FILIPPINE – Un altro giornalista ucciso, è il quarto dall’inizio del 2012

Reporter senza frontiere è scioccata nell’apprendere della morte di Nestor Libaton, reporter da vent’anni per la radio della Chiesa Cattolica dxHM. È stato freddato il pomeriggio dell’8 maggio a Mati, capitale della provincia orientale di Davao, nell’isola meridionale di Mindanao.   L’organizzazione per la libertà di stampa porge le sue condoglianze alla moglie e ai suoi quattro figli ed esorta le autorità ad aprire un’indagine e a fare il possibile per far luce sulla sua morte. Si tratta del quarto giornalista ucciso nelle Filippine quest’anno.

45 anni, Libaton è stato raggiunto da numerosi colpi di pistola sparati da uomini in motocicletta. Stava rientrando a casa dopo un’intervista realizzata nella vicina Terragona con il collega giornalista Eldon Cruz.

Il motivo è per ora sconosciuto ma l’Unione Nazionale dei Giornalisti delle Filippine (National Union of Journalist of the Philippines) ha citato alcuni colleghi di Libaton secondo i quali l’attentato potrebbe essere collegato alla sua attività professionale. Gli altri tre giornalisti uccisi dall’inizio dell’anno sono Rommel “Jojo” Palma (il 30 aprile), Aldion Layao (l’8 aprile) e Christopher Guarin (il 5 gennaio).

NUJP ha inoltre citato il caso di Michael James “Dacoycoy” Licuanan, giornalista di Bombo Radyo nella città di Cagayan de Oro (isola di Mindanao), il quale afferma di aver ricevuto un SMS il 5 maggio scorso contenente minacce di morte.

Il messaggio ha fatto seguito a una chiamata anonima alla stazione radio avvenuta alla fine del mese scorso, contenente veementi critiche alle attività di Licuanan, che si occupa del traffico di droga in città. La trattazione di storie sensibili lo aveva già fatto cacciare nei guai in passato, provocandogli anche una ferita da arma da fuoco in un tentato omicidio del 24 novembre scorso dal quale era riuscito a scappare.

07-05-2012 – Un altro giornalista assassinato, la polizia intensifica gli attacchi ai media

Reporter senza frontiere è molto preoccupata per il clima di violenza e ostilità in cui devono lavorare gli organi d’informazione delle Filippine, che sono da poco stati segnati da un altro omicidio. La scorsa settimana, infatti, Rommel “Jojo” Palma, un autista e giornalista di dxMC-Bombo Radyo, è stato assassinato a Koronadal, nell’isola meridionale di Mindanao.

È particolarmente allarmante che dietro gli attacchi e le minacce delle scorse settimane ai giornalisti e alle loro famiglie ci siano gli uomini della polizia. Alcuni di loro sono addirittura stati coinvolti in omicidi o tentati omicidi. Anche i procedimenti giudiziari contro i giornalisti e altre forme di ostruzionismo nei confronti dei media sono in aumento.

“Porgiamo le nostre condoglianze alla famiglia e agli amici di Rommel Palma”, ha detto Reporter senza frontiere. “Il suo omicidio deve essere adeguatamente indagato il prima possibile. Non deve restare impunito come invece lo sono finora stati gli omicidi dei giornalisti Dennis Cuesta, Christopher Guarin e Aldion Layao. L’impunità è particolarmente preoccupante quando – invece di fare il loro lavoro e quindi proteggere i cittadini – alcuni ufficiali di polizia abusano della loro autorità e perpetuano l’uso della violenza contro i giornalisti che denunciano le loro attività criminali e illegali.”, ha aggiunto RSF.

“Facciamo nuovamente appello al Presidente Benigno Aquino affinché intraprenda efficaci misure per proteggere i giornalisti e per infliggere pene esemplari alle reti criminali e agli ufficiali di polizia che agiscono al di fuori della legge. I riferimenti all’impatto “negativo” dei media sull’immagine del Paese rappresentano soltanto una cortina di fumo per evitare di contrastare il male alla radice, e non danno alcun tipo di risposta al problema più importante: l’insicurezza e la violenza nelle quali i giornalisti sono costantemente costretti a lavorare.”     

Omicidio di Palma

31 anni, Rommel “Jojo” Palma è stato freddato da due individui a bordo di una moto Honda TMX il 30 aprile scorso, mentre si trovava nel parcheggio dell’ospedale di Koronadal (nella provincia di Cotabato del Sud), dove aveva appena accompagnato un altro giornalista. Ha ricevuto quattro colpi di pistola al collo e alla schiena, ed è stato dichiarato morto alle 5.45 del mattino dai medici dell’ospedale.

La National Union of Journalist of the Philippines ha riportato la testimonianza del direttore della stazione radio dxMC-Bombo Radyo, Hermie Legaspi, secondo il quale la polizia avrebbe identificato due sospettati – finora conosciuti solo con gli pseudonimi Bobot e Hagibis – che il 22 aprile si sarebbero recati a casa di Palma, a Koronadal, senza però trovarlo.

Palma, che presentava servizi su temi di interesse locale e previsioni del tempo sulla stazione radiofonica dxMC-Bombo Radyo, è il secondo giornalista ad essere ucciso quest’anno sull’isola Mindanao – nella regione di Cotabato. La sua morte segue quella di Christopher Guarin, direttore di Tatak News Nationwide e presentatore della stazione radio dxMD. Guarin è stato ucciso in un’imboscata nei pressi di General Santos, il 5 gennaio scorso. Il presunto assassino, Marvin Palabrica, è ancora in libertà.

