DANIMARCA: La stampa e il mondo culturale cedono veramente all’autocensura?

Reporters sans frontières prosegue la riflessione sullo stato della libertà di espressione e dell’autocensura in Danimarca, pubblicando ogni settimana un’intervista ad un personaggio della stampa, dei media o delle arti.

Oggi presentiamo il contributo di Carsten Jensen, scrittore e giornalista danese, molto critico verso il governo liberal-conservatore e che ha da poco ricevuto il premio Olof Palme per la sua difesa “coraggiosa, impegnata e determinata” dei diritti dell’uomo.

La libertà di espressione è minacciata in Danimarca?

No. Evidentemente c’è il caso di Kurt Westergaard. Quando qualcuno penetra nella sua casa e cerca di ucciderlo, si tratta di una minaccia innegabile. Ma la questione è di stabilire se non si tratti di un simbolo e dunque di un’eccezione. Oppure se tutte le persone, che facciano lo stesso che ha fatto lui, rischierebbero di subire la stessa sorte. Personalmente penso che sia un caso isolato.

Allora perché la questione è così costantemente dibattuta in Danimarca?

E’ difficile capirlo. Potrebbe essere che noi disponiamo di una libertà di espressione molto garantita di cui però  abbiamo perso l’abitudine a farne uso, se non per dire ai musulmani quanto siano cattivi. A dire la verità, sarei sorpreso di apprendere che ci sono artisti o scrittori che vorrebbero criticare l’Islam nei loro lavori, ma che vi rinunciano per paura di subire delle ritorsioni.

E lei non è mai stato oggetto di minacce?

No. E a mio avviso, tutti coloro che dicessero il contrario non cercherebbero altro che mettersi in mostra. Non penso che giornalisti e scrittori che vogliano fare delle caricature del profeta o scrivere o pubblicare un pezzo critico verso i musulmani ci rinuncino. D’altra parte è divenuto uno sport nazionale in Danimarca quello di maltrattare i musulmani. Guardate per esempio i politici. Ebbene nessuno li minaccia. Non hanno neppure delle guardie del corpo. Eppure non si censurano quando parlano dei musulmani. Al contrario. Se vogliono attirare l’attenzione degli elettori, devono dire le cose peggiori. Cose assolutamente impensabili al di fuori della Danimarca.

Perché il problema della libertà di stampa è sempre collegato a quello dell’Islam in Danimarca?

Si tratta del contesto politico. Ma anche del fatto che la minoranza musulmana è la più importante tra gli vari gruppi religiosi spesso provenienti da società pre-moderne e che spesso si verifica uno scontro tra culture, con difficoltà di integrazione, con problemi di disoccupazione… Questo fa dei musulmani un bersaglio facile dell’ansia e della collera pubblica. Inoltre non si può negare che il terrorismo islamico rappresenta una minaccia globale, che non fa che aumentare la paura.

Ma questa situazione non provoca autocensura presso gli artisti e gli scrittori?

Quando Jyllands Posten ha pubblicato le caricature del profeta nel 2005,  i giornali non sono mai riusciti a trovare degli illustratori disposti ad ammettere di porre dei limiti al proprio lavoro per paura di rappresaglie.  Allora perché se ne continua a parlare? Evidentemente è molto importante definire una posizione chiara per quanto riguarda la libertà di espressione, che si approvi o no le critiche costanti di cui una religione viene fatta oggetto. Il dibattito continua anche perché il Partito del popolo danese (estrema destra), il cui solo programma è l’odio contro i musulmani, li manipola. E’ un partito che non ha mai sbalzi in avanti nei sondaggi. Resta sempre intorno al 12-13%. Ma ha una grandissima influenza sull’opinione pubblica, poiché la maggioranza liberale-conservatrice non può governare senza di loro. Per conservare il proprio potere deve proteggere la propria ragione d’essere. Se la gente infatti vedesse che gli immigrati si integrano, come in realtà avviene, smetterebbe di esistere. E’ dunque una lotta disperata per la propria sopravvivenza. Si deve dunque mantenere vivo il dibattito. Ed è quello che fa. E’ come un monologo che nessuno osa interrompere. La maggioranza, per paura di perdere consensi e l’opposizione che spera di riprendere il potere imitando la retorica del Partito del popolo.

Recentemente degli esponenti di questo partito hanno espresso delle dichiarazioni molto violente nei confronti dei musulmani. Non si tratta forse di abuso della libertà di espressione contro il quale bisognerebbe forse porre dei limiti di legge?

No, nel modo più assoluto. La  soluzione non è quella di limitare la libertà di espressione. E d’altra parte non è mai una soluzione in democrazia di ridurre i propri oppositori al silenzio.  Rischieremmo così di farne dei martiri. No, l’unica soluzione è che la maggioranza silenziosa si desti e reagisca.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 724 other followers