BRASILE – Il Paese dei trenta Berlusconi, gli squilibri del sistema mediatico nel gigante sud-americano

BrazilReporter senza frontiere pubblica oggi un report intitolato “Brasile, il paese dei 30 Berlusconi”. Tale rapporto analizza i limiti e gli squilibri del panorama mediatico di questo gigante del Sud America, ed è basato su un’inchiesta condotta nel corso del mese di novembre 2012 in tre tappe: Rio de Janeiro, San Paolo e Brasilia.

La topografia dei media nel Paese che ospiterà il Campionato mondiale di calcio 2014 e i Giochi Olimpici 2016 non è cambiata granché nei tre decenni successivi alla fine della dittatura militare (1964-85).

Oltre a una decina di grandi gruppi finanziari (e famiglie) che controllano e dominano il mercato dei media nazionali e che hanno le loro sedi principalmente a Rio de Janeiro e San Paolo, il Brasile ha molti media regionali indeboliti dalla loro subordinazione ai centri di potere dei vari Stati brasiliani.

L’indipendenza editoriale degli organi di informazione – comprendendo sia quelli su carta stampata che quelli radio-televisivi – è infatti minacciata soprattutto dalla loro forte dipendenza finanziaria e pubblicitaria nei confronti delle istituzioni e degli organismi pubblici.

La fragilità dei media incoraggia la violenza. Nel 2012 cinque giornalisti e blogger brasiliani sono stati uccisi in connessione diretta al loro lavoro, facendo così posizionare il Brasile al quinto posto mondiale per il numero di reporter uccisi.

Altri due giornalisti, rinomati per le loro approfondite conoscenze delle questioni legate alla sicurezza pubblica, hanno dovuto prendere la strada dell’esilio lo scorso anno; la campagna per le elezioni comunali dell’ottobre 2012, inoltre, ha vissuto un aumento in termini di minacce e attacchi fisici sui media considerati la “vetrina” dei politici proprietari dei media stessi.

Questo report esamina inoltre un altro ostacolo alla libertà di informazione: l’aumento dei procedimenti giudiziari accompagnato da ordini di censura contro alcuni media. Il caso dell’importante quotidiano O Estado de São Paulo, le cui pubblicazioni avrebbero minacciato gli interessi della famiglia dell’ex Presidente José Sarney, è il più conosciuto in tal senso.

L’operato dei tribunali censura sempre più anche il mondo di Internet e della blogosfera in Brasile, mentre gli internauti attendono impazienti l’adozione di una nuova legge, la cosiddetta “Marco Civil”, che garantirebbe la neutralità della Rete.

Sul fronte legislativo, l’adozione di una nuova legge sui media si sta rivelando una sfida fonte di numerose divisioni, tra consensi e dissensi. L’abrogazione della legge sulla stampa introdotta dall’ex governo militare l’8 febbraio 1967, che puniva i giornalisti recalcitranti con il carcere e obbligava tutti i media (carta stampata, radio e televisione) alla censura preventiva, è avvenuta solamente nel 2009, oltre due decenni dopo l’adozione della costituzione democratica nel 1988.

Una legge elettorale obsoleta limita ancora le notizie e le informazioni di carattere politico, mentre un sistema inadatto di regolamentazione delle frequenze lascia nell’illegalità molte stazioni radiofoniche, che rappresentano lo specchio e i portavoce di una società civile ancora troppo poco ascoltata.

In definitiva, modificare la legislazione sui media richiederebbe il consenso dei molti politici che hanno però interessi personali gelosamente protetti.

Le nuove leggi attese dagli organi di informazione in Brasile fanno parte delle raccomandazioni che Reporter senza frontiere avanza alla fine del suo rapporto. Il paese ha molti punti di forza; la sua diversità potrebbe rappresentare un modello per le altre nazioni.

Leggi qui il report integrale (in inglese)

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

BRASILE: L’uccisione del giornalista Paulo Rocaro segna un inizio anno disastroso per la libertà di stampa.

Redattore capo del quotidiano Jornal da Praça e direttore del sito Mercosul News, Paulo Roberto Cardoso Rodrigues, conosciuto come Paulo Rocaro, non è sopravvissuto all’attentato con arma da fuoco commesso a Ponta Porã, nello stato di Mato Grosso do Sul, da due individui in auto e avvenuto il 12 Febbraio scorso. Raggiunto da 5 proiettili, il giornalista è deceduto il giorno dopo in ospedale. Aveva 51 anni.

