VENEZUELA: Malgrado la condanna, il giornalista Gustavo Azocar esce di prigione

Ex presentatore televisivo di Televisora del Tachira e corrispondente del quotidiano El Universal, Gustavo Azocar Alcalà è stato condannato a due anni e mezzo di prigione, il 26 marzo 2010, per corruzione amministrativa. In carcere dal 9 luglio 2009, ha tuttavia beneficiato della condizionale il giorno dell’udienza. Le accuse di appropriazione di fondi pubblici e si truffa di cui era accusato sono state fatte cadere.

In seguito alla denuncia fatta da Ronald Blanco La Cruz, governatore dello stato di Tachira, era stata aperta un’inchiesta nel 2000 contro Azocar, che non avrebbe trasmesso nel suo programma radiofonico dell’epoca gli spazi pubblicitari concordati per contratto con la lotteria di Tachira. Il giornalista è conosciuto per le sue posizioni critiche verso Chavez, ma anche per le rivelazioni compromettenti riguardanti Blanco La Cruz. Il giornalista aveva dichiarato di essere stato incarcerato per ordine di quest’ultimo, a causa della propria attività professionale. Le mancanze contenute nel suo dossier hanno permesso di sostenere questa ipotesi.

Il giornalista dovrà presentarsi ogni settimana davanti al giudice. Non gli è consentito cambiare domicilio, lasciare il territorio di Tachira e di ambire ad un mandato fino al 2012, data delle prossime elezioni presidenziali.

VENEZUELA: Arresto di due oppositori a causa di dichiarazioni pubbliche; aumenta la repressione della libertà di parola

L’arresto per dichiarazioni pubbliche di due oppositori famosi del presidente Chavez unite alle recenti intenzioni governative di regolare Internet, sollevano serie preoccupazioni per l’avvenire della libertà di espressione in Venezuela.

Invitato ad esprimersi l’8 marzo 2010 sul canale privato Globovision, l’ex governatore dello Stato di Zulia, Oswaldo Alvarez Paz, ha dichiarato che il Venezuela era divenuto ormai un crocevia del narcotraffico. Il 21 marzo durante l’assemblea generale della Società interamericana per la stampa (SIP) sull’isola di Aruba, Guillermo Zuloaga, proprietario dello stesso canale molto critico verso Chavez ha denunciato espressamente la mancanza di libertà di espressione, quando un governo utilizza la propria forza per reprimere e chiudere i media, quando ci sono più di 2000 cadenas e quando il presidente usa la propria autorità per manipolare l’opinione pubblica.

Accusato, a causa delle sue dichiarazioni di “incitamento al reato”, di “cospirazione” e di “diffusione di notizie false”, Alvarez Paz è in carcere dal 22 marzo. Va incontro ad una pena che va dai due ai sedici anni di prigione. Zuloaga invece, arrestato e poi rimesso in libertà provvisoria con divieto di lasciare il paese, rischia dai sei ai trenta mesi di prigione per “offesa al capo di stato” (pena che aumenta di un terzo nel caso di dichiarazione pubblica) e da due a cinque anni di prigione per “incitazione al panico collettivo per mezzo di false informazioni a mezzo stampa”.

Oltre al controllo delle televisioni ora Chavez vuole arrivare anche a quello di Internet: sta per aprire il proprio blog personale, ma ha annunciato l’intenzione di voler “bombardare la rete”, linguaggio militare che minaccia molto di più la pace civile di quanto facciano le dichiarazioni che egli contesta agli oppositori e soprattutto non fa ben sperare per il futuro online nel paese.

VENEZUELA: La pubblicazione di notizie false non può giustificare il controllo abusivo della rete

Il 13 marzo 2010 il presidente Hugo Chavez ha espresso l’intenzione di instaurare un controllo di Internet. Il capo di stato ha chiesto delle sanzioni penali contro il sito di informazione e di opinione Noticiero Digital, accusato di aver pubblicato delle informazioni false.

Due internauti avevano erroneamente annunciato l’omicidio del ministro delle infrastrutture Diosdado Cabello sul forum Noticiero Digital. I responsabili del forum però avevano ritirato la pubblicazione, riconoscendone pubblicamente la falsità, poche ore dopo la sua comparsa. Il sito applica una procedura standard ai forum su Internet: non applica alcuna censura a priori, ma a posteriori, in caso di violazione delle condizioni di utilizzo. La buona fede degli amministratori del sito non è dunque contestabile. Il forum conta più di 120 000 fans.

