SOMALIA: Giornalista ucciso nella Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa. E’ il quinto in Somalia dall’inizio di quest’anno.

Reporter senza frontiere denuncia l’uccisione del radio cronista Farhan James Abdulle avvenuta ieri sera vicino a Galkayo, capitale della regione centro-settentrionale di Mudug. Due persone non identificate gli hanno sparato per strada mentre faceva ritorno a casa dal villaggio di Garsor.

Avevamo appena pubblicato una dichiarazione in occasione della Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa, condannando il fatto che 21 giornalisti erano già stati uccisi dall’inizio di quest’anno quando ci è giunta notizia di questa nuova tragedia che conferma la nostra analisi e cioè che i giornalisti sono aggrediti e uccisi a un ritmo impressionante”.

Abdulle è il quinto giornalista assassinato quest’anno in Somalia, il paese a più alto rischio di tutta l’Africa per gli addetti ai lavori. Esortiamo le autorità a trovare gli autori di questo delitto e a combattere l’impunità che caratterizza la violenza contro i giornalisti.”

Come denunciato nel report sulla Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa, nuovi delitti si sono susseguiti dall’inizio del 2012 al ritmo di un’uccisione ogni cinque giorni.

Abdulle, 27 anni, aveva lavorato per l’emittente di Galkayo Radio Daljir come reporter, produttore e presentatore sin dagli esordi della radio, 7 anni prima. Era molto conosciuto anche come attivista per la sicurezza dei giornalisti come membro del NUSOJ, sindacato somalo dei giornalisti, partner di Reporter senza frontiere.

Il suo assassinio è avvenuto a distanza di soli due mesi dalla morte di un altro giornalista Ali Ahmed Abdi, ucciso in circostanze simili a Galkayo.

Informazioni sugli altri 4 casi avvenuti in Somalia si trovano qui:


http://en.rsf.org/somalia.html

SOMALIA: Reporter ucciso a Mogadiscio; è il quarto dall’inizio dell’anno.

Reporter sans frontières esprime profonda solidarietà ai i familiari e ai colleghi del giornalista Abdisalan Sheikh Hassan, assassinato ieri da un uomo in divisa militare nel quartiere Hamar Jajab di Mogadiscio.
”Siamo scioccati da questa ultima tragedia che dimostra, ancora una volta, che i nemici della libertà di stampa in Somalia sono pronti a sparare e uccidere i giornalisti”, ha dichiarato l’Organizzazione Internazionale per la Libertà di Stampa.
Abdisalan Sheikh Hassan è il quarto giornalista ucciso nel paese quest’anno e il 25° dal 2007. “Condanniamo con forza questo crimine e chiediamo alle autorità di agire affinché non resti un evento impunito”.
“Il colpevole, che dovrebbe essere facilmente identificato da alcuni testimoni, deve essere trovato, processato e giustamente punito”.
Hassan, giornalista freelance conosciuto anche come “Xiis”, lavorava per le emittenti radiofoniche Voice of Democracy e Hamar Radio e per il canale televisivo Horn Cable TV. Gli hanno sparato mentre era in macchina con alcuni colleghi vicino al suo ufficio.
Un uomo armato di un kalachnikov AK-47 e che indossava la divisa militare del governo federale di transizione ha puntato l’arma e ha sparato senza nessun preavviso. Il giornalista, gravemente ferito alla testa, è stato poi condotto in ospedale Madina Hospital dove è morto a causa delle ferite.
Recentemente, alcuni parlamentari somali si erano riuniti per espellere il portavoce del parlamento, una mossa fortemente criticata da altri membri parlamentari e non riconosciuta dalla comunità internazionale. Hassan era l’unico giornalista ad aver registrato quell’incontro che era stato diffuso da Horn Cable TV.
In molti gli avevano chiesto una copia della registrazione. La sua uccisione potrebbe quindi essere legata a questo evento.

