FILIPPINE – Un altro giornalista ucciso, è il quarto dall’inizio del 2012

Reporter senza frontiere è scioccata nell’apprendere della morte di Nestor Libaton, reporter da vent’anni per la radio della Chiesa Cattolica dxHM. È stato freddato il pomeriggio dell’8 maggio a Mati, capitale della provincia orientale di Davao, nell’isola meridionale di Mindanao.   L’organizzazione per la libertà di stampa porge le sue condoglianze alla moglie e ai suoi quattro figli ed esorta le autorità ad aprire un’indagine e a fare il possibile per far luce sulla sua morte. Si tratta del quarto giornalista ucciso nelle Filippine quest’anno.

45 anni, Libaton è stato raggiunto da numerosi colpi di pistola sparati da uomini in motocicletta. Stava rientrando a casa dopo un’intervista realizzata nella vicina Terragona con il collega giornalista Eldon Cruz.

Il motivo è per ora sconosciuto ma l’Unione Nazionale dei Giornalisti delle Filippine (National Union of Journalist of the Philippines) ha citato alcuni colleghi di Libaton secondo i quali l’attentato potrebbe essere collegato alla sua attività professionale. Gli altri tre giornalisti uccisi dall’inizio dell’anno sono Rommel “Jojo” Palma (il 30 aprile), Aldion Layao (l’8 aprile) e Christopher Guarin (il 5 gennaio).

NUJP ha inoltre citato il caso di Michael James “Dacoycoy” Licuanan, giornalista di Bombo Radyo nella città di Cagayan de Oro (isola di Mindanao), il quale afferma di aver ricevuto un SMS il 5 maggio scorso contenente minacce di morte.

Il messaggio ha fatto seguito a una chiamata anonima alla stazione radio avvenuta alla fine del mese scorso, contenente veementi critiche alle attività di Licuanan, che si occupa del traffico di droga in città. La trattazione di storie sensibili lo aveva già fatto cacciare nei guai in passato, provocandogli anche una ferita da arma da fuoco in un tentato omicidio del 24 novembre scorso dal quale era riuscito a scappare.

07-05-2012 – Un altro giornalista assassinato, la polizia intensifica gli attacchi ai media

Reporter senza frontiere è molto preoccupata per il clima di violenza e ostilità in cui devono lavorare gli organi d’informazione delle Filippine, che sono da poco stati segnati da un altro omicidio. La scorsa settimana, infatti, Rommel “Jojo” Palma, un autista e giornalista di dxMC-Bombo Radyo, è stato assassinato a Koronadal, nell’isola meridionale di Mindanao.

È particolarmente allarmante che dietro gli attacchi e le minacce delle scorse settimane ai giornalisti e alle loro famiglie ci siano gli uomini della polizia. Alcuni di loro sono addirittura stati coinvolti in omicidi o tentati omicidi. Anche i procedimenti giudiziari contro i giornalisti e altre forme di ostruzionismo nei confronti dei media sono in aumento.

“Porgiamo le nostre condoglianze alla famiglia e agli amici di Rommel Palma”, ha detto Reporter senza frontiere. “Il suo omicidio deve essere adeguatamente indagato il prima possibile. Non deve restare impunito come invece lo sono finora stati gli omicidi dei giornalisti Dennis Cuesta, Christopher Guarin e Aldion Layao. L’impunità è particolarmente preoccupante quando – invece di fare il loro lavoro e quindi proteggere i cittadini – alcuni ufficiali di polizia abusano della loro autorità e perpetuano l’uso della violenza contro i giornalisti che denunciano le loro attività criminali e illegali.”, ha aggiunto RSF.

“Facciamo nuovamente appello al Presidente Benigno Aquino affinché intraprenda efficaci misure per proteggere i giornalisti e per infliggere pene esemplari alle reti criminali e agli ufficiali di polizia che agiscono al di fuori della legge. I riferimenti all’impatto “negativo” dei media sull’immagine del Paese rappresentano soltanto una cortina di fumo per evitare di contrastare il male alla radice, e non danno alcun tipo di risposta al problema più importante: l’insicurezza e la violenza nelle quali i giornalisti sono costantemente costretti a lavorare.”     

Omicidio di Palma

31 anni, Rommel “Jojo” Palma è stato freddato da due individui a bordo di una moto Honda TMX il 30 aprile scorso, mentre si trovava nel parcheggio dell’ospedale di Koronadal (nella provincia di Cotabato del Sud), dove aveva appena accompagnato un altro giornalista. Ha ricevuto quattro colpi di pistola al collo e alla schiena, ed è stato dichiarato morto alle 5.45 del mattino dai medici dell’ospedale.

La National Union of Journalist of the Philippines ha riportato la testimonianza del direttore della stazione radio dxMC-Bombo Radyo, Hermie Legaspi, secondo il quale la polizia avrebbe identificato due sospettati – finora conosciuti solo con gli pseudonimi Bobot e Hagibis – che il 22 aprile si sarebbero recati a casa di Palma, a Koronadal, senza però trovarlo.

