CINA – “Gli Auguri di Capodanno”: le autorità continuano a insabbiare la censura del Nanfang Zhoumo

slide-cp-chine-11-01-13-2-9e08bReporter senza frontiere condanna gli sforzi inarrestabili messi in atto dalle autorità cinesi per nascondere la censura di un editoriale pubblicato il 3 gennaio scorso dal settimanale riformista Nanfang Zhoumo 南方周末, nonché le conseguenti proteste della scorsa settimana.

“Dettando una linea editoriale prestabilita alle redazioni dei giornali in giro per il Paese, le autorità cinesi hanno ancora una volta mostrato il loro disprezzo per la libertà di stampa. Il Dipartimento di Propaganda ha chiaramente dimostrato che non è disposto a consentire la libera espressione delle voci dissidenti”, ha dichiarato RSF.

“L’accordo raggiunto tra la redazione del giornale e il Dipartimento di Propaganda del Guandong è insoddisfacente, in quanto non include risarcimenti né garanzie da parte delle autorità.”, ha aggiunto l’organizzazione.

Dopo aver minacciato di pubblicare i 1034 articoli parzialmente o totalmente censurati nell’ultimo anno, i responsabili del Nanfang Zhoumo hanno rinunciato a muovere pubblicamente le loro accuse contro Tuo Zhen, capo del Dipartimento di Propaganda del Guandong responsabile della censura dell’editoriale di Capodanno oggetto delle contestazioni. In cambio, i funzionari del dipartimento si sarebbero impegnati ad astenersi, in futuro, da alcuna modifica agli articoli senza informarne preventivamente le redazioni.

L’ultimo numero del Nanfang Zhoumo è uscito lo scorso giovedì 10 gennaio. Nella provincia del Guandong, tuttavia, è stato notato che alcuni dei soliti punti vendita non hanno distribuito le copie del giornale.

Le autorità cinesi non hanno risparmiato alcuno sforzo, a partire dal 3 gennaio,. per placare e minimizzare il malcontento provocato dal così chiamato ”incidente degli auguri di Capodanno”.

L’8 gennaio scorso, China Digital Times ha riferito che il Dipartimento Centrale di Propaganda ha inviato una nota  agli organi di informazione ricordando loro che “il controllo dei media da parte del Partito è un principio fondamentale irremovibile”, mentre ha assolto il Dipartimento di Propaganda del Guandong da ogni responsabilità per l’”incidente” denunciato dal Nanfang Zhoumo.                  Il Dipartimento Centrale di Propaganda ha infine attribuito l’ondata di proteste a “ostili forze esterne coinvolte nello sviluppo della situazione”.

In quello stesso giorno, un editoriale del quotidiano nazionalista Global Times 环球时报è stato inviato ai media, insieme a precise istruzioni per ripubblicarlo. Il quotidiano Beijing News新京报si è opposto a ciò ed ha espresso forte supporto e solidarietà al “collega” giornale del Guandong. Secondo alcune informazioni ottenute da Reporter senza frontiere, la polizia sarebbe stata mandata negli uffici del quotidiano per fare pressione sui giornalisti affinché obbedissero agli ordini dei superiori.

Lo staff del Beijing News ha cercato di resistere e raccogliere supporto postando messaggi su Weibo, la piattaforma di microblogging cinese, circa la pressione fatta sulla redazione da parte delle autorità, in particolare da Liu Yunshan, membro del comitato permanente del Politburo nominato nel corso del 18° Congresso del Partito Comunista Cinese, tenutosi lo scorso novembre. I suddetti messaggi sono però stati rapidamente cancellati.

Il Beijing News è stato alla fine costretto a pubblicare l’editoriale del Global Times, dopo che la tipografia ufficiale si era rifiutata di pubblicare il giornale senza includervi anche l’editoriale. Il direttore del giornale, Dai Zigeng, ha presentato le sue dimissioni nella serata di martedì 8 gennaio. Dimissioni respinte dalle autorità di Pechino, ben consapevoli che una mossa del genere avrebbe solamente aggravato il malcontento popolare.

Ora si teme che Dai Zigeng possa essere oggetto di rappresaglie da parte del Dipartimento Centrale di Propaganda o possa quantomeno diventare oggetto di “attenzione particolare”.

Secondo i calcoli effettuati e postati su Weibo, sono 29 gli attivisti che hanno espresso il loro supporto al Nanfang Zhoumo e che sarebbero poi stati interrogati dalla polizia e, alcuni di questi, anche trattenuti.

WeFightCensorship (WeFC), un progetto di Reporter senza frontiere con lo scopo di combattere la censura e promuovere il flusso di notizie e informazioni, ha pubblicato la versione originale dell’editoriale del Nanfang Zhoumo, in Cina censurata e bloccata dal 3 gennaio scorso. https://www.wefightcensorship.org/censored/new-years-greetings-incidenthtml.html

Qui potete leggerne la traduzione integrale in italiano, a cura di Caratteri Cinesi.

Se wefightcensorship.org è bloccato nel tuo Paese, invia una mail a wefc@rsf.org per ottenere l’indirizzo di uno dei nostri siti specchio.

Partecipa anche tu al progetto di WeFightCensorship! https://www.wefightcensorship.org/get-involvedhtml.html