Tre giorni dopo l’uccisione di Mário Randolfo Marques Lopes, avvenuto nello stato di Rio di Janeiro, questo nuovo dramma segna un inizio anno già particolarmente difficile e caratterizzato da minacce e aggressioni nei confronti dei media.

Con la morte di Paulo Rocaro sale a 3 il numero dei giornalisti uccisi in Brasile dall’inizio del 2012, anche se la pista dell’apparteneza alla professione non sembra essere legata al primo caso accaduto il 3 gennaio nello Stato di Bahia, ò’omicidio di Laércio de Souza.

La violenza registrata in questo inizio anno, conferma la triste tendenza del 2011 che ha fatto scendere il Brasile di 44 posizioni, fino al 99° posto, nella Classifica mondiale per la libertà di stampa, realizzata da Reporter senza frontiere.

“E’ forse una deriva che porterà il paese a livelli di pericolo analoghi a quelli di Colombia o Messico? Nessuna regione del paese è risparmiata dagli atti di violenza che richiedono l’implementazione di programmi di protezione e, nell’immediato, di vere e proprie indagini accurate per ciascun caso. Negli ultimi due episodi, l’ipotesi di un regolamento di conti a sfondo politico deve essere approfondita” ha dichiarato l’RSF.

La scarsa sicurezza caratterizza in modo incisivo la regione alla frontiera con il Paraguay dove lavorava Paulo Rocaro; si tratta di un vero e proprio vivaio di cartelli della droga. Una fonte vicina alla vittima, contattata da Reporter senza frontiere, ha dichiarato che il giornalista si occupava della vita politica locale, spesso caratterizzata da irregolarità e attività discutibili; la vendetta politica su commissione non è dunque da escludere in questo omicidio, che rispecchia un trend di preoccupante violenza.

Incendi e pestaggi

Due sedi di media sono state incendiate nella sola giornata dell’ 8 gennaio. La pista dolosa è quella più plausibile per l’incidente che ha devastato la sede di Radio Ibicoara FM. Secondo il direttore della radio, Emerson Silva Bispo, si è trattato di rappresaglie legate alle critiche rivolte alle autorità nell’ambito del programma « Voz do Povo » (voce del popolo).

Lo stesso giorno a Curitiba (Paraná) le fiamme hanno distrutto la sede del giornale Folha do Boqueirão, proprietà del consigliere municipale Francisco Garcez. Un corto circuito potrebbe aver provocato l’incendio. Tuttavia, Garcez ha dichiarato di essere stato vittima di minacce possibilmente legate a varie inquieste condotte sotto la sua direzione come presidente del consiglio per l’etica della municipalità.

L’editore del sito HiperNoticias di Cuiabá (Mato Grosso), Jorge Estevão, è stato minacciato di morte in mezzo alla strada e in pieno giorno, la mattina del 11 Febbraio. Un uomo armato gli avrebbe puntato l’arma dicengogli che stava recando disturbo nel suo territorio. Giornalista politico, specializzato nel trattare temi legati alla corruzione, Jorge Estevão ha detto di non conoscere l’origine di tale minaccia.

Anche la polizia ha avuto un ruolo nelle numerose aggressioni denunciate in questo inizio anno. E’ risaputo che membri della stampa hanno subito maltrattamenti, brevi fermi ingiustificati e addirittura spari di avvertimento durante un’operazione particolarmente brutale avvenuta nel mese di gennaio, nella quale si è realizzato lo sgombero di 9.000 abitanti precari in un quartiere del Pinheirinho, a São José dos Campos (San Paolo). Questo video testimonia quali sono i metodi impiegati dalla polizia militare.

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

BRASILE: La protezione dei giornalisti è messa in discussione dopo la morte di un cameraman della TV Bandeirantes durante un’operazione di polizia

Un cameraman del gruppo audiovisivo Rede Bandeirantes, da cui nasce la TV omonima, Gelson Domingos da Silva stava facendo un servizio su un’operazione di polizia nella favela Antares (ovest di Rio de Janeiro) quando è stato colpito a morte da una fucilata nella mattinata del 6 novembre 2011.

Con Gelson Domingos da Silva, 46 annni tre figli e due nipotini,  sono ormai cinque i giornalisti uccisi in Brasile dall’inizio dell’anno in eventi sicuramente o probabilmente legati alla loro professione.