Palma, che presentava servizi su temi di interesse locale e previsioni del tempo sulla stazione radiofonica dxMC-Bombo Radyo, è il secondo giornalista ad essere ucciso quest’anno sull’isola Mindanao – nella regione di Cotabato. La sua morte segue quella di Christopher Guarin, direttore di Tatak News Nationwide e presentatore della stazione radio dxMD. Guarin è stato ucciso in un’imboscata nei pressi di General Santos, il 5 gennaio scorso. Il presunto assassino, Marvin Palabrica, è ancora in libertà.

Nuovi sviluppi nell’omicidio di Cuesta del 2008

Il 5 aprile c’è stato un nuovo sviluppo nel caso di Dennis Cuesta quando, durante un’intervista radiofonica, un vecchio collaboratore di polizia, Jade Isa, ha accusato l’ex ispettore di polizia Redempto “Boy”Acharon di aver pianificato l’omicidio di Alex Josol, il direttore della radio di General Santos dxMD Radio Mindanao Network (RMN) e di altre due persone: l’impiegato del dipartimento di giustizia Badong Ramos e la vedova di Cuesta, Gloria Cuesta.

Achaon avrebbe voluto ucciderli per impedire loro di far luce sull’omicidio di Cuesta, ucciso nell’agosto del 2008. L’ex ispettore di polizia è stato accusato dell’omicidio ma è sempre riuscito a sfuggire alla giustizia fino al 2010, quando il caso è stato archiviato. Jadev Isa ha anche detto di essere stato presente agli incontri avvenuti a novembre 2011 e a febbraio 2012, durante i quali Acharon ha programmato di uccidere i tre con l’aiuto del cugino.

La vedova di Cuesta ha reagito a queste rivelazioni scrivendo al Ministro della Giustizia e al Presidente Aquino per chiedere di riaprire le indagini sull’omicidio di suo marito e di avviarne altre sul presunto piano di triplice omicidio messo a punto da Acharon. Josol, da parte sua, ha chiesto alla polizia di fornirgli protezione ma questa non ha ancora risposto alla sua richiesta.

Moltiplicazione dei procedimenti giudiziari

L’11 aprile, il tribunale regionale della città di Iloilo (nell’isola centrale di Panay), ha emesso mandati di arresto per Junep Ocampo, il direttore di The News Today (TNT), e Manuel “Boy” Mejorada, uno dei suoi editorialisti. Ciascuno di loro ha dovuto pagare una cauzione di 10000 pesos (179 euro) per evitare l’arresto, in attesa di giudizio. I mandati di arresto costituiscono l’ultimo atto di un’azione diffamatoria intrapresa dal sindaco di Iloilo, Jed Patrick Mabilog, che sta loro facendo causa per 15.2 milioni di pesos (circa 272000 euro) per un articolo di giornale pubblicato l’8 novembre 2011 e intitolato “Body of Evidence” [“Il corpo del reato”, ndt]  in cui Mejorada ha accusato il sindaco Mabilog di aver usato impropriamente una somma di denaro destinata a una fondazione della città di Iloilo e ricevuta da Mabilog in quanto fondatore e presidente della fondazione stessa.

Il pubblico ministero di Iloilo, Honorio Aragona Jr., il 3 febbraio ha dichiarato plausibile l’impianto accusatorio mosso dal sindaco contro Mejorada e Ocampo, giudicando l’articolo “diffamatorio”. Al processo dovranno dimostrare che l’articolo è stato scritto “in buona fede e per l’interesse pubblico”, ha aggiunto.

Minacce

Il 24 aprile scorso, la vedova di Aldion Layao – un giornalista radiofonico e politico locale ucciso l’8 aprile da due uomini sconosciuti nei pressi della sua casa di Lacson (periferia di Davao City, isola di Mindanao), è stata a sua volta oggetto di minacce. Secondo il Mindanao Times, Rica Layao è stata minacciata con un’arma dall’ufficiale di polizia Gerardo Padillo dopo che lei aveva dichiarato che questi poteva essere coinvolto nell’omicidio del marito. Padillo è stato immediatamente arrestato.

Nella città settentrionale di Olongapo, Mahatma Randy Datu, un reporter di Pilipino Star Ngayon (Filipino Star Today) (giornale con sede a Manila), è stato apertamente minacciato dal capo della polizia di Olongapo Christopher Tambungan, quando lui e altri reporter sono andati ad occuparsi della cattura di un ostaggio il 3 aprile.

Tambungan aveva chiesto ai giornalisti di recarsi sul luogo per assecondare la richiesta del sequestratore ma, quando ha visto Datu, ha urlato: “Come ti chiami? Che cosa ci fai qui? Qui non abbiamo bisogno di te.” Lo avrebbe poi afferrato per le spalle e buttato fisicamente fuori dall’edificio in cui si trovavano gli ostaggi. Il racconto di Datu è stato confermato anche da un giornalista della radio dzMM.

