corte europea dei diritti dell’uomo. “

Dopo una feroce campagna da parte dei media italiani, il Senato ha respinto l’articolo 1 del disegno di legge, che includeva l’emendamento controverso, con 123 voti a 29 con nove astensioni. Il partito del Popolo della Libertà, uno dei promotori del’emendamento che prevedeva di eliminare il carcere solo per i dorettori, non ha partecipato alla votazione.

ITALIA: Inaccettabile! Il Senato vuole mantenere la minaccia di pene detentive incombente sui giornalisti

Reporter senza frontiere è costernata per l’approvazione da parte del Senato italiano di un emendamento in contraddizione con un disegno di legge nato per depenalizzare la diffamazione a mezzo stampa. Secondo l’emendamento approvato dal Senato, i giornalisti continueranno ad essere esposti alla possibilità di reclusione.

“Contiamo sui membri del Parlamento italiano perché venga respinto questo emendamento e sollecitiamo tutti i parlamentari italiani a garantire che la legislazione in vigore sia rivisra in modo da promuovere la libertà di informazione,” ha dichiarato Reporter senza frontiere.

Dopo che il giornalista Alessandro Sallusti è stato condannato a 14 mesi di carcere con l’accusa di “diffamazione aggravata” nel mese di settembre, il Senato ha iniziato alcune settimane fa a lavorare su una progetto di legge d’urgenza disegnato per sostituire le pene detentive in caso di diffamazione con sanzioni pecuniarie .

Quando il progetto di legge  che vedeva la sostituzione del carcere con pesanti multe è arrivato nell’aula del Senato, la stragrande maggioranza cdei partiti dichiarò il proprio favore, ma il 13 novembre, a scrutinio segreto, il Senato ha approvato un emendamento della Lega Nord per introdurre il carcere nella nuova legge (con 131 voti a 94 e 20 astensioni).

Dopo una settimana di sospensione per cercare una soluzione contro l’ipotesi del carcere, il 22 novembre è stato approvato al Senato (con 122 voti a 111 e 6 astensioni) un emendamento proposto dalla Lega Nord e dal Popolo della Libertà (PDL) per eliminare il carcere e sostituire la pena con multe da 5.000 a 50.000 euro, ma questo solo per i direttori mentre resterebbero confermate le pene fino a un anno di carcere per tutti i giornalisti.

Il Senato è ora chiamato votare il disegno di legge il 26 novembre.

“Siamo scioccati dalla incoerenza e volubilità dei senatori italiani su una questione di tale importanza,”  ha detto il segretario generale di Reporter senza frontiere, Christophe Deloire. “Non siamo più di fronte ad un giudice che applica una legge obsoleta e sbagliata, ma con i parlamentari che prevedono una Legge che, niente di meno, prevede di imprigionare i giornalisti in un paese che è membro fondatore dell’Unione europea.

“In un atto di straordinaria incoerenza, i membri del PDL che avrebbero dovuto depenalizzare la diffamazione hanno reso la situazione ancora più complicata. La differenza del trattamento riservato ai giornalisti e ai direttori, anche se congiuntamente responsabili dal punto di vista editoriale, è discriminatoria, probabilmente incostituzionale e totalmente inaccettabile.

“Mentre le pene detentive sono assolutamente inconcepibili in un paese membro dell’Unione Europea, 50.000 euro di multa sono non meno inquietanti; nel contesto economico attuale, essi costituiscono una minaccia che è quasi efficace come carcere ed è forse anche più pericolosa.

“I senatori Pdl e Lega Nord volevano chiaramente colpire i giornalisti, che sarebbero obbligati a lavorare con una minaccia costante incombente su di loro. Questa legge, se approvata, renderebbe altamente probabile, per i soggetti di molte inchieste, di abusare di queste norme per sopprimere ogni nuova possibilità di indagine, per non parlare dell’impatto che la legge avrebbe sul livello di auto-censura già significativo in Italia.

“Il Governo e i Parlamentari italiani spingono sul fatto che gli stati membri UE debbano spingere verso l’adozione di standard democratici ai quali però essi stessi stanno, paradossalmente, voltando le spalle. L’Italia sta ancora una volta dimostrando che la legislazione è la più grande minaccia per la libertà dei media nell’Unione europea.

“Come RSF evidenzieremo questo ultimo deplorevole esempio al Comitato per libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo, Comitato che sta attualmente lavorando su una relazione sulla libertà dei media nei 27 Stati membri. E’ giunto il momento di porre fine a questa farsa. La depenalizzazione dei reati dei media deve essere un obbligo e una priorità dei Parlamenti di tutti i membri dell’Unione europea. “

Italia è classificata al 61° posto su 179 paesi nelle ultima classifica della libertà di stampa di Reporter senza frontiere, classifica che verrà aggiornata alla fine di gennaio.

