BANGLADESH: Muore giornalista accoltellato a Sharsha

Reporter senza frontiere condanna la morte di Jamal Uddin, giornalista del quotidiano in lingua bengalese Gramer Kagoj, assassinato il 15 giugno da individui non identificati nel quartiere di Sharsha a sud ovest del distretto di Jessore.

“Ci sono forti probabilità che la morte di Uddin sia legata alla sua attività di informazione su alcune reti locali del traffico di droga” . Le autorità devono seguire questa pista per identificare i colpevoli e assicurarli alla giustizia al più presto possibile. “Ci interroghiamo anche sull’assenza di misure preventive di protezione nei confronti di Uddin che aveva già avvertito la polizia delle minacce di morte di cui era stato oggetto”, dichiara l’organizzazione.

“La morte di Uddin si inserisce in una serie di crimini particolarmente efferati ai danni dei giornalisti in Bangladesh. Durante il mese di maggio, i reporter di bdnews24.com e il giornalista del quotidiano Samakal, ABM Fazlur Rahman sono stati aggrediti con armi bianche. Tuttavia invece di reagire a questa ondata di violenza, le autorità aggrediscono, arrestano e perseguono i giornalisti, aggiungendosi così alla minaccia che i professionisti devono affrontare. Facciamo appello alla comunità internazionale affinché si inverta questa tendenza alla repressione e ci si adoperi per la tutela della libertà di informazione”, aggiunge Reporter senza frontiere.

Verso le 11 di sera, Uddin si trovava presso il suo domicilio a Sharsha quando un gruppo di individui lo hanno prelevato e condotto al mercato di Kashipur dove lo hanno aggredito con il macete. Gravemente ferito ad entrambe le gambe, alle mani e agli occhi, il giornalista è morto mentre stava per raggiungere l’ospedale dove è stato portato da alcuni residenti del quartiere che lo avevano soccorso.

Il movente della sua morte potrebbe essere legato agli articoli di Uddin riguardanti una rete locale di traffico di droga e per i quali aveva già ricevuto minacce di morte. Secondo il Daily Star, la polizia avrebbe trovato nella casa di Tota Miah, capo dei trafficanti locali, un macete e un fazzoletto macchiati di sangue. La moglie sarebbe stata arrestata mentre l’uomo sarebbe riuscito a fuggire alle forze dell’ordine.

Il 16 giugno la comunità della stampa locale ha manifestato a Sharsha per chiedere l’arresto dei colpevoli.

D’altro canto, il 18 giugno è stato emesso un mandato d’arresto da parte del tribunale sui crimini commessi durante la guerra di liberazione del Bangladesh (1971) nei confronti di Mir Quasem Ali, direttore della società Diganta Media Corporation. Tale mandato è stato consegnato dopo che due media controllati dal gruppo, il quotidiano Aya Diganta e Diganta Tv, hanno denunciato gravi irregolarità nelle inchieste del tribunale.

Il Bangladesh, dove dall’inizio dell’anno le violenze nei confronti dei media in genere sono aumentate, si situa al 129° posto su 179 nella classifica mondiale per la libertà di stampa 2011/2012 redatta da Reporter senza frontiere.

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

BANGLADESH: Il giornale d’opposizione Amar Desh è stato chiuso e il suo editore arrestato con violenza

Più di un centinaio di poliziotti armati hanno perquisito i locali del quotidiano Amar Desh il 2 giugno, ne hanno confiscato le copie pronte per la diffusione, per poi chiuderlo e hanno violentemente interpellato e poi arrestato il responsabile della redazione, Mahmudur Rahman, nonostante le proteste dei giornalisti presenti sul posto. Diversi giornalisti sono rimasti feriti durante la perquisizione.

La tipografia di questo giornale, che è vicina al partito d’opposizione è stata chiusa a sua volta.

Il governo della Lega Awami non ammette le critiche di questo giornale d’opposizione e soprattutto le sue rivelazioni sull’argomento assai controverso riguardante l’attribuzione di contratti energetici ad aziende straniere. In effetti Mahmudur Rahman, esperto di queste questioni, ha osato tirare in ballo le autorità parlando di questo caso.


BANGLADESH: Accesso a Facebook ripristinato, ma bloccato in Bangladesh

L’alta corte di Latore in Pakistan ha autorizzato il 31 maggio l’accesso a Facebook, bloccato dal 19  maggio 2010 a causa di un concorso di caricature organizzato sul social forum e intitolato “La giornata dei disegni di Maometto”. Reporters sans frontiéres  ha potuto confermare che Facebook è di nuovo accessibile nel paese. Il giudice ha chiesto al governo di mettere in atto un sistema che premetta di bloccare in modo più mirato l’accesso ai siti o alle pagine il cui contenuto sia giudicato blasfemo.