Datu ha presentato una denuncia contro Tambungan il 23 aprile accusandolo di minacce, coercizione e calunnia. Negando il resoconto di Datu, Tambungan ha invece dichiarato di aver semplicemente chiesto ai giornalisti di andarsene perché stavano innervosendo il sequestratore. Ha continuato ad accusare Datu e il collega giornalista di Star Ngayon, Alex Galang, di aver scritto articoli “negativi” su di lui. Datu aveva precedentemente accusato Tambungan di intascare tangenti dai proprietari di alcuni night-club.

Nonostante tutte le minacce ai giornalisti, l’appello del Presidente Aquino rivolto il 23 aprile all’annuale Forum Nazionale della Stampa del Philippine Press Institute, ha enfatizzato ciò che lui ha definito il “negativismo” dei media che, a suo parere, danneggerebbe il turismo e l’immagine del Paese. I suoi commenti sono stati immediatamente condannati dall’Unione Nazionale dei Giornalisti delle Filippine (NUJP).

Non c’è stato alcun allentamento della pressione nel livello di violenza perpetrato ai danni dei media nelle Filippine, nel 2012. Quattro giornalisti sono stati uccisi dall’inizio dell’anno e altri due sono scampati a tentati omicidi. La violenza è spesso opera di gruppi paramilitari e milizie private, che si trovano nella lista dei “predatori della Libertà di Stampa” che Reporter senza frontiere ha pubblicato quest’anno.

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

RSF: I predatori della Libertà di Stampa 2011, i 38 capi di stato e signori della guerra che seminano il terrore tra i giornalisti

Predatori della Libertà di Stampa 2011

I capi di una macchina repressiva, i leader politici dei regimi ostili
alle libertà civili e gli organizzatori di campagne di violenza diretta contro i
giornalisti – questi i 38 predatori della libertà di stampa del rapporto 2011 di Reporters sans frontières, reso pubblico il 3 maggio, Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa.

Per scaricare il rapporto completo (in inglese, 47 pagine, 26 MB) cliccare su  questo link:  http://rsfitalia.files.wordpress.com/2011/05/predateurs_gb27042011.pdf

Per quanto riguarda l’Italia, anche quest’anno, tra i 38 predatori è presente la criminalità organizzata italiana, che continua a considerare propri nemici i giornalisti che ne parlano, Il rapporto ricorda i casi più noti di giornalisti minacciati (da Roberto Saviano a Lino Abbate a Rosaria Capacchione) così come il mancato sostegno del Primo Ministro italiano, Silvio Berlusconi, che -a novembre 2009- dichiarò che avrebbe voluto strozzare scrittori e autori di cinema  che davano una cattiva immagine dell’Italia parlando di mafia e camorra.

Nel rapporto 2011 il “posto d’onore” va al Nord Africa e al Medio Oriente, luogo che hanno visto negli ultimi mesi eventi drammatici e talvolta tragici. Il mondo arabo  ha visto i più importanti cambiamenti nella lista dei predatori rispetto al 2010. Alcuni sono caduti. Il primo ad andarsene è stato il Presidente della Tunisia Zine el-Abidine Ben Ali, costretto a dimettersi il 14 gennaio, dando così al suo popolo la possibilità di avviarsi su una strada democratica.  Altri predatori, come Ali Abdallah Saleh dello Yemen, che è stato travolto dall’ondata di proteste radicali suo paese, o della Siria Bashar al-Assad, che risponde con il terrore alle aspirazioni democratiche del suo popolo, potrebbero anche cadere. E che dire di Muammar Gheddafi, la “Guida della Rivoluzione”, ora la guida della violenza contro il suo popolo, una violenza che è sorda alla ragione? E il re del Bahrain, Ben Aissa Al-Khalifa, che dovrebbe rispondere per la morte di quattro attivisti in carcere, tra cui il fondatore dell’unico giornale di opposizione, e per l’operazione repressiva contro le vaste manifestazioni pro-democrazia?

La libertà di espressione è stata una delle prime richieste dei popoli in rivolta, una delle prime concessioni dei regimi transitori e uno delle prime realizzazioni, anche se molto fragili, delle rivoluzioni.

Tentativi di manipolare i giornalisti stranieri, arresti arbitrari e detenzione, deportazione, negazione di accesso, intimidazioni e minacce – la lista degli abusi contro i media nel corso della primavera araba è sconcertante. La determinazione a ostacolare i mezzi di comunicazione non si è fermata agli omicidi in quattro paesi – Siria, Libia, Bahrein e Yemen. Gli incidenti mortali includono Mohamed Al-Nabous, colpito da cecchini a libro paga del governo nella città libica di Bengasi il 19 Marzo, e due giornalisti uccisi direttamente dalle forze di sicurezza nello Yemen il 18 marzo.

