TAILANDIA: Giornalista ucciso da due uomini in moto

Reporter senza frontiere è scioccata per la morte di Wisut “Ae Inside” Tangwittayaporn, giornalista freelance e membro del movimento politico “Camicie Rosse”, ucciso ieri a colpi di pistola da due uomini a bordo di una moto, nell’isola di Phuket.

“La famiglia di Wisut Tangwittayaporn ha la nostra piena solidarietà”, ha detto Reporters senza Frontiere. “Le autorità devono condurre indagini accurate per fare piena luce su questo omicidio, senza escludere la pista professionale”.

Wisut era alla guida della sua auto, in compagnia della moglie, alla periferia della città di Phuket, quando due uomini a bordo di una motocicletta hanno bloccato il veicolo e hanno aperto il fuoco, colpendo Wisut quattro volte alla testa, al collo e alle spalle. I dottori hanno detto che uno dei proiettili ha reciso l’arteria carotidea e che Wisut è morto dopo aver perso molto sangue.

Secondo il quotidiano locale online The Phuket News, la polizia avrebbe già dichiarato che l’insieme dei colpi inferti farebbe pensare a un omicidio portato a termine da killer professionisti, e che all’origine della morte potrebbero esservi cause legate a conflitti territoriali e ambientali di cui si era occupato il giornalista. Il quotidiano ha infatti riportato che Wisut era il leader di un gruppo che si era opposto all’uso privato della spiaggia di Phuket e che aveva molti nemici intorno a sé.

Omicidi di giornalisti sono molto rari in Tailandia, dove le più comuni violazioni alla libertà di stampa si manifestano solitamente attraverso la censura online e i procedimenti giudiziari per coloro che violano l’articolo 112 del codice criminale (riguardante la lesa maestà).

A partire dallo scorso ottobre, Reporter senza frontiere ha intrapreso una campagna per informare e sensibilizzare i turisti (http://www.paradisidellacensura.it ) sulla situazione della libertà di stampa in Tailandia.

Traduzione di Tatiana Camerota

TAILANDIA: Il rapporto di Reporters sans frontières

THAILANDIA:  153° su 178 nell’ultima Classifica della libertà di stampa di RSF

  • Superficie: 514.000 kmq
  • Popolazione: 69.122.234 (2010, dati della Banca Mondiale)
  • Lingua: Thai
  • Capo di Stato: Yingluck Shinawatra, eletta a luglio  2011

Nel luglio del 2011, alle elezioni generali viene eletta Yingluck Shinawatra, sorella dell’anziano Primo ministro Thaksin Shinawatra. I thailandesi sperano di uscire dalle crisi politiche a ripetizione e di conoscere un’apertura democratica. Purtroppo il nuovo governo non solo non mette fine al ricorso abusivo al crimine di lesa maestà, ma moltiplica le misure liberticide.

La stampa thai è abbastanza più libera di quella dei paesi vicini. I principali quotidiani anglofoni The Nation e Bangkok Post e quelli in thai, Daily News, Kom Chad Luek, Thai Rath, Matichon e Khaosod Daily godono di un’effettiva libertà, su tutto meno che sull’argomento tabù: il re e la famiglia reale. La maggior parte dei giornalisti esprimono la stessa riverenza per il re Bhumipol che la stragrande maggioranza della popolazione. Gli altri sono costretti all’autocensura.

Gravi eventi politici hanno coinvolto i media nel 2010. Gli scontri tra l’esercito e il Fronte Nazionale Unite per la Democrazia e contro la Dittatura (UDD), più conosciuto col nome di “Camicie rosse”, ha causato la morte di Hiroyuki Muramoto, cameraman giapponese dell’agenzia Reuters, colpito a morte da proiettili, il 10 aprile 2010 a Bangkok, e di Fabio Polenghi, fotogiornalista italiano ucciso a Bangkok il 19 maggio durante le cariche dell’esercito contro i manifestanti.

La fine degli scontri non ha fermato la repressione dei giornalisti, presi nella morsa dei membri delle due principali coalizioni. Un mese prima dello scioglimento dell’Assemblea Nazionale, Maggio del 2011, una decina di radio comunitarie di Bangkok e dintorni legate alle «Camicie Rosse» sono state oggetto di un raid repressivo delle autorità. Due mesi dopo la vittoria delle opposizioni alle elezioni, luglio 2011, un giornalista dell’emittente televisiva Channel 7, Somjit Nawakruasunthorn, é stato vittima di una campagna intimidatoria delle «Camicie Rosse» che gli rimproveravano di essersi rivolto in modo improprio al nuovo Primo Ministro Yingluck Shinawatra, durante un’intervista.