Reporters sans frontiéres  apprezza la fine del blocco di Facebook, ma resta preoccupata per la persistenza delle cause giudiziarie contro il social network e per la possibile messa a punto di un potenziale sistema di filtro della rete che, in nome della lotta contro la blasfemia, rischia di dare un grave colpo alla libertà di espressione nel paese.

Questo tipo di censura sembra essere contagiosa: dopo il Pakistan, stavolta è il Bangladesh a rendere Facebook inaccessibile per motivi religiosi e politici dal 29 maggio 2010. Da fonti ufficiali questa decisione sarebbe temporanea, fino a quando il contenuto giudicato offensivo sarà reso inaccessibile dagli Internet Service Providers. Il blocco segue la pubblicazione delle caricature del profeta Maometto e di immagini di dirigenti del paese, soprattutto del padre della nazione, Cheikh Mujibur Rahman, del primo ministro Cheikh Hasina, e del leader dell’opposizione.

Secondo la Commissione per le regole delle telecomunicazioni in Bangladesh, la BTRC, Facebook avrebbe offeso i sentimenti religiosi della maggioranza musulmana della popolazione. Un giovane, accusato di insultare i dirigenti del paese a causa delle sue attività su Facebook, è stato arrestato.

BANGLADESH: Minacce di morte e censura per gli organizzatori di una mostra fotografica

La polizia di Dacca ha chiuso la galleria Drik il 22 marzo 2010, poco prima dell’inaugurazione della mostra “Crossfire” di Shahidul Alam, noto fotografo e direttore della galleria. Questa esposizione presenta le fotografie e delle installazioni sulle esecuzioni extragiudiziarie compiute dagli uomini di Rapid Action Bataillon (RAB). La polizia pretende che le vittime siano state uccise nel fuoco incrociato durante il quale la polizia stava agendo per legittima difesa o per impedire l’evasione di criminali. Secondo Human Rights Watch cinquecento persone sono state uccise dal RAB. Shahidul Alam è stato minacciato di morte il 27 e il 28 marzo 2010. Il fotografo ha ricevuto la visita di individui che pretendevano di rappresentare le autorità.
Le minacce di morte verso il fotografo gettano dubbi sulla possibilità di esprimersi liberamente sui diritti umani in Bangladesh e le pratiche di alcuni agenti delle forze dell’ordine disonorano lo stato di diritto del paese. Reporters sans frontières chiede al governo di rispettare gli impegni presi in favore dei diritti umani prima delle elezioni e di far luce sull’accaduto.

BANGLADESH: Reporter torturato da un reparto del Rapid Action Battalion, una forza speciale della polizia

arton34831-60389Reporters Without Borders calls on the civilian and military authorities to draw the appropriate conclusions from the case of F.M. Masum, a journalist employed by the English-language daily The New Age, who was arrested and tortured by an elite crime and counter-terrorist force, the Rapid Action Battalion (RAB), on 22 October in Dhaka.

Masum told Reporters Without Borders from his hospital bed that he thinks he will take months to recover from his injuries.

“It is encouraging that the authorities have responded to this incident by creating a commission of enquiry,” Reporters Without Borders said. “The torturers must be punished and Masum must be compensated. But more importantly, the government must give the security forces, including the RAB, clear instructions to put a stop to arbitrary arrests and mistreatment of journalists and human rights activists.”

Members of a RAB unit identified as RAB-10 entered Masum’s home on 22 October and tortured him while others pretended to discover drugs there. They then took him to their headquarters in Dhalpur and held him for about 10 hours, torturing him and threatening to kill him with the aim of extracting a confession.

Masum said the police officers vented on him the rage they felt towards The New Age’s editor, Nurul Kabir. The newspaper has carried articles linking the RAB to extrajudicial executions and drug cases. Masum was finally freed after The New Age interceded on his behalf.

The RAB issued a statement on 24 October expressing regret about incident. The RAB director general told The Daily Star that a commission had been set up to investigate and take measures against those responsible for mistreating Masum.

Other arrests have marred the record of the new civilian government as it completes its first year in office.Hasibur Rahman BiluThe Daily Star’s correspondent in the northern city of Bogra, was held for several hours on trumped-up charges on 19 October.

Bilu told Reporters Without Borders he was in Malaysia when, according to complaints brought against him, he allegedly tried to extract money from individuals on false pretences. He added that a former official was involved in this act of harassment.

Bangladesh rose more than 10 places in the latest Reporters Without Borders press freedom index but it is still in the bottom third (121st out of 175 countries).

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