Ci sono stati più di 30 casi di detenzione arbitraria in Libia e di un numero simile di corrispondenti stranieri espulsi. Metodi simili sono stati utilizzati in Siria, Bahrein e Yemen, dove le autorità fanno ogni sforzo possibile per mantenere i mezzi di comunicazione a distanza in modo che non possano girare video della repressione.

I media hanno raramente avuto un ruolo così fondamentale nei conflitti. Questi regimi, già tradizionalmente ostili alla libertà dei media, hanno trattato il controllo delle notizie e delle informazioni come una delle chiavi per la loro sopravvivenza.

I giornalisti sono stati direttamente presi di mira dalle autorità o catturati nel fuoco incrociato delle violenze tra attivisti e forze di sicurezza, ricordando a tutti noi i rischi che corrono nello svolgere il loro lavoro essenziale.

Resto del mondo

In Asia, alcuni leader sono stati sostituiti, senza alcuna modifica dei sistemi repressivi. Thein Sein ha sostituito Than Shwe al capo del regime in Birmania (dove 14 giornalisti sono in carcere). Il Partito Comunista ha scelto Nguyen Phu Trong al posto di Nong Duc Manh in Vietnam (dove 18 cittadini della rete sono attualmente in carcere). In entrambi i paesi, un predatore ha preso il posto di un altro.
Le onde d’urto della primavera araba hanno influenzato le politiche perseguite dal predatore della Cina, il presidente Hu Jintao, e del predatore dell’Azerbaigian, il presidente Ilham Aliyev. Essi temono la possibile diffusione di questo virus. Più di 30 dissidenti, avvocati e attivisti dei diritti umani sono detenuti in isolamento in Cina. Non c’è modo di sapere che cosa sia successo loro. Una delle ultime vittime è l’artista di fama internazionale, Ai Wei Wei. No si sa dove sia detenuto. Le autorità azere hanno adottato varie tattiche per tacitare i mezzi di comunicazione in risposta ai tentativi di
organizzare manifestazioni in stile arabo a Baku. Anche attivisti Facebook  sono stati incarcerati. Sono stati rapiti e minacciati reporter che lavoravano per il quotidiano dell’opposizione Azadlig. I giornalisti che cercavano di coprire le proteste sono stati arrestati e picchiati. Internet è stata bloccata.

Altri predatori rimangono tragicamente fedeli a se stessi. Issaias Afeworki in Eritrea, Gurbanguly Berdymukhamedov in Turkmenistan e Kim Jong-il in Nord Corea che restano i peggiori regimi totalitari del mondo. La loro crudeltà è sconcertante. L’estrema centralizzazione dei poteri, le purghe e
la loro propaganda onnipresente non lasciano spazio ad alcuna libertà.

I predatori dell’Iran – Mahmoud Ahmadinejad, rieletto presidente della Repubblica Islamica nel giugno 2009, e Ali Khamenei, leader supremo – sono gli artefici di una repressione implacabile segnata da prove di stile stalinista contro politici dell’opposizione, giornalisti e attivisti dei diritti umani. Più di 200 giornalisti e blogger sono stati arrestati dal giugno 2009, 40 sono ancora detenuti e circa 100 hanno dovuto abbandonare il paese. Si stima che 3.000 giornalisti siano attualmente senza lavoro perché i loro giornali sono stati chiusi o loro comunque non riassunti. Reporter sans frontières chiede un inviato speciale sui diritti umani da mandare in Iran con urgenza, in linea con la risoluzione adottata dalle Nazioni Unite Consiglio dei Diritti Umani il 24 marzo.

L’altro lato dell’Atlantico ha visto una insolita aggiunta alla lista dei predatori della libertà di stampa: le milizie proprietà dell’ imprenditore honduregno Miguel Facusse Barjum che hanno avuto le mani libere per minacciare i media di opposizione al colpo di stato del giugno 2009  – in particolare le piccole stazioni radio che intraprendono una battaglia tra Davide e Golia contro i grandi interessi economici e politici.

Pakistan e Costa d’Avorio – due priorità per l’anno prossimo

Reporters sans frontières continuerà a lavorare sul tema delle violazioni della libertà dei media da parte della criminalità organizzata. Il rapporto iniziale, emesso nel marzo 2011, sarà sviluppato soprattutto in vista della visita che il Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Navanethem Pillay farà nei prossimi mesi in Messico, dove sette giornalisti sono stati uccisi nel 2010.

La violenza è anche il problema principale in Pakistan, dove 14 giornalisti sono stati uccisi in poco più di un anno. Il Pakistan continua a essere uno dei paesi più pericolosi del mondo per i media.

Internet

Per quanto riguarda Internet, la priorità per Reporter sans frontières sarà quella di difendere la libertà della rete, che è minacciata da proposte di legge in diversi paesi. RSF è preoccupata per la crescente pressione – più o meno intensa a seconda della natura del regime – su aziende del settore Internet, in particolare sii fornitori di servizi Internet.

