IL BAROMETRO 2013 DELLA LIBERTA’ DI STAMPA

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giornalisti uccisi

net-cittadini e cittadini-giornalisti uccisi

giornalisti imprigionati

cyberdissidenti imprigionati

Nota: La voce giornalisti uccisi nella tabella comprende soltanto i casi in cui Reporter senza frontiere ha potuto stabilire chiaramente che la vittima è stato uccisa per la sua attività di giornalista. Non comprende i casi in cui le motivazioni non sono legate al lavoro della vittima ovvero il collegamento non è stato ancora confermato

INTERNET: Reporter senza frontiere scrive a Jack Dorsey di Twitter per chiedere di rinunciare a collaborare con i censori della rete

In seguito all’annuncio del 26 Gennaio 2012 sulla nuova politica di regolamentazione di Twitter, che ha deciso di mettere in atto una censura geo-localizzata del network, Reporter senza frontiere scrive una lettera aperta a Jack Dorsey, Amministratore Delegato di Twitter, per dimostrare profonda inquietudine e chiedere di rivedere questa decisione liberticida.

Parigi,  27 Gennaio 2012

Egregio Signore Dorsey,

Reporter senza frontiere, organizzazione internazionale per la libertà di informazione, desidera metterla a conoscenza della profonda inquietudine provocata dall’annuncio pubblicato su Twitter il 26 Gennaio 2012, circa la nuova politica di regolamentazione del social network che consentirà di censurare alcuni tweet in base a criteri variabili a seconda del paese. Chiediamo di  fare un passo indietro su una decisione che danneggia la libertà di espressione e che va contro corrente rispetto ai movimenti di denuncia della censura associati alla primavera araba, che ha visto Twitter protagonista e cassa di risonanza per la divulgazione delle informazioni.

Scegliendo la censura, Twitter priva di fatto i cyberdissidenti dei paesi dove vige una repressione di uno strumento fondamentale di mobilitazione.

Siamo molto preoccupati per questa decisione, che non è altro che una forma di censura su scala locale, in collaborazione con le autorità e in conformità di leggi locali troppo spesso in contraddizione con gli standard internazionali che reggono i principi della libertà di espressione.

L’argomentazione di Twitter, che lascia intendere che ci sarebbero diverse interpretazioni della libertà di parola a seconda del paese, è inaccettabile. Questo principio fondamentale è infatti riportato nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Vi chiediamo prova di trasparenza in quanto alle modalità di tale censura. La pubblicazione di richieste di soppressione di contenuti sul sito Chilling Effects non è sufficiente ad attenuare il danno subito per il ritiro di informazioni. Nelle condizioni di utilizzo di Twitter, c’è scritto che qualsiasi richiesta “valida e ragionevolmente calibrata” inoltrata da un “ente autorizzato” sarà esaminata e potrà risultare nella soppressione di alcuni contenuti, di cui gli autori verranno informati.

Tali definizioni sono troppo vaghe e lasciano la porta aperta a ogni tipo di abuso. Agirete secondo giustizia? O, come accaduto in Cina, una semplice telefonata di un rappresentante ufficiale o di un commissario locale saranno sufficienti a far sparire un contenuto? Vi accontenterete di una censura a posteriori, o di fronte all’afflusso di richieste da parte delle autorità metterete in atto una censura a priori sulla base dei soggetti trattati o di parole predefinite dai censori?

Avete anche annunciato che determinati profili di utenti potranno essere integralmente bloccati in alcuni paesi. Chiuderete quindi gli account dei cyberdissidenti siriani se le autorità ve lo chiederanno? E questo significherà forse che l’account di Reporter senza frontiere su Twitter (@RSF_RWB) potrebbe essere reso inaccessibile in quei paesi di cui denunciamo regolarmente pratiche repressive e violazione della libertà di informazione e che non aspettano altro che metterci a tacere?

La vostra nuova politica è il prezzo per le menzogne della rivoluzione araba e delle manifestazioni a Manama su Twitter in Bahrein? E i vietnamiti che utilizzano la vostra rete potranno ancora denunciare le conseguenze nefaste dello sfruttamento delle miniere di bauxite? E bloccherete quei messaggi legati alle rivendicazioni della minoranza curda in Turchia ? Gli internauti russi troveranno spazio in ambienti moderati per denunciare le critiche al potere?

L’elenco delle discussioni e dei temi che potrebbero scomparire dalla rete è lungo. Il fatto che tali contenuti sarebbero disponibili al resto del mondo e agli utenti capaci di utilizzare degli strumenti di contro-censura, non ha niente a che vedere con il danno che la censura stessa può causare.