ITALIA: Prigione per la violazione della legge sulla stampa da parte di uno Stato fondatore della UE

Reporter senza frontiere denuncia come oltraggiosa la condanna di un giornalista italiano a 14 mesi di prigione per una condanna per diffamazione.

La Corte di Cassazione il 26 settembre ha confermato la sentenza contro Alessandro Sallusti, per aver autorizzato la pubblicazione a febbraio 2007 di un articolo sul quotidiano Libero, riguardante un aborto eseguito su una tredicennel. Firmato sotto uno pseudonimo, l’articolo è stato ritenuto diffamatorio nei confronti di un giudice di Torino.

Sallusti era direttore del giornale. Al momento è il direttore de Il Giornale (quotidiano di proprietà del fratello dell’ex premier Silvio Berlusconi). Sallusti si è dimesso in seguito all’azione giudiziaria. La Procura di Milano ha sospeso la sentenza.

“Sospendere la sentenza non è affatto sufficiente,” ha detto Reporter senza frontiere. “Qualunque sia la natura di questo articolo, il semplice fatto che un giornalista può essere mandato in prigione per aver violato la legge sulla stampa è inaccettabile”.

Questa azione viola la Costituzione italiana, ha detto l’organizzazione per la libertà di stampa, così come le convenzioni internazionali che l’Italia ha ratificato. Queste includono la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e il Patto internazionale sui diritti civili e politici. “La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che le violazioni della legge sulla stampa debbono essere oggetto di sanzioni limitate e proporzionate. La reclusione è vietato, per il suo effetto intimidatorio sui giornalisti, “ha aggiunto l’organizzazione per la libertà di stampa.

Gli effetti del caso Sallusti avranno ripercussioni internazionali, ha aggiunto l’organizzazione. “Quale credibilità può avere l’Unione europea nel richiedere ai paesi candidati all’adesione o agli stato associati a seguire gli standard europei della libertà di stampa, quando uno dei fondatori li calpesta?”, Ha concluso l’organizzazione chiedendo la revoca della sentenza giudiziaria.

RUSSIA: Libertà di informazione minacciata da progetto di legge liberticida nei confronti di internet e da nuova penalizzazione del reato di diffamazione.

Mercoledì scorso la camera del parlamento russo, la Douma, ha adottato in terza lettura una legislazione che permette di creare una lista nera sul web, suscitando inquietudine in quanto all’accanimento della censura e la messa in opera di sistema di filtraggio in rete.  Affinché diventi legge, il progetto deve essere approvato dall’altro ramo del parlamento, il Consiglio della Federazione,  e poi ratificato dal Presidente Putin.

Gli emendamenti alla “legge sull’informazione” (progetto di legge n. 89417-6) sono ufficialmente destinati alla protezione dei minori, per i contenuti on line considerati particolarmente dannosi. Sono inseriti nella lista nera i siti  “ con contenuti pornografici, idee estremiste, idee che inneggiano al suicidio o all’uso di droghe”. Le altre categorie dovranno prima essere oggetto di decisione da parte di un giudice, prima di poter essere aggiunte a questa lista.

Secondo quanto afferma il sito Global Voices, una volta che il sito appare sulla lista, il provider ha 24 ore per notificare il titolare del sito stesso. Se questo non ritira il contenuto incriminato, il provider deve bloccare l’intero sito, pena la sua iscrizione sulla lista nera e blocco della piattaforma del provider. Chiunque desideri contestare la sua presenza sulla lista nera ha tre mesi di tempo per appellarsi.

Così la legge impone una punizione collettiva agli internauti perchè permetterebbero che informazioni di fatto non vistate dalla legge si ritrovino comunque indisponibili.

“Questo progetto di legge ci preoccupa per le sue ambiguità e il controllo delle autorità russe sull’informazione lascia presagire il peggio” ha dichiarato Reporter senza frontiere aggiungendo: “crediamo che la messa in opera di questa lista nera apra la porta ad un sistema di filtraggio abusivo, destinato a consentire un’azione di censura nei confronti dell’opposizione e delle voci critiche nei confronti del governo”.

Il sito russo di Wikipedia, ru.wikipedia.org è stato chiuso il 10 Luglio per aver dimostrato il proprio dissenso. La pagina d’accesso del sito riporta la frase “immaginate un mondo senza informazione libera”. Questa protesta contro una legge che potrebbe portare alla “creazione di una censura extragiudiziaria di Internet” ha toccato anche il motore di ricerca russo Yandex che mercoledì scorso ha modificato il suo slogan “Qui puoi trovare tutto” sbarrando la parola “tutto”.