Sempre più giornalisti e cittadini della rete sono stati repressi in Vietnam, dove il Partito Comunista segue il modello di grande fratello cinese per quanto riguarda la governance e la repressione.

La comunità internazionale -in completo silenzio su molti paesi come Azerbaigian, Vietnam, Eritrea e le dittature dell’Asia centrale (in particolare Turkmenistan e Uzbekistan)- più che colpevole, è complice. Esortiamo le democrazie non continuare nascondersi dietro i loro interessi commerciali geopolitici.

FILIPPINE: Necessità di riforme per la libertà di stampa

Reporters sans frontières è molto preoccupata per l’aumento delle violenze nei confronti dei giornalisti nelle Filippine. L’ultimo incidente riguarda un giornalista della radio, Jerome Tabanganay, che è stato ferito da colpi di proiettile nel suo ufficio, durante il tentato omicidio a lui diretto.

Alla fine del mandato di nove anni della presidente uscente Gloria Macapagal-Arroyo, il bilancio degli attacchi contro la stampa continua a crescere. Da quando ella è al potere, centotrentasette giornalisti sono stati uccisi. Questo dimostra che sono ormai più che essenziali delle riforme in favore della libertà di stampa e per la protezione dei giornalisti nelle Filippine. Deve inoltre finire la cultura dell’impunità, che regna nei confronti di chi attacca media e giornalisti.

FILIPPINE: Lettera aperta alla presidente Gloria Macapagal-Arroyo

Sua Eccellenza Gloria Macapagal-Arroyo Presidente della Repubblica delle Filippine

Parigi, 23 aprile 2010

Signora Presidente,

Cinque mesi fa più di cinquanta vostri concittadini, tra i quali 30 giornalisti, sono stati massacrati dalle milizie di uno dei suoi alleati politici nella provincia di Maguindanao. Questo massacro ha provocato costernazione ben al di là delle frontiere delle Filippine. All’epoca, lei ha reagito con estrema fermezza, denunciando un “atto particolarmente disumano, che sfregia la nostra nazione.” Lei aveva promesso che gli “autori non sfuggiranno alla giustizia”. Ma ad oggi temiamo che il bisogno di giustizia che lei e i membri del suo governo avevate espresso venga a cadere, a vantaggio di una logica politica molto pericolosa.

Il fatto che il suo governo abbia lasciato decadere le accuse verso Zaldy e Akmad Ampatuan, due fratelli del principale sospettato, ha gettato nello sconforto le famiglie delle vittime e le organizzazioni di giornalisti. Circa duecento persone, in gran parte membri del clan Ampatuan e i loro miliziani, sono perseguiti per questo massacro, ma nessuno è dietro le sbarre.

Poiché le famiglie delle vittime stanno affrontando una situazione difficilissima, sarebbe saggio che il suo governo ordinasse la confisca dei beni del clan Ampatuan e che il ricavato dalla loro vendita fosse distribuito alle famiglie colpite.

Chiediamo da parte sua che l’impunità non trionfi, come purtroppo è già avvenuto in molti altri casi di omicidio di giornalisti nel suo paese. Siamo molto preoccupati dal fatto che due famigliari di testimoni d’accusa siano stati assassinati recentemente. Questa violenza rischia di intimidire coloro che hanno accettato di denunciare di fronte al giudice gli autori e i mandanti del massacro.

Alcune famiglie delle vittime hanno chiesto a giusto titolo che il processo si svolga dopo le prossime elezioni, per evitare strumentalizzazioni politiche di questo caso. Questa ci sembra una domanda legittima. In effetti l’ex governatore Andal Ampatuan Senior, il cui figlio Andal Ampatuan Junior e ritenuto oggi uno dei suoi sostenitori politici nelle ultime elezioni.

In base alle nostre informazioni, i fratelli del principale sospettato continuano a finanziare la loro milizia privata, a ricevere i loro luogotenenti e dare ordini dai luoghi di detenzione. Hanno anche assunto una ventina di avvocati incaricati, grazie a diversi artifici di procedura, di ottenere una pena assai mite per Andal Ampatuan Junior.

Speriamo che la volontà politica espressa dopo il massacro, in merito a questo caso fondamentale per la credibilità internazionale delle Filippine, non sia stata un semplice proclama. E’ per questo che vi chiediamo di rinforzare i mezzi e garantire l’indipendenza della giustizia, affinché questo processo si a esemplare e sia i mandanti sia gli esecutori materiali di questo crimine siano puniti.

La cultura della violenza non può spiegare tutto. E’ la cultura dell’impunità, di cui le più alte cariche dello stato sono responsabili, che ha permesso agli assassini e ai loro mandanti di uccidere giornalisti in tutto il paese.

Se necessario, Reporters sans frontières porterà di nuovo il caso davanti all’Organizzazione delle Nazioni Unite e davanti al Consiglio dei diritti umani.