La vostra decisione è motivata dalla volontà di entrare ad ogni costo nel mercato cinese? Recentemente vi siete recati in Cina ed avete espresso il desiderio di poter un giorno avere Twitter in questo paese. Ma conoscete senza dubbio il successo di piattaforme di micro-blogging come Sine Weibo, obbligate a collaborare con le autorità per imporre una censura costante.

E’ certamente deplorevole che le autorità cinesi blocchino Twitter o Facebook ma quale sarebbe il valore del network se il prezzo per entrare in Cina fosse quello di essere comunque “purgati” da contenuti proibiti? E’ pensabile una versione di Twitter in Cina, ripulita ad esempio di qualsiasi riferimento al premio Nobel per la pace Liu Xiaboo?

Questa decisione va in senso contrario rispetto a un movimento che nega le richieste di censura, notoriamente del governo cinese, iniziato da Google e da GoDaddy (link) e allorché le aziende che lavorano nel settore di Internet debbono sempre più spesso render conto in quanto a l’esportazione di materiale che potrebbe essere utilizzato per facilitare la repressione dei dissidenti.

Avevamo lodato l’iniziativa Speak2Tweet lanciata nel Febbraio 2011 in Egitto per permettere ai dissidenti di continuare a twittare nonostante i blocchi sulla rete. Oggi, siamo profondamente delusi da questo cambio di direzione. Vi chiediamo di rivedere le conseguenze di questa politica sulla libertà di espressione ma anche le strategie di sviluppo della vostra azienda. I profitti legati all’ingresso nel mercato cinese, non dovrebbero rappresentare gli unici criteri di cui tener conto. Ed è in gioco anche l’immagine di Twitter presso tutti i vostri utenti.

Ringraziandovi per l’attenzione che vorrete concedere alla nostra richiesta, e nell’attesa di una risposta da parte vostra, vi porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Olivier Basille, Direttore internazionale di Reporter senza frontiere

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

CLASSIFICA DELLA LIBERTA’ DI STAMPA 2011-2012

La classifica di quest’anno contiene molti cambiamenti per quanto riguarda le posizioni dei Paesi, cambiamenti che riflettono un anno incredibilmente ricco di sviluppi, soprattutto nel mondo arabo”, ha dichiarato oggi, mercoledì 25 gennaio, Reporter senza frontiere, in occasione della pubblicazione della sua decima Classifica Mondiale della Libertà di Stampa.
“Molti mezzi d’informazione hanno pagato a caro prezzo la loro copertura mediatica delle aspirazioni democratiche o dei movimenti di opposizione. Il controllo delle notizie e delle informazioni continua a rappresentare una sfida per i governi e a essere motivo di sopravvivenza per i regimi repressivi e totalitari. L’anno appena trascorso ha anche messo in luce il ruolo fondamentale giocato dagli internauti nel produrre e diffondere le notizie”.

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PAKISTAN: Giornalista delle aree tribali ucciso dai talebani

Reporter senza frontiere ha appreso con tristezza della morte di Mukarram Khan Atif, corrispondente della Deewa Radio, situata a Washington, e reporter della televisione pakistana Dunya News. La vittima è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco in una moschea nei pressi di Peshawar, martedì 17 gennaio.

“Questa è una notizia molto dolorosa ed esprimiamo le nostre condoglianze alla famiglia di Mukarram Khan Atif”, ha detto l’organizzazione per la libertà di stampa.

“Le autorità pakistane devono a tutti i costi intraprendere azioni che proteggano i giornalisti, specialmente coloro che sono oggetto di minacce”, ha aggiunto.

Safeerullah Gul, direttore di Dunya News, ha detto a Reporter senza frontiere che due uomini non identificati armati di pistola hanno sparato al giornalista, mentre quest’ultimo stava pregando all’interno di una moschea di Shabqadar, nel distretto Charsadda della provincia nord-occidentale di Khyber Pakhtunkhwa.

Ferito al petto e alla testa, Atif è stato portato al “Lady Reading Hospital” di Peshawar, dove però i medici, al suo arrivo, lo hanno dichiarato morte.

Rasool Dawar, un giornalista tribale proveniente dal nord del Waziristan, ha poi dichiarato a RSF che il portavoce di Tehreek-e-Taliban Pakistan, un’organizzazione illegale di attivisti talebani, gli ha telefonato per “assumersi la responsabilità” dell’omicidio di Mukarram Khan.