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

RSF: I predatori della Libertà di Stampa 2011, i 38 capi di stato e signori della guerra che seminano il terrore tra i giornalisti

Predatori della Libertà di Stampa 2011

I capi di una macchina repressiva, i leader politici dei regimi ostili
alle libertà civili e gli organizzatori di campagne di violenza diretta contro i
giornalisti – questi i 38 predatori della libertà di stampa del rapporto 2011 di Reporters sans frontières, reso pubblico il 3 maggio, Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa.

Per scaricare il rapporto completo (in inglese, 47 pagine, 26 MB) cliccare su  questo link:  http://rsfitalia.files.wordpress.com/2011/05/predateurs_gb27042011.pdf

Per quanto riguarda l’Italia, anche quest’anno, tra i 38 predatori è presente la criminalità organizzata italiana, che continua a considerare propri nemici i giornalisti che ne parlano, Il rapporto ricorda i casi più noti di giornalisti minacciati (da Roberto Saviano a Lino Abbate a Rosaria Capacchione) così come il mancato sostegno del Primo Ministro italiano, Silvio Berlusconi, che -a novembre 2009- dichiarò che avrebbe voluto strozzare scrittori e autori di cinema  che davano una cattiva immagine dell’Italia parlando di mafia e camorra.

Nel rapporto 2011 il “posto d’onore” va al Nord Africa e al Medio Oriente, luogo che hanno visto negli ultimi mesi eventi drammatici e talvolta tragici. Il mondo arabo  ha visto i più importanti cambiamenti nella lista dei predatori rispetto al 2010. Alcuni sono caduti. Il primo ad andarsene è stato il Presidente della Tunisia Zine el-Abidine Ben Ali, costretto a dimettersi il 14 gennaio, dando così al suo popolo la possibilità di avviarsi su una strada democratica.  Altri predatori, come Ali Abdallah Saleh dello Yemen, che è stato travolto dall’ondata di proteste radicali suo paese, o della Siria Bashar al-Assad, che risponde con il terrore alle aspirazioni democratiche del suo popolo, potrebbero anche cadere. E che dire di Muammar Gheddafi, la “Guida della Rivoluzione”, ora la guida della violenza contro il suo popolo, una violenza che è sorda alla ragione? E il re del Bahrain, Ben Aissa Al-Khalifa, che dovrebbe rispondere per la morte di quattro attivisti in carcere, tra cui il fondatore dell’unico giornale di opposizione, e per l’operazione repressiva contro le vaste manifestazioni pro-democrazia?

La libertà di espressione è stata una delle prime richieste dei popoli in rivolta, una delle prime concessioni dei regimi transitori e uno delle prime realizzazioni, anche se molto fragili, delle rivoluzioni.

Tentativi di manipolare i giornalisti stranieri, arresti arbitrari e detenzione, deportazione, negazione di accesso, intimidazioni e minacce – la lista degli abusi contro i media nel corso della primavera araba è sconcertante. La determinazione a ostacolare i mezzi di comunicazione non si è fermata agli omicidi in quattro paesi – Siria, Libia, Bahrein e Yemen. Gli incidenti mortali includono Mohamed Al-Nabous, colpito da cecchini a libro paga del governo nella città libica di Bengasi il 19 Marzo, e due giornalisti uccisi direttamente dalle forze di sicurezza nello Yemen il 18 marzo.

Ci sono stati più di 30 casi di detenzione arbitraria in Libia e di un numero simile di corrispondenti stranieri espulsi. Metodi simili sono stati utilizzati in Siria, Bahrein e Yemen, dove le autorità fanno ogni sforzo possibile per mantenere i mezzi di comunicazione a distanza in modo che non possano girare video della repressione.

I media hanno raramente avuto un ruolo così fondamentale nei conflitti. Questi regimi, già tradizionalmente ostili alla libertà dei media, hanno trattato il controllo delle notizie e delle informazioni come una delle chiavi per la loro sopravvivenza.

I giornalisti sono stati direttamente presi di mira dalle autorità o catturati nel fuoco incrociato delle violenze tra attivisti e forze di sicurezza, ricordando a tutti noi i rischi che corrono nello svolgere il loro lavoro essenziale.

