Eurovisione – Una parola sulla libertà d’informazione?

Questa sera gli occhi di oltre 100 milioni di telespettatori saranno puntati verso Baku – capitale dell’Azerbaijan – per la finale dell’Eurovision Song Contest. Al pubblico europeo verranno mostrati un bellissimo Paese e una popolazione ospitale.

“Ma c’è anche un’altra realtà dell’Azerbaijan che le autorità stanno facendo tutto il possibile per nascondere: un regime repressivo e brutale che non si ferma davanti a niente, per mettere a tacere i pochi giornalisti che cercano di indagare su temi sensibili o fornire notizie di cruciale importanza”, ha detto Reporter senza frontiere.

“Non stiamo cercando di rovinare la festa o, peggio ancora, di promuovere alcuna agenda politica “ostile”, come il governo azerbaigiano vorrebbe far credere. Ma come può la canzone essere completamente dissociata dalla libertà di espressione? Mentre i cantanti arriveranno a Baku da 40 Paesi per far ascoltare le loro voci, altre voci resteranno inascoltate.”

“E cosa dire, ad esempio, delle voci del blogger e dei cinque giornalisti attualmente in carcere a causa di quello volevano dire, dei due giornalisti uccisi, delle dozzine di giornalisti vittime di attacchi fisici che restano impuniti, e dei media indipendenti in gran parte eliminati? La società civile lotterà per far sentire la propria voce. Tutti dovrebbero, a loro modo, contribuire al concerto.”

Le autorità azerbaigiane hanno speso centinaia di milioni di petrodollari modificando il volto della capitale in vista di questo evento, andando così a consacrare un’attrattiva campagna pubblicitaria sulla scena internazionale. Non è stato risparmiato alcuno sforzo per progettare l’immagine di un Paese aperto, moderno e dinamico, una nuova Dubai che cresce a velocità folle, con discoteche alla moda e spiagge accoglienti. Un paradiso per gli investitori, se puoi chiudere un occhio alla corruzione.

Ma l’Azerbaijan, invece, per i giornalisti non è assolutamente un paradiso. Non lo è per i diritti umani in senso lato. Posizionatosi 165° su 179 Paesi nell’ultima classifica per la libertà di stampa di Reporter senza frontiere, conta da solo anche due dei “predatori della libertà d’informazione” che RSF ha identificato in tutto il mondo: il Presidente Ilham Aliev e il suo fedele braccio destro Vasif Talibov, che sperimenta i più draconiani metodi repressivi nella regione isolata di Nakhchivan.

L’IPGA (International Partnership Group for Azerbaijan), una coalizione di Ong che comprende anche Reporter senza frontiere, ha pubblicato un report il 26 marzo documentando lo spaventoso stato della libertà d’informazione in Azerbaijan.

Un organismo che regola i mezzi d’informazione audiovisivi sotto il diretto controllo del presidente assicura che tutte le radio e le stazioni televisive supportino il governo. Le poche pubblicazioni indipendenti circolano faticosamente fuori della capitale. La situazione dei media si è ulteriormente deteriorata come conseguenza del violento giro di vite contro l’ondata di manifestazioni pro-democrazia nella primavera del 2011, sulla scia delle rivolte arabe. Diversi blogger sono stati arrestati e picchiati, giornalisti di opposizione rapiti e giornalisti stranieri espulsi.

La restante manciata di giornalisti indipendenti è spesso oggetto di minacce e campagne diffamatorie. L’omicidio di due giornalisti critici, Elmar Huseynov nel 2005 e Rafik Tagi nel 2011, sono ancora rimasti impuniti, così come i frequenti attacchi fisici ai giornalisti.

“Sollecitiamo gli artisti che prenderanno parte all’evento a esprimere il loro supporto per la società civile dell’Azerbaijan e per i suoi media”, ha aggiunto Reporter senza frontiere. “Si dice che la rappresentante della Francia, Anggun, sia sensibile alle questioni connesse ai diritti umani. Farà quindi notare il parallelo tra l’ambiente carcerario mostrato nel suo video clip e il destino che i giornalisti azerbaigiani sono spesso costretti a soffrire?

“L’Unione Europea Radiotelevisiva (EBU), che supervisiona la gara, dovrebbe rompere il silenzio e cominciare a parlare della grave situazione dei media azerbaigiani, in accordo con i princìpi e i valori che è chiamata a promuovere. Infine, ci rivolgiamo a ciascuno dei 1600 giornalisti attesi per l’occasione, chiedendo loro di dedicare almeno qualche ora della loro visita a condurre interviste e ricerche su questo tema”, ha concluso RSF.

Puntando i riflettori internazionali sull’Azerbaijan, le autorità hanno comunque dato alla società civile un’inaspettata opportunità per far sentire la propria voce. La società civile azerbaigiana ha bisogno del supporto della comunità internazionale. Deve inoltre essere pronta per affrontare le rappresaglie che potrebbero abbattersi su di essa, una volta che le telecamere si saranno spente.

Per maggiori informazioni e per partecipare alle campagne:

Campagna per la libertà di espressione in Azerbaijan

Campagna “Song for Democracy”

Leggi il report “Running scared. Azerbaijan’s Silenced Voices”, pubblicato da IPGA  (PDF, in inglese)  

 

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