La nostra organizzazione si unisce alle famiglie delle vittime che il 23 aprile faranno manifestazioni in tutto il paese per chiedere giustizia.

Nella speranza di ricevere una risposta positiva alle nostre richieste, le esprimiamo, signora Presidente, la nostra massima considerazione.

Jean-François Juillard

Segretario generale di Reporters sans frontières

FILIPPINE – Condanna a vita per l’assassino di un giornalista: “un segnale incoraggiante”

“Finalmente è giunto il momento che posso dire all’anima di mio padre defunto ‘Il giorno che ti avevo promesso è arrivato, Padre’”, ha scritto la figlia maggiore del giornalista assassinato Edgar Amoro in un testo inviato a Reporters sans frontières. L’assassino, Madix Maulana, è stato condannato il 26 gennaio 2010 al carcere a vita da un tribunale di Cebu, cinque anni dopo il fatto. La difesa ha deciso di ricorrere in appello.

Reporters sans frontières valuta questo verdetto come un avanzamento considerevole di un processo difficile. Tuttavia il dossier e le indagini non si devono chiudere fino a quando i mandanti e i complici non saranno identificati e giudicati.

“Ci complimentiamo per il coraggio della famiglia di Edgar, che, nonostante le minacce di morte, si è battuta per ottenere la condanna di questo assassino, che per molto tempo si è fatto beffe della giustizia, grazie a delle complicità locali. In questo caso la giustizia ha fatto onore agli sforzi della famiglia della vittima, soprattutto trasferendo nel 2007 lo svolgimento del processo da Pagadian a Cebu, a causa di minacce di morte molto serie”, ha dichiarato l’organizzazione.

Almeno cinque giornalisti sono stati uccisi a Pagadian nel corso degli ultimi dieci anni. Almeno 165 giornalisti sono stati uccisi nelle Filippine durante l’esercizio delle loro funzioni a partire dal 1986.

Il 2 febbraio 2005 Edgar Amoro, giornalista della radio locale dxKP e principale testimone dell’omicidio del suo amico giornalista Edgar Damalerio, era stato assassinato a Pagadian (isola di Mindanao a sud del paese). Eppure godeva del programma di protezione dei testimoni del ministero della giustizia. Prima di essere assassinato, Edgar Amoro aveva dichiarato a Reporters sans frontières la sua determinazione, malgrado le minacce, a testimoniare al processo. In questo caso è il secondo testimone eliminato dai complici del principale sospettato, il poliziotto Guillermo Wapile. Quest’ultimo è stato condannato nel 2005 all’ergastolo per l’omicidio del giornalista Edgar Damalerio.

“Per quanto riguarda i responsabili che si nascondono dietro l’omicidio di mio padre e di Edgar Damalerio, è molto difficile portarli in giudizio, senza aggravare il rischio per la nostra sicurezza”, ha spiegato una delle figlie di Edgar Amoro a Reporters sans frontières. La sua famiglia ha l’appoggio degli agenti del programma di protezione dei testimoni. L’assassino è stato inoltre condannato a pagare 195 000 pesos (più di 3 000 euro) di danni e interessi.

L’organizzazione dei giornalisti filippini NUJP ha dichiarato che questo verdetto rappresenta una “spinta morale” per lottare contro l’impunità. “Ora il frutto del nostro lavoro e dei nostri sacrifici enormi si vede, tanto la speranza è a portata di mano. Non parliamo solamente a nome della famiglia, ma a nome di tutte le famiglie dei giornalisti assassinati nel nostro paese che gridano per ottenere giustizia”, ha dichiarato la famiglia di Edgar Amoro.

Madix Maulana è stato arrestato nel settembre 2006 dalla polizia di Pagadian (capitale della provincia di Zamboanga del Sur, sull’isola di Mindanao). Era la ex guardia del corpo di un politico locale.

Per reazione, la polizia non ha mai seriamente indagato sul possibile coinvolgimento di Asuri Hawani, ex capo di polizia di Pagadian, in questo caso di doppio omicidio.

FILIPPINE: Nessuna diminuzione della violenza contro i giornalisti, un commentatore radio rimane ferito in un attentato

Niente sembra fermare la violenza contro i giornalisti”, dice Reporters sans frontières dopo aver appreso alla radio l’8 gennaio che il commentatore radio Eugene Paet è stato ferito in una sparatoria avvenuta il giorno prima nella provincia meridionale di Ilocos Sur.

“Dopo l’incubo del 2009 culminato col massacro di 30 giornalisti da parte della milizia sull’isola di Mindanao, si sarebbe potuto sperare che i giornalisti non sarebbero più stati bersagli di omicidi”, sostiene Reporters sans frontières. “Ma questo tentato omicidio di un presentatore radio segna in modo deplorevole l’inizio del 2010 e non fa presagire nulla di buono per il resto dell’anno.

