Reporters sans frontières condanna la “reazione allergica” del governo alle voci dei dissidenti dei media. Ieri infatti sei canali televisivi sono stati sospesi per aver rifiutato di dare spazio agli interminabili comizi presidenziali, conosciuti come “cadenas”.
Si sono trovati a scegliere tra il diffondere i sermoni interminabili del presidente o scomparire dagli schermi televisivi nazionali. La prima a farne le spese è stata Radio Caracas Televisiòn.
Questa decisione, condannata dall’Inter-American Commission on Human Rights (IACHR), rivela ancora una volta la reazione allergica del governo alle voci dei dissidenti all’interno dei media audiovisivo con largo ascolto. Sottolinea inoltre l’uso di una legge discriminatoria. Infine pone la questione delle “cadenas” come confisca della parola pubblica e come mezzo di coercizione sul contenuto dei media.
Il 22 dicembre 2009, un decreto promulgato dalla Commissione nazionale delle telecomunicazioni (Conatel), ha disposto che i canali via cavo, di cui il 70 % della produzione è nazionale, avrebbero l’obbligo di diffondere le “cadenas” inserite dalla legge per la responsabilità sociale in radio e televisione (legge Resorte) del 2004. La misura all’inizio di applicava solo ai media via terra. Essa prevede una clausola che autorizza un solo spot pubblicitario.
- Perchè le nuove disposizioni valgono solo per una categoria di media, che si scontra con il principio di uguaglianza davanti alla legge? La legge è inoltre piuttosto approssimativa in quanto non è chiaro se lo statuto delle emittenti nazionali comprende la diffusione esterna dei nedia coinvolti.
Il 21 gennaio 2010 è stata resa pubblica una lista dei canali via cavo a cui si applica la legge Resorte. Comprende 24 canali (contro 160 che la evitano), tra cui RCTV-Internacional. Il canale ha presentato con urgenza un ricorso davanti al Tribunale Supremo di giustizia (TSJ) per farsi riconoscere come emittente internazionale, dunque protetta dalla nuova legge.
Lo stesso giorno, Diosado Cabello, autorità tutelare e direttore del Conatel, ha ordinato un perseguimento penale contro un giornalista molto popolare del canale, Miguel Angel Rodriguez, per “incitazione al colpo si stato”. Secondo il ministro, il presidente dell’organizzazione dei dipendenti, Federcamaras, Noel Alvarez avrebbe dichiarato “con un gioco di parole” che “la svolta per il Venezuela era la soluzione militare”, durante un’intervista concessa a Miguel Angel Rodriguez. Una condanna con motivazioni così gravi offre la possibilità di chiudere definitivamente RCTV- Internacional, (permanent closure of RCTV – Internacional, which was banned from the terrestrial network in May 2007 and returned on cable two months later seriously enraging the government. )già esclusa dalla rete terrestre nel maggio 2007 e ritornata via cavo due mesi dopo, con grave danno per il governo.
- A questo punto si pone il problema del diritto ad un processo equo. RCTV-Internacional ha in effetti il colpo di Stato contro Hugo Chavez del 2002 ma non è finora mai stata oggetto di condanne per questo fatto. Stavolta l’accusa si basa su parole che Miguel Angel Rodriguez non ha neppure mai pronunciato! In ogni caso RCTV-Internacional ha il diritto ad un processo equo come qualsiasi altro accusato. Inoltre è giusto che una condanna, per quanto giusta, dei dirigenti induca in disoccupazione tutti i loro dipendenti?
Il 23 gennaio il presidente Hugo Chavez ha imposto una “cadenas” in occasione di una manifestazione di suoi sostenitori. Il giorno successivo a mezzanotte il segnale di sei canali via cavo “colpevoli” di non aver ritrasmesso l’avvenimento, sono state sospese: Ritmo Son, Momentum, RCTV-Internacional, America TV, American Network e TV Chile (di cui non si sospettava la caratteristica di “produttore audio-visivo nazionale”). Non è stato dato alcun preavviso e i ricorsi presentati davanti al TSJ non sono stati esaminati che a fine settimana. Invece di aprire una procedura amministrativa come lo prevede la Costituzione, il ministro Diosado Cabello ha ordinato a cinque operatori via cavo – DirecTV, Intercable, Supercable, Net Uno e Movistar – di procedere alla sospensione senza preavviso. In seguito il ministro ha promesso di ricevere oggi, 25 gennaio, i rappresentanti dei sei canali, dichiarando che tale sospensione aveva lo scopo di far capire che il governo “parlava seriemente”.
- A ciò si aggiunge che nessuna possibilità di ricorso in tempi ragionevoli è a disposizione dei media. Si tratta di una violazione flagrante della giurisprudenza tra gli stati americani a cui il Venezuela dovrebbe attenersi, come stato firmatario. Speriamo che Cabello manterrà la parola data che il segnale dei canali sospesi sarà ripristinato. Ma al di là dell’aspetto giuridico di questo caso, e dell’inadempienza alla legge, la questione politica di fondo resta: quella che riguarda le “cadenas” come principio.
Le “cadenas” vanno ben al di là del semplice messaggio ufficiale. Esse consentono al presidente Chavez un’inopinata e illimitata possibilità di parola sulla quasi totalità del sistema audiovisivo nazionale. Considerando poi che Hugo Chavez presenta anche il suo programma domenicale “Alò Presidente”, c’è veramente bisogno di tutto questo? Supponendo che tale bisogno sussista, perché dovrebbe essere necessario per imporre i discorsi del capo dello stato a così tanti canali, sotto minaccia di pene o di sospensioni? Perché non potrebbe bastare diffondere le “cadenas” sui canali pubblici? Il ricorso alle “cadenas” viola il diritto dei canali indipendenti di scegliere i contenuti. Impedisce la libera circolazione di notizie e informazioni pluralistiche. Attenta al diritto dei venezuelani di scegliere i loro programmi.
Reporters sans frontières si impegna a pubblicare la risposta del governo venezuelano alle domande presentate.
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