“Rivolgiamo alla famiglia e ai colleghi di Gelson Domingos le nostre più sincere condoglianze; la sua morte ci ricorda che le zone più pericolose per i giornalisti non si trovano necessariamente in paesi in cui è dichiarata una guerra. Le domande sollevate da questa tragedia si rivolgono sia alle autorità che agli stessi media; in particolare quella del grado di protezione di cui godono i giornalisti in questo genere di operazioni. Di fondo si pone il problema della risonanza mediatica – e delle sue conseguenze – data a queste azioni spettacolari della polizia, sempre più frequenti ora che all’orizzonte appaiono la Coppa del Mondo del 2014 e i Giochi Olimpici del 2016. Una politica di sicurezza si nutre di mediatizzazione. Questa dipendenza è anche piena di rischi per i giornalisti in missione nelle favelas, dove alcuni vivono. La sicurezza delle persone – giornalisti, testimoni, abitanti – viene prima della cultura del ‘risultato’ e della corsa all’immagine”. Ha dichiarato Reporters sans frontières.

Lo spiegamento di 80 agenti della polizia militare, con in testa il celebre BOPE (Battaglione per le Operazioni Speciali) ha provocato uno scontro a fuoco con i narcotrafficanti della favela Antares durante la mattinata del 6 novembre. Le forze dell’ordine hanno annunciato l’arresto di nove membri delle gang e la morte di altri quattro, oltre ad un importante sequestro di droga e armi.. Gelson Domingos, nonostante il giubbotto anti-proiettile, non è sopravissuto a un colpo in pieno petto.

“Ci auguriamo che l’inchiesta stabilisca rapidamente l’identità dell’autore del colpo mortale. Insieme ad altre organizzazioni come l’Unione dei giornalisti di de Rio de Janeiro, chiediamo che gli insegnamenti di questo dramma portino a un vero dibattito sui rischi professionali della copertura di notizie sul crimine organizzato”, conclude Reporters sans frontières.

BRASILE: Valanga di procedimenti legali contro un documentarista francese al fine di censurare il suo filmato

Otto procedimenti legali, tra cui uno per ipotesi di reato,  unitamente ad una richiesta di 60 000 euro di risarcimento sono in atto contro il documentarista francese José Huerta, che nel 2008 ha girato un film sullo sviluppo turistico e sugli effetti perversi in un piccolo villaggio a nord-est del Brasile, Parajuru. Il processo per reato avrà luogo il 5 maggio 2010 e si basa su presunte affermazioni diffamatorie che non figurano affatto nel documentario. Poiché Huerta è nel giusto, ci appelliamo affinché la magistratura dello stato di Cearà, incaricata del dossier, non ceda ad eventuali pressioni, soprattutto economiche, che posso generare un atto di censura.

BRASILE: Tre poliziotti riconosciuti colpevoli dell’omicidio di Luiz Barbon Filho avvenuto nel 2007

Un segnale importante nella lotta contro l’impunità arriva dal tribunale di San Paolo che il 27 marzo 2010 ha condannato quattro uomini, tra cui tre poliziotti, per l’omicidio del giornalista Luiz Barbon Filho. La difficoltà ad ottenere la condanna di rappresentanti delle forze dell’ordine, troppo spesso implicati negli attentati alla libertà di stampa, rende questa decisione esemplare.

Riconosciuti colpevoli del crimine, gli ufficiali di polizia sono stati condannati a 18 anni e quattro mesi di prigione per “omicidio qualificato” e “formazione di banda armata”. La moglie della vittima ha dovuto beneficiare di un programma di protezione dei testimoni prima di deporre.

Collaboratore del settimanale Jornal do Porto e del quotidiano JC Regional, Filho aveva stato denunciato nel 2003 l’implicazione di quattro capitani d’industria e cinque funzionari di Porto Ferreira (stato di San Paolo) negli scandali legati ad abusi sessuali di adolescenti.

La sera del 5 maggio 2007 due individui in passamontagna gli avevano sparato da una moto a bruciapelo mentre si trovava in un bar. Colpito all’addome, il giornalista era deceduto all’ospedale, a soli 37 anni.

BRASILE: Il quotidiano Estado de Sao Paulo sta per raggiungere il 200simo giorno di censura.

Al quotidiano O Estado de Sao Paulo e al suo sito Estadao è proibito ormai da 200 giorni di pubblicare anche la minima informazione relativa ai problemi giudiziari riguardanti l’imprenditore Fernando Sarney, figlio dell’ex presidente della repubblica e attuale presidente del senato, José Sarney.