Resto del mondo

In Asia, alcuni leader sono stati sostituiti, senza alcuna modifica dei sistemi repressivi. Thein Sein ha sostituito Than Shwe al capo del regime in Birmania (dove 14 giornalisti sono in carcere). Il Partito Comunista ha scelto Nguyen Phu Trong al posto di Nong Duc Manh in Vietnam (dove 18 cittadini della rete sono attualmente in carcere). In entrambi i paesi, un predatore ha preso il posto di un altro.
Le onde d’urto della primavera araba hanno influenzato le politiche perseguite dal predatore della Cina, il presidente Hu Jintao, e del predatore dell’Azerbaigian, il presidente Ilham Aliyev. Essi temono la possibile diffusione di questo virus. Più di 30 dissidenti, avvocati e attivisti dei diritti umani sono detenuti in isolamento in Cina. Non c’è modo di sapere che cosa sia successo loro. Una delle ultime vittime è l’artista di fama internazionale, Ai Wei Wei. No si sa dove sia detenuto. Le autorità azere hanno adottato varie tattiche per tacitare i mezzi di comunicazione in risposta ai tentativi di
organizzare manifestazioni in stile arabo a Baku. Anche attivisti Facebook  sono stati incarcerati. Sono stati rapiti e minacciati reporter che lavoravano per il quotidiano dell’opposizione Azadlig. I giornalisti che cercavano di coprire le proteste sono stati arrestati e picchiati. Internet è stata bloccata.

Altri predatori rimangono tragicamente fedeli a se stessi. Issaias Afeworki in Eritrea, Gurbanguly Berdymukhamedov in Turkmenistan e Kim Jong-il in Nord Corea che restano i peggiori regimi totalitari del mondo. La loro crudeltà è sconcertante. L’estrema centralizzazione dei poteri, le purghe e
la loro propaganda onnipresente non lasciano spazio ad alcuna libertà.

I predatori dell’Iran – Mahmoud Ahmadinejad, rieletto presidente della Repubblica Islamica nel giugno 2009, e Ali Khamenei, leader supremo – sono gli artefici di una repressione implacabile segnata da prove di stile stalinista contro politici dell’opposizione, giornalisti e attivisti dei diritti umani. Più di 200 giornalisti e blogger sono stati arrestati dal giugno 2009, 40 sono ancora detenuti e circa 100 hanno dovuto abbandonare il paese. Si stima che 3.000 giornalisti siano attualmente senza lavoro perché i loro giornali sono stati chiusi o loro comunque non riassunti. Reporter sans frontières chiede un inviato speciale sui diritti umani da mandare in Iran con urgenza, in linea con la risoluzione adottata dalle Nazioni Unite Consiglio dei Diritti Umani il 24 marzo.

L’altro lato dell’Atlantico ha visto una insolita aggiunta alla lista dei predatori della libertà di stampa: le milizie proprietà dell’ imprenditore honduregno Miguel Facusse Barjum che hanno avuto le mani libere per minacciare i media di opposizione al colpo di stato del giugno 2009  – in particolare le piccole stazioni radio che intraprendono una battaglia tra Davide e Golia contro i grandi interessi economici e politici.

Pakistan e Costa d’Avorio – due priorità per l’anno prossimo

Reporters sans frontières continuerà a lavorare sul tema delle violazioni della libertà dei media da parte della criminalità organizzata. Il rapporto iniziale, emesso nel marzo 2011, sarà sviluppato soprattutto in vista della visita che il Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Navanethem Pillay farà nei prossimi mesi in Messico, dove sette giornalisti sono stati uccisi nel 2010.

La violenza è anche il problema principale in Pakistan, dove 14 giornalisti sono stati uccisi in poco più di un anno. Il Pakistan continua a essere uno dei paesi più pericolosi del mondo per i media.

Internet

Per quanto riguarda Internet, la priorità per Reporter sans frontières sarà quella di difendere la libertà della rete, che è minacciata da proposte di legge in diversi paesi. RSF è preoccupata per la crescente pressione – più o meno intensa a seconda della natura del regime – su aziende del settore Internet, in particolare sii fornitori di servizi Internet.