D’altra parte la sicurezza dei giornalisti è a rischio nel sud del paese dove la ribellione islamista continua a commettere attentati.

Malgrado l’annuncio di un riesame dei processi basati sul crimine di lesa maestà, vero strumento di censura politica, il nuovo governo non ha fatto alcuno sforzo per mettere un freno al ricorso abusivo all’articolo 112 del codice penale. In virtù di quell’articolo è colpevole di crimine di lesa maestà “ogni persona che abbia diffamato, insultato minacciato o il re, o la regina, l’erede o il reggente.” Il che può comportare una pena da tre a quindici anni di prigione.

Così resta incerta la sorte della direttrice del sito di informazione Prachatai, Chiranuch Premchaiporn,. La giornalista è accusata di violazione degli articoli 14 e 15 del Computer Crimes Act del 2007. Già in arresto per altri temi il 31 Marzo 2010, e incolpata di lesa maestà Chiranuch Premchaiporn potrebbe essere condannata una seconda volta e restare in prigione fino a cinquanta anni.

La legge sulla sicurezza interna instaurata nel 2010 che sostituisce lo stato di emergenza, ha favorito l’escalation della censura di Internet. La blogosfera thai è molto attiva, circa il 30% della popolazione è connessa ad Internet, il Web è oggetto di stretta sorveglianza. Alla fine del 2010, il ministero della Giustizia ha creato un’unità di cyber scout, incaricata di cercare contenuti “illeciti” sul net. Nel gennaio 2011, tra 80 000 e 400 000 URL sarebbero stati bloccati così. I siti alternativi di notizie sospettati di sostenere il movimento delle “Camicie rosse” sono censurati spesso ed i blogs che criticano il governo valgono frequentemente ai loro autori accuse di lesa maestà.

Surapak Phuchaisaeng e Ampon Tangnoppakul sono tra i primi cybercittadini arrestati per lesa maestà dopo l’arrivo del nuovo governo. Surapak Phuchaisaeng è un cybercittadino thailandes di 40 anni, arrestato il  2 settembre 2011, a Bangkok, ed accusato di lesa maestà dopo aver postato delle foto, dei video e dei messaggi su Facebook. Thanthawut Thaweewarodomkul, condannato nel Marzo 2011 a 13 anni di prigione per lesa maestà, attende ancora il giudizio d’appello nella sua cella di 25 m², dove vengono stipati una trentina di prigionieri in condizioni igieniche deplorevoli.

Svariati segni che fanno temere che la politica repressiva dello Stato stia continuando. La percentuale di condanne per tali reati raggiunge il 95 %. Molti cybercittadini sono ancora in prigione, per la maggior parte per aver violato il Computer Crimes Act.

Ultimo aggiornamento: Ottobre 2011

PARADISI DELLA CENSURA: Una nuova campagna di Reporters sans frontières

Non chiudere gli occhi sulla censura.
Scopri cosa c’è dietro le quinte della tua prossima vacanza.

Questo è lo slogan della nuova campagna che Reporters sans frontières lancia per richiamare l’attenzione dei turisti sulla libertà di parola e sulla libertà dell’informazione in Tailandia, Messico e Vietnam.
Per saperne di più, visita il sito dedicato alla campagna: www.paradisidellacensura.it.

TAILANDIA: Giornalista italiano ucciso a Bangkok – Il comunicato internazionale di RSF

Reporters sans frontiéres  rende pubblica la propria tristezza ed esprime le proprie condoglianze alla famiglia di Fabio Polenghi, 45 anni, fotoreporter della stampa italiana che lavorava come freelance, ucciso durante l’assalto lanciato dall’esercito tailandese nella notte di tra il 18 e il 19 maggio contro le “camice rosse”, fedeli all’ex primo ministro Thaksin Shinawatra. Un reporter di origine olandese e un documentarista americano sono rimasti feriti durante un’offensiva che ha fatto 5 morti. Tre giornalisti, un cameraman di France 24, un fotografo di Matichon e un fotografo del quotidiano The Nation erano stati feriti nei giorni scorsi duranti i diversi scontri.