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

CINA – Dimostrazione di coraggio dei giornalisti del Nanfang Zhoumo

arton43867-0d4eaReporter senza frontiere rende omaggio al coraggio dei giornalisti cinesi che stanno protestando contro le restrizioni alla libertà di informazione, e condanna fermamente la censura di un editoriale pubblicato il 3 gennaio scorso sul settimanale riformista di Guangzhou, il Nanfang Zhoumo (南 方周末) – Il fine settimana del Sud.
Intitolato “Il sogno cinese, il sogno del costituzionalismo”, la versione originale dell’editoriale parlava delle speranze di cambiamento per il nuovo anno e chiedeva un governo costituzionale. Il contenuto critico è stato però eliminato dall’articolo ed è stata aggiunta un’introduzione propagandistica.
Lo scorso lunedì la polizia ha concesso l’autorizzazione ad alcune manifestazioni che hanno avuto luogo fuori dal quartier generale del Nanfang Media Group. Segnale che dimostra come le autorità stiano rispondendo con molta cautela alle proteste popolari volte a denunciare gli atti di censura del governo cinese.
“I media cinesi si trovano oggi in un crocevia storico”, ha dichiarato il segretario generale di Reporter senza frontiere Christophe Deloire. “Ci sono state proteste senza precedenti contro la censura oppressiva e queste proteste dimostrano che i giornalisti cinesi, quando agiscono collettivamente e con risolutezza, sono capaci di fare pressione sulle autorità del Paese”.
“Questo atto di censura è indicativo dell’abituale disprezzo del governo cinese nei confronti della libertà di informazione, sebbene sia questo un diritto garantito dalla costituzione cinese. È inaccettabile che il contenuto di un rispettato quotidiano come il Nanfang Zhoumo debba essere censurato dal Partito comunista senza alcun tipo di avviso, solo perché in un editoriale si è osato parlare del ruolo dello Stato di diritto e delle libertà individuali in Cina”, ha aggiunto.
“Il nuovo segretario generale del Partito, Xi Jinping, che diventerà presidente della Repubblica Popolare Cinese il prossimo marzo, dovrà fare un bilancio delle conseguenze della censura in Cina e abolire definitivamente il bavaglio del dibattito politico. È inoltre necessario aprire un’inchiesta al fine di far luce su tutti gli aspetti di questo caso. Le autorità devono consentire al quotidiano di pubblicare la versione originale dell’editoriale e devono porre immediatamente fine alla censura dei commenti che vengono postati online sulla questione”, ha concluso Deloire.
Secondo varie fonti, il capo del Dipartimento di Propaganda della provincia del Guandong, Tuo Zhen, avrebbe apportato cambiamenti significativi all’editoriale, prima che questo venisse pubblicato, eliminando ogni critica implicita all’attuale governo e al Partito comunista e senza avvertire nessuno dei responsabili del giornale. Avrebbe inoltre aggiunto una sua introduzione all’editoriale.
Il caporedattore aggiunto del giornale, Wang Genghui (王更辉), ha condannato tale atto come una “violazione delle regole”.
Il dibattito online è diventato ancora più acceso dopo un messaggio pubblicato domenica sera sull’account Weibo (il Twitter cinese) del Nanfang Zhoumo, negando che vi fosse stata alcuna censura. Dettato dal caporedattore Huang Can (黄灿), tale messaggio ha probabilmente rappresentato il risultato della pressione diretta del management del settimanale.
La piattaforma online di micro-blogging si è ancora una volta affermata come strumento indispensabile per aggirare la censura. L’editoriale originale, infatti, è stato più volte “retweettato” su Weibo, e diversi giornalisti del settimanale hanno pubblicato messaggi denunciandone la sostituzione e annunciando l’intenzione di intraprendere uno sciopero, a partire da lunedì 7 gennaio.
A seguito di ciò, molti di loro si sono visti bloccare gli account Weibo e hanno perciò pubblicato una lettera aperta condannando la censura. Contemporaneamente, una petizione sta circolando online con la richiesta di dimissioni per Tuo Zhen.
In uno sviluppo parallelo della vicenda, il sito web di un giornale cinese liberale, “Gli Annali dell’Imperatore Giallo”, è stato chiuso il 4 gennaio scorso, pochi giorni dopo aver pubblicato un appello al governo per garantire i diritti costituzionali, tra cui il diritto alla libertà di informazione e il diritto di riunirsi.

Confronta le due versioni dell’articolo

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

CINA: Fotoreporter “mandato in vacanza” dopo aver denunciato la morte di cinque bambini

arton43764-4f9a4Reporter senza frontiere ha appreso con sgomento che il fotoreporter indipendente Li Yuanlong è stato costretto a lasciare la provincia sud-occidentale di Guizhou, dove vive, dopo aver pubblicato online foto e informazioni su cinque bambini senzatetto trovati morti in un cassonetto della spazzatura per avvelenamento da monossido di carbonio.

Mandare in esilio interno giornalisti che si occupano di storie sensibili è un evento ordinario in Cina”, ha dichiarato RSF. “Prima del 18° Congresso del Partito Comunista Cinese (tenutosi tra l’8 e il 14 novembre scorso), l’utilizzo di tale procedura si era molto estesa, andando a toccare tutti gli operatori dell’informazione indipendenti più noti e spesso intervistati dai media stranieri”.  

“Lo scopo di questo tipo di rappresaglia è quello di incoraggiare l’autocensura e reprimere l’informazione che mette in discussione l’operato o la competenza delle autorità”.

Il 15 novembre 2012 i cinque bambini sono stati trovati morti in un cassonetto della spazzatura presso Bijie, una città cinese nella provincia di Guizhou, dove vi avevano trovato rifugio per ripararsi dal freddo; sono stati uccisi dal monossido di carbonio generato dal fuoco che avevano acceso per riscaldarsi all’interno del cassonetto.

Ex reporter del Bijie Dayly – quotidiano di proprietà statale – Li vive nel quartiere dove sono stati trovati i corpi e ha così attirato l’attenzione sulla tragedia pubblicando un articolo e alcune foto sul sito web cinese KDnet.

Il sistema scolastico cinese è stato immediatamente oggetto di critiche, in quanto nessuno aveva prestato alcuna attenzione al fatto che i bambini non andavano a scuola da molte settimane. Sei funzionari sono stati licenziati dopo che la storia è stata raccontata dai media nazionali e internazionali.

Li Yuanlong ha subito ricevuto un avvertimento dalla polizia, che gli chiedeva di togliere dal sito l’articolo scritto. Dopo il suo rifiuto, il 21 novembre scorso lui e sua moglie sono stati portati con la forza in un vicino aeroporto e messi su un volo diretto all’isola meridionale di Hainan, a centinaia di chilometri dalla loro casa.

Un messaggio conseguentemente pubblicato su Kdnet dall’account di Li ha negato l’ipotesi di un allontanamento forzato da parte delle autorità. Identificandosi come Li, l’autore del messaggio ha detto di essersene andato per “affrontare una situazione di emergenza”.

La notizia non è stata però confermata dal figlio di Li, Li Muzi, intervistato dal South China Morning Post.

Li Yuanlong e sua moglie sono potuti finalmente ritornare a casa dopo tre giorni di “vacanze forzate” ma, secondo un corrispondente di Reporter senza frontiere, la polizia sta impedendo loro di rilasciare interviste ai media stranieri.

Le autorità avevano preso di mira Li già da qualche tempo. Nel 2006 era stato arrestato dall’Ufficio di Sicurezza Nazionale di Guizhou in seguito ad articoli che chiedevano la democratizzazione della Cina. Il 13 luglio 2007 era poi stato condannato a due anni di carcere con l’accusa di “incitamento alla sovversione dello Stato”.

La Cina si trova al 174° posto – su 179 Paesi – della Classifica Mondiale della Libertà di Stampa 2011-2012 di Reporter senza frontiere, e figura nella lista dei Paesi “Nemici di Internet” stabilita da RSF per il 2012.

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

CINA: 134 Premi Nobel esortano il nuovo presidente cinese Xi Jinping a rilasciare il Premio Nobel per la Pace 2010 Liu Xiaobo e sua moglie Liu Xia

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Petizione dei cittadini rivolta alle autorità cinesi lanciata su Change.org dall’Arcivescovo Tutu

Washington, D.C. – New York – Parigi – Londra – Bruxelles – Ginevra, martedì 4 dicembre 2012: 134 Premi Nobel, rappresentanti di tutte le sei discipline del Nobel, hanno scritto una lettera al futuro presidente cinese Xi Jinping, esortandolo a rilasciare immediatamente e incondizionatamente Liu Xiaobo e sua moglie Liu Xia. Quest’ultima si trova agli arresti domiciliari sin da quando il Comitato norvegese del Nobel ha annunciato la proclamazione del marito come vincitore del Premio Nobel per la Pace 2010. La lettera è stata pubblicata dal Comitato Internazionale per Liu Xiaobo, che è formato da sei Premi Nobel e da quindici organizzazioni non-governative.

I Premi Nobel hanno affermato: “In ciascuna delle nostre discipline, il tratto distintivo che ci ha portato al conferimento del Premio Nobel è rappresentato dal fatto che noi abbiamo utilizzato il potere della nostra libertà intellettuale e ispirazione creativa, per contribuire al progresso della condizione umana. Nessun governo può restringere la libertà di pensiero e di associazione senza produrre un effetto negativo su alcune notevoli innovazioni umane.”

