Reporter senza frontiere ha appreso della morte, lo scorso 22 febbraio, della giornalista americana Mary Colvin e del fotografo francese Rémi Ochlik, entrambi uccisi nel corso degli intensi bombardamenti che si sono abbattuti sul quartiere di Baba Amr, a Homs. Numerosi i giornalisti feriti, tra i quali Edith Bouvier, freelance che collabora anche con il quotidiano francese Le Figaro e che verserebbe in gravi condizioni. Nel tardo pomeriggio del 21 febbraio 2012, il cittadino-giornalista siriano del Shaam News Network, Ramy Al-Sayed, era rimasto ferito durante un bombardamento, mentre si trovava nella sua auto. È deceduto intorno alle 21.00 a seguito delle ferite riportate.
“Condanniamo con tutte le nostre forze questo triplice crimine. Il regime di Damasco continua a perpetrare nel sangue la sua politica di censura e di repressione dell’informazione. Ha deciso di punire collettivamente tutta una popolazione e di mettere a tacere attraverso i mezzi più violenti i giornalisti testimoni delle violenze. La comunità internazionale non può più rimanere indifferente di fronte alla tragedia che colpisce le città simbolo della contestazione pro-democratica” ha dichiarato l’organizzazione.
La risoluzione n. 1738 del 23 dicembre 2006 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite obbliga gli Stati a preservare la sicurezza dei giornalisti in caso di conflitto. I giornalisti così come i centri di informazione sono neutri e in nessun caso posso diventare degli obiettivi.
Dalle informazioni in mano all’organizzazione, la mattina del 22 febbraio scorso 11 razzi si sarebbero abbattuti su un centro di informazione in cui si trovavano dei giornalisti:
L’edificio sarebbe stato colpito in modo intenzionale, dal momento che era noto il fatto che ospitasse regolarmente dei giornalisti.
La città di Homs si trova in un vero e proprio stato di assedio dall’inizio del movimento di protesta democratica, di cui è uno dei principali focolai, rendendo di fatto impossibile lo spostamento dei giornalisti e il lavoro della stampa. I bombardamenti sul quartiere di Baba Amr si susseguono con regolarità da metà gennaio.
Reporter senza frontiere fa sapere che dall’inizio della protesta sono sette i professionisti dell’informazione che hanno trovato la morte in Siria per il loro lavoro. Il giornalista francese Gilles Jacquier di France 2 è stato assassinato lo scorso 11 gennaio a Homs, nonostante fosse entrato legalmente nel Paese. Il giornalista siriano Shoukri Ahmed Ratib Abu Bourghoul, ferito da un colpo alla testa lo scorso 30 dicembre, è morto all’ospedale, per le ferite riportate, il 2 gennaio 2012. Basil Al-Sayed, giornalista cittadino, era stato ammazzato a Homs il 29 dicembre, nel tentativo di riprendere l’ennesimo bagno di sangue nel quartiere di Bab Amr. Colpito alla testa dalle forze di sicurezza, è morto durante il trasporto in ospedale. Aveva 24 anni. Il fotografo e videoproduttore Ferzat Jarban era stato assassinato il 20 novembre, il giorno successivo al suo arresto a Homs. Infine, Soleiman Saleh Abazaid era stato ucciso con un colpo alla testa il 22 luglio 2011. Era l’amministratore della pagina Facebook “Liberated people of Horan”.
Anche due cittadini-giornalisti hanno trovato la morte: il 21 febbraio scorso, è toccato a Ramy Al-Sayed, dello Shaam News Network, ucciso nel corso di un bombardamento; e nella notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso è stata la volta di “Omar il siriano”, che collaborava da due mesi con l’agenzia France-Presse e che è rimasto ucciso nel grave bombardamento della città di Homs. Mazhar Tayyara, questo il suo vero nome, aveva solo 24 anni. Era uscito a soccorrere i feriti quando è stato colpito da una granata.
Reporter senza frontiere ricorda che alcuni giornalisti e militanti della libertà di informazione del Centro siriano per i media e l’informazione sono stati arrestati il 16 febbraio scorso nel corso di un rastrellamento. Le donne sono state liberate tre giorni dopo. Nove uomini, tra cui il direttore del Centro, Mazen Darwish, sono tuttora detenuti.
Traduzione di Ada De Micheli, Pressenza
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