Si tratta del secondo professionista dei media ucciso nell’esercizio delle sue funzioni dall’inizio della crisi. Il cameraman giapponese Hiroyuki Muramoto , che lavorava per la Reuters , è stato ucciso il 10 aprile scorso. I risultati dell’inchiesta ufficiale sulla sua morte non sono ancora stati resi noti.

“Due morti e cinque feriti tra membri della stampa: il bilancio è molto pesante. Senza contare i giornalisti che sono sfuggiti alla morte per un pelo! Avrebbero potuto essere molti di più… Reporters sans frontiéres  rende pubblica la propria sorpresa nonché indignazione per l’attacco che è stato effettuato senza criterio e che dimostra che le autorità tailandesi, nella loro volontà di domare l’opposizione rossa, non hanno prestato molta attenzione alla protezione dei giornalisti. Come nel caso di Hiroyuki Muramoto, Reporters sans frontiéres  chiede un’inchiesta indipendente sulla morte di Fabio Polenghi, soprattutto un’autopsia e uno studio balistico trasparente e magari, se necessario, in collaborazione con esperti stranieri.”

Con più di 30 anni di esperienza, Fabio Polenghi ha collaborato con pubblicazioni molti prestigiose come Vogue e Vanity Fair. E’stato anche l’autore di un documentario,  Cuban Line, e aveva realizzato anche un’esposizione alla Città della scienza e dell’industria. Era un giornalista con grande esperienza. Era in Tailandia da più di tre mesi per una rivista europea.

I rapporti ufficiali parlano di 70 morti e 1700 feriti, avvenuti nei due mesi di scontri nella capitale tailandese. Reporters sans frontiéres  aveva fatto appello alle camice rosse e alle forze di sicurezza affinché usassero moderazione e facessero in modo di garantire la sicurezza dei giornalisti. L’organizzazione aveva inoltre denunciato la chiusura di più di 4500 siti Internet, destinata in parte a censurare l’informazione sulla crisi. L’account twitter di Thaksin Shinawatra è stato bloccato a sua volta proprio stamattina.

A Lumpini Park, piazza di Bangkok dove si riunivano le “rosse”, la situazione era particolarmente delicata per i giornalisti che potevano essere scambiati per fedeli di Shinawatra e trovarsi sotto il fuoco delle forze dell’ordine. Da diverse settimane non potevano più seguire gli avvenimenti senza assumersi dei seri rischi. Le autorità avevano manifestato l’intenzione di tenere la stampa straniera lontana dalla crisi e dalla repressione che si apprestava ad esercitare. Interrogato dall’organizzazione, Arnaud Dubus, corrispondente di Liberatione e di RFI ha dichiarato martedì 18: “E’ la prima volta che mi capita di percepire in Tailandia che i giornalisti stranieri siano veramente presi di mira.”

In seguito all’assalto dell’esercito, le camice rosse hanno dichiarato di porre fine al loro movimento. I loro leader si sono arresi alla polizia.

BRASILE: Censura preventiva imposta dalla magistratura ad un quotidiano su richiesta di un uomo politico

Dall’11 maggio 2010 il quotidiano Diario do Grande ABC è stato indotto dalla magistratura a interrompere la pubblicazione di qualsiasi articolo relativo ad un caso che vede coinvolto il sindaco di Sao Bernardo do Campo (Stato di San Paolo), Luiz Marino. Questi, ex ministro del presidente Lula, avrebbe fatto riciclare del materiale scolastico in perfetto stato. Il Diario do Grande ABC incorrerà in una multa di 500 reais (225 euro) in caso di infrazione. Il quotidiano ha già fatto ricorso.

Il quotidiano aveva riferito, il 24 febbraio scorso, che la municipalità inviava al riciclaggio del materiale appartenente all’ente pubblico municipale per l’educazione, mentre era ancora in buono stato. In seguito a questa pubblicazione, Luiz Marino avrebbe rivolto al tribunale una richiesta di risarcimento per “danni morali”, insieme alla richiesta di interdizione per il giornale a pubblicare altri articoli che mescolassero il suo nome a questo genere di casi. Il tribunale civile di Santo André ha accolto la sua domanda. L’articolo in questione dava esplicitamente l’opportunità al sindaco di spiegarsi, ma né il querelante né la magistratura sembrano averne tenuto conto.

