SUDAN: Si sta forse andando di nuovo verso la censura a preliminare?

Il 19 maggio 2010 le forze di sicurezza sudanesi hanno fatto irruzione nei locali di diversi giornali di Kartum. Hanno preteso di vedere i testi preparati per le redazioni e hanno impedito la pubblicazione di diversi articoli ed editoriali di un paio di quotidiani.

Questi episodi si sono verificati a qualche giorno di distanza dalla decisione presa dalle autorità del paese di sospendere la pubblicazione del quotidiano d’opposizione Rai al-Chaab e di arrestare quattro dei suoi giornalisti.

Dopo venti mesi di una censura preliminare esercitata dagli agenti dei servizi segreti, il presidente Omar el Bechir aveva ordinato per decreto, nel settembre 2009, la fine di questa pratica. Gli avvenimenti recenti sembrano rimettere tutto in discussione. Temiamo che il governo stia per ripristinare la censura, cosa che rappresenterebbe un arretramento storico per la libertà di stampa e un ritorno verso le ore i tempi più cupi della sorveglianza di Stao sulla stampa scritta”, ha dichiarato Reporters sans frontiéres.

IRAQ: Serie di aggressioni contro i giornalisti iracheni

Reporters sans frontiéres condanna le aggressioni contro i giornalisti iracheni da parte dell’esercito americano, dei militari iracheni e dei gruppi armati. Dall’inizio di maggio sono almeno tre i giornalisti aggrediti. L’organizzazione chiede per l’ennesima volta che venga adottato un progetto di legge sulla protezione dei giornalisti che permetta di migliorare le condizioni di lavoro dei professionisti dei media. Il ritardo del Parlamento per intraprendere l’esame del progetto di legge, posticipato continuamente dal settembre 2009, appare come la principale causa del persistere delle aggressioni verso la stampa iraniana.

TURCHIA: 13sima udienza, testimonianza importante

Il 10 maggio 2010 si è tenuta la 13sima udienza del processo degli imputati per l’omicidio del giornalista Hrant Dink. Finalmente c’è stata la deposizione di un testimone che ha saputo identificare tre degli accusati, presenti sul luogo dell’attentato.

Durante la deposizione egli ha raccontato che era presente il giorno della morte del giornalista, il 19 gennaio 2010 e ha descritto com’è avvenuto l’omicidio.

Reporters sans frontiéres apprezza questa nuova svolta, ma rimpiange che il tribunale non abbia accettato la testimonianza dell’ex capo dei servizi segreti Sabri Uzun, che aveva dichiarato recentemente che non era stato messo al corrente delle minacce fatte alla vita di Hrant Dink e che il dossier non gli è mai pervenuto. Aveva dichiarato che se la procedura prevista fosse stata rispettata il giornalista oggi sarebbe ancora in vita.

CINA: Lettera aperta al capo del partito comunista dello Xinjiang

Poiché la provincia autonoma dello Xinjiang è stata riconnessa ad Internet il 14 maggio 2010, Reporters sans frontiéres  prende atto di questa riapertura parziale e chiede che si prosegua su questa linea, evitando di tornare alla censura del web, soprattutto in occasione della prossima riunione del governo centrale cinese che deve esaminare la situazione dello Xinjiang.

Tagliata fuori dal resto del mondo per più di dieci mesi in seguito agli scontri del 2009, questa regione è stata vittima di una misura discriminatoria relativa all’accesso a Internet. Si tratta di una delle censure più lunghe mai imposte da un governo. Il ritorno alla normalità è un segnale positivo. Ma non si può ignorare che gli internauti dello Xinjiang sono soggetti ai filtri della Grande Muraglia Elettronica cinese, che impedisce loro l’accesso ai siti e alle informazioni ritenute sovversive dalle autorità, come la questione uigura.

Reporters sans frontiéres chiede inoltre la liberazione di tutti i giornalisti e netizen che sono in carcere per essere responsabili di siti uiguri.

PAKISTAN: Facebook inaccessibile dal Pakistan a causa di un concorso per caricature

Il 19 maggio 2010 l’alta corte di Latore in Pakistan ha ordinato all’Autorità delle telecomunicazioni (PTA) di bloccare il sito di Facebook a causa di un concorso intitolato “La giornata dei disegni di Maometto” che incoraggiano gli utilizzatori a postare delle caricature. Sentenzierà nuovamente sul social network il 31 maggio 2010.