L’arcivescovo Desmond M. Tutu (Premio Nobel per la Pace 1984) e Sir Richard Roberlts (Fisiologia o Medicina 1993) sono i promotori di questa iniziativa con il supporto di Freedom Now, nel suo ruolo di assistente legale internazionale sia di Liu Xiaobo che della moglie Liu Xia. La lettera dei Premi Nobel invia un potente messaggio al governo cinese: il rilascio di Liu Xiaobo e Liu Xia manderebbe un segnale positivo circa le priorità della nuova leadership, mentre una loro detenzione prolungata rallenterebbe lo sviluppo della Cina e danneggerebbe la sua immagine internazionale.

“Spero che le autorità cinesi apprezzeranno la diversità dello straordinario successo rappresentato dai Premi Nobel che oggi hanno scritto alle suddette autorità”; ha dichiarato l’Arcivescovo Tutu.  “Il nostro obiettivo non è quello di mettere in imbarazzo la Cina ma piuttosto quello di implorare al governo un approccio diverso, che aiuterebbe la Cina a svilupparsi nel modo migliore per il beneficio di tutto il suo popolo”, ha osservato ancora Tutu. “Rilasciando Liu Xiaobo e Liu Xia, la Cina può dimostrare la sua forza e mostrare che non ha paura di coloro i quali cercano il dialogo sui metodi più efficaci per riformare il governo”, ha aggiunto Richard Roberts.

Oltre ad aver promosso e diffuso questa lettera, l’Arcivescovo Totu, a nome dei suoi colleghi vincitori del Nobel, ha lanciato una petizione internazionale di cittadini rivolta al futuro presidente cinese Xi Jinping, petizione che chiede l’immediato rilascio di Liu Xiaobo e Liu Xia.

Per ulteriori informazioni, si prega di contattare:

  • Jared Genser, Freedom Now e Comitato Internazionale per Liu Xiaobo e Liu Xia (inglese): jgenser@freedom-now.org   +1-202-320-4135
  • Yang Jianli, Initiatives for China (cinese mandarino, inglese): yangjianli@initiativesforchina.org, +1- 857-472-9039
  • Marie Holzman, China Solidarity (francese, cinese mandarino): marie@holzman.fr +33-630-809-281
  • Thor Halvorssen, Human Rights Foundation – Fondazione per i Diritti Umani (spagnolo, inglese): thor@humanrightsfoundation.org  +1-212-664-8464 b
  • Alain Bouc, Human Rights League – Lega per i Diritti Umani (francese): alainbouc@sfr.fr +33 1 42 57 34 66
  • Christine Laroque, ACAT-France (francese, inglese): christine.laroque@acatfrance.fr +33-140- 4074-09

e

  • Emmanouil Athanasiou, Coordinatore del Comitato Internazionale per Liu Xiaobo (francese, inglese, greco): emathanasiou@gmail.com + 33-685-735-495

Il Comitato di supporto a Liu Xiaobo è costituito dalle seguenti Ong:

Fanno inoltre parte del Comitato i seguenti Premi Nobel per la Pace: Dr. Shirin Ebadi, Ms. Jody Williams, Arch. Desmond Tutu, Mme Tawakkol Karman, Ms. Mairead Maguire, Ms. Betty Williams, ai quali si è aggiunto, in passato, il supporto attivo di † Mr. Vaclav Havel.


Di seguito, il testo della lettera.

4 dicembre 2012

Onorevole Xi Jinping, Segretario Generale del Partito Comunista Cinese.
Zhongnanhai, Xichengqu, Pechino, Repubblica Popolare Cinese.

Gentile Signor Xi,

Avendo Lei mosso i primi passi verso la presidenza della Repubblica Popolare Cinese, Le scriviamo per dare il benvenuto alla prospettiva di una leadership fresca e con nuove idee. A tal fine, La invitiamo rispettosamente a rilasciare il Dr. Liu Xaobo, l’unico Premio Nobel per la Pace al mondo detenuto in carcere, e sua moglie Liu Xia.

Il 25 dicembre 2009, il Suo governo ha condannato il Dr. Liu, un intellettuale estremamente rispettato e sostenitore della democrazia, a 11 anni di carcere per “incitamento alla sovversione”. Le accuse rivoltegli erano basate sui suoi saggi politici e sulla sua partecipazione, come co-autore, a “Charta 08”, un manifesto nel quale si chiedevano riforme politiche pacifiche in Cina basate sui princìpi di diritti umani, libertà e democrazia. Poco dopo il conferimento del Nobel a Liu Xiaobo da parte del Comitato norvegese del Nobel, il governo ha posto la moglie Liu Xia agli arresti domiciliari, dove tuttora, due anni dopo, si trova tagliata fuori dal mondo esterno senza alcuna accusa formale o lo svolgimento di un processo legale.

In risposta alle detenzioni ininterrotte del Dr. Liu e di Liu Xia, il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria, un corpo indipendente e imparziale di esperti, ha pubblicato le Opinioni n. 15-16/2011, nelle quali si sostiene che le detenzioni dei coniugi Liu violano la legge internazionale. Tuttavia, nonostante queste conclusioni, i loro casi restano irrisolti.

In ciascuna delle nostre discipline, il tratto distintivo che ci ha portato al conferimento del Premio Nobel è rappresentato dal fatto che noi abbiamo utilizzato il potere della nostra libertà intellettuale e ispirazione creativa, per contribuire al progresso della condizione umana. Nessun governo può restringere la libertà di pensiero e di associazione senza produrre un effetto negativo su alcune notevoli innovazioni umane. A tal proposito, noi Premi Nobel siamo addolorati che il Suo governo continui a bloccare l’accesso al principale sito web del Premio Nobel (www.nobelprize.org). Durante la visita negli Stati Uniti dell’ultimo presidente cinese Hu Jintao, avvenuta lo scorso 2011, egli ha riconosciuto che “molto deve ancora essere fatto per i diritti umani”. Dando il benvenuto a una tale e onesta dichiarazione, speriamo che la nuova leadership politica cinese andrà oltre il semplice riconoscimento del problema e saprà cogliere questa importante opportunità per fare dei concreti passi avanti nella difesa dei diritti fondamentali di tutti i cittadini cinesi. Un primo concreto passo avanti essenziale è costituito dall’immediato e incondizionato rilascio di Liu Xiaobo e di sua moglie Liu Xia.

