Il 1 giugno 2010 il rapporto Gallo sarà presentato e rivisto dalla commissione degli affari legali (JURI) del Parlamento Europeo in vista della sua adozione. In un secondo tempo il rapporto sarà presentato al voto del Parlamento, senza emendamenti. Propone un dispositivo repressivo contro lo scambio di file su Internet, rinforzando il diritto di proprietà intellettuale nello stesso spirito dell’Hadopi in Francia e del Digital Economy Act nel Regno Unito. Marielle Gallo ha redatto di propria iniziativa un rapporto sul rafforzamento dell’applicazione dei diritti della proprietà intellettuale sul mercato interno.
Reporters sans frontiéres ha dichiarato di essere preoccupata e sostiene le proposte di emendamento dell’opposizione: “Questo rapporto sulle misure di protezione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI) non ha una portata legislativa, ma potrebbe influenzare la posizione del Parlamento e facilitare le spiacevoli negoziazioni sull’ACTA, il trattato internazionale contro la contraffazione. Il rapporto omette di prendere in considerazione gli studi che mettono in dubbio l’impatto negativo della condivisione di file. Le iniziative repressive difese dal testo sarebbero infatti inefficaci, ma si farebbero beffe della dei diritti fondamentali come quello della libertà di espressione, l’accesso alla cultura e il diritto ad un processo equo. Il processo creativo è stimolato soprattutto dagli scambi online. A maggior ragione bisogna trovare un equilibrio tra il diritto di proprietà e la libertà di espressione”, ha dichiarato Reporters sans frontiéres .
Due gruppi parlamentari si oppongono a questo rapporto. Marielle Gallo (PPE, Partito Popolare Europeo) ha scritto un rapporto che mette in piedi un meccanismo repressivo, focalizzandosi sul Peer 2 Peer e basato su sanzioni. Sono previste misure extra-giudiziarie senza l’intervento di un giudice e la formazione di una polizia privata esperta in diritti d’autore. Questo rappresenterebbe un passo indietro per le conquiste comunitarie che hanno dichiarato Internet diritto fondamentale e respinto la “risposta graduale”.
In campo opposto i Verdi, gli S&D (Alleanza progressista dei Socialisti e Democratici) e l’ALDE (Alleanza di democratici e liberali per l’Europa) non contestano l’importanza della regolamentazione per la contraffazione, come proposto dal parlamentare francese François Castex, coautore del rapporto. Il gruppo si oppone alla repressione e alla criminalizzazione degli internauti. Si augura di mettere in piedi un meccanismo alternativo, magari con un contributo creativo.
Il rapporto Gallo ammette che le informazioni sulle violazioni dei diritti d’autore sono “incoerenti, incompleti, insufficienti e raffazzonati.” Tranne il rapporto Tera chiesto dal BASCAP (organismo privato fondato da Jean-Renè Fourtou, già PDG, di Vivendi Universal), che condanna il download ritenendolo responsabile della perdita di 1,2 milioni di posti di lavoro da qui al 2015, gli studi principali giungono alla conclusione che abbia effetti del tutto neutri, se non addirittura positivi. La corte dei conti americana stessa ha sottolineato che gli studi che denunciavano perdite economiche erano basate su metodi sbagliati.
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