Il provvedimento è vago anche in quanto alla natura dell’organismo federale creato per l’occasione che deciderà quali siti controllare. Il punto 4 dell’articolo 5 della legge non precisa sufficientemente le ragioni per le quali un sito possa figurare nel registro e non definisce con esattezza quali siano i contenuti dannosi. Un sovra bloccaggio è quindi possibile.

Ogni azione di filtraggio generalizzata deve essere fermata. Nel suo rapporto del maggio 2011,  Frank La Rue, esperto delle Nazioni Unite per la promozione e la protezione del diritto alla libertà di espressione e opinione, suggerisce che “restrizioni sulla circolazione delle informazioni su internet debbano essere possibili solamente in casi eccezionali e nel rispetto degli standard internazionali sulle leggi riguardanti i diritti umani”.

Precisa che “rendere degli intermediari responsabili del contenuto diffuso o creato dai loro utilizzatori compromette gravemente il diritto alla libertà di opinione e di espressione, porta ad una censura privata eccessiva e auto protettrice, generalmente senza trasparenza e senza conformità di legge”.

La rappresentante dell’ Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) per la libertà dei media, Dunja Mijatovic, ha chiesto alle autorità di sospendere l’adozione del provvedimento e di sottometterlo ad un dibattito pubblico con la partecipazione degli esperti. Ha anche condannato la penalizzazione della diffamazione in Russia “che va contro una generale tendenza nella regione OSCE alla depenalizzazione”.

La sera stessa, i parlamentari avevano adottato, in prima lettura, degli emendamenti introdotti dal partito al potere Russia Unita, che mirano a penalizzare nuovamente la diffamazione e ciò in controtendenza rispetto una decisione presa dalla Douma nel novembre del 2011 che di fatto depenalizzava il reato.

Secondo il nuovo testo (progetto di legge 106999-6) che deve ancora essere dibattuto in seconda e terza lettura, la diffamazione sarebbe nuovamente un reato punibile fino a 5 anni di reclusione oppure con una multa di 500.000 rubli, 12.500 Euro.

Un gruppo di giornalisti russi indipendenti ha lanciato una raccolta firme per chiedere di abbandonare questo progetto.  Reporter senza frontiere fa appello a firmare la petizione (qui disponibile in russo)

Questi due progetti di legge arrivano in un contesto in cui il Cremino sembra avere la tendenza a ricorrere alla Douma, dominata dal partito al potere, per adottare provvedimenti che possono essere utilizzati contro l’opposizione.

“Chiediamo alla Douma di rifiutare immediatamente una seconda lettura di questo progetto liberticida. Mentre il mondo intero depenalizza il reato di diffamazione un tale passo indietro da parte della Russia sarebbe un segnale estremamente negativo” ha dichiarato Reporter senza frontiere. “Insieme alla creazione di liste nere per Internet, l’istituzione di multe astronomiche per punire manifestazioni illegali e la grottesca regolamentazione nei confronti delle ONG che ricevano finanziamenti dall’estero, l’esame affrettato di questo nuovo testo, conferma l’impressione di una stretta della repressione da parte delle autorità russe”, ha aggiunto l’Associazione.

La Russia rientra tra i paesi “sotto sorveglianza” secondo l’ultimo rapporto sui Nemici di Internet pubblicato nel marzo 2012 da Reporter senza frontiere. Il paese si trova inoltre al 142° posto su 179 nell’elenco mondiale della libertà di stampa, anche questo redatto dall’Associazione.

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

 

UNIONE EUROPEA: Il Comitato INTA deve rifiutare l’ACTA

Comunicato stampa condiviso da 41 organizzazioni internazionali europee per invitare i membri dell’INTA – Commissione per il Commercio Internazionale – a rifiutare l’ACTA, Anti-Counterfeiting Trade Agreement.

L’ACTA rappresenta una minaccia per le libertà fondamentali, la neutralità della rete, l’innovazione e l’accesso libero alle tecnologie e alle medicine essenziali. Il Parlamento Europeo possiede tutte le prove necessarie per rifiutare questo accordo; rimandare il voto finale sulla decisione sarebbe visto come una fuga dalla responsabilità politica.

Giovedì 21 giugno, i membri della Commissione per il Commercio Internazionale del Parlamento Europeo (INTA) presenteranno la loro raccomandazione finale al resto dei parlamentari.

