La seconda guerra in Iraq che vede coinvolte le forze americane è stata la più letale per i giornalisti dalla Seconda Guerra Mondiale. Reporters sans frontières ha contato 230 casi di giornalisti e collaboratori uccisi dall’avvio del conflitto il 20 marzo 2003. Questo numero è più alto dei 20 anni di guerra in Vietnam o della guerra civile di Algeria.
Nel rapporto intitolato “The Iraq War: A Heavy Death Toll for the Media” RSF focalizza l’attenzione su questi casi di giornalisti uccisi mentre compivano il loro dovere.
- Chi erano costoro?
- Per quali testate lavoravano?
- In quali circostanze sono stati uccisi? Sono stati deliberatamente attaccati?
Questo è il terzo rapporto che Rsf pubblica sulla guerra in Iraq: l’ultimo lo aveva realizzato nel 2006 in occasione del terzo anniversario dell’invasione americana.
In questo nuovo studio, RSF esamina anche i rapimenti dei giornalisti durante il conflitto: l’Iraq, con 93 rapimenti di professionisti dell’informazione, è stato per diversi anni il mercato di riferimento per gliostaggi nel mondo. Inoltre, sospettati di collaborare con gruppi ribelli, vari giornalisti iracheni sono stati arrestati sia dal corpo militare della rinnovata amministrazione irachena sia dall’esercito americano. Quest’ultimi hanno fermato almeno 30 giornalisti, la maggior parte dei quali nel 2008. Dal gennaio 2006, invece, Camp Bucca, il centro di detenzione americano situato nel sud Iraq fra le città di Basra e Uum Qasr, è diventata a tutti gli effetti la prigione per giornalisti più grande del Medio Oriente.
Cliccare qui per scaricare il rapporto (in inglese)
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