
THAILANDIA: 153° su 178 nell’ultima Classifica della libertà di stampa di RSF
- Popolazione: 69.122.234 (2010, dati della Banca Mondiale)
- Capo di Stato: Yingluck Shinawatra, eletta a luglio 2011
Nel luglio del 2011, alle elezioni generali viene eletta Yingluck Shinawatra, sorella dell’anziano Primo ministro Thaksin Shinawatra. I thailandesi sperano di uscire dalle crisi politiche a ripetizione e di conoscere un’apertura democratica. Purtroppo il nuovo governo non solo non mette fine al ricorso abusivo al crimine di lesa maestà, ma moltiplica le misure liberticide.
La stampa thai è abbastanza più libera di quella dei paesi vicini. I principali quotidiani anglofoni The Nation e Bangkok Post e quelli in thai, Daily News, Kom Chad Luek, Thai Rath, Matichon e Khaosod Daily godono di un’effettiva libertà, su tutto meno che sull’argomento tabù: il re e la famiglia reale. La maggior parte dei giornalisti esprimono la stessa riverenza per il re Bhumipol che la stragrande maggioranza della popolazione. Gli altri sono costretti all’autocensura.
Gravi eventi politici hanno coinvolto i media nel 2010. Gli scontri tra l’esercito e il Fronte Nazionale Unite per la Democrazia e contro la Dittatura (UDD), più conosciuto col nome di “Camicie rosse”, ha causato la morte di Hiroyuki Muramoto, cameraman giapponese dell’agenzia Reuters, colpito a morte da proiettili, il 10 aprile 2010 a Bangkok, e di Fabio Polenghi, fotogiornalista italiano ucciso a Bangkok il 19 maggio durante le cariche dell’esercito contro i manifestanti.
La fine degli scontri non ha fermato la repressione dei giornalisti, presi nella morsa dei membri delle due principali coalizioni. Un mese prima dello scioglimento dell’Assemblea Nazionale, Maggio del 2011, una decina di radio comunitarie di Bangkok e dintorni legate alle «Camicie Rosse» sono state oggetto di un raid repressivo delle autorità. Due mesi dopo la vittoria delle opposizioni alle elezioni, luglio 2011, un giornalista dell’emittente televisiva Channel 7, Somjit Nawakruasunthorn, é stato vittima di una campagna intimidatoria delle «Camicie Rosse» che gli rimproveravano di essersi rivolto in modo improprio al nuovo Primo Ministro Yingluck Shinawatra, durante un’intervista.
D’altra parte la sicurezza dei giornalisti è a rischio nel sud del paese dove la ribellione islamista continua a commettere attentati.
Malgrado l’annuncio di un riesame dei processi basati sul crimine di lesa maestà, vero strumento di censura politica, il nuovo governo non ha fatto alcuno sforzo per mettere un freno al ricorso abusivo all’articolo 112 del codice penale. In virtù di quell’articolo è colpevole di crimine di lesa maestà “ogni persona che abbia diffamato, insultato minacciato o il re, o la regina, l’erede o il reggente.” Il che può comportare una pena da tre a quindici anni di prigione.
Così resta incerta la sorte della direttrice del sito di informazione Prachatai, Chiranuch Premchaiporn,. La giornalista è accusata di violazione degli articoli 14 e 15 del Computer Crimes Act del 2007. Già in arresto per altri temi il 31 Marzo 2010, e incolpata di lesa maestà Chiranuch Premchaiporn potrebbe essere condannata una seconda volta e restare in prigione fino a cinquanta anni.
La legge sulla sicurezza interna instaurata nel 2010 che sostituisce lo stato di emergenza, ha favorito l’escalation della censura di Internet. La blogosfera thai è molto attiva, circa il 30% della popolazione è connessa ad Internet, il Web è oggetto di stretta sorveglianza. Alla fine del 2010, il ministero della Giustizia ha creato un’unità di cyber scout, incaricata di cercare contenuti “illeciti” sul net. Nel gennaio 2011, tra 80 000 e 400 000 URL sarebbero stati bloccati così. I siti alternativi di notizie sospettati di sostenere il movimento delle “Camicie rosse” sono censurati spesso ed i blogs che criticano il governo valgono frequentemente ai loro autori accuse di lesa maestà.
Surapak Phuchaisaeng e Ampon Tangnoppakul sono tra i primi cybercittadini arrestati per lesa maestà dopo l’arrivo del nuovo governo. Surapak Phuchaisaeng è un cybercittadino thailandes di 40 anni, arrestato il 2 settembre 2011, a Bangkok, ed accusato di lesa maestà dopo aver postato delle foto, dei video e dei messaggi su Facebook. Thanthawut Thaweewarodomkul, condannato nel Marzo 2011 a 13 anni di prigione per lesa maestà, attende ancora il giudizio d’appello nella sua cella di 25 m², dove vengono stipati una trentina di prigionieri in condizioni igieniche deplorevoli.
Svariati segni che fanno temere che la politica repressiva dello Stato stia continuando. La percentuale di condanne per tali reati raggiunge il 95 %. Molti cybercittadini sono ancora in prigione, per la maggior parte per aver violato il Computer Crimes Act.
Ultimo aggiornamento: Ottobre 2011
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