L’organizzazione per la libertà di stampa aggiunge:” Le autorità devono con la massima urgenza far sì che il 2010 diventi l’anno dell’offensiva contro l’impunità e deve agire con coraggio e determinazione contro coloro che portano vergogna sulle Filippine e che istigano a questo genere di violenza.”

Il movente dell’attentato a Paet non è ancora chiaro ma la sua famiglia ritiene che possa essere collegato con le critiche espresse via radio. Paet è stato colpito due volte molto vicino alla stazione di polizia di Bantay, mentre stava rientrando a casa dal lavoro. I suoi assalitori erano due uomini non identificati su una motocicletta con un revolver calibro 45.

Paet presentava  talk-shows sulla radio locale, DWRS Commando Radio, durante i quali spesso aveva criticato la corruzione, la violenza dilagante delle Filippine e la cultura dell’impunità. L’Unione Nazionale dei Giornalisti Filippini (NUJP) ha riferito che radio DWRS è di proprietà di un politico locale, Ronald Singson.

Lo scorso luglio è stata lanciata una granata sulla casa di Steve Barriero, un cronista di Ilocos Times, un settimanale regionale, perché aveva criticato un politico locale.

Reporters sans frontières sollecita inoltre le autorità a fornire informazioni sull’omicidio di un altro commentatore radio, Ismael Pasigma, avvenuto il 24 dicembre. Secondo il NUJP, gli è stato sparato mentre stava andando al lavoro, vicino a Labason, nella provincia di Zamboanga del Norte.

Infine l’organizzazione per la libertà di stampa accoglie con favore l’inizio del processo ad Andal Ampatuan Jr: Ampatuan è il principale sospettato del massacro dei 30 giornalisti sull’isola di Mindanao del 23 novembre.

FILIPPINE: Il numero di giornalisti uccisi sale a 29

Reporters Without Borders notes that the authorities have finally arrested Andal Ampatuan Jr, the leading suspect in the 23 November massacre of 57 people in Maguindanao province. Local reporters have meanwhile told Reporters Without Borders that the toll of journalists killed in the massacre has risen to 29.

“All the bodies have been located and identification is almost complete,” a reporter based in the nearby city of Koronadal said. “According to the local media’s tally, we lost 29 colleagues in this tragedy.” The local authorities are preparing a funeral service to pay tribute to the victims. And the government has provided financial assistance to families.

FILIPPINE: 26 giornalisti uccisi, ma il clan del governatore non è ancora inquisito

A total of 26 journalists were among those killed in the 23 November massacre in Maguindanao province (on the southern island of Mindanao) by alleged supporters of the province’s governor, Andal Ampatuan Sr, according to journalists who have gone to the massacre site.

“This bloodbath is beyond human understanding,” a journalist from the nearby city of Koronadal told Reporters Without Borders, adding: “I have lost 12 of my colleagues in this massacre.”

“The toll from this massacre keeps rising but the governor’s son, the leading suspect, still has not been questioned by the police,” Reporters Without Borders said. “President Gloria Arroyo says those responsible will be arrested and tried but all the information coming from the field so far indicates the contrary.”

The press freedom organisation added: “Why have the governor’s son and the governor himself not been arrested? Are Mindanao Island’s power barons more powerful than the law itself? The Philippine government’s credibility is at stake.”

Nonoy Espina of the National Union of Journalists of the Philippines (NUJP), who is in Mindanao, told Reporters Without Borders: “Tallying and identifying the bodies is slow, but it now seems that 26 journalists from several towns were killed (…) The government is not doing enough to arrest those responsible. How can the president’s adviser be pleased about obtaining undertakings from the governor when his son, the leading suspect, is still free? Settling for mere promises is unacceptable after this massacre.”

Information obtained by Reporters Without Borders

Victims: At least 57 civilians, including 26 reporters, who were mostly from General Santos and Koronadal (two cities in the nearby province of South Cotabato). The journalists worked for local or national newspapers, radio stations and TV stations.

The murdered journalists include Alejandro “Bong” Reblando of Manila Bulletin, Henry Araneta of radio DZRH, Bart Maravilla of Bombo Radyo Koronadal, Nap Salaysay of DZRO, Ian Subang of Pilipino Star Ngayon and Dadiangas Times, and freelance reporters Humberto Mumay, Ranie Razon, Noel Decena, John Caniba, Joel Parcon, Marife Montano, Art Belia and Jun Legarta.

The fatalities could include four UNTV reporters – Joy Duhay, Victor Nuñez, Macario Ariola and Jimmy Cabillo. Philippine news media have also named Leah Dalmacio of Mindanao Focus, Gina de la Cruz and Marites Cablitas of Today, Andy Teodoro of the Mindanao Inquirer, Bienvenido Lagarte of the Sierra News, Neneng Montaño of the weekly Saksi and Rey Merescon of MindaNews.