Fino ad ora tutte le commissioni si sono pronunciate rifiutando l’accordo. E’ necessario che anche i membri  dell’INTA lo facciano e votino contro l’ adozione dell’ACTA o contro una proroga del voto finale. Ritardare il voto sarebbe uno stratagemma illusorio spinto per settimane dalla Commissione Europea e dalle lobby per salvare la faccia.

Membri del Parlamento europeo devono assumersi la responsabilità politica e tutelare i cittadini di fronte a questo pericoloso accordo. E’ assolutamente urgente rifiutare la logica repressiva dell’ACTA e attuare una policy di distinzione fondamentale tra reale contraffazione dannosa delle merci e le pratiche condivise che sono le fondamenta della nostra cultura e di una società migliore.

Firmatari:

ABUL (Francia) http://www.abul.org/
Act-Up Paris (Francia) http://www.actupparis.org/
AIDES (Francia) http://www.aides.org/
Alternative Informatics Association (Turchia) http://www.alternatifbilisim.org/
April (Francia, EU) http://april.org/
Article 19 (Internationale) http://www.article19.org/
Asociación de Internautas http://www.internautas.org/
Atlatszo.hu (Ungheria) http://www.atlatszo.hu/
Bits of Freedom (Olanda) http://bof.nl/
Coalition PLUS (Internationale) http://www.coalitionplus.org/
Constant, Association For Arts and Media (Brussels) http://www.constantvzw.org/
Datapanik (Belgio) http://datapanik.org/
Digitale Gesellschaft e.V. (Germania) https://digitalegesellschaft.de/
Digital Freedom and Rights Organisation (Svezia) https://www.dfri.se/
Electronic Frontier Finland (Finlandia) http://www.effi.org/
European Digital Rights (UE) http://edri.org/
Fédération FDN (Francia) http://ffdn.org/
Fight for the Future (USA) http://fightforthefuture.org/
Foundation for a Free Information Infrastructure (UE) http://www.ffii.org/
Foundation Institute for Regional Development (Polonia) http://firr.org.pl/
Foundation for information policy research (UK, UE) http://www.fipr.org/
Framasoft (Francia) http://framasoft.org/
Free Culture Forum (Spagna, UE) http://fcforum.net/
Free and Open Source Software Foundation (Polonia) http://www.fwioo.pl/
Fundacja Projekt: Polska (Polonia) http://projektpolska.pl/
Hungarian Autonomous Center for Knowledge (Ungheria) http://hsbp.org/
Internet Society – Bulgaria (Bulgaria) http://www.isoc.bg/
Internet Society – Poland (Polonia) http://www.isoc.org.pl/
La Quadrature du Net (Francia, EU) http://laquadrature.net/
La Ligue des droits de l’Homme (Belgio) http://liguedh.be/
Liga voor Mensenrechten (Belgio) http://mensenrechten.be/
Net Users’ Rights Protection Association (Belgio, EU) http://nurpa.be/
Open Rights Group (UK) http://www.openrightsgroup.org/
Open Standards Alliance (Ungheria) http://nyissz.hu/
Panoptykon Foundation (Polonia) http://panoptykon.org/
Polish Linux User Group (Polonia) http://www.linux.org.pl/
Reporters Without Borders (Internationale) http://en.rsf.org/
Solthis (Francia) http://www.solthis.org/
TransAtlantic Consumer Dialogue (Internationale) http://www.tacd.org/
Vrijschrift (Olanda) https://vrijschrift.org/
X.net (Spagna) http://whois—x.net/

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

Eurovisione – Una parola sulla libertà d’informazione?

Questa sera gli occhi di oltre 100 milioni di telespettatori saranno puntati verso Baku – capitale dell’Azerbaijan – per la finale dell’Eurovision Song Contest. Al pubblico europeo verranno mostrati un bellissimo Paese e una popolazione ospitale.

“Ma c’è anche un’altra realtà dell’Azerbaijan che le autorità stanno facendo tutto il possibile per nascondere: un regime repressivo e brutale che non si ferma davanti a niente, per mettere a tacere i pochi giornalisti che cercano di indagare su temi sensibili o fornire notizie di cruciale importanza”, ha detto Reporter senza frontiere.

“Non stiamo cercando di rovinare la festa o, peggio ancora, di promuovere alcuna agenda politica “ostile”, come il governo azerbaigiano vorrebbe far credere. Ma come può la canzone essere completamente dissociata dalla libertà di espressione? Mentre i cantanti arriveranno a Baku da 40 Paesi per far ascoltare le loro voci, altre voci resteranno inascoltate.”