Nuovi sviluppi nell’omicidio di Cuesta del 2008

Il 5 aprile c’è stato un nuovo sviluppo nel caso di Dennis Cuesta quando, durante un’intervista radiofonica, un vecchio collaboratore di polizia, Jade Isa, ha accusato l’ex ispettore di polizia Redempto “Boy”Acharon di aver pianificato l’omicidio di Alex Josol, il direttore della radio di General Santos dxMD Radio Mindanao Network (RMN) e di altre due persone: l’impiegato del dipartimento di giustizia Badong Ramos e la vedova di Cuesta, Gloria Cuesta.

Achaon avrebbe voluto ucciderli per impedire loro di far luce sull’omicidio di Cuesta, ucciso nell’agosto del 2008. L’ex ispettore di polizia è stato accusato dell’omicidio ma è sempre riuscito a sfuggire alla giustizia fino al 2010, quando il caso è stato archiviato. Jadev Isa ha anche detto di essere stato presente agli incontri avvenuti a novembre 2011 e a febbraio 2012, durante i quali Acharon ha programmato di uccidere i tre con l’aiuto del cugino.

La vedova di Cuesta ha reagito a queste rivelazioni scrivendo al Ministro della Giustizia e al Presidente Aquino per chiedere di riaprire le indagini sull’omicidio di suo marito e di avviarne altre sul presunto piano di triplice omicidio messo a punto da Acharon. Josol, da parte sua, ha chiesto alla polizia di fornirgli protezione ma questa non ha ancora risposto alla sua richiesta.

Moltiplicazione dei procedimenti giudiziari

L’11 aprile, il tribunale regionale della città di Iloilo (nell’isola centrale di Panay), ha emesso mandati di arresto per Junep Ocampo, il direttore di The News Today (TNT), e Manuel “Boy” Mejorada, uno dei suoi editorialisti. Ciascuno di loro ha dovuto pagare una cauzione di 10000 pesos (179 euro) per evitare l’arresto, in attesa di giudizio. I mandati di arresto costituiscono l’ultimo atto di un’azione diffamatoria intrapresa dal sindaco di Iloilo, Jed Patrick Mabilog, che sta loro facendo causa per 15.2 milioni di pesos (circa 272000 euro) per un articolo di giornale pubblicato l’8 novembre 2011 e intitolato “Body of Evidence” [“Il corpo del reato”, ndt]  in cui Mejorada ha accusato il sindaco Mabilog di aver usato impropriamente una somma di denaro destinata a una fondazione della città di Iloilo e ricevuta da Mabilog in quanto fondatore e presidente della fondazione stessa.

Il pubblico ministero di Iloilo, Honorio Aragona Jr., il 3 febbraio ha dichiarato plausibile l’impianto accusatorio mosso dal sindaco contro Mejorada e Ocampo, giudicando l’articolo “diffamatorio”. Al processo dovranno dimostrare che l’articolo è stato scritto “in buona fede e per l’interesse pubblico”, ha aggiunto.

Minacce

Il 24 aprile scorso, la vedova di Aldion Layao – un giornalista radiofonico e politico locale ucciso l’8 aprile da due uomini sconosciuti nei pressi della sua casa di Lacson (periferia di Davao City, isola di Mindanao), è stata a sua volta oggetto di minacce. Secondo il Mindanao Times, Rica Layao è stata minacciata con un’arma dall’ufficiale di polizia Gerardo Padillo dopo che lei aveva dichiarato che questi poteva essere coinvolto nell’omicidio del marito. Padillo è stato immediatamente arrestato.

Nella città settentrionale di Olongapo, Mahatma Randy Datu, un reporter di Pilipino Star Ngayon (Filipino Star Today) (giornale con sede a Manila), è stato apertamente minacciato dal capo della polizia di Olongapo Christopher Tambungan, quando lui e altri reporter sono andati ad occuparsi della cattura di un ostaggio il 3 aprile.

Tambungan aveva chiesto ai giornalisti di recarsi sul luogo per assecondare la richiesta del sequestratore ma, quando ha visto Datu, ha urlato: “Come ti chiami? Che cosa ci fai qui? Qui non abbiamo bisogno di te.” Lo avrebbe poi afferrato per le spalle e buttato fisicamente fuori dall’edificio in cui si trovavano gli ostaggi. Il racconto di Datu è stato confermato anche da un giornalista della radio dzMM.

Datu ha presentato una denuncia contro Tambungan il 23 aprile accusandolo di minacce, coercizione e calunnia. Negando il resoconto di Datu, Tambungan ha invece dichiarato di aver semplicemente chiesto ai giornalisti di andarsene perché stavano innervosendo il sequestratore. Ha continuato ad accusare Datu e il collega giornalista di Star Ngayon, Alex Galang, di aver scritto articoli “negativi” su di lui. Datu aveva precedentemente accusato Tambungan di intascare tangenti dai proprietari di alcuni night-club.

Nonostante tutte le minacce ai giornalisti, l’appello del Presidente Aquino rivolto il 23 aprile all’annuale Forum Nazionale della Stampa del Philippine Press Institute, ha enfatizzato ciò che lui ha definito il “negativismo” dei media che, a suo parere, danneggerebbe il turismo e l’immagine del Paese. I suoi commenti sono stati immediatamente condannati dall’Unione Nazionale dei Giornalisti delle Filippine (NUJP).

Non c’è stato alcun allentamento della pressione nel livello di violenza perpetrato ai danni dei media nelle Filippine, nel 2012. Quattro giornalisti sono stati uccisi dall’inizio dell’anno e altri due sono scampati a tentati omicidi. La violenza è spesso opera di gruppi paramilitari e milizie private, che si trovano nella lista dei “predatori della Libertà di Stampa” che Reporter senza frontiere ha pubblicato quest’anno.

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

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