I primi sei mesi di censura su disposizione del 31 luglio, che ha introdotto un precedente pericoloso per la libertà di stampa, sono scaduti il 1 febbraio.

La corte federale suprema ha impiegato solo tre mesi per avvallare tale censura, sebbene sia stata la stessa corte che, il 30 aprile aveva abrogato la legge sulla stampa del 1967, ereditata dalla dittatura militare del periodo 1964-1985. Questa sentenza contraddittoria è stata una grandissima delusione per i media.

E’ come se un nuovo meccanismo di censura dovesse essere introdotto non appena gli strascichi del passato repressivo fossero stati superati. O Estado de Sao Paulo è la prima vittima di questa svolta, ma tutti i media brasiliani ne subiranno gli effetti.

Cosa potrà impedire ad altri querelanti di ottenere censure sui media in merito alle loro attività, anche se l’informazione fosse di pubblico interesse? La minaccia resterà fino a quando la censura imposta a O Estado de Sao Paulo non sarà eliminata e sconfessata.

L’ordine è contestabile nella forma e nel contenuto:

  • La censura è stata imposta a O Estado de Sao Paulo per ragioni diverse da quelle inizialmente indicate da Sarney. La proibizione riguarda un’operazione immobiliare discutibile nella quale sarebbe coinvolto, ma ha sporto denuncia contro il giornale solo dopo che questi ha pubblicato i dettagli delle intercettazioni telefoniche fatte dalla polizia federale per motivi non attinenti.
  • Una settimana dopo la decisione della corte supreme del 10 dicembre di confermare la censura, Sarney ha ritirato la denuncia contro O Estado de Sao Paulo, sostenendo di non voler mettere in pericolo la libertà di stampa. In mancanza di un accusatore, non c’era più alcuna motivo di censura. Tuttavia ciò che la corte suprema ha definito come esigenza di “proteggere la dignità e l’onore” ha avuto la precedenza sul diritto dei cittadini brasiliani di essere informati.
  • Infine, come è possibile giustificare il fatto che ad un solo e unico mezzo di comunicazione sia stato proibito di riportare fatti che altri media riportano e che sono noti al pubblico?
    Si suppone che la corte suprema interpreti la legge, ma è difficile non sospettare che la decisione non sia di natura politica.

BRASILE: Fernando Sarney abbandona l’azione giudiziaria contro Il quotidiano “O Estado De Sāo Paulo”

L’imprenditore Fernando Sarney, indagato per corruzione e figlio del presidente del Senato, José Sarney, il 17 dicembre ha abbandonato l’azione giudiziaria che aveva intrapreso contro il quotidiano O Estado de So Paulo. Questa azione aveva dato luogo, il 31 luglio scorso, ad una misura di censura preventiva più volte confermata dal giudice, che impediva al quotidiano di citare i procedimenti giudiziari di cui Fernando Sarney fosse il soggetto. E’ stato l’invocare la libertà di stampa che ha indotto l’imprenditore a ritirare la sua denuncia.

“Speriamo che il ritiro della denuncia da parte di Fernando Sarney ponga fine alla censura che colpisce ingiustamente  O Estado de São Paulo. La misura era stata ancora più infondata, poiché l’imprenditore aveva perseguito il giornale per dei motivi, che non erano direttamente collegati con lo scandalo di corruzione, per il quale la giustizia lo perseguiva” ha dichiarato Reporters sans frontières.

Leggi l’articolo dell’11 dicembre: BRASILE: La corte federale suprema conferma la censura al quotidiano “O Estrado de Sao Paulo”

BRASILE: Proprietario di media e presentatore ucciso in una sparatoria a Pernambuco

Reporters sans frontières sostiene che l’omicidio odierno del proprietario di una stazione radio e presentatore José Gibonaldo Vieira, ucciso con arma da fuoco sulla porta del suo ufficio portano tutti i segni di un’esecuzione.

Il 14 dicembre, a Bezerros, circa a 100 km da Recife nel nord-est, due assalitori, da un’auto, hanno sparato cinque colpi al proprietario di Radio Bezerros, presso cui conduceva anche un programma. E’ stato colpito due volte alla testa ed è spirato durante il tragitto all’ospedale. Egli era anche proprietario del quotidiano Folha do Agreste.

Sebbene l’omicidio sembri dietro istigazione, il padre della vittima sostiene che il figlio non aveva nemici. Tuttavia Clovis Correia, un giudice in pensione e un ex parlamentare amico di famiglia è stato citato dal quotidiano O Globo per aver detto che Givonaldo aveva irritato alcune autorità locali.

