CUBA: Processo in appello di Dania Garcia; la cybergiornalista cubana condannata solo ad una multa

La giornalista cubana Dania Garcia, giornalista d’opposizione condannata nell’aprile scorso a venti mesi di prigione per una disputa  famigliare, il 14 maggio 2010 ha visto la sua pena commutata in una multa di 300 pesos (12,5 dollari).

Dania Virgen Garcia, giornalista indipendente che collabora con i siti Internet di opposizione Primavera Digital e CubaNet, ha pure un suo blog, che è legato ad un gruppo anticastrista radicale di Miami, negli Stati Uniti.

L’avvocato della giornalista ha dichiarato che il suo arresto era di natura strettamente politica.

IRAN: Sollievo dopo l’annuncio della partenza per la Francia di Clothilde Reiss, ma “la repressione verso i media continua in Iran”

Il 16 maggio 2010, Clothilde Reiss è riuscita a lasciare l’Iran ed è in cammino verso la Francia.

Questa novità non deve permettere di dimenticare che la repressione continua ad abbattersi sulla popolazione iraniana e che numerosi giornalisti sono ancora in carcere in Iran, mentre la pressione aumenta con l’avvicinarsi dell’anniversario della rielezione contestata di Ahmadinedjad, il prossimo 12 giugno. Infatti i giornalisti del paese sono convocati dal ministero del Consiglio affinché si impegnino per iscritto a non scrivere delle prossime manifestazioni.

La giornalista Henghameh Shahidi poi è stata condannata a sei anni di prigione per propaganda contro il regime, partecipazione a manifestazioni illegali e azione contro la sicurezza nazionale.

Nel frattempo la salute di diversi giornalisti in carcere sta progressivamente peggiorando.

La situazione della libertà di stampa sta sempre più peggiorando dal 2009 e nel paese sono ormai più di quaranta i siti e i giornali chiusi e più di 3000 giornalisti fanno fatica a trovare lavoro per paura della repressione. Infine ci sono netizens in carcere per, come Clothilde Reiss, aver trasmesso delle foto e delle informazioni relative alle manifestazioni d’opposizione a mezzo Internet.

Clothilde Reiss, lettrice di francese presso l’università di Isfahan era stata arrestata il 1 luglio 2009, mentre stava per lasciare l’Iran. Era stata accusata di aver attentato alla sicurezza nazionale dell’Iran per aver raccolto  delle informazioni sulle manifestazioni d’opposizione il 15 e il 17 giugno 2009 a Isfahan.

TAILANDIA: Giornalisti feriti da proiettili: chi spara sulla stampa?

Reporters sans frontiéres  si appella all’esercito tailandese e alle camice rosse affinché venga garantita la sicurezza dei giornalisti che si occupano degli scontri attuali a Bangkok, dopo che tre reporter, un cameraman e due fotografi sono stati feriti.

“La confusione che regna attualmente in alcune zone di Bangkok non può spiegare completamente i colpi che hanno ferito diversi giornalisti tailandesi e stranieri da aprile. E’ urgente che le due parti applichino alla lettera quanto previsto dal diritto internazionale: i giornalisti non possono diventare bersagli militari. Chiediamo venga svolta un’indagine per scoprire chi ha dato ordine di uccidere il generale che appoggiava i ribelli Khattiya Sawasdipol, mentre veniva intervistato da un giornalista”, ha affermato l’organizzazione.

USA: Giornalisti espulsi da Guantanamo

In seguito all’appello lanciato dal Miami Herald, CanWest e il Toronto Star riguardante l’espulsione dei loro corrispondenti dall’isola di Guantanamo, Reporters sans frontiéres  chiede al Pentagono di riconsiderare la decisione presa il 6 maggio 2010 di espellere i giornalisti in seguito alla pubblicazione dei loro articoli. Il Colonnello Dave Lapan, incaricato del servizi stampa del Dipartimento americano per la diversa, ha assicurato a Reporters sans frontiéres che avrebbe considerato la questione nella sua interezza.

Secondo il Pentagono, Paul Koring (The Globe and Mail), Michelle Shepard (Toronto Star), Stephen Edwards (CanWest) e Carol Rosenberg (Miami Herald) avrebbero oltrepassato le regole alle quali devono sottostare i giornalisti che si occupano di Guantanamo, pubblicando il nome di un testimone in merito alle tecniche di interrogazione adottate con il prigioniero canadese Omar Khadr nel 2002, prima della sua deposizione davanti alla corte.

“La decisione del Dipartimento per la Difesa è inquietante per diversi aspetti: primo è puramente burocratico e non è una decisione della magistratura. Ricordiamo al Dipartimento per la difesa che per essere valida, questa decisione deve essere presa da un tribunale militare. Inoltre perché applicare una tale restrizione sulla pubblicazione di un nome già pubblicato parecchie volte dai media? I giornalisti che si occupano  dei processi dei prigionieri a Guantanamo sono già soggetti a restrizioni piuttosto severe”, ha affermato Reporters sans frontiéres

“Punire i giornalisti e metterne a rischio le pubblicazioni, rimpiazzare i corrispondenti più esperti in materia assomiglia molto ad una forma di censura; Chiediamo alle autorità americane di eliminare queste sanzioni e di permettere ai quattro giornalisti di ritornare a Guantanamo per poter continuare a fare il loro lavoro”, ha aggiunto l’organizzazione.

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