Sempre più giornalisti e cittadini della rete sono stati repressi in Vietnam, dove il Partito Comunista segue il modello di grande fratello cinese per quanto riguarda la governance e la repressione.

La comunità internazionale -in completo silenzio su molti paesi come Azerbaigian, Vietnam, Eritrea e le dittature dell’Asia centrale (in particolare Turkmenistan e Uzbekistan)- più che colpevole, è complice. Esortiamo le democrazie non continuare nascondersi dietro i loro interessi commerciali geopolitici.

SOMALIA: Omicidio di un radiogiornalista a Mogadiscio

Sheik Nur Mohamed Abkey, giornalista a Radio Mogadiscio, è stato ucciso da uomini armati nella notte del 4 maggio 2010, mentre stava tornando a casa. Il governo di transizione somalo, proprietario di questa radio, ha ufficialmente accusato il gruppo armato di Al-Shabaab di essere dietro a questo omicidio, che avviene in un clima attualmente irrespirabile per i media in questo paese. In base alle informazioni raccolte dall’organizzazione, alcuni responsabili della milizia Al-Shabaab avrebbero recentemente minacciato di ricominciare ad uccidere i giornalisti.

In occasione della Giornata internazionale della libertà di stampa, celebrata il 3 maggio scorso, Reporters sans frontiéres  ha pubblicato una lista di quaranta predatori della libertà di stampa, tra i quali figurano le milizie islamiche armate somale, Al-Shabaab e Hizib-Al-Islam.

SOMALIA: Censura per la BBC e VOA e minacce verso le radio locali: La milizia di Al-Shabaab impone il silenzio col terrore

La milizia di Al-Shabaab ha deciso il 9 aprile 2010 di sospendere le riprese dei programmi della British Broadcasting Corporation (BBC) e di Voice Of America (VOA) da parte delle radio locali che trasmettono nelle zone sotto il suo controllo. Ha accusato i media britannici di diffondere dei programmi di propaganda in favore dei cristiani contro i musulmani e l’Islam. Se le stazioni locali non si adeguano, rischiano di esporsi alla confisca del loro materiale.

Poco dopo l’annuncio di questa decisione, i miliziani di Al-Shabaab sono andati a confiscare gli strumenti della BBC nei suoi uffici di Mogadiscio, Baidoa e Jowhar. “La BBC appartiene alla Gran Bretagna e risponde all’agenda dei coloni cristiani nel mondo musulmano”, ha denunciato la milizia di Al-Shabaab in un comunicato.

Al-Shabaab, responsabile di diversi omicidi e rapimenti di giornalisti, fa pesare un clima di terrore permanente sui media somali. La stigmatizzazione dei media stranieri è un’assurdità, le minacce alle radio locali che ritrasmettono i loro programmi sono una vergogna. Da molti anni questa milizia islamica appartiene alla lista dei predatori della libertà di stampa compilata da Reporters sans frontières.

SOMALIA: Tre giornalisti detenuti, una radio minacciata

La milizia di Al-Shabaab ha arrestato altri tre giornalisti. Ahmed Omar Salihi, direttore di Radio Markabley della città di Bardehere è stato detenuto la notte del 16 e quella del 17 marzo. I due giornalisti Abdulle e Mohamed Abdikarim sono anch’essi stati arrestati il 16 marzo nel sud della Somalia. Lavorano per la stessa radio e sono tuttora detenuti. Il segretario generale della National Union of Somali Journalist ha chiesto il rilascio immediato dei due giornalisti e ha definito la situazione dei giornalisti somali allarmante.

La milizia Al-Shabaab è classificata tra i predatori della libertà di stampa (“Predators of Press Freedom” ). Da diversi anni ostacola in modo grave il lavoro dei giornalisti.

SOMALIA: Giornalista detenuto da tre giorni dalla milizia di Al-Shabaab

Reporters sans frontières si unisce all’associazione con cui collabora in Somalia, la National Union of Somali Journalists (NUSOJ) per esprimere la più grande preoccupazione per la sorte riservata ad Ali Yusuf Adan, arrestato il 21 febbraio in una zona sotto il controllo della milizia di Al-Shabaab.