La rivendicazione è avvenuta a Peshawar tramite una chiamata al giornalista. Tuttavia, il portavoce  dell’organizzazione non ha chiarito perché il giornalista fosse il bersaglio dell’omicidio.

I colleghi di Atif hanno riferito che Atif stesso aveva detto loro di aver ricevuto, talvolta, varie chiamate in cui gli venivano fornite direttive sul modo in cui doveva coprire gli eventi.

Per ragioni di sicurezza, il giornalista si era trasferito nel distretto di Charsadda dalla sua regione natale di Mohmand. “Era minacciato da alcuni elementi che stavano cercando di assumere il controllo della regione tribale”, ha detto a RSF un giornalista che ha chiesto l’anonimato.

Atif, particolarmente stimato e apprezzato tra i suoi colleghi per la sua competenza, si occupava della regione tribale di Mohmand per Deewa Radio e per Dunya News, correndo grandi rischi per la sua incolumità personale.

La mattina prima della morte aveva parlato con un rappresentante di Reporters senza Frontiere, Iqbal Khattak, per confermare la sua partecipazione a un corso di formazione sul “giornalismo responsabile” previsto per la settimana seguente.

L’ex presidente dell’Unione Tribale dei Giornalisti (TUJ), Safdar Dawar, ha detto che l’omicidio si è inserito in un contesto di “pressione senza precedenti” su tutti i media pakistani.

Atif è il primo giornalista ucciso in Pakistan quest’anno. Negli ultimi due anni il Paese è stato quello con il più alto tasso di vittime nel mondo per gli operatori dei mezzi d’informazione. Solo l’anno scorso, infatti, sono stati uccisi dieci giornalisti a causa della loro attività professionale.

Traduzione di Tatiana Camerota

USA: Reporter senza frontiere chiude il suo sito in lingua inglese per 24 ore in segno di protesta contro SOPA e PIPA

Con una mossa senza precedenti, Reporter senza frontiere spengerà il suo sito in lingua inglese per 24 ore dalle ore 14 di oggi 18 gennaio in segno di protesta contro i due progetti di legge USA contro la pirateria online, “Stop Online Piracy Act” (SOPA) e “Protect IP Act” (PIPA), attualmente in esame al Congresso degli Stati Uniti.

In questo modo, Reporter senza frontiere si unisce a molte altre organizzazioni del Web, come Wikipedia, il social network Reddit ed il gruppo francese “hactivist”, il “Partito Pirata”, che renderanno i loro siti inaccessibile come forma di protesta contro la proposta di legge.

“Abbiamo deciso di chiudere il nostro sito in lingua inglese per 24 ore a simboleggiare il bavaglio oppressiva che diffonderebbe su Internet se fossero adottatti SOPA e PIPA nella loro forma attuale,” ha dichiarato Reporter senza frontiere. “Questi progetti di legge incidono su un numero incalcolabile di utenti Internet che non hanno nulla a che fare con le violazione della proprietà intellettuale forzando i siti web a bloccare l’accesso ad altri siti sospettati anche solo vagamente di violazioni del copyright.

“Queste due proposte di legge eccessivamente repressive porterebberoInternet ad un livello di censura senza precedenti e porta al sacrificio della libertà di espressione online in nome della lotta alla pirateria. Non è giusto che il paese che ha dato vita a Internet debba ora fornire il colpo di grazia alla libertà digitale.

“Questa normativa scerditerebbe in tutto il mondo le azioni del governo americano a favore della libertà di espressione e colpendo i “cittadini della rete” che usano strumenti di elusione della censura e le comunità open-source. Chiediamo ai senatori e ai rappresentanti degli Stati Uniti di respingere questi disegni di legge repressivi e di trovare altri modi per proteggere i diritti di proprietà intellettuale. “

Presentato nel Senato degli Stati Uniti nel maggio 2011,  il “Protect IP Act” (PIPA) userebbe il filtraggio in linea per bloccare i siti sospettati di violare i diritti di proprietà intellettuale. Sarebbe come creare un “muro elettronico” in stile cinese in cui i rischi di overblocking dei contenuto sarebbero considerevole. Siti web come YouTube e Facebook sarebbero costretti alla pulizia dei loro contenuti per evitare le sanzioni.