“E cosa dire, ad esempio, delle voci del blogger e dei cinque giornalisti attualmente in carcere a causa di quello volevano dire, dei due giornalisti uccisi, delle dozzine di giornalisti vittime di attacchi fisici che restano impuniti, e dei media indipendenti in gran parte eliminati? La società civile lotterà per far sentire la propria voce. Tutti dovrebbero, a loro modo, contribuire al concerto.”

Le autorità azerbaigiane hanno speso centinaia di milioni di petrodollari modificando il volto della capitale in vista di questo evento, andando così a consacrare un’attrattiva campagna pubblicitaria sulla scena internazionale. Non è stato risparmiato alcuno sforzo per progettare l’immagine di un Paese aperto, moderno e dinamico, una nuova Dubai che cresce a velocità folle, con discoteche alla moda e spiagge accoglienti. Un paradiso per gli investitori, se puoi chiudere un occhio alla corruzione.

Ma l’Azerbaijan, invece, per i giornalisti non è assolutamente un paradiso. Non lo è per i diritti umani in senso lato. Posizionatosi 165° su 179 Paesi nell’ultima classifica per la libertà di stampa di Reporter senza frontiere, conta da solo anche due dei “predatori della libertà d’informazione” che RSF ha identificato in tutto il mondo: il Presidente Ilham Aliev e il suo fedele braccio destro Vasif Talibov, che sperimenta i più draconiani metodi repressivi nella regione isolata di Nakhchivan.

L’IPGA (International Partnership Group for Azerbaijan), una coalizione di Ong che comprende anche Reporter senza frontiere, ha pubblicato un report il 26 marzo documentando lo spaventoso stato della libertà d’informazione in Azerbaijan.

Un organismo che regola i mezzi d’informazione audiovisivi sotto il diretto controllo del presidente assicura che tutte le radio e le stazioni televisive supportino il governo. Le poche pubblicazioni indipendenti circolano faticosamente fuori della capitale. La situazione dei media si è ulteriormente deteriorata come conseguenza del violento giro di vite contro l’ondata di manifestazioni pro-democrazia nella primavera del 2011, sulla scia delle rivolte arabe. Diversi blogger sono stati arrestati e picchiati, giornalisti di opposizione rapiti e giornalisti stranieri espulsi.

La restante manciata di giornalisti indipendenti è spesso oggetto di minacce e campagne diffamatorie. L’omicidio di due giornalisti critici, Elmar Huseynov nel 2005 e Rafik Tagi nel 2011, sono ancora rimasti impuniti, così come i frequenti attacchi fisici ai giornalisti.

“Sollecitiamo gli artisti che prenderanno parte all’evento a esprimere il loro supporto per la società civile dell’Azerbaijan e per i suoi media”, ha aggiunto Reporter senza frontiere. “Si dice che la rappresentante della Francia, Anggun, sia sensibile alle questioni connesse ai diritti umani. Farà quindi notare il parallelo tra l’ambiente carcerario mostrato nel suo video clip e il destino che i giornalisti azerbaigiani sono spesso costretti a soffrire?

“L’Unione Europea Radiotelevisiva (EBU), che supervisiona la gara, dovrebbe rompere il silenzio e cominciare a parlare della grave situazione dei media azerbaigiani, in accordo con i princìpi e i valori che è chiamata a promuovere. Infine, ci rivolgiamo a ciascuno dei 1600 giornalisti attesi per l’occasione, chiedendo loro di dedicare almeno qualche ora della loro visita a condurre interviste e ricerche su questo tema”, ha concluso RSF.

Puntando i riflettori internazionali sull’Azerbaijan, le autorità hanno comunque dato alla società civile un’inaspettata opportunità per far sentire la propria voce. La società civile azerbaigiana ha bisogno del supporto della comunità internazionale. Deve inoltre essere pronta per affrontare le rappresaglie che potrebbero abbattersi su di essa, una volta che le telecamere si saranno spente.

Per maggiori informazioni e per partecipare alle campagne:

Campagna per la libertà di espressione in Azerbaijan

Campagna “Song for Democracy”

Leggi il report “Running scared. Azerbaijan’s Silenced Voices”, pubblicato da IPGA  (PDF, in inglese)  

 

FRANCIA: Il disegno di legge che punisce la consultazione di siti “terroristi” adottato in Consiglio dei ministri.

Reporter senza frontiere rinnova le proprie preoccupazioni per il disegno di legge teso a punire la consultazione di siti Internet “che incitino al terrorismo o ne facciano apologia” adottato dal Consiglio dei ministri l’11 aprile 2012.

“Prendiamo atto delle modifiche adottate e delle precisazioni inserite nel testo” ha dichiarato l’organizzazione.

