ETIOPIA: Un settimanale costretto alla chiusura e i suoi giornalisti alla fuga

Reporters sans frontières è sconvolta dalla sentenza a due anni di prigione imposta a due giornalisti in casi separati da parte del pubblico ministero per presunto spargimento di notizie false. Entrambi i giornalisti sono stati trattenuti nella prigione di Kalita alla periferia di Addis Abeba dal 24 agosto. Una delle accuse si riferiva in un caso su di un articolo pubblicato nel 2004 e per entrambi comunque si basava su una legge in parte obsoleta.

“Queste sentenze di reclusione e questo perseguire vecchi casi, sono veramente sorprendenti dal momento che le autorità etiopi hanno dato segno di grande apertura verso i media dal 2005”, ha detto Reporters sans frontières nel richiedere l’immediato rilascio dei due giornalisti.

“Queste sentenze, che derivano dall’adozione di misure anti-terrorismo che possono portare a violazioni della libertà di stampa, dimostrano che è ancora molto pericoloso lavorare come giornalista in Etiopia” ha aggiunto l’organizzazione per la libertà di stampa. “E’ incomprensibile che la corte stia rinvigorendo una legge che non è più in vigore”.

Il giudice Zewdinesh Asres della corte suprema federale ha assegnato una pena ad un anno di prigione a Asrat Wedajo, il direttore di un settimanale Seife Nebelbal, a causa di un articolo del 2004 sulla violazione dei diritti umani verso i singoli, nella regione stato di Oromia. Wedajo, che non era rappresentato da un avvocato al processo, è stato imprigionato in base al codice penale e ad una legge sulla stampa del 1992, che è stata resa obsoleta da un’altra legge sui media e sull’accesso all’informazione, entrata in vigore il dicembre scorso.

Seife Nebelbal, che ha espresso forti giudizi politici e spesso ha riferito di presunti maltrattamenti verso gli oromo, è stato chiuso durante una repressione della stampa nel 2005 dal Primo Ministro del governo di Meles Zenawi.

L’altro caso riguarda Ibrahim Mohamed Ali, il direttore del settimanale Salafiyya, che è stato condannato ad un anno di prigione, sulle stesse basi, per aver pubblicato lo scorso anno un articolo, che criticava il piano del ministro dell’educazione di proibire alle studentesse musulmane di indossare il velo nelle scuole statali. Ali ha trascorso 10 giorni in prigione, dopo la pubblicazione dell’articolo, insieme a Maria Kadim, direttrice del quotidiano musulmano Al-Quds, e ad Ezedin Mohamed, il suo editore.

Reporters sans frontières ha scritto il 15 luglio al ministro delle comunicazioni Bereket Simon esprimendo preoccupazione per la recente adozione della legge anti-terrorismo e per la violazione della libertà di stampa che potrebbe derivare da alcuni dei suoi articoli.

Nell’ottobre 2008, durante una visita in Etiopia, Reporters sans frontières ha incontrato Simon, che allora era consigliere del primo ministro. Egli aveva riferito l’intenzione del governo di aprire ai media e ridurre le tensioni con i giornalisti. Reporters sans frontières riconosce che il governo etiope ha fatto progressi incoraggianti per aprire ai giornalisti l’accesso all’informazione, dopo tale promessa. Tuttavia l’organizzazione per la libertà di stampa teme che queste denunce verso giornalisti, basate su leggi obsolete, possano minare i progressi raggiunti nei rapporti tra governo e media.

Reporters sans frontières ha tuttavia ancora fiducia che il governo etiope s’adopererà strenuamente affinché si crei quel clima che permetterà ai giornalisti rilavorare senza paura e senza intimidazioni.

ETIOPIA: A due giornalisti un’anno di carcere in base ad una legge non più in vigore

b EtiopiaReporters Without Borders is stunned by the one-year jail sentences imposed on two journalists in separate cases brought by the public prosecutor for the alleged dissemination of false information. Both journalists have been held in Kalita prison on the outskirts of Addis Ababa since 24 August. One the prosecutions concerned an article published in 2004 and both were based in part on an obsolete law.

“These prison sentences, and the prosecution of old cases, are all the more surprising as the Ethiopian authorities had been displaying signs of greater tolerance towards the media since 2005,” Reporters Without Borders said, calling for the immediate release of the two journalists.

“Coming after the adoption of an anti-terrorism law that could lead to press freedom violations, these sentences show that it is still very dangerous to work as a journalist in Ethiopia,” the press freedom organisation added. “It is incomprehensible that the courts are enforcing a law that is no longer in effect.”

Federal high court judge Zewdinesh Asres passed a one-year sentence on Asrat Wedajo, the former editor of the weekly Seife Nebelbal, over a 2004 article about human rights violations against individuals in the Oromia regional state. Wedajo, who was not represented by a lawyer at the trial, was convicted under the criminal code and a 1992 press law that was rendered obsolete by the media and access to information law that took effect last December.

Seife Nebelbal, which expressed strong political views and often reported alleged cases of mistreatment of Oromos, was closed during a crackdown on the press in 2005 by Prime Minister Meles Zenawi’s government.

In the other case, Ibrahim Mohamed Ali, the editor of the weekly Salafiyya, was given a one-year sentence under the same provisions for publishing a column last year criticising the education ministry’s plan to ban Muslim students from wearing the veil in state schools. Ali spent 10 days in prison after the article’s publication together with Maria Kadim, the editor of the Muslim daily Al-Quds, and Ezedin Mohamed, its publisher.

Reporters Without Borders wrote to communication minister Bereket Simon on 15 July voicing concern about the newly-adopted anti-terrorism law and the press freedom violations that are liable to result from some of its articles.

During a visit to Ethiopia in October 2008, Reporters Without Borders met Simon, who was then an adviser to the prime minister. He said at the time that the government wanted to open up to the media and defuse tension with journalists. Reporters Without Borders understands that the ethiopian government made encouraging strides to open up access of information to journalists following the pledge. However, the press freedom organisation fears that such indictments of journalists based on obsolete law could derail progress in the relations between the government and the media.

Reporters Without Borders remains hopeful that the ethiopian government will work vigorously to create an environment that enables journalists to work without intimidation and fear.

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