Chavez ha chiesto al ministro Cabello di porre delle regole ad Internet. Un nuovo disegno di legge relativo alle telecomunicazioni, all’informatica e ai servizi postali è già stato depositato in parlamento. Prevede il blocco di siti e un solo ingresso per tutto il traffico Internet. Una tale misura favorisce il controllo e la sorveglianza del web.

E’ dunque evidente che l’accaduto è solo un pretesto per legittimare il controllo di uno spazio ancora in grado di offrire libertà di espressione, finora sfuggito al controllo del governo.

VENEZUELA: Svolta nella risoluzione di due casi di omicidio di giornalisti

La lotta contro l’impunità ha fatto passi avanti alla fine del mese di febbraio. I presunti mandanti degli omicidi dei giornalisti Orel Sambrano e Mauro Marcano sono ormai dietro le sbarre e dovrebbero essere a breve sottoposti a giudizio. I due dossier hanno in comune il fatto che entrambe le vittime avevano osato indagare sul narcotraffico nell’ambito della loro professione. La mafia legata al narcotraffico costituisce al momento il predatore principale della libertà di stampa dell’emisfero occidentale. Reporters sans frontières spera che gli imputati siano presto condannati e che questo aiuti a dimostrare che si può tener testa al crimine organizzato. Uno dei sospettati è un ex poliziotto, David Antonio Yanez. E’ stato arrestato in un’operazione antidroga il 21 febbraio e dovrà subire un processo con l’accusa di aver commissionato l’omicidio di Sambrano il 16 gennaio 2009 e l’omicidio di Francisco Larrazabal, testimone chiave in un caso di traffico di droga e riciclaggio di denaro sporco contro i Makleds, un’importante famiglia dello stato centrale di Carabobo, di cui il giornalista aveva osato criticare le attività. Oltre a Yanez, anche Josè Manuel Luque Daboin e un altro ex poliziotto, Rafael Segundo Perez sono detenuti dietro sospetto si essere gli esecutori degli omicidi. Un altro sospetto, José Ceferino Garcia, considerato il capo del Cartello del Sol nello stato nordorientale di Monagas è stato arrestato il 23 febbraio per l’omicidio di Marcano. Marcano poco prima di essere ucciso aveva accusato la polizia locale e alcuni ufficiali dell’esercito di collaborare con il Cartello del Sol.

VENEZUELA: RCTVI accetta di piegarsi per poter riprendere le trasmissioni, ma il problema delle “cadenas” rimane

La scelta era chiara: o piegarsi all’obbligo di trasmettere i discorsi fiume (“cadenas”) del presidente o scomparire dallo schermo. La catena privata RCTV-International (RCTVI), sospesa dal 24 gennaio scorso ha alla fine accettato di registrarsi come “produttore audio-video nazionale” per poter ricominciare a trasmettere. La direzione ha addirittura annunciato la creazione di un’altro canale internazionale, RCTV Mundo. Ovviamente di riproporrà il problema di sapere se quest’ultimo, la cui peculiarità è quella di essere un produttore audiovisivo internazionale, sarà dispensato, proprio per tale caratteristica, dal trasmettere le “cadenas” durante la propria omologazione.

Al di là del caso di RCTVI, resta il problema di fondo delle “cadenas” presidenziali diffuse contemporaneamente su tutti i canali nazionali satellitari e non che monopolizzano lo spazio riservato all’informazione pubblica.

VENEZUELA: Troppe frequenze per un solo uomo: le “cadenas” dovrebbero limitarsi ad un solo canale

Una pietra miliare è stata raggiunta dall’abuso dei media da parte del governo quando ieri il presidente Hugo Chavez ha trasmesso la sua 2000sima “cadena” in occasione dell’undicesimo anniversario del suo mandato.

Le “cadenas” sono previste dalla legge del 2004, la legge Resorte per la responsabilità di radio e televisione che in teoria stabilisce che al governo e alle agenzie governative sia dato spazio nelle trasmissioni per annunci di pubblico interesse.

In realtà la legge consente al presidente di trasmettere sermoni senza fine, contemporaneamente su tutti i canali TV via terra e su alcuni via cavo.  Sotto minaccia di pesanti multe o di sospensione, le stazioni televisive coinvolte si devono collegare all’antenna di Venozolana de Television (VTV-la principale televisione di stato).

Il tempo di trasmissione totale di Chavez per le 2000 “cadenas” corrisponde ad un discorso della durata di due mesi senza interruzioni. Questo non include la trasmissione “Alò Presidente”, che conduce Chavez in persona tutte le domeniche su VTV.