“Ma troppe domande restano tuttora senza risposta, giustificando i nostri timori:

  • Chi raccoglierà i dati sui siti visitati dagli internauti, e come?
  • Chi censirà i siti penalizzati, e quali forme di tutela verranno garantite?

È particolarmente urgente che le modalità di attuazione contenute in questo testo siano rese pubbliche, per rispondere al timore che si instauri una sorveglianza generalizzata basata sull’utilizzo dei fornitori di servizi internet.”

Il disegno di legge adottato dal Consiglio dei ministri è stato rifocalizzato sui siti “che contengano immagini di atti di terrorismo che attentino alla vita [a fini di incitamento o apologia]“. Chiunque li consulti sarà passibile di due anni di carcere. Eccezioni sono previste ora per quanti visitano questi siti per “motivi legittimi”, cioè giornalisti, universitari, criminologi o avvocati che necessitino di consultarli per motivi professionali.

“Noi insistiamo nel ritenere che la penalizzazione della consultazione di siti Internet pone un problema di principio: si può visitare un sito senza per questo aderire alle idee che propugna” ha ricordato Reporter senza Frontiere.

L’organizzazione spera di ottenere rapidamente chiarimenti e impegni da parte dei legislatori e delle autorità coinvolti, ai quali tra l’altro intende proporre delle consultazioni.

Il disegno di legge dovrebbe essere trasmesso all’Assemblea nazionale ed esaminato alla ripresa dei lavori parlamentari, a giugno 2012. Secondo il ministro della giustizia, potrebbe essere “il primo testo votato dalla nuova legislatura”, se l’attuale maggioranza dovesse essere confermata.

Il Consiglio nazionale del digitale ha reso pubbliche le sue raccomandazioni a proposito di questo testo: http://www.cnnumerique.fr/avis11/

 Traduzione di Giuseppina Vecchia, Pressenza International Press Agency

RUSSIA-TAJIKISTAN: Giornalista di opposizione accoltellato a Mosca

Reporters senza frontiere è scioccata dalla violenta aggressione subìta ieri dal giornalista tagico Dodojon Atovulloev e chiede alla polizia russa di fare il possibile per identificare al più presto gli esecutori e i mandanti del reato.

“Tutte le possibilità devono essere attentamente analizzate e occorre prendere in considerazione anche le attività professionali di questo noto giornalista di opposizione”, ha detto RSF.

“Dodojon Atovulloev è un giornalista conosciuto per le sue critiche alle autorità del Tajikistan. Le serie minacce ricevute hanno portato la Germania a fornirgli lo status di rifugiato politico.

Le sue attività politiche all’interno del movimento Vatandor gli hanno procurato molti nemici”, ha ricordato l’organizzazione per la libertà di stampa.

Il fatto è avvenuto giovedì 12 gennaio tra le 21 e le 22, all’interno di un ristorante del centro di Mosca, dove si trovava Atovulloev. Il giornalista è stato accoltellato due volte allo stomaco da un aggressore non identificato e poi fuggito. Portato d’urgenza in ospedale e sottoposto a intervento chirurgico, adesso è fuori pericolo.

La polizia ha aperto un’inchiesta per “gravi e premeditati danni fisici” e il Ministero dell’Interno ha comunicato che un cittadino tagico di 23 anni è stato arrestato questa mattina. È ancora troppo presto, tuttavia, per affermare che si tratti effettivamente dell’aggressore.

Atovulloev è il fondatore e il direttore del mensile tagico di opposizione Tcharogi Ruz (Luce del Giorno). Si tratta del primo giornale di proprietà privata riconosciuto dopo l’indipendenza del Tajikistan ed è noto per la sua linea critica e severa nei confronti del governo del presidente Emomali Rakhmon.

Atovulloev è inoltre stato oggetto di minacce di morte e di molti procedimenti giudiziari, e nel 2001 è stato costretto a lasciare il Paese. Vive ormai tra Amburgo e Mosca, dove attualmente si trova e opera la sua redazione.

L’anno scorso, le autorità giudiziarie del Tajikistan hanno presentato a Mosca una richiesta di estradizione, che è però stata rigettata.

Traduzione di Tatiana Camerota

RUSSIA : Il dibattito politico ostacolato da attacchi cibernetici e arresti di giornalisti

Reporters Sans frontières deplora i molteplici casi di censura che ieri hanno segnato le elezioni parlamentari in Russia. Dato che la maggior parte dei media tradizionali, inclusi i canali televisivi, sono controllati dal Cremlino, il vero dibattito politico è possibile solamente sulla rete. Tuttavia, gli attacchi cibernetici coordinati e gli arresti di bloggers e giornalisti hanno chiaramente danneggiato  anche il dibattito on line.

