Reporter senza frontiere è felice di apprendere che il Premio Sakharov per la Libertà di Pensiero (un premio assegnato annualmente dal Parlamento Europeo) è stato attribuito a due personalità iraniane: l’avvocato per i diritti umani Nasrin Sotoudeh e il regista Jafar Panahi.
“La scelta del Parlamento Europeo rappresenta un gesto di portata storica a supporto della libertà di espressione in Iran”, ha dichiarato RSF. “Lo consideriamo un messaggio di speranza per i destinatari del premio, la prima dei quali sta scontando una condanna di sei anni nella prigione di Evin (vicino Tehran), mentre l’altro si trova agli arresti domiciliari a Tehran dopo essere stato condannato a sei anni di carcere e al divieto di realizzare o scrivere film per 20 anni.”
Avvocato difensore di molti giornalisti e internauti in carcere, Sotoudeh ha iniziato lo sciopero della fame lo scorso 18 ottobre per protestare contro le sue condizioni carcerarie, denunciare le pressioni esercitate sulla sua famiglia e il fatto che ai suoi figli non sia consentito andare a farle visita. Attualmente in condizioni fisiche molto precarie, il 26 ottobre è stata trasferita nell’ospedale del carcere.
Detenuta dal 5 settembre 2010, l’unico reato di questa donna determinata nel difendere i diritti umani è stato quello di condannare gli arresti arbitrari e illegali e di richiedere che le autorità rispettino i diritti delle vittime di ingiustizie, tra cui quelli dei giornalisti e degli internauti che il regime iraniano stava cercando di mettere a tacere.
Reporter senza frontiere rinnova l’appello fatto il 17 dicembre 2010:
“La sua lotta è la nostra lotta. La comunità internazionale e i suoi cittadini devono reagire. Il regime iraniano sta cercando di zittire una voce che teme. I tentativi di ridurre Nasrin Sotoudeh al silenzio ci obbligano a considerare tale sfida come una gara contro la morte. La libertà deve trionfare. Nessuna repressione e nessuna reclusione potranno fermare una giovane ed emergente società civile iraniana, di cui Nasrin Sotoudeh è un’importante portavoce. Dobbiamo unire le nostre voci alla sua. Nasrin Sotoudeh deve vivere libera.”
Traduzione a cura di Tatiana Camerota

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