L’ultimo episodio della guerra tra il governo e RCTV Internacional (RCTVI) ha sollevato il problema delle “cadenas”.  Che utilità da al presidente, che già ha il suo programma personale di domenica, infliggere i propri sermoni a così tante stazioni, quando ne basterebbe una sola? Soprattutto se impone “cadenas” quando vuole e per il tempo che vuole. Usate in questo modo le “cadenas” violano il diritto di ciascuna stazione di scegliere la propria programmazione, il diritto ad un dibattito pluralista e il diritto di scelta dei singoli telespettatori.

Una figura pubblica deve accettare di poter essere oggetto di critica e di caricatura. E’ vero che alcuni media privati sono andati troppo oltre quando hanno appoggiato un attentato colpo di stato contro Chavez nell’aprile del 2002, ma adesso questo viene utilizzato come pretesto dal governo per imporre un controllo in ambito audiovisivo grazie alle “cadenas”.

E’ anche usato come giustificazione per sporgere sistematicamente delle accuse contro i media che stanno all’opposizione, per sbandierare errori e menzogne e per definire qualsiasi forma di critica verso il governo come “cospirazione contro lo stato”.

L’esempio più recente è avvenuto il 29 gennaio, quando il ministro per la comunicazione e l’informazione, Blanca Eeckhout, ha accusato il quotidiano Tal Cual di contrabbandare per umorismo un “invito alla violenza”. Si riferiva al cronista Laureano Marquez, i cui commenti satirici avevano, in passato, fatto arrabbiare l’ufficio della presidenza ed erano costati al giornale multe per un totale di 50 000 dollari.

Simili accuse sono state mosse a Miguel Angel Rodriguez di RCTVI, mentre alla stazione era temporaneamente proibito trasmettere via cavo.

Il clima attuale di polarizzazione ha alimentato una serie di manifestazioni da parte degli studenti durante le quale due di essi sono rimasti uccisi e almeno cinque giornalisti sono stati feriti o aggrediti.

VENEZUELA: Altri quattro canali televisivi possono riprendere le trasmissioni, ma RCTVI resta sospesa

Quattro dei sei canali via cavo sospesi dal 24 gennaio 2010 hanno ottenuto l’autorizzazione a poter trasmettere di nuovo. Si tratta di American Network, Ritmo Son (messicano), TV Chile a cui va ad aggiungersi Momentum.

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VENEZUELA: Tre canali televisivi via cavo possono riprendere a trasmettere, ma RCTVI resta sospesa

Tre dei sei canali via cavo, sospesi dal 24 gennaio 2010, hanno ottenuto, tre giorni dopo, l’autorizzazione a riprendere di nuovo le trasmissioni. Si tratta di American Network, Ritmo Son (del gruppo messicano Televisa) e TV Chile. Ai canali Momentum (messicano), America TV (peruviano) e RCTV-Internacional (RCTVI), resta proibito trasmettere. Questo mutamento parziale delle decisioni del governo tende purtroppo a confermare che il decreto del 22 dicembre 2009, che obbliga i canali considerati come “produttori audiovisivi nazionali” a ritrasmettere i discorsi fiume (“cadenas”) del presidente Hugo Chavez, era stato indirizzato contro RCTVI solamente.

C’è di che allarmarsi dall’effetto provocato da questo nuovo episodio di “guerra mediatica” venezuelana, alla luce delle manifestazioni che sono sfociate nella morte di due studenti. Il ministro e il presidente della Commissione nazionale delle telecomunicazioni (Conatel), Diosado Cabello, aveva prospettato di ricevere i rappresentanti dei media coinvolti all’inizio della settimana. Cosa ne è stato? Infine e soprattutto perché voler imporre le “cadenas” presidenziali a tanti canali, quando ne sarebbe sufficiente uno solo? Tra il 2 febbraio 1999, data della sua investitura, e il 21 gennaio 2010, Chavez è intervenuto in questo modo 1988 volte, per una durata totale equivalente a cinquanta giorni senza interruzione. Questo calcolo non comprende la trasmissione domenicale “Alò presidente”, che il capo di stato conduce lui stesso sulla principale catena di stato Venezolana de Television (VTV).