Reporters sans frontiéres  denuncia la decisione del tribunale e chiede che la Corte riveda la propria decisione al più presto. L’accesso a Facebook deve essere ristabilito. E’ una misura veramente sproporzionata. Tutti i siti sono stati completamente bloccati laddove era solo un piccolo gruppo ad essere contestato dalle autorità, che hanno deciso di applicare una censura a priori. Il blocco totale penalizza qualcosa come 2, 2 milioni di utilizzatori di Facebook in Pakistan e li priva della possibilità di scambi, mobilizzazioni e di informazione”, ha dichiarato l’organizzazione.

BAHREIN: Il ministero della Cultura e dell’Informazione sospende temporaneamente le attività dell’ufficio di Al-Jazeera in Bahrein

Il ministero della Cultura e dell’Informazione ha deciso, il 18 maggio 2010, di chiudere temporaneamente l’ufficio di Al-Jazeera in Bahrein. La decisione è stata motivata con il fatto che il canale non possiede uffici negli emirati. In un comunicato pubblica dal BNA (Bahrein News Agency), il ministero della Cultura e dell’Informazione ha stabilito che il canale del Qatar non avrebbe rispettato le norme della professione e non è conforme alle leggi e alle regole sulla stampa. Questa misura resterà in vigore in attesa di un accordo che definisca le relazioni tra il governo del Bahrein e Al-Jazeera.

Reporters sans frontiéres  ha però appreso che il canale stava trasmettendo un programma intitolato “L’economia e gli uomini”, mettendo in luce la situazione economica e la sua influenza sulla vita quotidiana dei cittadini nei diversi paesi arabi. Lunedì 17, la trasmissione ha parlato della povertà in Bahrein, argomento giudicato “indecente” dal ministero, come ha dichiarato il giornale elettronico Al-Watan.

UZBEKISTAN: Lettera aperta di RSF agli organizzatori del Festival di Cannes per la presenza fuori luogo di Gulnara Karimova

Reporters sans frontiéres  ha scritto ai rappresentanti del AmfAR e al Presidente e Vicepresidente della cerimonia Cinema against AIDS, che si terrà domani a Cap d’Antibes nell’ambito del Festival di Cannes per contestare la presenza al loro fianco di Gulnara Karimova, figlia del presidente uzbeco Islam Karimov, dittatore tra i peggiori dell’Asia Centrale.

La prevenzione contro l’AIDS è essenziale, ma non può essere fatta a detrimento dei valori fondamentali.

Pochi mesi fa un giovane militante, Maksim Popov, di 27 anni, è stato condannato a sette anni di prigione per aver distribuito informazioni sulla lotta contro l’AIDS, virus che fa vittime in Uzbechistan come altrove. Le brochure che distribuiva illustravano i mezzi esistenti per combattere la propagazione del virus HIV. Le sue pubblicazioni sono state giudicate dal tribunale contrarie alla mentalità, ai fondamenti morali della società, della religione, della cultura e della tradizione del popolo uzbeco. Si ricorda inoltre che l’omosessualità è un reato passibile di tre anni di prigione in questo paese; e parlare di preservativi ad un pubblico non ancora maggiorenne costituisce reato.

Poiché il 10 maggio l’ONG AmfAR aveva firmato una petizione per la liberazione di Maksim Popov, ora la presenza tra i finanziatori proprio di Gulnara Karimova, la figlia del presidente la cui magistratura è responsabile della condanna di Popov. Gulnara Karimova è ambasciatrice per l’Uzbechistan sia in Spagna sia in Svizzera, rappresenta dunque in modo ufficiale il suo paese ed è portavoce della politica durissima portata avanti da suo padre da anni.

Accentando la sua presenza durante la prossima 7ma cerimonia Reporters sans frontiéres  teme che si dia una visibilità ad un paese che non la merita affatto e che ci si renda complici di una politica repressiva che riguarda non soltanto coloro che lottano contro l’AIDS, ma anche tutti coloro che, all’interno di una delle peggiori dittature, subiscono detenzioni arbitrarie e tortura.

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