Cordiali Saluti,

Firmato da 134 Premi Nobel:

(Nome, Categoria, Anno del Premio)

  1. Peter Agre Chimica 2003,
  2. Thomas R. Cech Chimica 1989,
  3. Martin Chalfie Chimica 2008,
  4. Aaron Ciechanover Chimica 2004,
  5. Paul J. Crutzen Chimica 1995,
  6. Robert F. Curl Jr. Chimica 1996,
  7. Johann Deisenhofer Chimica 1988 2 of 4,
  8. Richard R. Ernst Chimica 1991,
  9. Gerhard Ertl Chimica 2007,
  10. Walter Gilbert Chimica 1980,
  11. Robert H. Grubbs Chimica 2005,
  12. Dudley R. Herschbach Chimica 1986,
  13. Avram Hershko Chimica 2004,
  14. Roald Hoffmann Chimica 1981,
  15. Robert Huber Chimica 1988,
  16. Roger D. Kornberg Chimica 2006,
  17. Sir Harold Kroto Chimica 1996,
  18. Yuan T. Lee Chimica 1986,
  19. Mario J. Molina Chimica 1995,
  20. Kary B. Mullis Chimica 1993,
  21. John C. Polanyi Chimica 1986,
  22. Venkatraman Ramakrishnan Chimica 2009,
  23. Richard R. Schrock Chimica 2005,
  24. Jens C. Skou Chimica 1997,
  25. Thomas A. Steitz Chimica 2009,
  26. Roger Y. Tsien Chimica 2008,
  27. Sir John E. Walker Chimica 1997,
  28. Kurt Wuthrich Chimica 2002,
  29. Ada E. Yonath Chimica 2009,
  30. Kenneth J. Arrow Economia 1972,
  31. Peter A. Diamond Economia 2010,
  32. Daniel Kahneman Economia 2002,
  33. Finn E. Kydland Economia 2004,
  34. Robert E. Lucas Jr. Economia 1995,
  35. Harry M. Markowitz Economia 1990,
  36. Eric S. Maskin Economia 2007,
  37. Daniel L. McFadden Economia 2000,
  38. James A. Mirrlees Economia 1996,
  39. Dale T. Mortensen Economia 2010,
  40. Roger B. Myerson Economia 2007,
  41. Douglass C. North Economia 1993,
  42. Thomas J. Sargent Economia 2011,
  43. Thomas C. Schelling Economia 2005,
  44. Vernon L. Smith Economia 2002,
  45. Oliver E. Williamson Economia 2009,
  46. J. M. Coetzee Letteratura 2003,
  47. Gunter Grass Letteratura 1999,
  48. Elfriede Jelinek Letteratura 2004,
  49. Toni Morrison Letteratura 1993,
  50. Herta Muller Letteratura 2009,
  51. Tomas Transtromer Letteratura 2011 3 of 4,
  52. Mario Vargas Llosa Letteratura 2010,
  53. David Baltimore Medicina 1975,
  54. Francoise Barre-Sinoussi Medicina 2008,
  55. J. Michael Bishop Medicina 1989,
  56. Gunter Blobel Medicina 1999,
  57. Sydney Brenner Medicina 2002,
  58. Linda B. Buck Medicina 2004,
  59. Sir Martin J. Evans Medicina 2007,
  60. Andrew Z. Fire Medicina 2006,
  61. Edmond H. Fischer Medicina 1992,
  62. Alfred G. Gilman Medicina 1994,
  63. Paul Greengard Medicina 2000,
  64. Carol W. Greider Medicina 2009,
  65. Roger Guillemin Medicina 1977,
  66. Sir John B. Gurdon Medicina 2012,
  67. Leland H. Hartwell Medicina 2001,
  68. Harald zur Hausen Medicina 2008,
  69. H. Robert Horvitz Medicina 2002,
  70. David H. Hubel Medicina 1981,
  71. Tim Hunt Medicina 2001,
  72. Louis J. Ignarro Medicina 1998,
  73. Eric R. Kandel Medicina 2000,
  74. Rita Levi-Montalcini Medicina 1986,
  75. Craig C. Mello Medicina 2006,
  76. Joseph E. Murray Medicina 1990,
  77. Erwin Neher Medicina 1991,
  78. Sir Paul Nurse Medicina 2001,
  79. Christiane Nusslein-Volhard Medicina 1995,
  80. Stanley B. Prusiner Medicina 1997,
  81. Sir Richard J. Roberts Medicina 1993,
  82. Hamilton O. Smith Medicina 1978,
  83. John E. Sulston Medicina 2002,
  84. Jack W. Szostak Medicina 2009,
  85. E. Donnall Thomas Medicina 1990,
  86. J. Robin Warren Medicina 2005,
  87. Eric F. Wieschaus Medicina 1995,
  88. Torsten N. Wiesel Medicina 1981,
  89. Amnesty International Pace 1977,
  90. Carlos Filipe Ximenes Belo Pace 1996,
  91. Mairead Maguire Pace 1976,
  92. Shirin Ebadi Pace 2003,
  93. Leymah Roberta Gbowee Pace 2011,
  94. Tawakkul Karman Pace 2011,
  95. 14° Dalai Lama Pace 1989 4 of 4,
  96. Jose Ramos-Horta Pace 1996,
  97. Desmond Tutu Pace 1984,
  98. Elie Wiesel Pace 1986,
  99. Betty Williams Pace 1976,
  100. Jody Williams Pace 1997,
  101. Zhores I. Alferov Fisica 2000,
  102. Leon N. Cooper Fisica 1972,
  103. James Cronin Fisica 1980,
  104. Jerome I. Friedman Fisica 1990,
  105. Andre Geim Fisica 2010,
  106. Riccardo Giacconi Fisica 2002,
  107. Donald A. Glaser Fisica 1960,
  108. Sheldon Glashow Fisica 1979,
  109. Roy J. Glauber Physics Fisica 2005,
  110. David J. Gross Fisica 2004,
  111. John L. Hall Fisica 2005,
  112. Serge Haroche Fisica Fisica 2012,
  113. Antony Hewish Fisica 1974,
  114. Gerardus ’t Hooft Fisica 1999,
  115. Brian D. Josephson Fisica 1973,
  116. Charles K. Kao Fisica 2009,
  117. Wolfgang Ketterle Fisica 2001,
  118. Klaus von Klitzing Fisica 1985,
  119. Leon M. Lederman Fisica 1988,
  120. Anthony J. Leggett Fisica 2003,
  121. John C. Mather Fisica 2006,
  122. Douglas D. Osheroff Fisica 1996,
  123. William D. Phillips Fisica 1997,
  124. H. David Politzer Fisica 2004,
  125. Robert C. Richardson Fisica 1996,
  126. Adam G. Riess Fisica 2011,
  127. Heinrich Rohrer Fisica 1986,
  128. Brian P. Schmidt Fisica 2011,
  129. Jack Steinberger Fisica 1988,
  130. Joseph H. Taylor Jr. Fisica 1993,
  131. Charles H. Townes Fisica 1964,
  132. Steven Weinberg Fisica 1979,
  133. Frank Wilczek Fisica 2004,
  134. Robert Woodrow Wilson Fisica 1978

Leggi la lettera in inglese

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

CINA: RSF chiede all’Unione Europea di prendere posizione sulla censura in Cina

Durante il 18° Congresso del Partito Comunista Cinese, che ha svelato i nomi dei nuovi leader del Paese, la censura che ha circondato l’evento ha mostrato il livello di disprezzo per la libertà di informazione in Cina da parte dei suoi dirigenti.

“Sebbene Hu Jintao abbia detto, all’apertura del Congresso, che la Cina ‘non imiterebbe mai un sistema politico occidentale’, noi facciamo appello alla comunità internazionale e in particolar modo all’Unione Europea, affinché promuova la libertà di informazione in Cina. Quest’ultima, infatti, non rappresenta soltanto una prerogativa di tutti i sistemi politici occidentali, ma è anzi una libertà fondamentale riconosciuta dall’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”, ha dichiarato il segretario generale di Reporter senza frontiere Christophe Deloire.

“Chiediamo quindi all’Unione Europea, vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2012, di manifestare ai nuovi leader cinesi il proprio impegno per i diritti umani in generale e per la libertà di informazione in particolare”, ha aggiunto Christophe Deloire.