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VENEZUELA: Sei canali televisivi sospesi a causa del rifiuto di trasmettere le “cadenas”, gli interminabili comizi presidenziali di Chavez

Reporters sans frontières condanna la “reazione allergica” del governo alle voci dei dissidenti dei media. Ieri infatti sei canali televisivi sono stati sospesi per aver rifiutato di dare spazio agli interminabili comizi presidenziali, conosciuti come “cadenas”.

Si sono trovati a  scegliere tra il diffondere i sermoni interminabili del presidente o scomparire dagli schermi televisivi nazionali. La prima a farne le spese è stata Radio Caracas Televisiòn.

Questa decisione, condannata dall’Inter-American Commission on Human Rights (IACHR), rivela ancora una volta la reazione allergica del governo alle voci dei dissidenti all’interno dei media audiovisivo con largo ascolto. Sottolinea inoltre l’uso di una legge discriminatoria. Infine pone la questione delle “cadenas” come confisca della parola pubblica e come mezzo di coercizione sul contenuto dei media.

Il 22 dicembre 2009, un decreto promulgato dalla Commissione nazionale delle telecomunicazioni (Conatel), ha disposto che i canali via cavo, di cui il 70 % della produzione è nazionale, avrebbero l’obbligo di diffondere le “cadenas” inserite dalla legge per la responsabilità sociale in radio e televisione (legge Resorte) del 2004. La misura all’inizio di applicava solo ai media via terra. Essa prevede una clausola che autorizza un solo spot pubblicitario.

  • Perchè le nuove disposizioni valgono solo per una categoria di media, che si scontra con il principio di uguaglianza davanti alla legge? La legge è inoltre piuttosto approssimativa in quanto non è chiaro se lo statuto delle emittenti nazionali  comprende la diffusione esterna dei nedia coinvolti.

Il 21 gennaio 2010 è stata resa pubblica una lista dei canali via cavo a cui si applica la legge Resorte. Comprende 24 canali (contro 160 che la evitano), tra cui RCTV-Internacional. Il canale ha presentato con urgenza un ricorso davanti al Tribunale Supremo di giustizia (TSJ) per farsi riconoscere come emittente internazionale, dunque protetta dalla nuova legge.

Lo stesso giorno, Diosado Cabello, autorità tutelare e direttore del Conatel, ha ordinato un perseguimento penale contro un giornalista molto popolare del canale, Miguel Angel Rodriguez, per “incitazione al colpo si stato”. Secondo il ministro, il presidente dell’organizzazione dei dipendenti, Federcamaras, Noel Alvarez avrebbe dichiarato “con un gioco di parole” che “la svolta per il Venezuela era la soluzione militare”, durante un’intervista concessa a Miguel Angel Rodriguez. Una condanna con motivazioni così gravi offre la possibilità di chiudere definitivamente RCTV- Internacional, (permanent closure of RCTV – Internacional, which was banned from the terrestrial network in May 2007 and returned on cable two months later seriously enraging the government.  )già esclusa dalla rete terrestre nel maggio 2007 e ritornata via cavo due mesi dopo, con grave danno per il governo.

  • A questo punto si pone il problema del diritto ad un processo equo. RCTV-Internacional ha in effetti il colpo di Stato contro Hugo Chavez del 2002 ma non è finora mai stata oggetto di condanne per questo fatto. Stavolta l’accusa si basa su parole che Miguel Angel Rodriguez non ha neppure mai pronunciato! In ogni caso RCTV-Internacional ha il diritto ad un processo equo come qualsiasi altro accusato. Inoltre è giusto che una condanna, per quanto giusta, dei dirigenti induca in  disoccupazione tutti i loro  dipendenti?

Il 23 gennaio il presidente Hugo Chavez ha imposto una “cadenas” in occasione di una manifestazione di suoi sostenitori. Il giorno successivo a mezzanotte il segnale di sei canali via cavo “colpevoli” di non aver ritrasmesso l’avvenimento, sono state sospese: Ritmo Son, Momentum, RCTV-Internacional, America TV, American Network e TV Chile (di cui non si sospettava la caratteristica di “produttore audio-visivo nazionale”). Non è stato dato alcun preavviso e i ricorsi presentati davanti al TSJ non sono stati esaminati che a fine settimana. Invece di aprire una procedura amministrativa come lo prevede la Costituzione, il ministro Diosado Cabello ha ordinato a cinque operatori via cavo – DirecTV, Intercable, Supercable, Net Uno e Movistar – di procedere alla sospensione senza preavviso. In seguito il ministro ha promesso di ricevere oggi, 25 gennaio, i rappresentanti dei sei canali, dichiarando che tale sospensione aveva lo scopo di far capire che il governo “parlava seriemente”.

