Reporters sans frontières denuncia le convocazioni ripetute da parte della polizia ugandese nei confronti di Angelo Izama, giornalista investigativo e analista politico per il quotidiano indipendente Daily Monitor e per la stazione KFM. Il 29 dicembre 2009 si è dovuto presentare alla polizia per la terza volta nell’arco di una settimana. Il giornalista viene interrogato perché si presume che abbia “diffamato” il presidente Yoweri Museveni.
“Non solo le accuse di diffamazione a carico di Angelo Izama sono infondate, ma il metodo utilizzato dalla polizia per intimidirlo è indegno. Le autorità sono in procinto di violare il suo diritto alla presunzione d’innocenza, garantito per legge. Proprio mentre si profila un periodo cruciale per il paese con la prospettiva delle elezioni del 2011, questo incidente inquietante rivela la mancanza di libertà dei giornalisti ugandesi”, ha dichiarato l’organizzazione.
Interrogato da Reporters sans frontières, Angelo Izama ha denunciato che un “clima malsano” pesa sulla stampa in Uganda. “Lo stato controlla già pesantemente i media, direttamente o indirettamente, ma questo genere d’incidente aumenta la paura nei giornalisti e l’autocensura”, ha dichiarato.
Convocato la prima volta il 22 dicembre, Angelo Izama è stato interrogato per cinque ore. Il giornalista ha dovuto presentarsi di nuovo davanti alle autorità il 28 e il 29 dicembre. La prossima convocazione è prevista per il 6 gennaio 2010. La polizia gli ha proibito di allontanarsi da Kampala. Il giornalista non sa ancora se sarà portato in giudizio oppure no. Se Angelo Izama sarà portato in giudizio per “diffamazione criminale” rischia fino a tre anni di prigione.
Le autorità gli rimproverano la pubblicazione del 20 dicembre sul Sunday Monitor, edizione domenicale del Daily Monitor, dell’articolo intitolato “Preparativi per le elezioni del 2011 delle truppe armate”, nel quale ha espresso l’inquietudine crescente in Uganda nel vedere le elezioni presidenziali, legislative e locali del 2011 macchiate dalla violenza. L’articolo cita commenti di diplomatici e di personalità dell’opposizione in base ai quali sembrerebbe che il NRM (movimento di resistenza nazionale) abbia fornito un “intrattenimento militare” a più di 2500 uomini in vista delle elezioni.
Il 20 dicembre scorso, giorno della pubblicazione dell’articolo incriminato, il presidente della repubblica Yoweri Museveni ha dichiarato: “Se questa gente del Daily Monitor non cambia tono o modo di lavorare, mi costringerà ad occuparmi di loro.”
Reporters sans frontières ricorda che attualmente quindici giornalisti sono sotto inchiesta in Uganda. Accusati nella maggioranza dei casi di “diffamazione criminale” o di “sedizione”, rischiano mesi o anni di prigione. Uno di loro, Patrick Otim, che lavora per la radio Mega FM a Gulu nel nord del paese, rischia addirittura la pena di morte per “tradimento”. Arrestato il giugno scorso, è stato accusato di essere membro di un gruppo di ribelli, l’Uganda Patriotic Front.
Inoltre nel settembre scorso quattro radio sono state chiuse in seguito alle sommosse che hanno avuto luogo a Kampala ( ). Due di loro, la stazione radio privata locale CBS appartenente al regno di Buganda e la stazione privata Suubi FM non hanno ancora il permesso di trasmettere.
L’Uganda occupa l’86simo posto su 175 paesi nella classifica 2009 per la libertà di stampa di Reporters sans frontières.
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