Reporter senza frontiere chiede a Xi Jinping, il nuovo Presidente cinese appena proclamato, di intraprendere profonde riforme politiche. La censura che ha circondato il 18° Congresso non lascia per ora molte speranze sull’eventualità di una Cina rispettosa della libertà di informazione.   (Leggi il comunicato stampa dell’8 novembre e l’aggiornamento.)

Tale censura, soprattutto fisica oltre che morale, è iniziata con l’intensificazione del giro di vite sui dissidenti e gli attivisti per i diritti umani. È stato loro impedito di recarsi a Shanghai e a Pechino e sono stati mandati in altre città. Molti di loro sono stati convocati per essere interrogati. Il cyber-dissidente Hu Jia è stato posto sotto sorveglianza della polizia e gli è stato proibito di rilasciare interviste ai media stranieri.

Le autorità hanno inoltre rinforzato il loro controllo di Internet. Molti account Weibo sono stati chiusi. Google e Gmail sono stati resi inaccessibili. E il motore di ricerca di Weibo ha impedito di compiere ricerche sul 18° Congresso. A tal proposito, non sono stati censurati solo i termini “18° Congresso” (十八大 – Shibada), ma anche i caratteri omofoni usati nel tentativo di aggirare la censura (斯巴达 – Sibada, che in cinese significa Sparta).

Come Reporter senza frontiere temeva, le autorità cinesi hanno fatto tutto il possibile per impedire la circolazione delle informazioni in Tibet. L’impossibilità di comunicare con questa regione e diffondere informazioni al riguardo ha raggiunto livelli senza precedenti quando le autorità cinesi hanno intensificato gli sforzi per cancellare le notizie sulle rivendicazioni del popolo tibetano e sulla decina di casi di auto-immolazione avvenuti durante il Congresso.

Con uno dei sistemi di sorveglianza e censura online più sofisticati al mondo, la Cina fa parte della lista dei “Nemici di Internet” pubblicata per il 2012 da Reporter senza Frontiere, e nella Classifica Mondiale della Liberta di Stampa 2011-2012 di RSF si è posizionata al 174° posto su 179 Paesi.

30 giornalisti e 69 internauti totali sono attualmente detenuti in carcere in Cina.

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

CINA: Censura e libertà di informazione durante il 18° Congresso del Partito Comunista Cinese

Questo post segue e pubblica i commenti e le informazioni sulla censura e la libertà di informazione in Cina, nell’ambito del 18° Congresso del Partito Comunista Cinese in corso tra l’8 e il 14 novembre 2012

Leggi il comunicato stampa dell’8 novembre

Martedì 13 novembre:

16.24 : Il computer dello scrittore dissidente Sheng Liang Qing è stato oggetto di numerosi attacchi informatici sin dalla pubblicazione del suo ultimo lavoro “Double-standards in the investigation into former Chinese Communist Party prosecutors”, lo scorso 10 novembre. Il pc di Sheng è attualmente inutilizzabile.

14.36 : Il cyber-dissidente Hu Jia scrive su Twitter che il blogger Cheng Zuo Liang è stato portato nel quartier generale della polizia nella città orientale di Ningpo lo scorso 9 novembre, per essere interrogato sul suo presunto coinvolgimento nel caso PX (riguardante la costruzione di una fabbrica di prodotti chimici inquinanti). In tale circostanza, la polizia ha anche ricordato a Cheng di avergli vietato di parlare con Hu durante il 18° Congresso, citandogli dettagli su alcune telefonate e e-mail scambiatesi tra i due dissidenti e dando così la conferma che Hu si trova sotto stretta sorveglianza della polizia.

 

Venerdì 9 novembre:

16:13 : Il cyber-dissidente e attivista per i diritti umani Guo Feixiong è stato arrestato mentre si stava recando in ospedale. La polizia lo stava aspettando davanti casa sua.

Da tempo bersaglio delle autorità cinesi, Guo Feiziong nel 2007 era stato condannato a cinque anni di carcere con l’accusa di “attività commerciale illegale”, e torturato a più riprese durante i cinque anni della sua detenzione.

15:33 : Le piattaforme Google sarebbero inaccessibili all’interno della Cina. Gli internauti cinesi dicono che tutti i siti collegati a Google, tra cui Gmail.com, risultano attualmente bloccati.

11:32 : Il cyber-dissidente Hu Jia ha appreso questa mattina che l’account che lui aveva creato l’8 novembre su Sina Weibo (il Twitter cinese) era già stato chiuso. Si tratta del suo terzo account Weibo ad essere eliminato dal 18 settembre a causa del Congresso.

11:02 : La polizia ha convocato questa mattina l’internauta Wang Wusi, che è stato “invitato a prendere un tè” (espressione utilizzata spesso dai dissidenti cinesi per aggirare la censura, che in realtà significa “essere convocati dalla polizia”). La polizia gli avrebbe inoltre impedito di recarsi a Pechino.

Giovedì 8 novembre:

16:24 : Dopo che le parole “18° Congresso” (十八大) sono state censurate nei motori di ricerca, gli utenti cinesi di Internet hanno velocemente trovato una soluzione utilizzando parole dal suono simile. “Shi Ba Da” (18° Congresso) è così diventato “Si Ba Da”. Ma le autorità hanno velocemente scoperto tale stratagemma e bloccato anche quest’altra alternativa.

11:36 : Pubblicato su RFA (Radio Free Asia) il 7 novembre 2012: Scomparsa del figlio e della moglie di Hada, attivista e dissidente della Mongolia Interna. La scomparsa di sua moglie Xinna e del figlio Uiles potrebbe avere come scopo del governo quello di impedire alle agenzie di stampa di ricevere qualsiasi informazione sulle condizioni di detenzione di Hada.

10.47 : Messaggio di Hu Jia. “La polizia di Pechino ha minacciato di convocarmi al fine di impedirmi di rilasciare un’intervista telefonica per gli Stati Uniti. Questa intervista riguardava i miei commenti sulla situazione dei diritti umani in Cina, la rielezione del presidente USA e un confronto tra la procedura democratica degli Stati Uniti e la procedura di cambiamento del potere autoritario in Cina. I miei amici nel paese mi dicono che il mio caso rappresenta l’ultimo esempio volto a illustrare l’utilizzo, da parte del governo cinese, di misure per costringere i dissidenti a lasciare Pechino. Le misure di sicurezza del governo hanno già superato quelle intraprese nel 2008 durante i Giochi Olimpici, e sono tanto drastiche quanto quelle prese nel 1989.”  

CINA: La censura e la repressione dei protagonisti dell’informazione sono già state rielette.

L’8 novembre 2012 si è aperto il 18° congresso del Partito Comunista Cinese nel quale saranno eletti i quadri dirigenti del paese come il segretario del Partito, il presidente della Repubblica, il Primo Ministro e il presidente dell’Assemblea Nazionale.

Reporters senza frontiere è preoccupata dal rafforzamento del controllo dell’informazione effettuato dalle autorità che, da più di un mese, hanno messo in campo mezzi considerevoli per imbavagliare la stampa e le voci dissidenti. L’organizzazione chiede alle autorità di Pechino di allentare la sorveglianza e il controllo su internet affinché i cinesi possano esercitare i loro diritti di libera espressione e informazione.

