Hanevi Ould Dehah, direttore del sito Taqadoumy, è stato liberato oggi 26 febbraio. Ha beneficiato della grazia presidenziale, insieme ad un centinaio di altri prigionieri comuni in occasione del Mouloud, commemorazione della nascita del profeta Maometto. Secondo il suo avvocato il giornalista era divenuto un prigioniero scomodo e ci tiene a ringraziare tutti coloro che si sono battuti per la sua liberazione: senza di ciò, non sarebbe probabilmente mai stato liberato. Reporters sans frontières si felicita di tale liberazione, avvenuta dopo più di otto mesi di detenzione ingiustificata. Il presidente sembra aver tenuto conto degli appelli dei giornalisti mauritani e della comunità internazionale. Per evitare che casi simili si ripetano, sarebbe urgente colmare il vuoto giuridico che concerne la stampa online. Reporters sans frontières ha inviato in merito, il 29 dicembre scorso, una serie di suggerimenti su come migliorare la libertà di stampa. Tra questi uno riguarda la riforma della legislazione inerente Internet.
Reporters sans frontières si sente oltraggiata dalla condanna a due anni di prigione pronunciata il 4 febbraio 2010 contro il direttore del sito Taqadoumi, Hanevy Ould Dehah, per “attentato al buon costume, incitazione alla rivolta e reato di pubblicazione”. L’organizzazione denuncia una condanna troppo pesante verso un professionista dei media, avvenuta in base a procedure giudiziarie incomprensibili e abusive. Reporters sans frontières chiede al presidente della repubblica islamica della Mauritania, Mohammed Ould Abdel Aziz, una nuova udienza e il permesso di incontrare Hanevy Ould Dehah in prigione.
“Non comprendiamo come la giustizia mauritana abbia potuto prendere una simile decisione al termine di una parodia della giustizia. Perché non condannare direttamente il giornalista a due anni di prigione nel processo di primo grado? E’ scandaloso! La posizione delle autorità è equivoca. Se da una parte hanno inviato dei segnali positivi, dall’altra i fatti permettono che la libertà di stampa venga calpestata”, ha dichiarato Reporters sans frontières.
L’organizzazione ha aggiunto: “Durante un incontro dell’organizzazione con il capo di stato mauritano nell’autunno 2009, il caso di Dehah era stato discusso in termini rassicuranti. Tra l’altro nel 2005 il paese ha adottato una legislazione sulla stampa che è tra le migliori della regione africana. La condanna del giornalista è un vero e proprio passo indietro. L’immagine del paese è offuscata da questo caso, che rischia di raffreddare i rapporti internazionali, soprattutto se dovesse arrivare alla Corte africana per i diritti dell’uomo e dei popoli. E’ nell’interesse generale di riconoscere in appello l’innocenza del giornalista e di rilasciarlo immediatamente.”
Il direttore di Taqadoumi era tenuto in carcere arbitrariamente da più di un mese. Non era infatti stato liberato dopo aver scontato per intero la prima condanna a sei mesi di prigione del 24 dicembre scorso. Questo nuovo processo ha giudicato il caso di nuovo dall’inizio. Ha fallito nell’opportunità di scagionare il giornalista, accusato ingiustamente.
I giornalisti mauritani si sono mobilizzati da diverse settimane per reclamare la liberazione del loro collega, organizzando manifestazioni e sottoponendo il caso alle autorità. Il Sindacato dei Giornalisti Mauritani (SJM) ha definito questa condanna un “arretramento nell’ambito del trattamento dei media”.
Reporters sans frontières chiede ancora una volta la liberazione immediata del direttore del sito Taqadoumy, Hanevy Ould Dehah e che si lascino cadere le accuse che gravano su di lui. La prossima seduta del suo processo, riaperto il 1 febbraio, si terrà il 4 febbraio. Questa nuova commissione dovrà riesaminare il caso dall’inizio, come se il primo processo tenuto nell’estate del 2009 non avesse avuto luogo. Pertanto si limiterà ad ordinare alla procura di correggere gli errori di procedura denunciati dalla difesa, senza pronunciarsi sulla detenzione arbitraria o sui fatti all’origine del caso.
“Le autorità devono sapere che tutti gli sguardi sono su di loro, sia all’interno del paese sia all’estero. La Mauritania deve provare l’indipendenza del proprio sistema giudiziario e restituire ad un proprio cittadino l’innocenza e la libertà che gli sono dovute”, ha dichiarato Reporters sans frontières.
Condannato il 19 agosto 2009 per “attentato al buon costume” e in procinto di essere liberato il 24 dicembre 2009, dopo aver portato a termine la pena a sei mesi di reclusione, Hanevy Ould Dehah è ancora detenuto nella prigione di Dar Naim a Nouakchott. L’unica buona notizia è che il direttore del sito Taqadoumi ha cessato, dietro pressione della famiglia, lo sciopero della fame, che poneva seriamente a rischio la sua salute.