“Non ci sono ancora prove che colleghino l’omicidio di Givonaldo alla propria attività lavorativa, ma un movente politico non può essere escluso, considerando l’influenza che questo proprietario di media aveva sulla vita locale e che i suoi programmi radio avevano un largo seguito”, ha detto l’organizzazione per la libertà di stampa.

“Il nord-est è preso di mira dal crimine organizzato e dai trafficanti di droga e resta una delle zone più pericolose per la stampa. Speriamo che il coinvolgimento personale in questo caso da parte del governatore di Pernambouc, Eduardo Campos, porti ad una rapida svolta nelle indagini”, ha aggiunto.

José Gibonaldo Vieira, 40 anni era proprietario di media e padre di due figli di 10 e 11 anni.

L’omicidio presenta diverse similitudini con quello di Jota Cândido (The killing bore similarities to that of Jota Cândido ) di Radio Comunitaria Alternativa (vedi la release del 6 luglio 2005), anch’egli ammazzato da arma da fuoco al di fuori del suo ufficio a Carpina, nello stato di Pernabuco, il 1 luglio 2005. Il giornalista, che era un assessore locale, aveva avuto uno scontro con il sindaco per le sue ricorrenti denunce di corruzione.

BRASILE: La corte federale suprema conferma la censura al quotidiano “O Estrado de Sao Paulo”

Reporters sans frontières oggi condanna come “inspiegabile e pericolosa” una sentenza dei giudici della Suprema Corte Federale (STF) – il tribunale più importante del paese – che respinge l’appello degli avvocati di un quotidiano contro la censura preventiva subita negli ultimi 133 giorni.

Al quotidiano O Estrado de Sao Paulo è stato proibito dal 31 luglio di pubblicare qualsiasi articolo riguardante i procedimenti giudiziari contro Fernando Sarney, uomo d’affari figlio del presidente uscente José Sarney, attuale presidente del Senato. Il giornale ha esaurito tutte le possibilità d’appello.

“La decisione della STF è incomprensibile poiché la stessa massima autorità giuridica in aprile di quest’anno aveva completamente revocato la legge sulla stampa del 1967 ereditata dal regime militare, rendendola un caso lampante di contraddizione in termini”, ha dichiarato l’organizzazione mondiale per la libertà di stampa. “E’ anche pericoloso confermare una censura preventiva poiché si crea un precedente che potrebbe essere sfruttato in qualsiasi momento da personaggi di potere, nel momento in cui si trovassero nei guai con il tribunale, negando ai cittadini brasiliani il diritto ad essere informati. Costituisce un pesante arretramento per una fondamentale libertà costituzionale” ha aggiunto l’organizzazione.

La contraddizione della sentenza con l’abolizione della legge sulla stampa del 1967 era già stata segnalata il 10 dicembre. I sostenitori del divieto di pubblicazione imposto a O Estrado de Sao Paulo hanno invocato la “violazione della reputazione e della privacy” di Fernando Sarney, mentre gli oppositori hanno condannato i continui “colpi autoritari” contro la stampa da parte della classe politica. Un giudice, Carlos Ayres Britto, ha sostenuto che non esistono basi legali per sostenere la censura a parte quelle contenute nella legge del 1967, ora non più in vigore.

Fernando Sarney ha scagliato la sua azione contro il quotidiano, dopo la pubblicazione di intercettazioni telefoniche della polizia federale in cui discuteva con il padre su come fare arrivare il genero in senato.

BRASILE : Giornalista liberato dopo essere stato illegalmente imprigionato per diffamazione

Il 4 dicembre una corte dello stato dell’Acre in Amazzonia ha rilasciato Antonio Muniz, commentatore e cronista del quotidiano O Rio Branco, due giorni dopo averlo imprigionato per aver diffamato un senatore, basandosi ad una condanna del 2002.

“La decisione della corte era necessaria in quanto i reati giornalistici sono stati soppressi” ha affermato Reporters sans frontières. “Siamo scossi dal fatto che la corte abbia comunque obbligato Muniz a comparire in manette in un’udienza a porte chiuse. violando la decisione della corte federale. La corte locale ha evidentemente avuto difficoltà a riconoscere il proprio errore.”

La detenzione per reati giornalistici è stata abolita in Brasile in seguito ad una decisione della Corte Suprema Federale del 30 aprile che abrogava la legge sulla stampa del 1967.

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