Reporters sans frontières è preoccupata per il decreto legislativo proposto da Paolo Romani, viceministro allo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni, che potrebbe costringere i siti che diffondono video a ottenere una licenza ufficiale. Il governo vuole in questo modo assicurarsi che i siti internet non commettano reati contro i diritti d’autore. Le sanzioni previste sono sproporzionate, con multe fino a 150 mila euro. Questo decreto legislativo, che sarà valutato dalle Commissioni della Camera competenti entro il 27 gennaio, rappresenta una nuova minaccia alla libertà di espressione in Italia.Reporters sans frontières chiede fin d’ora alla Corte Costituzionale di invalidare, se fosse necessario, la futura legge.
Reporters sans frontières denuncia la scelta della maggioranza di governo che ha optato per una legge delega piuttosto che per una ordinaria, sottraendo così la delicata materia a un più ampio dibattito parlamentare, unica e piena garanzia quando si tratta di questioni relative ai diritti umani e alla libertà d’espressione.
Il decreto legislativo Romani instaura un sistema di autorizzazione che precederebbe l’esercizio della libertà di espressione, con lo scopo di evitare future violazioni del diritto di protezione della proprietà intellettuale. Questa disposizione è in contraddizione totale con la concezione della Corte europea per i diritti umani in merito alla libertà di espressione e con l’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La Carta prevede un regime repressivo solo per condannare a posteriori un abuso e non per sanzionare a priori una volontà di espressione che si presume colpevole prima ancora di essere esplicitata. Il decreto instaura dunque una censura preventiva dei siti che diffondono video (YouTube, Dailymotion, i blogs, i media ondine). Reporters sans frontières ribadisce come ognuno debba essere ritenuto responsabile per quello che dice e non per quello che potrebbe dire.
In questo modo, con la scusa di tutelare il diritto di autore delle immagini video, in particolare quelle diffuse dai canali televisivi controllati dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il governo si arroga il controllo diretto sulle televisioni indipendenti diffuse via web. La loro legittimità dipenderebbe, infatti, da una licenza concessa dal ministero, e quindi direttamente da un organo politico.
Alla luce del già turbolento contesto della libertà di stampa in Italia, è quindi legittimo temere che il regime di controllo preventivo previsto dal Decreto Romani possa limitare ancor più la libertà di espressione nel Paese e divenire un mezzo per decisioni arbitrarie da parte delle autorità sull’informazione.
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