I detentori del copyright potrebbero ottenere ordinanze del tribunale per costringere i motori di ricerca e di eliminare dai  risultati i siti web in questione. Agli inserzionisti e ai servizi di pagamento online sarebbe anche vietato di fare affari con questi siti, sottoponendoli quindi alla asfissia finanziaria. Gli strumenti di elusione della censura, che attualmente ricevono decine di milioni di dollari di finanziamento da parte del Dipartimento di Stato americano, sarebbero dichiarati illegali, privando i cyber-dissidenti in molti paesi di una protezione vitale.

L’equivalente della proposta di legge PIPA alla Camera dei Rappresentanti, la proposta “Stop Online Piracy Act” (SOPA), va ancora oltre, consentendo ai detentori del copyright per chiedere il ritiro di contenuti online, senza neanche dover fare riferimento a un giudice.

Secondo l’accademico americano Mark Lemley, SOPA e PIPA imporrebbero una “sentenza di morte” ai siti web. Il co-fondatore di Reddit Alexis Ohanian ha definito i due disegni di legge come chi “cerca di prendere provvedimenti contro la Ford Mustang solo perché è stata utilizzata in una rapina in banca.”

Tre consiglieri del presidente Obama sui diritti di proprietà intellettuale hanno dichiarato ieri che la Casa Bianca “non sosterrà una normativa che riduce la libertà di espressione, aumenta il rischio di sicurezza informatica, e mina le basi per una rete Internet dinamica, innovativa e globale”.

Anche se il sostegno a questi progetti di legge sembra essere in calo nel Congresso, è  necessaria la vigilanza. Una seduta della Camera sul SOPA che si doveva tenere domani è stata rinviata. Il Senato dovrebbe votare PIPA il 24 gennaio.

I sostenitori e gli oppositori di SOPA e PIPA stanno conducendo una battaglia campale, con da un lato Hollywood e l’industria dell’intrattenimento e dall’altro la Silicon Valley, le ONG e i “padri di Internet”, che condannano la proposta di legge come un attacco tombale all’innovazione e integrità di Internet.

Nel novembre del 2011, Reporters sans frontières e 40 gruppi per la libertà di informazione e la difesa dei diritti umani avevano scritto ai legislatori degli Stati Uniti per chiedere loro di riconsiderare questi disegni di legge.

RUSSIA-TAJIKISTAN: Giornalista di opposizione accoltellato a Mosca

Reporters senza frontiere è scioccata dalla violenta aggressione subìta ieri dal giornalista tagico Dodojon Atovulloev e chiede alla polizia russa di fare il possibile per identificare al più presto gli esecutori e i mandanti del reato.

“Tutte le possibilità devono essere attentamente analizzate e occorre prendere in considerazione anche le attività professionali di questo noto giornalista di opposizione”, ha detto RSF.

“Dodojon Atovulloev è un giornalista conosciuto per le sue critiche alle autorità del Tajikistan. Le serie minacce ricevute hanno portato la Germania a fornirgli lo status di rifugiato politico.

Le sue attività politiche all’interno del movimento Vatandor gli hanno procurato molti nemici”, ha ricordato l’organizzazione per la libertà di stampa.

Il fatto è avvenuto giovedì 12 gennaio tra le 21 e le 22, all’interno di un ristorante del centro di Mosca, dove si trovava Atovulloev. Il giornalista è stato accoltellato due volte allo stomaco da un aggressore non identificato e poi fuggito. Portato d’urgenza in ospedale e sottoposto a intervento chirurgico, adesso è fuori pericolo.

La polizia ha aperto un’inchiesta per “gravi e premeditati danni fisici” e il Ministero dell’Interno ha comunicato che un cittadino tagico di 23 anni è stato arrestato questa mattina. È ancora troppo presto, tuttavia, per affermare che si tratti effettivamente dell’aggressore.

Atovulloev è il fondatore e il direttore del mensile tagico di opposizione Tcharogi Ruz (Luce del Giorno). Si tratta del primo giornale di proprietà privata riconosciuto dopo l’indipendenza del Tajikistan ed è noto per la sua linea critica e severa nei confronti del governo del presidente Emomali Rakhmon.

Atovulloev è inoltre stato oggetto di minacce di morte e di molti procedimenti giudiziari, e nel 2001 è stato costretto a lasciare il Paese. Vive ormai tra Amburgo e Mosca, dove attualmente si trova e opera la sua redazione.

L’anno scorso, le autorità giudiziarie del Tajikistan hanno presentato a Mosca una richiesta di estradizione, che è però stata rigettata.

Traduzione di Tatiana Camerota

TAILANDIA: Giornalista ucciso da due uomini in moto

Reporter senza frontiere è scioccata per la morte di Wisut “Ae Inside” Tangwittayaporn, giornalista freelance e membro del movimento politico “Camicie Rosse”, ucciso ieri a colpi di pistola da due uomini a bordo di una moto, nell’isola di Phuket.