  • A ciò si aggiunge che nessuna possibilità di ricorso in tempi ragionevoli è a disposizione dei media. Si tratta di una violazione flagrante della giurisprudenza tra gli stati americani a cui il Venezuela dovrebbe attenersi, come stato firmatario. Speriamo che Cabello manterrà la parola data che il segnale dei canali sospesi sarà ripristinato. Ma al di là dell’aspetto giuridico di questo caso, e dell’inadempienza alla legge, la questione politica di fondo resta: quella che riguarda le “cadenas” come principio.

Le “cadenas” vanno ben al di là del semplice messaggio ufficiale. Esse consentono al presidente Chavez un’inopinata e illimitata possibilità di parola sulla quasi totalità del sistema audiovisivo nazionale. Considerando poi che Hugo Chavez presenta anche il suo programma domenicale “Alò Presidente”, c’è veramente bisogno di tutto questo? Supponendo che tale bisogno sussista, perché dovrebbe essere necessario per imporre i discorsi del capo dello stato a così tanti canali, sotto minaccia di pene o di sospensioni? Perché non potrebbe bastare diffondere le “cadenas” sui canali pubblici? Il ricorso alle “cadenas” viola il diritto dei canali indipendenti di scegliere i contenuti. Impedisce la libera circolazione di notizie e informazioni pluralistiche. Attenta al diritto dei venezuelani di scegliere i loro programmi.

Reporters sans frontières si impegna a pubblicare la risposta del governo venezuelano alle domande presentate.

VENEZUELA: L’obbligo della trasmissione degli interminabili discorsi presidenziali esteso anche alle reti via cavo

Neanche un solo telespettatore venezuelano, compresi gli abbonati alle reti via cavo, potrà sfuggire ai discorsi del presidente Hugo Chàvez. Le “cadenas”, programmi presidenziali che danno la possibilità al capo di Stato di requisire senza limiti di tempo tutti i media per i suoi discorsi in diretta, in virtù dell’articolo 10 della Legge di responsabilità sociale radio-televisiva (Legge Resorte, adottata nel 2004), si limitava finora alle frequenze hertz. In base ad un decreto pubblicato in sordina sul giornale ufficiale del 22 dicembre 2009, le reti via cavo saranno soggette ormai alle stesse regole.

Pubblici o privati, tutti i media, di cui il 70% della produzione è nazionale, dovranno, sotto minaccia di multe o di “sospensione ufficiale”,  connettersi forzatamente alla frequenza della maggiore TV di stato, Venezolana de Televisión (VTV) durante una “cadena” presidenziale. Oltre a queste “cadenas”, il presidente presenta il suo programma domenicale sul canale “Aló Presidente”.

“Il governo di Hugo Chàvez ha fatto un altro passo verso la monopolizzazione della discussione pubblica e verso l’imbavagliamento della voce dei detrattori, inclusa quella ipercritica di RCTV Internacional, che è stata presa di mira da quando si è schierata a favore del golpe contro Hugo Chàvez dell’11 aprile 2002”, ha detto l’organizzazione per la libertà di stampa.

“L’accaparramento da parte del capo di Stato dello spazio riservato ai media non ha niente a che vedere con il pluralismo e la qualità d’informazione”, ha aggiunto.

RCTV Internacional,   che era stata tolta dalle frequenze terrestri il 27 maggio 2007, era riuscita a continuare a trasmettere via cavo dal luglio 2007. Come risultato, il canale televisivo è sfuggito per poco ad un ennesima sospensione per non essersi registrato come “produttore audiovisivo nazionale”. Il CONATEL (ente che governa le telecomunicazioni in Venezuela) ha dovuto accettarne la posizione in assenza di una legge specifica sulla televisione via cavo. Il decreto del 22 dicembre 2009 permetterà ora al governo di obbligare RCTV Internacional ad accettare le sue “cadenas”.

Il presidente Chàvez, nel 2009, ha intrapreso una crociata contro la stampa d’opposizione per avere il controllo dello spazio dei media, chiudendo, il 1 agosto 2009, ben 34 media e confiscando altre 29 frequenze, come preannunciato precedentemente, in nome dello “sviluppo dei media comunitari”.  Tuttavia la frequenza di uno dei media confiscati, radio privata  che era ancora libera, AN Radio, è stata attribuita all’Assemblea nazionale del Venezuela, che diffonde le sue emissioni grazie a questo segnale dal 15 dicembre scorso.

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