“Classificata tra i predatori della libertà di stampa, la milizia islamica di Al-Shabaab va ad aggiungere l’ennesimo fatto triste alla lunga lista delle violazioni sella libertà di espressione che ha perpetrato finora. Condanniamo questo arresto e chiediamo che il giornalista sia immediatamente rimesso in libertà”, ha dichiarato l’organizzazione.

Ali Yusuf Adan è corrispondente per Radio Somaliweyn a Wanlaweyn, la regione dove è stato arrestato. Sarebbe stato trasferito in una prigione della città di Merca, nel sud della Somalia. Sarebbe detenuto per aver commentato, il 20 febbraio, un omicidio commesso da tale milizia. Finora, non si  purtroppo nessuna informazione su di lui.

Ulteriori informazioni sul comunicato del NUSOJ: (
http://www.nusoj.org/?zone=/unionactive/view_article.cfm&HomeID=154390
)

SOMALIA: Almeno due giornalisti uccisi e molti altri feriti in un attentato suicida

Reporters sans frontières esprime il proprio stupore e la propria immensa tristezza dopo che un attentato suicida del 3 dicembre 2009 dentro un hotel a Mogadiscio ha provocato la morte di una decina di persone tra le quali almeno due giornalisti, tre ministri del governo di transizione e nove studenti. L’attacco ha avuto luogo durante una cerimonia di consegna dei diplomi agli studenti dell’università di Banadir. Almeno sette altri giornalisti sono stati feriti. Il bilancio non è definitivo.

“Condanniamo quest’attacco con la più grande fermezza ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai due mezzi d’informazione sconvolti dalla morte di uno di loro, più precisamente Radio Shabelle, che in due anni ha già perso due direttori e quest’anno numerosi giornalisti. L’insicurezza in Somalia ha colpito i vertici e i giornalisti che cercano di descrivere la situazione caotica di un paese che sta vivendo un incubo. I mandanti di quest’attentato riprovevole sono da ritenersi responsabili della morte dei nostri confratelli. L’uso di questa violenza cieca deve cessare ed essere condannata da tutte le parti in conflitto” ha dichiarato Reporters sans frontières.

Il 3 dicembre Mohamed Amin Adan Abdulle, di 24 anni, reporter di Radio Shabelle e Hassan Zubeyr Haji Hassan, cameraman per la catena Al-Arabia TV, sono stati feriti mortalmente nell’attentato, mentre erano in visita all’hotel Shamo, su una delle arterie principali di Mogadiscio, al cosiddetto “chilometro 5”. Tre ministri del governo di transizione sono stati uccisi. Un quarto, il ministro dello Sport, ex giornalista e socio fondatore dell’Unione nazionale dei giornalisti somali (NUSOJ), è in condizioni critiche, dopo essere stato ferito.

In base all’informazione di Reporters sans frontières almeno sette giornalisti sono stati feriti, tra i quali Mohammed Dahir.

L’attacco non è stato rivendicato, ma ci sono forti sospetti sulla milizia islamica Al-Shabaab. Secondo un impiegato dell’hotel, uno degli studenti presente alla cerimonia ha fatto detonare l’esplosivo che portava su di se’.

“Non ne possiamo più di quest’insicurezza. La maggior parte dei miei confratelli si augura ormai di smettere di lavorare. E’ diventato troppo pericoloso”, ha dichiarato a Reporters sans frontières un anziano giornalista di Radio Shabelle, che si trova nella capitale somala.

Radio Shabelle è tra le nominate, nella categoria “Media” per il premio Reporters sans frontières/Fnac 2009 consegnato a Parigi il 2 dicembre 2009. Stazione privata con la migliore reputazione nel paese è sicuramente quella più esposta. Il 7 giugno scorso il suo direttore Mukhtar Mohamed Hirabe, è stato ammazzato con quattro colpi alla testa, in pieno centro a Mogadiscio, mentre andava al lavoro (
http://www.rsf.org/Le-directeur-de-Radio-Shabelle,33296.html
). Prima di lui, quest’anno sono stati uccisi due suoi impiegati. Quanto al suo predecessore Bashir Nur Gedi è stato anch’egli assassinato nel 2007.

