Reporters sans frontières si dichiara decisamente preoccupata per la risoluzione votata presso il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite il 25 marzo 2010 in cui si prende posizione contro la “diffamazione delle religioni”. Il testo è stato presentato dall’Organizzazione della conferenza islamica (OCI), sotto la guida del Pakistan.
Dietro il pretesto di voler vigilare per una conciliazione migliore tra la libertà di espressione e la libertà di fede, alcuni stati introducono un dispositivo che non ha altri obiettivi se non quello di proibire tutte le critiche alle religioni, soprattutto quella islamica, dichiara Reporters sans frontières. Questo processo pericolosissimo deve essere fermato. Il rispetto della libertà di espressione è altrettanto fondamentale di quello per la libertà di fede. L’uno non può esistere senza l’altro.
“Caricature, libertà artistica, diritto di opinione tutte le sfere della vita intellettuale che costituiscono la libertà di espressione vengono messi in pericolo da una tale risoluzione. Essa porta con se la triste conseguenza di mettere le briglie a scambi di opinioni all’interno delle stesse religioni nel momento in cui invocano protezione. Sarà possibile avere un dibattito su idee diverse in ambito religioso senza rischiare di essere condannati per diffamazione dal gruppo dominante che cerca di imporre i propri punti di vista?
“Molti membri della OEI non brillano certo per rispetto della libertà di espressione e per democrazia. Hanno già adottato la legge sulla blasfemia a fini politici, per proibire qualsiasi dibattito avverso e per affermare il loro potere. Un giornalista come Ali Mohaqiq Nassab è dovuto fuggire dall’Afghanistan perché nel suo giornale Diritti delle Donne ha osato chiedere che si cessi con la lapidazione. Verdetto: insulto all’Islam e condanna alla pena capitale. In molti paesi qualsiasi dibattito intellettuale e sociale è ricondotto dalle autorità ad un dibattito religioso, modo assai pratico per proibire qualsiasi punto di vista diverso sulla gestione del paese o per impedire di instillare delle idee sull’evoluzione dei costumi.
“Questo genere di risoluzione concede un margine di azione ancora più ampio a stati che sono già poco rispettosi dei diritti umani e permette loro di continuare le loro politiche discriminatorie verso le minoranze religiose, sia dei dissidenti sia dei laici. Ci si deve chiedere inoltre se alcune multinazionali non saranno tentate di introdurre delle forme di censura a priori per non mettersi in una posizione difficile con una risoluzione internazionale. Si è già visto in passato che le compagnie internazionali filtrano i loro contenuti per non scuotere i loro mercati, come nel caso del disegnatore Kroll, i cui disegni licenziosi sono stati censurati da Apple, con cui Kroll aveva un accordo per una applicazione per l’iphone.
Infine Reporters sans frontières non può che disapprovare l’aspetto politico della risoluzione, frutto delle manipolazioni interne alle Nazioni Unite. Essa ricorda il pericolo per gli stati membri di strumentalizzare i propri impegni sulle questioni sensibili: “E’ da diversi anni che alcuni paesi del consiglio per i diritti dell’uomo fanno pressioni affinché sia adottato un testo di questo genere. In questo modo ottengono un primo risultato. L’organizzazione resterà estremamente vigile nei mesi a venire in merito al progetto di una seconda risoluzione suscettibile di portare all’elaborazione di uno strumento internazionale esecutivo che proibisca la diffamazione delle religioni.”
Reporters sans frontières s’inquieta nel vedere un’organizzazione come il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite perdere la propria credibilità: “Nel momento in cui un paese come l’Iran, che non ha proprio niente da insegnare a nessuno in termini di diritti umani, presenta la propria candidatura al Consiglio e che al momento sembra avere molte probabilità di riceverla, l’adozione della risoluzione sulla blasfemia suscita numerosi interrogativi sulla credibilità di questa istituzione. Speriamo che il Consiglio per i diritti umani non faccia la triste fine del suo predecessore, la Commissione dei diritti dell’uomo, che, vittima della cattiva politica, ha dovuto auto-distruggersi nel 2006.
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29 marzo 2010 – Liberazione e permessi selettivi