Questi incidenti non hanno consentito una discussione aperta sul futuro politico della nazione e lasciano presagire il peggio per le elezioni presidenziali che si terranno a Marzo.

Ondata di attacchi cibernetici

I siti internet critici nei confronti del governo sono stati paralizzati prima e durante le elezioni da una serie di attacchi DDoS [1] con lo scopo di mettere a tacere i dissidenti.
LiveJournal, una piattaforma che ospita vari blog anti governativi è stata resa inaccessibile per 3 giorni a partire dal 1 Dicembre. Aveva già subito un attacco DDoS il 28 di Novembre.
Tra gli obiettivi di questi attacchi anche i seguenti siti:

  • Radio Echo of Moscow, echo.msk.ru
  • Il quotidiano indipendente Kommersant, kommersant.ru
  • Il sito della ONG Golos, organizzazione che monitorizza il corretto funzionamento elettorale, Golos.org
  • Il sito di informazione generalista Gazeta.ru
  • KartaNarusheniy.ru, mappa interattiva ideata da Golos per denunciare casi di brogli elettorali
  • Il sito di Lenizdat che tratta di politica a San Pietroburgo, lenizdat.ru
  • I siti dell’opposizione Slon.ru  e NewTimes.ru (gli unici che linkavano alla mappa di Golos dopo che Gazeta.ru aveva sospeso il link) e Ridus.org
  • Dosh, una rivista indipendente che copre l’area del Caucaso, doshdu.ru
  • Zaks, che si occupa di notizie politiche nel nordovest del paese, zaks.ru.

Alcuni degli attacchi nei confronti di questi siti erano iniziati qualche giorno prima delle elezioni, aprendo la strada agli attacchi massicci del 3 e 4 Dicembre; molti dei siti sono tornati accessibili ieri, quando la maggior parte dei seggi del centro del paese, dove vive il numero più alto di elettori, erano sul punto di chiudere.
Prevedendo questo tipo di problema, alcuni media e gruppi d’opposizione avevano trasferito i loro contenuti sui social networks e avevano invitato i lettori a seguirli su Twitter o Facebook nel caso che il loro sito non fosse stato più consultabile.

Per ulteriori informazioni su questi attacchi cibernetici, leggere l’articolo di Alexey Sidorenko per Global Voices.

Impedimenti alla copertura mediatica sulle elezioni

A vari giornalisti è stato impedito di dare copertura mediatica sull’esito delle elezioni, vietandone l’accesso ai seggi elettorali. Secondo Aleksandr Gorshkov, editore del sito d’informazione indipendente Fontanka.ru, “nella maggior parte dei casi questo avviene perchè gli operatori portano con sé la macchina fotografica e, attraverso le immagini, potrebbero diffondere dati personali degli elettori”.

Sebbene illegale, questo è il motivo che ha impedito al corrispondente di Fontanka.ru di accedere ad un seggio elettorale nella regione di Primorye, estremità orientale della Russia. Un reporter della Rosbalt, agenzia di informazione, è stato espulso dal suo seggio elettorale  per aver fotografato l’urna. A Vitaly Kamyshev, corrispondente di Radio Svoboda (l’emittente in lingua russa di Radio Free Europe/Radio Liberty), è stato proibito l’accesso al seggio della Commissione Elettorale Centrale; l’operatore si è visto inoltre strappare la tessera giornalistica. I corrispondenti della BBC e dalla American Press Agency sono stati fermati presso un seggio di Mosca e trattenuti per oltre un’ora.
Fermi di giornalisti e bloggers

Un numero di giornalisti e blogger vicini all’ opposizione sono stati fermati e brevemente trattenuti durante gli ultimi giorni precedenti le elezioni.
Il 2 Dicembre, il capo redattore del sito indipendente di informazione Besttoday.ru, Alexey Sochnev, è stato arrestato dalla polizia che, senza mostrare alcun mondato, ha fatto irruzione nel suo appartamento di Mosca, buttando giù la porta. Successivamente, l’uomo è stato accusato secondo l’art. 282 del codice penale, di aver partecipato alle attività di un’organizzazione estremista.

Sochnev è vittima del filone di arresti condotti nei confronti dei membri del comitato di Eduard Liminov, leader del partito nazionale bolscevico, proibito dal governo. Ma il direttore di Besttoday.ru Marina Litvinovich ha riferito che la polizia si sarebbe recata anche presso il domicilio dello sviluppatore del sito per perquisizioni.