“La famiglia di Wisut Tangwittayaporn ha la nostra piena solidarietà”, ha detto Reporters senza Frontiere. “Le autorità devono condurre indagini accurate per fare piena luce su questo omicidio, senza escludere la pista professionale”.

Wisut era alla guida della sua auto, in compagnia della moglie, alla periferia della città di Phuket, quando due uomini a bordo di una motocicletta hanno bloccato il veicolo e hanno aperto il fuoco, colpendo Wisut quattro volte alla testa, al collo e alle spalle. I dottori hanno detto che uno dei proiettili ha reciso l’arteria carotidea e che Wisut è morto dopo aver perso molto sangue.

Secondo il quotidiano locale online The Phuket News, la polizia avrebbe già dichiarato che l’insieme dei colpi inferti farebbe pensare a un omicidio portato a termine da killer professionisti, e che all’origine della morte potrebbero esservi cause legate a conflitti territoriali e ambientali di cui si era occupato il giornalista. Il quotidiano ha infatti riportato che Wisut era il leader di un gruppo che si era opposto all’uso privato della spiaggia di Phuket e che aveva molti nemici intorno a sé.

Omicidi di giornalisti sono molto rari in Tailandia, dove le più comuni violazioni alla libertà di stampa si manifestano solitamente attraverso la censura online e i procedimenti giudiziari per coloro che violano l’articolo 112 del codice criminale (riguardante la lesa maestà).

A partire dallo scorso ottobre, Reporter senza frontiere ha intrapreso una campagna per informare e sensibilizzare i turisti (http://www.paradisidellacensura.it ) sulla situazione della libertà di stampa in Tailandia.

Traduzione di Tatiana Camerota

SIRIA: Un giornalista francese di France 2 ucciso a Homs

Reporter senza frontiere ha appreso della morte di Gilles Jacquier, giornalista di France 2 durante un reportage a Homs, dove si tengono forti contestazioni.
Secondo un testimone, una granata ha colpito un gruppo di giornalisti che, sotto il controllo delle autorità, stava svolgendo un servizio nei quartieri di Akrama al Jedida e Al-Nuzha a sud di Homs.
Gilles Jacquier,  che stava lavorando per il programma Envoyé Spécial di France 2, è morto sul colpo. La granata ha toccato altre persone presenti sul posto, tra cui anche altri reporter. Un fotografo belga sarebbe stato colpito ad un occhio secondo un corrispondente di AFP.
RSF dichiara: “Gilles Jacquier è il primo giornalista straniero ucciso in Siria dall’inizio della rivolta, il 15 marzo scorso. I nostro pensiero va alla famiglia e ai colleghi. Chiediamo alle autorità, con l’aiuto degli osservatori della Lega araba, che sia fatta luce su questa tragedia”.
Il Ministero dell’Informazione siriano ha dichiarato di essere al corrente di « un incidente che aveva coinvolto dei giornalisti stranieri a Homs » ma di non essere in possesso di ulteriori dettagli.
Gilles Jacquier lavorava per France 2 dal 1999. Ha documentato la guerra in Iraq, in Afghanistan, Kosovo, e Israele. Aveva realizzato numerosi reportage per il programma Envoyé Spécial. Nel 2003 aveva vinto il premio Albert Londres insieme a Bertrand Coq, suo collega a France 2, per un documentario realizzato durante la seconda Intifada e l’operazione scudo difensivo dell’aprile 2002 condotta dell’esercito israeliano.
Reporter senza frontiere  ricorda che anche un altro professionista e due giornalisti siriani avevano già trovato la morte dall’inizio dell’insurrezione in Siria.

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

MESSICO: Giornalista ucciso a colpi di arma da fuoco in una roccaforte del gruppo criminale “Los Zetas”

Dopo un 2011 particolarmente macabro per il giornalismo, l’anno nuovo è già stato segnato dall’uccisione di Raúl Régulo Garza Quirino, collaboratore del settimanale La Última Palabra, avvenuta il 6 gennaio in Cadereyta, Stato di Nuevo León, nel nordovest del Paese. Il giornalista, anche impiegato comunale, è stato raggiunto e ucciso nella sua auto, dopo l’inseguimento da parte di un gruppo di uomini armati.