“E’ molto inquietante constatare che, a cinque anni dall’ultimo Congresso, non siano diminuite né la severità delle autorità ne la loro volontà di un controllo assoluto dell’informazione. Anche se non conosciamo ancora i nomi dei nuovi membri del Comitato Politico del Partito Comunista, già constatiamo che la politica di censura dell’informazione e di repressione di coloro che reclamano la libertà d’espressione non è pronta a finire. Gli arresti e le condanne continuano mentre i ‘soldati’ della censura sorvegliano incessantemente gli autori di qualunque proposta politica che cerchi di far emergere un dibattito democratico” ha dichiarato l’organizzazione.

“Chiediamo al prossimo segretario generale del Partito e al presidente della Repubblica di mettere fine agli arresti di giornalisti, bloggers e dissidenti ed a ogni violazione quotidiana della libertà di stampa. Il mantenimento del’ordine e della stabilità dello Stato non possono continuare a giustificare la repressione nei confronti dei militanti per i diritti umani e dei difensori della libertà d’espressione “, ha aggiunto RSF.

Reporters senza frontiere ha fatto un bilancio non esaustivo delle ultime settimane prima del 18° Congresso e dei numerosi attentati alla libertà d’informazione, testimonianza della continuità autoritaria al potere.

L’organizzazione raddoppierà la sua vigilanza durante tutta la durata del Congresso documentando nuovi casi di censura su una pagina del suo sito specificatamente dedicata.

Qui si può leggere l’aggiornamento ora per ora.

Repressione, arresti, condanne we minacce ai dssideni, alle loro famiglie e ai loro sostenitori.

All’avvicinarsi del Congresso il Partito si è preoccupato di dare una ripulitina tra i ranghi dei difensori dei Diritti Umani.

Prima si sono dedicati a imbavagliare i dissidenti sospettati di voler destabilizzare lo stato. Il famoso attivista Hu Jia, agli arresti domiciliari dopo essere uscito di prigione nel giugno 2011, testimonia l’indurimento delle autorità all’approssimarsi del Congresso. Perquisito e detenuto per poco tempo per aver lanciato uno sciopero della fame, Hu Jia ha visto tagliata temporaneamente la connessione a internet dopo alcuni commenti pubblicati sul suo account Twitter. Internet è il solo mezzo per Hu Jia di comunicare con sua moglie Zeng Jinyan e sua figlia che vivono attualmente a Hong Kong. Le pressioni o le rappresaglie sulle famiglie dei dissidenti sono pratica regolare da parte del potere politico. Continuare a difendere Liu Xiaobo, vuol dire mettere in pericolo sua moglie, Liu Xia, le cui condizioni di vita si sono aggravate negli ultimi mesi. L’artista fotografico è anche lui agli arresti domiciliari, sorvegliato a vista da poliziotti. Il 13 ottobre scorso RSF ha diffuso video di Liu Xia a casa sua, totalmente isolata dal resto del mondo. La famiglia dell’avvocato Chen Guangcheng è anch’essa perseguitata dalle autorità che, alla fine di ottobre hanno violentemente perquisito la casa di suo fratello, Chen Guangfu, e arrestato il figlio. Il padre aveva presentato denuncia alla corte di Yinan, nella provincia di Shandong; la corte ha rifiutato di aprire un’inchiesta.

Più di recente, la notte tra il 5 e il 6 novembre 2012, le autorità di Jinan nella provincia di Shandong hanno arrestato l’avvocato Shu Xiangxin, accusandolo di “ricatto ed estorsione”. Gli hanno sequestrato il computer. Sua moglie intervistata da Radio Free Asia, è stata a sua volta interrogata per molte ore dalla polizia. Per aver pubblicato on-line informazioni sulle spoliazioni subite dagli abitanti dei villaggi della provincia Shu Xiangxin è stato sottoposto a pressioni da parte degli uffici provinciali ed è stato perquisito da individui non identificati.

Censurare l’informazione “sensibile”

Per tutto il mese d’ottobre le autorità si sono applicate all’intercettazione delle informazioni « sensibili » che potrebbero perturbare il buon andamento del congresso. I censori di Pechino hanno raddoppiato gli sforzi con l’obiettivo di un controllo totale dell’informazione nel paese.

Così le informazioni sulla manifestazione nel villaggio di Yingge, sull’isola di Hainan (Sud), sono state censurate appena messe su internet. La manifestazione, contro il progetto di costruzione di una centrale elettrica, aveva radunato varie centinaia di migliaia di manifestanti. I messaggi riguardanti la manifestazione pubblicati su Weibo sono stati cancellati e gli utenti che li avevano ospitati sono stati bloccati. Le piattaforme di microblogging Sina Weibo, Wang Yi, Teng Xun e Tian Ya She Qu sono state anch’esse censurate.

Il sito pechinese “Rete di giustizia e lotta alla corruzione in Cina” è stato perquisito e il suo server messo fuori servizio per ore. Il sito dava conto di numerose violazioni dei Diritti Umani in Cina ed in particolare delle espropriazioni forzate di terreni fatte dalle autorità in varie province. Il responsabile del sito Mr Cheng denuncia che la polizia cibernetica cinese ha chiuso i suoi servers e bloccato numerosi indirizzi IP del suo sito.

Allo stesso modo le reti sociali sono sotto sorveglianza. Il principale servizio di messaggeria istantanea cinese, QQ, è oggetto delle attenzioni delle ciber autorità. Proprietà della società Tencent, il programma permette alle autorità di monitorare al dettaglio tutti gli scambi tra gli internauti, cercando certe parole chiave o espressioni. L’identificazione dell’autore del messaggio è possibile grazie al numero di registrazione del programma (vedi foto sotto).

Interfaccia del software di sorveglianza QQ

Tibet: pacificazione dell’informazione e soppressione delle « cattive notizie »

Invece di ristabilire la pace addolcendo la politica discriminatoria verso le minoranze etniche , il regime insiste nel soffocare la voce dei cittadini che cercano di far giungere notizie fuori dalla regione del Tibet. Arresti a ripetizione e divieto di qualunque riunione pubblica. L’intensificazione della repressione in Tibet si è tradotta in arresti di massa arbitrarie nei monasteri tibetani. L’illegittimità degli arresti nella zona è ogni giorno più flagrante. La moltiplicazione delle operazioni di polizia spinge i monaci a gesti disperati: si contano ormai una sessantina di immolazioni dal 2009, altrettanti drammi che le autorità cercano di nascondere alla comunità internazionale.

Allo scopo di limitare la fuoriuscita di informazioni dalla regione i movimenti fisici delle popolazioni sono severamente regolamentati. L’accesso a Lhasa è sempre più difficile dato che le autorità richiedono una carta d’identità speciale per i tibetani che abitano in quella città. A Hezuo, città della provincia di Gansu (Sud du Tibet), è stato vietato agli scolari di andare in vacanza fuori dalla regione. Sono stati soppressi i mezzi di comunicazione mobili nella regione tibetana della provincia di Sichuan, dove si può usare solo la rete fissa. Fonti anonime parlano di un blocco semi-totale dei mezzi di comunicazione a Gannan (Sud del Tibet), dove la vendita di carte SIM è stata sospesa e chiusi i cybercaffé.