Questa decisione è contraria allo spirito della Costituzione federale del 1988, che considera la libertà di stampa come principio fondamentale. E’ incomprensibile, un anno dopo la revoca della legge del 1967 del regime militare da parte della Corte federale suprema, che persistano delle pratiche di censura dirette contro i media, sotto pressione di uomini politici.

TAILANDIA: Fotografo italiano ucciso durante l’offensiva militare contro le camicie rosse

Foto IPA

Un fotografo italiano è stato ucciso a Bangkok durante l’offensiva militare che ha portato alla resa  delle camicie rosse. Fabio Polenghi, free lance, 45 anni, è stato colpito al torace e all’addome mentre si trovava nella zona di Saladeng, a circa un chilometro dal centro del campo degli oppositori. A identificarlo è stata un’amica, dalle immagini trasmesse dalla tv: nel filmato il nostro connazionale veniva trasportato in ospedale, indossava un giubbotto antiproiettile e un casco che a un certo punto gli è stato tolto e a questo punto la donna l’ha riconosciuto. Polenghi era single e viveva a Milano.

La sezione italiana di Reporters sans frontières esprime il più vivo cordoglio per la morte del giornalista.

TAILANDIA: Giornalisti feriti da proiettili: chi spara sulla stampa?

Reporters sans frontiéres  si appella all’esercito tailandese e alle camice rosse affinché venga garantita la sicurezza dei giornalisti che si occupano degli scontri attuali a Bangkok, dopo che tre reporter, un cameraman e due fotografi sono stati feriti.

“La confusione che regna attualmente in alcune zone di Bangkok non può spiegare completamente i colpi che hanno ferito diversi giornalisti tailandesi e stranieri da aprile. E’ urgente che le due parti applichino alla lettera quanto previsto dal diritto internazionale: i giornalisti non possono diventare bersagli militari. Chiediamo venga svolta un’indagine per scoprire chi ha dato ordine di uccidere il generale che appoggiava i ribelli Khattiya Sawasdipol, mentre veniva intervistato da un giornalista”, ha affermato l’organizzazione.

TAILANDIA: Dichiarazione comune sulla censura del web e dei media sotto lo Decreto d’Emergenza

Dopo che il governo tailandese ha dichiarato lo stato di emergenza a Bangko e nelle province limitrofe il 7 aprile 2010, sono stati ufficialmente bloccati 36 siti web collegati in qualche modo al movimento delle camice rosse. Successivamente il quotidiano Thai Rath in un articolo del 16 aprile 2010, citando una fonte anonima, ha dichiarato che 190 URL sarebbero state bloccate. Ci opponiamo ad una tale censura indiscriminata del contenuto politico su Internet per le seguenti ragioni:

  1. La censura di Internet costituisce un abuso diretto del  diritto fondamentale del popolo all’informazione e alla libertà di espressione tipico di una società democratica.
  2. La censura su Internet è un modo sbagliato ed inutile di affrontare contenuti illegali su Internet. Non può raggiungere i risultati auspicati dal governo, come per esempio lo sdradicamento di contenuti illegali e l’arresto di chi crea tali contenuti può fare l’effetto opposto. La impossibilità degli utenti Internet di aver accesso all’informazione diffonderà senza dubbio ulteriore malcontento e diffidenza e renderà ancora più profonda la spaccatura, che è in fase di peggioramento, della società tailandese.
  3. L’attuale ondata di censura di Internet avviene con il Decreto d’Emergenza, che concede al governo un’ampia facoltà di censurare i media. Tale facoltà e immunità in base al decreto rende il governo inaffidabile per il popolo, dando al governo ulteriori motivi per censurare in modo indiscriminato.
  4. Considerando il fatto che il governo sta ricorrendo frequentemente ai media governativi, incluso il National Broadcasting Service of Thailand (NBT) e al sito web factreport.go.th per diffondere la propria interpretazione di quanto sta succedendo, diventa persino più importante che il popolo abbia accesso a media alternativi e che possa verificare i fatti da solo. Crediamo che Internet sia la piattaforma più potente per incentivare un accesso all’informazione per tutti. Il controllo del governo sui media e l’impunità ottenuta con il Decreto d’emergenza rende ancora più importante per la gente essere in grado di accedere e condividere l’informazione su Internet.