Suspects: A group of gunmen and policemen led by the governor’s son, Andal Ampatuan Jr, who is a mayor of Datu Unsay (a municipality in Maguindanao province) and a member of the ruling party. He has not been arrested and is believed to be at the family home in the provincial capital. According to witnesses and army officers, the governor gave the go-ahead for his leading rival’s supporters to be ambushed while travelling in convoy.

The attackers reportedly raped, tortured and beheaded some of the victims. Most of the bodies have been found in mass graves.

Where? The convoy’s members were ambushed and kidnapped at around 9 a.m. on the road to Shariff Aguak, one of the province’s main towns. The massacre took place near the villages of Salman and Malating, about 10 km from the main road.

Why did this massacre take place? To prevent Esmael Mangundadatu, a political rival of the Ampatuan clan, from running for governor in next year’s local elections. His wife, who was one of the victims, was leading a convoy that planned to register him at an electoral office.

Why were the journalists murdered? According to local reporters, about 30 journalists were accompanying the convoy in order to cover this political initiative. It is believed there were killed in order to eliminate all the witnesses of the massacre of Esmael Mangundadatu’s supporters. Lawyers and local officials were also among the victims.

Actions of police and army: Several members of Maguindanao police have been arrested and are being held in a barracks. The army has announced that the Ampatuan clan’s private militia will be disbanded.

After decreeing that tomorrow will be a day of national mourning, President Arroyo today said: “This is a supreme act of inhumanity that is a blight on our nation. The perpetrators will not escape justice. The law will hunt them until they are caught.”

Reporters Without Borders representatives visiting Mindanao Island (including the region where the massacre took place) in 2005 in order to investigate the murders of journalists:http://www.rsf.org/spip.php?page=article&id_article=13604

FILIPPINE: Massacro: dodici giornalisti uccisi sull’isola di Mindanao nel “giorno buio per la libertà di stampa”

At least 12 journalists were killed today in Maguindanao province (on the southern island of Mindanao) by armed men, including two policemen, linked to the province’s governor, a supporter of President Gloria Arroyo. More than 30 other people were murdered. Some of the victims were beheaded.

“Never in the history of journalism have the news media suffered such a heavy loss of life in one day,” Reporters Without Borders said. “We convey our condolences and sympathy to all journalists in the Philippines, who are in state of shock after this appalling massacre.”

The press freedom organisation added: “We have often condemned the culture of impunity and violence in the Philippines, especially Mindanao. This time, the frenzied violence of thugs working for corrupt politicians has resulted in an incomprehensible bloodbath. We call for a strong reaction from the local and national authorities.”

The massacre took place a few hours after around 50 gunmen led by Andal Ampatuan Jr., the mayor of Shariff Aguak (a municipality in Maguindanao province), and a police inspector identified solely by the name of Dicay kidnapped members of a large convoy of supporters of Esmael Mangudadatu, an Ampatuan clan opponent who wants to run for governor.

The convoy of Mangudadatu supporters, accompanied by journalists, had been on its way to an electoral bureau to file documents related to his candidacy, which the gunmen wanted to prevent. The fatalities included Mangudadatu’s wife, sister and other relatives. The governor’s son is also alleged to have been involved in the massacre.

Nonoy Espina, the vice-president of the National Union of Journalists of the Philippines (NUJP). Told Reporters Without Borders: “The government must without question bring those responsible for this massacre to justice, not just the killers but also the masterminds, whoever they are.”

FILIPPINE: Le minacce delle autorità provinciali potrebbero portare il redattore di un giornale in carcere

B FILIPPINEReporters Without Borders is concerned by a local politician’s harassment of Joaquin Briones, the editor of a weekly in the central province of Masbate. Freed on parole in 2005 after serving five years in prison on criminal defamation charges, he could be sent to back to prison for parole violation as result of new lawsuits brought by the provincial vice governor and an ally.

“All the legal actions brought against Briones are very disturbing and constitute an abuse of authority by local politicians and officials,” Reporters Without Borders said. “Of late, when journalists are not being murdered in the Philippines, they are being hounded by powerful cliques who cannot tolerate any form of criticism.”

The editor of the Masbate Tribune, Briones told Reporters Without Borders that five libel suits against him have been transferred to local courts by the Masbate City prosecutor’s office. Two of the suits were brought by vice-governor Vince Revil as a result of his criticism of Revil in connection with a coal-fired power plant and the alleged hiring of ghost employees. The other three lawsuits were filed by the Masbate Electric Cooperative, whose legal adviser is also the vice-governor’s lawyer and his uncle. Briones has asked for the lawsuits to be declared inadmissible, but he suspects that his request will be rejected by local judges who support the vice-governor.

The National Union of Journalists of the Philippines said the vice-governor has written to the parole board citing the libel suits as grounds for revoking Briones’ parole.

The situation of journalists has deteriorated in recent months in the Philippines. Four have been murdered since the start of the year and, according to local press reports, journalists have also been the targets of police violence while covering demonstrations.

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