”Il 2012, anno delle elezioni, non dev’essere anche l’anno del centesimo giornalista messicano ucciso negli ultimi 10 anni. Il Paese deve assolutamente evitarlo prendendo tutte le misure necessarie contro la criminalità e l’impunità. Questo è il messaggio che Reporter senza frontiere e il Centro di Giornalismo e Etica Pubblica (CEPET) tentano di trasmettere dando la parola alle famiglie dei giornalisti assassinati e scomparsi lo scorso 10 Dicembre nella capitale”(http://es.rsf.org/mexico-foro-especial-justicia-para-los-06-12-2011,41516.html)- ha dichiarato Reporter senza frontiere.

”La buona volontà manifestata dalla Sezione Speciale contro i reati commessi nei confronti della libertà di espressione, (FEADLE) e del direttore Gustavo Salas Chávez, deve tradursi rapidamente nel rafforzamento della sua gestione e nel chiarimento del suo dominio giurisdizionale. Se la federalizzazione dei crimini e degli attacchi contro il diritto di informazione, adottata dalla Camera dei Diputati lo scorso 11 Novembre, riceverà in tempi brevi l’approvazione del Senato, alla FEADLE dovranno essere affidate tutte le inchieste e i mezzi adeguati a seguire i casi” ha concluso RSF.

Inseguito da un gruppo di uomini armati vicino al proprio domicilio, il giornalista è stato ferito a morte mentre cercava di rifugiarsi in un’officina meccanica di famiglia. Nel luogo dell’accaduto sono stati trovati 16 proiettili da 16 millimetri. Al momento, gli inquirenti non hanno stabilito il movente del delitto.

La località di Cadereyta, situata a circa 37km da Monterrey, capitale di stato, ospita una delle raffinerie petrolifere più grandi del nord del Paese. Luogo di narco-trafficanti e contrabbandieri di benzina, la zona è anche conosciuta per il controllo del temibile gruppo criminale degli Zetas, paramilitari un tempo al soldo del cartello del Golfo e divenuti poi un’organizzazione criminale autonoma. Da vari mesi, risultano dispersi in questa regione 38 lavoratori della società nazionale Petróleos Mexicanos (PEMEX).

Ed è proprio qui che Marco Aurelio Martínez Tirejina, giornalista radiofonico, fu assassinato nel Luglio del 2010.

(http://es.rsf.org/mexico-dos-periodistas-fueron-asesinados-12-07-2010,37923.html).

Fino ad ora, il delitto non è stato chiarito. L’impunità continua per la maggior parte degli 80 casi di uccisione e delle 14 sparizioni di giornalisti registrati negli ultimi 10 anni da Reporter senza Frontiere.

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

SIRIA – Il Paese dove la censura è un’applicazione per tutti

Per mobilitare l’opinione pubblica sulla censura dei mass media in Siria, Reporter senza frontiere, in collaborazione con l’agenzia JTW Paris, ha prodotto un breve video ispirato alla parodia di Siri, la nuova applicazione dell’iPhone 4S: chinato verso il suo cellulare, un uomo interroga Siri sulla situazione attuale in Siria senza riuscire a ottenere alcuna informazione eccetto il meteo, l’unico argomento non ancora censurato dal governo siriano.

Negli ultimi mesi, il mondo è riuscito con fatica a ottenere informazioni, seppur limitate, riguardanti i movimenti di protesta e la sanguinosa repressione dei manifestanti, ma le autorità siriane hanno adottato e continuano ad adottare misure radicali per impedire ai cittadini di trasmettere all’esterno qualsiasi informazione che si discosti dalla linea ufficiale. La stampa locale è imbavagliata, i corrispondenti stranieri espulsi. Cittadini e aspiranti giornalisti che provano a utilizzare la rete per comunicare sono oggetto di arresti e maltrattamenti, atti intollerabili per la libertà d’informazione.

Per denunciare questa situazione e mettere in luce tali violazioni, l’agenzia di comunicazione JTW Paris ha perciò ideato il suddetto video utilizzando l’applicazione Siri: le risposte date non sono sempre pertinenti alle domande poiché, stupita dalle domande sull’attualità della Siria a causa della censura messa in atto dal governo, non è in grado di rispondere adeguatamente.

Disponibile sul sito Internet di Reporter senza frontiere e sui principali social networks, (Facebook, Twitter e Youtube), questo video rappresenta la terza collaborazione tra Reporter senza frontiere e JTW, dopo la campagna per la liberazione di Stéphane Taponier e Hervé Ghesquière e della campagna di sensibilizzazione “Caccia ai giornalisti”.

Traduzione di Tatiana Camerota

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