Il calvario dei giornalisti di Veracruz continua: assassinato il reporter Victor Báez, appello al G20

Il 14 giugno scorso nel centro della città di Xalapa, capitale dello Stato di Veracruz, è stato rinvenuto il cadavere del reporter Victor Báez Chino, rapito il giorno prima all’uscita dal lavoro. Il giornalista, noto sia a livello locale che nazionale, era editore della sezione poliziesca del Milenio El Portal de Veracruz e membro del consiglio editoriale del portale di informazione Reporteros Policíacos.

Negli ultimi due mesi sono stati tre i giornalisti assassinati nello stato di Veracruz, secondo fonti di Reporter senza frontiere, che ha classificato lo Stato come uno dei dieci luoghi più pericolosi al mondo per quanto concerne la categoria dei giornalisti. Con la morte di Victor Báez salgono a nove i giornalisti che hanno perso la vita – più una scomparsa – dal giorno dell’investitura di Javier Duarte, nel 2010. Inoltre, una decina di colleghi sono stati costretti a scegliere l’esilio. Nell’ultimo decennio nel Paese sono stati uccisi 85 giornalisti e di altri 15 non si hanno più notizie.

“Oltre alle petizioni che presentiamo davanti alle autorità statali e federali per risolvere questo caso, ai rappresentanti degli Stati membri del G20, che si riuniranno in Messico il 18 e 19 giugno, chiediamo che interroghino pubblicamente il Paese anfitrione sui sei anni di violazione dello Stato di Diritto e delle libertà. La catastrofica offensiva contro il narcotraffico  spiega in parte la situazione. Questo argomento non potrà essere taciuto nel corso delle discussioni che avranno luogo a Los Cabos e con l’avvicinarsi delle elezioni federali che si terranno il 1° luglio”, ha dichiarato Reporter senza frontiere.

Alcuni dirigenti di Milenio El Portal de Veracruz hanno confermato a Reporter senza frontiere la notizia diffusa dal governo dello Stato di Veracruz. Il 13 giugno intorno alle 23.40 la Segreteria per la Sicurezza Pubblica ha ricevuto un’indiscrezione riguardante il rapimento di Victor Báez. All’uscita dal suo ufficio il giornalista era stato intercettato da tre uomini armati, che lo avevano costretto a salire su un furgone grigio.

Le forze di sicurezza hanno dato inizio all’operazione “Veracruz Sicura”, che si è conclusa la mattina del 14 giugno con la scoperta del cadavere del giornalista nei pressi degli uffici dei colleghi Oye Veracruz e Gráfico de Xalapa. La Procura Generale di Giustizia dello Stato ha rivelato il ritrovamento di un messaggio lasciato sul corpo del giornalista da parte del temibile gruppo paramilitare Los Zetas: “Questo succede a chi ha tradito e vuole fare il furbo”.  I colleghi dell’ufficio hanno dichiarato di non essere a conoscenza di minacce precedenti a quanto accaduto.

L’indagine del caso – come i precedenti – è a carico della Procura Generale della Repubblica (PGR); la Procura Speciale per i Crimini contro la libertà di Espressione (FEADLE) ha avviato un’indagine preliminare. Il caso in questione rappresenta un’altra prova per la nuova legislazione che regola i crimini e i delitti contro la libertà di informazione e l’esercizio della professione di giornalisti, che in futuro potrà essere applicata, dal momento che è stata approvata dalla maggioranza degli Stati della Repubblica . D’altra parte, il governo dello Stato di Veracruz ha annunciato la creazione di misure di tutela per i giornalisti che entreranno in vigore a partire dal prossimo 20 giugno, esattamente a un anno dalla morte del giornalista Miguel Ángel López Velasco e di parte della sua famiglia.

Traduzione di Ada De Micheli, Pressenza International Press Agency

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