“Il protrarsi della detenzione è veramente inaccettabile e scandaloso. Le autorità non hanno alcun diritto di mantenere questo giornalista in carcere, dopo il termine legale per la sua pena. Il loro silenzio di fronte a questa situazione non fa altro che provare la illegittimità del loro rifiuto di liberazione. Chiediamo loro con forza di liberare immediatamente Hanevy Ould Dehah, per evitare di mettersi sulle spalle la comunità mondiale di Internet, i difensori dei diritti umani e altri partners internazionali”, ha dichiarato Reporters sans frontières.
Durante un’intervista con Reporters sans frontières del 13 gennaio 2010, l’avvocato di Hanevy Ould Dehah, il dott. Brahim Ould Ebety aveva annunciato che contava di sporgere denuncia davanti alla Corte suprema contro il procuratore della repubblica, il procuratore generale, il direttore della prigione e l’amministratore della prigione, che ritiene responsabili penalmente di questa detenzione arbitraria. Intraprenderà inoltre un’azione disciplinare davanti al Consiglio della magistratura se il giudice non ordinerà la rimessa in libertà del direttore del sito. Se tali azioni non sortiranno risultati allora adirà, tra l’altro, alla Corte africana per i diritti dell’uomo e dei popoli.
Di fronte all’illegalità di questa detenzione, le autorità mauritiane restano scandalosamente mute e declinano ogni responsabilità, senza cercare neppure di giustificarsi per la loro inerzia volontaria. Il ministro della giustizia dice di essere stato “sorpassato” e di non essere al corrente di questo caso per quanto mediatico e grave in relazione alle libertà fondamentali.
L’avvocato di Hanevy Ould Dehah ha cercato di fargli visita il 7 gennaio, quando questi era orai al termine della seconda settimana di sciopero della fame, ma la prigione aveva bloccato tutte le visite durante tale sciopero.
Il dott. Ebety considera che il presidente della repubblica islamica della Mauritania, Mohammed Ould Abdel Aziz, è il responsabile diretto del mantenimento della detenzione illegale, evocando un “regolamento di conti contro coloro che osano esprimersi”. Denuncia il caso come il “ primo di detenzione arbitraria di questo tipo e in più riguarda un giornalista”. Per lui si tratta di un “problema nazionale della massima gravità”, che sarà risolto solo con “un’azione estrema molto importante”. “Soltanto la pressione internazionale può indurre il presidente a fare un passo indietro. Bisogna fare appello all’Unione Europea”, ha concluso.
Vedere anche il video con l’intervista concessa a Reporters sans frontières l’8 gennaio 2010 da Hacen Ould Lebatt, webmaste della pagina francese del sito Taqadoumi:
Qui si può vederei l’intervista del 13 gennaio 2010 di RSF all’avvocato Hanevy Ould Dehah, Mr. Brahim Ould Ebety:
Reporters sans frontières richiede il rilascio immediato del direttore del sito d’informazione Taqadoumy, che avrebbe dovuto essere rilasciato la settimana scorsa, dopo aver scontato una pena di sei mesi di reclusione. Hanevy Ould Dehah era stato condannato il 19 agosto scorso per “attentato al buon costume”. Il 25 dicembre 2009 ha intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro il prolungamento della sua detenzione.
“Chiediamo alle autorità giudiziarie di rispettare la legge e di rilasciare il giornalista. Il fatto di mantenere Ould Dehah dietro le sbarre, dopo che ha già scontato una pena sproporzionata, costituisce una grave violazione della legge in vigore”, ha dichiarato Reporters sans frontières. “La liberazione deve avvenire al più presto, per non mettere ancora di più in pericolo la salute di Hanevy Ould Dehah.”
Durante una visita ufficiale in Francia alla fine di ottobre 2009, una delegazione di Reporters sans frontières era stata ricevuta dal presidente della Repubblica islamica della Mauritania, Mohammed Ould Abdel Aziz e aveva avuto la possibilità di discutere del caso di Taqadoumy, sottolineando il fatto che il vuoto giuridico intorno ai media on line è all’origine del “caso Hanevy Ould Dehah”. Oggi 29 dicembre, l’organizzazione ha preparato una serie di raccomandazioni indirizzate al governo mauritano, che dovrebbero permettere di migliorare in modo duraturo la situazione della libertà di stampa. Una di queste riguarda la riforma legislativa per Internet.
Più di una decina di giornalisti hanno manifestato il 28 dicembre solidarietà al proprio collega. Alcuni rappresentanti del Sindacato dei giornalisti mauritani (SMJ) sono stati ricevuti lo stesso giorno dal Guardasigilli, che si sarebbe impegnato a fare tutto ciò che è in suo potere per farlo liberare nel più breve tempo possibile. Un ennesimo sit-in è previsto per la giornata odierna.
