CUBA: La comunità internazionale non può più tacere di fronte alla sorte inflitta ai dissidenti e ai giornalisti in carcere

Su invito di Reporters sans frontières, oggi 7 aprile 2010, si è tenuta una conferenza stampa presso la sede dell’organizzazione che ha visto riuniti rappresentanti della stampa francese, spagnola e latino-americana per discutere la questione seguente: “Di quanti morti ci sarà ancora bisogno nelle prigioni cubane?”

Questo interrogativo è attuale più che mai, dopo il decesso, avvenuto il 23 aprile scorso, del prigioniero politico Orlando Zapata Tamayo. Certi giornalisti, non in carcere come Guillermo Farinas, o in prigione, come Darsi Ferrer, hanno deciso di seguire l’esempio di Tamayo intraprendendo a loro volta uno sciopero della fame illimitato, per ottenere la liberazione dei prigionieri di coscienza più malati. Nonostante l’appello ad interrompere una scelta così estrema, Guillermo Farinas ha voluto spiegarne personalmente le ragioni nel corso di un’intervista, trasmessa durante la conferenza.

Recentemente  si è intensificato l’accanimento delle autorità anche verso le cosiddette Dame in bianco, ovvero le madri, le moglie e le sorelle dei prigionieri politici. Una loro manifestazione organizzata il 17 marzo scorso, alla vigilia della commemorazione della “Primavera nera” ha suscitato una reazione particolarmente brutale da parte del governo. Tra i vari interventi, il segretario generale di Reporters sans frontières, François Juillard ha dichiarato: “Siamo in attesa di vedere quale sarà la reazione dei governi. Ma la comunità internazionale non può più mantenersi in silenzio davanti alla sofferenza dei dissidenti e all’assenza di libertà imposta da un regime i cui timidi segnali di apertura si sono fermati alla soglia dei diritti umani”.

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