Per le ragioni sopraelencate sollecitiamo il governo a cessare immediatamente la censura di Internet. Laddove continuasse la censura grazie al Decreto d’emergenza e non considerasse il libel law o il Computer Crime Act, il governo sarebbe colpevole di violazione della costituzione tailandese e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Invitiamo gli internauti tailandesi a far uso dei mezzi per evitare la censura descritti nel sito http://thainetizen.org/unblock

E’ ora che il governo tailandese riconosca la valenza di Internet e il suo ruolo centrale nell’incentivare il dibattito pubblico e lo scambio di informazione in una società libera e democratica.

Thai Netizen Network e Reporters sans frontières

TAILANDIA: Violenza e stato d’emergenza colpiscono i media

Reporters sans frontières è estremamente preoccopata per l’impatto sulla libertà di stampa delle violenze politiche e dello stato di emergenza in Tailandia. L’organizzazione ribadisce il proprio appello a tutte le parti in causa a rispettare e a garantire il lavoro della stampa.

Le condizioni di lavoro dei corrispondenti stranieri sono peggiorate progressivamente: i corrispondenti in Tailandia non sono formati per lavorare in una zona di conflitto.

Sempre più spesso i giornalisti portano delle T-shirt del Foreign Correspondents Club of Thailand (FCCT) per essere identificati o dei caschi per proteggersi.

Le “camicie rosse” hanno chiesto ai giornalisti di indossare una fascia che dichiara “sciogliere il Parlamento”.

Sono continui i casi di pressioni, censure o interferenze con il lavoro dei giornalisti della televisione, della carta stampata o dell’informazione online.

TAILANDIA: Cameraman giapponese ferito mortalmente durante lo scontro tra l’esercito e le camice rosse

Hiroyuki Muramoto, cameraman giapponese dell’agenzia Reuters è stato ucciso da colpi di proiettile il 10 aprile 2010 a Bangkok, duranti i violenti scontri tra l’esercito e le camice rosse, fedeli all’ex primo ministro Thaksin Shinawatra. L’origine dei colpi non si è potuta stabilire in modo chiaro e le parti in causa si addossano reciprocamente la responsabilità di tali scontri, che hanno provocato la morte di almeno trenta persone e il ferimento di oltre cinquecento.

Muramoto è stato ferito mortalmente al petto mentre riprendeva gli scontri nel quartiere di Rajdumnoen Road. “Sono profondamente rattristato dalla perdita del nostro collega Hiroyuki duranti gli scontri a Bangkok. Il giornalista a volte è una professione terribilmente pericolosa, perché coloro che vogliono offrire al mondo le informazioni, si trovano nel cuore dell’azione. Tutta la Reuter è a lutto a causa di questa tragedia”, ha dichiarato David Schlesinger, redattore capo di Reuters. Muramoto faceva parte dell’ufficio dell’agenzia britannica di Tokio.

Reporters sans frontières chiede un’inchiesta indipendente sulla morte del cameraman e soprattutto un’autopsia e uno studio balistico realizzato in modo trasparente e, se necessario, con la collaborazione di esperti stranieri. “Tale inchiesta deve soprattutto arrivare ai livelli più alti dell’esercito, per stabilire se è stato fatto uso di proiettili veri da parte dell’esercito e su ordine di chi, laddove di solito si usano solo proiettili di caucciù e lacrimogeni per mantenere l’ordine”, ha dichiarato l’organizzazione.

Alcuni membri delle camice rosse avevano affermato la sera prima di aver recuperato delle armi dell’esercito. Chiediamo pertanto che l’inchiesta faccia luce anche sulle possibili responsabilità dei manifestanti.

Hiroyuki Muramoto è il primo giornalista ucciso in Tailandia dall’ottobre 2008

TAILANDIA: La censura viene rinforzata in nome dello stato d’emergenza

Il  governo tailandese ha censurato decine di siti Internet e un canale televisivo in base all’articolo 9 della dichiarazione dello stato di emergenza del 7 aprile, che impedisce la distribuzione di informazioni che possono disturbare l’ordine pubblico. La maggior parte dei media colpiti sono legati al movimento delle “camicie rosse”, ma alcuni, come il sito di informazione Prachtai, sono indipendenti. Secondo i responsabili del server INET l’ordine sarebbe stato dato dal ministero delle Tecnologie per l’informazione e della Comunicazione. La lista dei siti censurati è stata approvata dal vice-premier in carica alla Difesa e dal nuovo responsabile del Centro per l’amministrazione pubblica e per lo stato d’emergenza.

Lo stato di emergenza è stato dichiarato a Bangkok e nelle cinque province limitrofe per una durata indefinita.

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