Pechino cerca soprattutto di restringere le informazioni sulle frequenti immolazioni dei monaci. Il primo novembre 2012, Tibet Post International, media on line con sede a Dharamsala e sostenuto da RSF, ha avuto notizia dell’arresto di quattro monaci del monastero di Tsoe Gaden Choeling, per aver “diffuso informazioni e prove all’esterno” riguardanti le immolazioni. La situazione attuale di Lobsang Choephel, Tsundue, Losel, et Topden è sconosciuta come il loro luogo di detenzione.

Ugualmente il 25 ottobre 2012, un monaco di 38 anni, Jinpa, è stato arrestato senza apparente motivo. Nel 2008 era già stato detenuto per aver diffuso notizie a livello internazionale. Due giorni prima, il 23 ottobre, Tashi Norbu, giovane monaco tibetano di 19, è stato arrestato per avere avuto una conversazione con uno Smartphone che poteva collegarsi a internet. I proprietari di questo genere di telefoni sono peraltro spesso meta di perquisizioni nei monasteri.

L’arresto del monaco Golog Jigme Gyatso, che aveva collaborato con Dhondup Wangchen, realizzatore del documentario girato in segreto “Leaving Fear Behind”, è stata recentemente confermata. Quest’ultimo era stato interrogato lo scorso 20 settembre mentre tornava nella regione tibetana dell’Amdo.

Contenimento della stampa straniera

Il partito vuole anche controllare i dispacci della stampa straniera nel suo ruolo essenziale di informazione sia della comunità internazionale che di quella cinese, vittima della accresciuta censura che le autorità impongono alla stampa locale.

Dopo la censura del 29 giugno 2012 del sito del gruppo Bloomberg, specializzato in economia e finanza, a seguito della sua inchiesta sulle ricchezze della famiglia di Xi Jinping, vice-presidente della Repubblica Popolare e successore annunciato di Hu Jintao alla carica di segretario del Partito e alla presidenza del paese, il New York Times è stato a sua volta censurato e minacciato di denuncia dopo la pubblicazione di un articolo sulla ricchezza accumulata dalla famiglia del Primo ministro, Wen Jiabao.

La stampa straniera si è ugualmente sostituita ai media cinesi nel coprire le manifestazioni della città costiera di Ningbo, a fine ottobre, contro il progetto di ingrandire un complesso petrolchimico. Mentre la copertura degl avvenimenti fatta dalla stampa cinese si limitava alle agenzie di stampa ufficiali. I giornalisti stranieri di mescolavano ai manifestanti che li aiutavano a realizzare i reportages.

Coscenti del peso crescente dei media stranieri, le autorità hanno rafforzato il blocco dei diti di Voice of America,  BBC, Radio Free Asia e Deutsche Welle. Se fino a qualche settimana era possibile aggirarla censura con i Proxys e i programmi VPN, alcune fonti dicono che le autorità hanno moltiplicato gli sforzi per limitarne l’efficacia.

I professionisti di media locali sono anche il bersaglio delle autorità : le offensive contro di loro si moltiplicano; in ottobre due giornalisti di Skynews sono stati arrestati e uno dell’agenzia AFP è in prigione.

La Cina è al 174° posto su 179  nella classifica mondiale 2011-2012 della libertà di stampa di Reporters senza frontiere. Il paese figura sulla lista dei “Nemici di Internet” identificati nel 2012 dall’organizzazione.

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

CINA – Quattro giovani tibetani condannati per aver fornito notizie sulle auto-immolazioni

Reporter senza frontiere è sconcertata nell’apprendere delle nuove e pesanti condanne inflitte a diversi tibetani – tra cui un minorenne – per aver provato a far circolare informazioni sulla grave situazione dei diritti umani nella regione del Tibet, dove finora almeno 52 persone si sono date fuoco a partire dal febbraio 2009.

“La Cina sta intensificando la sua politica di isolamento del Tibet e, negando l’accesso ai giornalisti e tagliando temporaneamente o permanentemente la comunicazione, sta rendendo molto difficoltosa la circolazione delle informazioni”, ha detto Reporter senza frontiere. “Le uniche persone che forniscono o trasmettono informazioni sono i cittadini tibetani stessi, che corrono grandi rischi per diffondere report, foto e video al mondo esterno”.

Le autorità cinesi cercano di dissuadere i cittadini dal fornire informazioni alla comunità internazionale utilizzando, per qualsiasi informazione di carattere politico o per loro pericolosa, la legge sui segreti di Stato. Secondo l’articolo 32 di questa legge, infatti, la divulgazione dei “segreti di Stato” all’estero costituisce reato.

Il mese scorso, due tribunali della provincia occidentale del Sichuan (a est del Tibet) hanno condannato quattro uomini tibetani – tre monaci e un laico – a sentenze che vanno da 7 a 11 anni di carcere per aver diffuso fuori della Cina informazioni sui casi di auto-immolazione e sul giro di vite del governo cinese nella regione tibetana.

Lobsang Tsultrim (19 anni) e Lobsang Jangchub (17) sono i due giovani monaci provenienti dal monastero di Kirti – nella contea di Ngaba del Sichuan – condannati rispettivamente a 11 e 8 anni di carcere per aver presumibilmente offerto il loro aiuto a un terzo monaco 18enne che si è tolto la vita dandosi fuoco, nel corso di una protesta del 10 marzo scorso.

La notizia della sentenza di condanna è arrivata da Kanyak Tsering, il monaco portavoce del monastero e attualmente in esilio in India. Non è stata fornita alcuna informazione sulla loro situazione dopo il loro arresto di marzo.

Allo stesso modo, la Corte popolare intermediaria di Barkham (provincia del Sichuan) ha condannato Lobsang Tashi, un monaco di Kirti di 26 anni, e Bu Thupdor, un laico di 25 anni, rispettivamente a sette e sette anni e mezzo di carcere per aver inviato informazioni all’estero sulla situazione in Tibet.  Sono in carcere dal novembre 2011, mese in cui erano stati arrestati.

Secondo varie fonti, le famiglie dei due imputati sarebbero state informate, due giorni prima dell’udienza, dello svolgimento del processo, ma non gli sarebbe stato consentito di assumere un avvocato. Dopo il processo, ai due uomini è stato permesso di vedere i parenti solo per pochi minuti. Starebbero adesso scontando la loro condanna nel carcere di Mianyang, nella provincia del Sichuan. Le autorità non hanno confermato nessuna di queste informazioni.

La Cina si trova al 174° posto (su 179 Paesi) della Classifica Mondiale della Libertà di Stampa 2011-2012 stilata da Reporter senza frontiere, e fa parte della lista dei Paesi “Nemici di Internet” stabilita da RSF per il 2012.

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

CINA: Comunicato del Comitato di Supporto a Liu Xiaobo sul 23° anniversario del massacro di Piazza Tian’anmen – 4 giugno 2012

Ventitré anni fa, il 4 giugno 1989 intorno alle 5 del mattino, i carri armati cinesi sono entrati in piazza Tian’anmen, a Pechino. Centinaia di manifestanti, probabilmente più di mille, sono stati uccisi e diverse migliaia di altri manifestanti sono stati colpiti e sono rimasti feriti.

La liberalizzazione economica promossa da Deng Xiaoping negli anni ’80 non ha prodotto una liberalizzazione duratura né condotto ad alcun allentamento del monopolio di potere del Partito Comunista. Molti cittadini coraggiosi hanno provato a denunciare quanto avvenuto durante il massacro e hanno chiesto giustizia per le vittime, nonché di riprendere in considerazione le sentenze di condanna, ma così facendo hanno perso il loro lavoro o rimangono a tutt’oggi in carcere.