La nota blogger Maria Pileva è stata arrestata il 3 Dicembre durante una manifestazione proibita a Vladikavkaz, capitale della Ossezia del Nord.  Rilasciata la sera stessa, è apparsa in tribunale il giorno seguente, quando il capo d’ accusa che le era stato imputato per atti vandalici è finalmente stato ritirato.
A Ulyanovsk, il blogger Oleg Sofiyn ha ricevuto minacce di morte; in una telefonata anonima veniva avvertito, per così dire, che se avesse continuato a criticare il rappresentante di governo della regione, Svetlana Openysheva, sarebbe finito con la testa fracassata.
Lilia Shibanova, a capo della ONG Golos, è stata fermata la notte del 2 Dicembre al suo arrivo all’aeroporto Sheremetyevo di Mosca e trattenuta per 12 ore. Il suo computer è stato sequestrato dopo essere stato attentamente esaminato perchè “avrebbe potuto contenere materiale pericoloso per la sicurezza nazionale”. Il giorno prima, Golos aveva ricevuto una multa di 30.000 rubli (720 Euro) per aver contravvenuto alla legge che proibisce di pubblicare i risultati dei sondaggi elettorali durante i cinque giorni precedenti le elezioni. Lo stesso giorno, l’organizzazione era stata oggetto di un reportage unilaterale da parte della NTV (un’emittente televisiva di proprietà del gigante petrolifero Gazprom) nel quale veniva accusata di essere un avamposto dell’intelligence occidentale.
La maggior parte dei media tradizionali, televisioni incluse, non ha diffuso informazioni su questi incidenti; al contrario, ampia copertura è stata accordata al partito di Vladimir Putin, Russia Unita, che ha vinto le elezioni.

Note
[1] Un attacco DDoS (Distributed Denial of Services) è un’azione che prevede un simultaneo overflood da parte di alcuni sistemi su un singolo sito con richiesta di accessi, causandone il blocco e lo shut down, negando così l’accesso a utenti legittimi.

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

UCRAINA: Un giovane fotogiornalista assassinato

Reporters sans frontières è sotto shock per l’assassinio, questa notte, di Vitaly Rozvadovsky, foto-corrispondente del settimanale ucraino 2000.
“Inviamo le nostre sincere condoglianze alle persone vicine alla vittima, e assicuriamo ai suoi colleghi di tutta la nostra solidarietà. Speriamo che le numerose zone di ombra che circondano questo crimine si possano dissipare al più presto. Incoraggiamo le forze di polizia ad esaminare seriamente tutte le piste, ivi compreso il motivo professionale. Sembra ancora troppo presto per tirare dei conclusioni definitivi su ciò che si è realmente successo”, ha dichiarato l’organizzazione.

Vitaly Rozvadovsky è stato attaccato da uno o parecchi sconosciuti verso le 11 della sera nella notte tra il 28 e il 29 novembre 2011, davanti al pianerottolo del 168 Kharkovskoe chossé, a Kiev. Ha ricevuto parecchi colpi di coltello al viso ed al collo. Il fotografo è morto quattro ore più tardi all’ospedale, a causa delle sue importanti perdite di sangue.

“Les notizie di cui disponiamo sono per ora estremamente limitate, ha dichiarato a Reporters sans frontières il direttore di 2000, Mikhaïl Denisenko. Niente è certo, vari testimoni danno versioni contraddittorie” Per quanto in sua conoscenza, il fotografo non lavorava ultimamente su argomenti sensibili né aveva ricevuto di minacce.

La polizia ha aperto un’inchiesta per “assassinio con premeditazione” sulla base dell’articolo 115 del Codice Penale. Privilegia per ora la pista di una disputa privata. Un rappresentante della polizia, Vladimir Dmitrenko, ha dichiarato che un indiziato era stato identificato già e che “secondo le testimonianze raccolte, si può dire all’80% che la causa dell’assassinio non è legata con l’attività giornalistica” di Vitaly Rozvadovsky.

Secondo certe testimonianze, il fotografo non era venuto solo sui luoghi del crimine. Era accompagnato, e se sì, da chi? Che cosa è accaduto a questa persona? Il giornalista Mustafa Naïem riporta sul suo profilo facebook una testimonianza secondo cui gli aggressori di Vitaly Rozvadovsky avrebbero voluto rubargli un chiavetta USB che si troverebbe ora in possesso della polizia. Cosa c’è dentro?

Vitaly Rozvadovsky, conosciuto anche sotto il pseudonimo di Vitaly Sitchen, lavorava da nove anni per il giornale 2000. Secondo certe fonti, collaborava anche con l’agenzia PHL ed utilizzava anche lo pseudonimo di Viktor Vedomy. Aveva trent’ anni.

traduzione realizzata dai traduttori di Pressenza Italia http://www.pressenza.com

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