Preoccupati per il contesto d’insicurezza crescente nel quale sono costretti a lavorare i giornalisti in Somalia, Reporters sans frontières avevano messo a disposizione un aiuto di 2000 dollari per far pervenire dei giubbotti antiproiettile ai giornalisti somali (
http://www.rsf.org/Aide-aux-journalistes-somaliens.html
).

Con otto giornalisti ammazzati nel 2009, la Somalia è il dodicesimo paese al mondo per massacri verso i media, dopo le Filippine. Il paese occupa il 164simo posto (su 175 paesi) nella classifica 2009 per la libertà di stampa compilata da Reporters sans frontières.

SOMALIA: Due gionalisti stranieri liberati dopo 15 mesi da ostaggi

Reporters Without Borders is “extremely relieved” to learn that Canadian freelance reporter Amanda Lindhout and Australian freelance photographer Nigel Brennan were released today in Mogadishu.

“This fortunate outcome ends a cruel ordeal for Lindhout and Brennan, who were held hostage for 15 months in very tough conditions,” Reporters Without Borders said. “They are still in the Somali capital but we hope they will be reunited with their families without delay.”

The press freedom organisation added: “We salute the efforts of all those in Somalia and elsewhere who helped to achieve their release.”

Lindhout and Brennan were kidnapped by a group of gunmen on 23 August 2008 as they were returning to Mogadishu from a refugee camp at Afgoye, 20 km west of the capital.

More information on NUSOJ website. The National Union of Somali Journalists (NUSOJ) is Reporters Without Borders’ partner organization in Somalia.

SOMALIA: Una giornalista canadese ed un fotografo australiano da un anno ostaggi di un gruppo armato

arton34260-4618dTwo foreign freelance journalists are about to complete a year in captivity. Canadian reporter Amanda Lindhout and Australian photographer Nigel Brennan were taken hostage by an armed group as they were returning to Mogadishu from Afgoye refugee camp, 20 km west of the Somali capital, on 23 August 2008.

“We are very worried about these two hostages, given the length of their ordeal and the extreme dangers prevailing in Somalia,” Reporters Without Borders said. “We reiterate our support for their families and we hope they will be released without delay.”

At the time of their abduction, Lindhout and Brennan were being accompanied by Abdifatah Mohammed Elmi, a Somali freelance journalist who was their fixer and interpreter, and two Somali drivers, Mahad Isse and Marwali.

Elmi and the two drivers were released on the night of 15 January, after being held for 177 days. Elmi said he was separated from Lindhout and Brennan immediately after their capture.

A woman claiming to be Lindhout called CTV headquarters in Toronto on 10 June and appealed to the Canadian government to do everything possible to obtain her release. In tears, she said she was being held in appalling conditions.

“I’m being kept in a dark, windowless room in chains without any clean drinking water and very little food or no food,” the caller said. “I’ve been very sick for months without any medicine.” A similar call was made to OMNI Television, another Canadian TV station, at the end of July.

The kidnappers have been demanding a ransom, the size of which has changed over the months. Rumours have circulated about the hostages but Reporters Without Borders has been unable to confirm any of them. According to one rumour, Lindhout was pregnant and several Somali sources have said in the past two months that she gave birth to a boy.

Here is the statement of both families :

“Together, the two families continue to work tirelessly to secure Nigel’s and Amanda’s safe release. With little outside support, the families, who have been united as one throughout this horrendous ordeal, continue to do everything and anything to gain the earliest possible release for their loved ones Amanda and Nigel. Our thoughts and all our love are with Amanda and Nigel, today, just as they have been for the past 365 days, and just as they will be until they are safely home with us.

In issuing this brief joint statement the families hope that the media will respect their wishes to be left alone during this particularly emotional time.”

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