Il padre di un manifestante ucciso, ridotto alla disperazione dopo che le famiglie delle vittime non hanno ricevuto alcuna risposta ai loro ripetuti appelli alle autorità, si è impiccato lo scorso 26 maggio.

Lo Stato cinese non tollera alcuna critica e ha censurato la società civile cinese dall’esprimersi liberamente. Quotidianamente avvengono molteplici abusi dei diritti umani: rieducazione attraverso i campi di lavoro, detenzione arbitraria e tortura dei dissidenti, internamento psichiatrico, giri di vite sui dissidenti di minoranze etniche o religiose per mezzo di prigione o esecuzioni, controllo di Internet, persecuzione di avvocati che promuovono campagne per i diritti civili, arresti domiciliari illegali. Dovremmo inoltre porre la nostra attenzione sul vincitore del Premio Nobel per la Pace 2010, Liu Xiaobo, che ha subìto e sta scontando una condanna di 11 anni di carcere.

Oggi, 4 giugno, a Parigi, Hong Kong, Londra, New York e in altre importanti città di tutto il mondo, migliaia di manifestanti si incontreranno per esprimere la loro rabbia e per assicurare che questa data non venga dimenticata.

Questi daranno supporto alle richieste per porre fine alla persecuzione delle figure più coraggiose presenti nella società civile cinese, e delle loro famiglie. Tra le persone più in vista troviamo Liu Xiaobo, Hu Jia, Gao Zhisheng, e tanti altri nomi spesso sconosciuti e ignorati. Verrà inoltre chiesto che ai manifestanti andati in esilio più di 20 anni fa sia permesso di ritornare in patria, e che possano essere intraprese riforme politiche e l’instaurazione di una costituzione democratica per la Cina.

Una manifestazione per onorare le vittime del massacro di Piazza Tian’anmen ha avuto luogo il 3 giugno tra le ore 18 e le ore 20 a Parigi, in Piazza del Trocadéro, organizzata dal movimento cinese pro-democrazia e supportata da Reporter senza frontiere, Lega per i Diritti Umani, China Solidarity, Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH), Insieme Contro la Pena di Morte (ECPM), Act for Human Rights (ADH), Azione Cattolica per l’Abolizione della Tortura, Amnesty International, France-Tibet e dal Comitato di Supporto al Popolo Tibetano.

Questa mattina, alle 10.30, si terrà una conferenza stampa organizzata dal Comitato di Supporto a Liu Xiaobo negli uffici di Reporter senza frontiere, in via Vivienne 47, 75002 Parigi. Verrà aperta dal dissidente Zhanj Jian – rimasto ferito da tre proiettili sparati dalle truppe durante il massacro di 23 anni fa – e proseguirà con una dichiarazione dei membri del Comitato di Supporto a Liu Xiaobo.

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

CINA – Ottanta punti a disposizione degli utenti di Weibo. Detratti se commetteranno violazioni, fino alla sospensione

Reporter senza frontiere condanna le nuove condizioni d’uso, entrate in vigore il 28 maggio, per regolare i contenuti pubblicati dagli utenti della piattaforma di microblogging Sina Weibo. Le nuove regole introducono un sistema a punti, che vedrà gli utenti sanzionati attraverso la riduzione dei punti in caso di violazioni – come la diffusione di “false voci” – e sospesi quando avranno esaurito i punti a loro disposizione.

“Sotto la pressione del governo, Sina Weibo ha oltrepassato un altro livello della collaborazione con i censori di Internet in Cina”, ha detto Reporter senza frontiere. “Questo nuovo sistema di controllo sarà teso a rinforzare la pressione individuale sui microblogger, che stanno crescendo in numero e in creatività e che stanno riuscendo a raggirare la “Grande Muraglia Elettronica” e a trattare temi sensibili che le autorità vogliono nascondere.”

“Resta da vedere se e come questo sistema a punti sarà applicato, vista la massa di informazioni che circolano su Sina Weibo. Un’iniziativa del genere sembrerebbe più una causa persa in partenza, ma la compagnia potrebbe essere più interessata a farsi bella agli occhi del governo. Sina Weibo terrà ciononostante un occhio vigile sulla reazione dei suoi utenti, che potrebbero essere scoraggiati dalle crescenti restrizioni e potrebbero rivolgersi ad altre piattaforme di microblogging meno zelanti per quanto riguarda l’auto-regolamentazione del contenuto”, ha detto RSF.

In accordo con l’articolo 13 delle nuove condizioni d’uso, “diffondere voci”, “nuocere all’unità della nazione”, “mettere in pericolo la sicurezza nazionale”, “disturbare l’ordine sociale”, rappresentano tutte azioni proibite. L’articolo 14 vieta la diffusione di false informazioni. È inoltre proibito l’uso di espressioni in codice, abbreviazioni e omonimi – come ad esempio “bo” (pomodoro) e “xi” (stufato) per alludere al leader Bo Xilai, recentemente epurato.

“Queste restrizioni non sono nuove e sono già in vigore per tutti gli utenti cinesi di Internet, spesso soggetti alla censura diretta del governo e alla censura indiretta attraverso l’autoregolamentazione adottata dalle varie compagnie di Internet”, ha detto Reporter senza frontiere. “Su Weibo, gli account vengono spesso chiusi e i post cancellati dai moderatori del sito. Sina Weibo ha perfino bloccato la pubblicazione dei commenti per ben 3 giorni, lo scorso aprile, quando la storia di Bo Xilai stava mettendo in serio imbarazzo il governo.”

È il sistema a punti la novità. A ciascuno dei 300 milioni di utenti di Weibo saranno assegnati 80 punti iniziali, dai quali verrà sottratto uno specifico numero di punti in base alle violazioni commesse. Quando gli utenti avranno perso tutti i loro punti, i loro account Weibo saranno chiusi. Gli utenti che stanno per perdere tutti i loro punti potranno recuperarne alcuni stando due mesi senza commettere violazioni o partecipando a qualche – non precisata – attività promozionale, secondo quanto afferma il New York Times.

In accordo con il sito web Caijing.com.cn, “una commissione comunitaria” formata da utenti regolari di Weibo e da “membri esperti” avranno l’incarico di supervisionare l’attuazione delle nuove regole.

Con uno dei più sofisticati sistemi di sorveglianza e censura online del mondo, la Cina si trova nella lista dei “nemici di Internet” pubblicata da Reporter senza frontiere. A marzo, ha introdotto una nuova legge che richiede ai microblogger di registrarsi con i loro veri nomi, ma molti dei siti di microblogging – compreso Weibo – l’hanno trovata difficile da applicare. Con le nuove regolamentazioni, rivelare la loro vera identità sarà uno dei modi che gli utenti avranno di recuperare i punti perduti.

Il governo ha anche imposto ai siti di microblogging come Sina Weibo, Sohu, NetEase, Hexun di assumere moderatori per monitorare l’attività e “epurare” i contenuti problematici. Nel 2010, questi siti sono stati anche costretti a nominare “un commissario di auto-disciplina” per monitorare e censurare tutto quanto fosse in grado di minacciare la sicurezza e la stabilità sociali della Cina, compresi i contenuti legati alle attività illegali, alla pornografia e alla violenza, così come le voci infondate e le questioni politicamente sensibili.

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

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