In Tibet, sotto controllo della Cina, alcune informazioni non possono essere trasmesse dalla stampa, dalla radio, dalla televisione o dai nuovi media. In compenso una volta all’estero, in particolare a Darhamsala, in India, dove si rifugiano delle centinaia di migliaia di tibetani, diversi media liberi producono e diffondono un’informazione alternativa. Nonostante le interferenze, dei media come Voice of Tibet o Radio Free Asia danno voce ai tibetani costretti al silenzio.
Reporters sans frontières ha incontrato Karma Yeshi, il redattore capo della radio Voice of Tibet, a Dharamsala.
Potete raccontarci qualcosa sulla storia di Voice of Tibet?
E’ stata fondata in Norvegia dalle organizzazioni per la difesa dei diritti dell’uomo Norwegian Human Rights House, il Norwegian Tibet Commettee e il Worldview Rights. All’inizio, abbiamo fatto solo due trasmissioni di 15 minuti, 5 giorni la settimana e il nostro ufficio era ad Oslo. Nel 1997 ci siamo trasferiti a Dharamsala. Poi nel 1999, per raggiungere la popolazione cinese, abbiamo cominciato una trasmissione di un quarto d’ora in mandarino. Oggi abbiamo 45 minuti di programmazione: una mezz’ora in tibetano e un quarto d’ora in mandarino. Diffondiamo i nostri programmi circa 5 volte al giorno durante tutta la settimana. Abbiamo anche un sito Internet che ci rende accessibili dal Tibet e dal resto del mondo.
Dove risiede la maggior parte dei vostri ascoltatori?
I nostri targets principali sono la Cina e il Tibet. Diffondiamo dunque il nostro programma da diversi trasmettitori rivolti verso questi paesi. Abbiamo poi anche un trasmettitore volto verso i nostri ascoltatori in India, Nepal e Butan. Il nostro segnale è buono nel Tibet e nel nord dell’India, ma sfortunatamente è molto debole a Lhasa e a Shigatse, poiché le autorità cinesi disturbano fortemente le onde delle nostre emissioni. E’ la nostra sfida più grande. Il nostro programma radio va molto bene nel sud dell’India, dove si trova la più grande comunità tibetana e i nostri programmi si possono ascoltare anche qui, a Dharamsala. Infine sul nostro servizio online chi vive a Taiwan, Hong Kong e in diverse regioni della Cina possono ascoltare i programmi in cinese o tibetano. Abbiamo anche degli ascoltatori a livello internazionale, tibetani e cinesi che vivono fuori dalla Cina.
Fino a che punto le vostre trasmissioni in Tibet sono disturbate dalle autorità cinesi?
Beh, in effetti…Da quando diffondiamo i nostri programmi sulle frequenze riservate alla Voice of Tibet in base alla legislazione internazionale sulle telecomunicazioni, di cui la Cina è firmataria, quest’ultima non ha mai cessato di utilizzare tali frequenze. Ma si sa, la Cina fa quello che vuole. Viola apertamente la convenzione internazionale che ha firmato. Non può impedirci di trasmettere, ma noi non possiamo impedire che ci disturbi. Dobbiamo usare degli espedienti per sfuggire alle interferenze. Per questo cambiamo spesso le frequenze, ma ciò ci fa perdere ascolto.
Il giornale cinese Global Times sostiene che Voice of Tibet sia un canale d’informazione favorevole all’indipendenza del Tibet. Cosa ne dice di una tale accusa?
Voice of Tibet è una piattaforma per tutti i tibetani e per i simpatizzanti del Tibet. I nostri temi sono molto vari: notizie sul governo in esilio, notizie sul dalai lama, notizie sulle ONG tibetane, relazioni tra Cina e Stati Uniti, etc. Voice of Tibet non segue nessun schieramento politico, poiché il nostro scopo è di fornire una piattaforma per chiunque. Quest’accusa è priva di fondamento. Non abbiamo affiliazioni politiche, diamo voce sia ai sostenitori della “via di mezzo” sia ai sostenitori dell’indipendenza.
Come riuscite a verificare il tasso d’ascolto?
Avere un ritorno dai nostri ascoltatori in Tibet diventa sempre più difficile. Andiamo incontro ai tibetani che arrivano in India. Chiediamo loro:”Ascoltate la Voice of Tibet?” A volte rispondono di sì a volte rispondono di no. (…) Alcuni rispondono:”Per favore diffondete più spesso gli insegnamenti del Dalai Lama”. Molti tibetani hanno cominciato ad ascoltare le radio internazionali perché rappresentano una rara possibilità di ascoltare il Dalai Lama.
Come vi procurate le informazioni sulla situazione all’interno del Tibet?
Ottenere delle informazioni sul Tibet al momento attuale è molto difficile. Riusciamo ad avere delle notizie grazie ad appelli indiretti da parte dei nostri contatti presenti nei diversi paesi del mondo. Molte persone, in particolare i monaci tibetani del sud dell’India, che provengono in maggioranza dal Tibet, ci procurano delle informazioni. Una volta ricevute, le verifichiamo. In effetti per noi l’importante non è essere i primi a dare un’informazione, ma dare l’informazione migliore, la più corretta. Noi verifichiamo e facciamo controlli incrociati con tutti i centri di ricerca tibetani, come per esempio il centro tibetano per i diritti dell’uomo e la democrazia.
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