Reporters Without Borders has been given an assurance by Mauritanian president, Mohamed Ould Abdel Aziz, elected on 4 August 2009, that freedom of the press will be one of his priorities.
The head of state, on an official visit to Paris yesterday, met a delegation from the worldwide press freedom organisation and in a cordial meeting said he was determined to work to improve the state of press freedom in his country.
“My aim it to encourage press freedom and freedom of expression for all Mauritanians. Despite all the insults I have had to bear, I never on principle attack the press in whatever way. I think that public figures who do not accept this principle should change their profession,” the president told the delegation.
“I have decided to put an end to the system of state advertising which was encouraging corruption. The state currently funds 80% of printing of the privately owned press through the national printing-house. It is a major effort and I think it should first help newspapers that appear regularly,” the head of state added.
The discussion with the head of state on the current state of the country’s media and progress made since 2005, came one week after the publication of Reporters Without Borders’ latest world press freedom index, in which Mauritania was ranked 100th out of 175 countries, improving its position by five places compared to 2008.
The president undertook to examine all the issues raised by Reporters Without Borders, which were:
The urgent need to promulgate the order applying the broadcast law that promotes effective liberalising of the airwaves;
The need to stabilise the media sector;
The benefit for Mauritania in filling the legal void in connection with the online press. It raised the case of the editor of the website Taqadoumy, Hanevy Ould Dehah, who has been in custody since 18 June 2009 and was sentenced to six months in prison. More information on Haney Ould Dehah
Reporters Without Borders strongly condemns the six-month jail sentence which a Nouakchott court passed yesterday on Hanevy Ould Dehah, the editor of the website Taqadoumy, on a charge of “offending public decency.” Dehah has been held for the past two months in Dart Naim prison.
“The sole aim of this disproportionate sentence is to restore the reputation of Ibrahima Moctar Sarr, a politician whose financial dealings Dehah examined,” Reporters Without Borders said. “We hope this verdict is overturned on appeal and Dehah is soon released.”
Reporters Without Borders has obtained a copy of the court’s verdict. While finding Dehah guilty on the public decency charge, the court acquitted him on charges of defamation, inciting rebellion and inciting crimes and offences “because of the absence of enforceable laws applicable to electronic media offences.”
As well as sentencing him to six months in prison, it fined him 30,000 ouguiyas (83 euros) and ordered him to pay another 21,000 ouguiyas (59 euros) in legal costs. He has appealed.
Dehah was arrested on the orders of the Nouakchott prosecutor’s office on 18 June as a result of a complaint by Sarr, a presidential candidate and head of the opposition Alliance for Justice and Democracy/Movement for Renovation (AJD/MR), over an article posted on Taqadoumy on 22 April.
Headlined “Ibrahima Sarr’s sudden fortune,” it referred to “the purchase by Mr. Sarr of a villa costing 30 million ouguiyas on the Nouadhibou road in an area known as ‘university lands,’ one of the capital’s most elegant neighbourhoods.” Sarr and his family described the article as “defamatory and baseless.”
Reporters Without Borders today condemned the arrest of the director of the news website Taqadoumy (http://www.taqadoumy.com), Hanevy Ould Dehah, on the orders of the prosecutor’s office in the capital Nouakchott.
The arrest followed a defamation complaint by presidential election candidate, Ibrahima Moctar Sarr, president of the opposition party Alliance for Justice and Democracy/Movement for Renovation (AJD/MR).
The Mauritanian Journalists’ Union (SJM) said Dehah had been arrested on 18 June by a man in plainclothes who turned out to be a gendarme. He was taken in handcuffs to the gendarmerie and then to the police station.
The candidate complained about an article posted on the website on 22 May headlined, “The sudden fortune of Ibrahima Sarr”, referring to “the purchase by Mr Sarr of a villa costing 30 million ouguiyas (about 83,000 euros) on the Nouadhibou road in an area known as ’university lands’, one of the capital’s swankiest districts”. Sarr and his family considered the article “defamatory and baseless” and took the case before the court.
The journalist’s lawyer, Sid’Elmoktar Ould Sidi, was yesterday denied the right to visit his client. He said the journalist’s rights were being trampled on because he had not been told the reason for his arrest. Dehah has no access to his defence or his family, both rights guaranteed by Article 58 of the criminal law.
“This arrest was certainly carried out in the framework of legal proceedings but the questionable attitude of the authorities leaves a sense of threat hanging over the website and over how the case will be handled”, the worldwide press freedom organisation said.
“We also stress our opposition in principle to any prison sentence in the context of proceedings for defamation. We call for him to have a fair trial”, it added.
Since Dehah’s arrest was made public, the prosecutor’s office has been contacted by lawyers for 17 complainants against the website. Journalists and human rights activists on 18 June held a demonstration in front of the SJM offices to express their solidarity with their colleague.