CINA: Rese inaccessibili alcune applicazioni per i-Phone

La società americana Apple ha censurato alcune applicazioni per il proprio iPhone in Cina, come riferito da IDG News Service, il servizio d’informazione dell’editore di riviste specializzate Macworld, PC World, Computerworld.

Reporters sans frontières chiede alla Apple di fornire spiegazioni: ”Gli utilizzatori dell’iPhone in Cina hanno il diritto di sapere a cosa non hanno accesso esattamente. Preoccupandosi per la trasparenza del suo operato, l’azienda dovrebbe fornire la lista completa delle applicazioni censurate – se esiste censura – e i criteri di selezione utilizzati. Se la Apple accetta di ritirare alcuni dei suoi prodotti dall’Apple Store sotto pressione delle autorità, il gruppo americano entrerebbe a far parte del club delle aziende complici della censura dell’informazione in Cina. E’ una grande delusione per un’azienda che si è fatta conoscere per il proprio spirito creativo. Malgrado il motto “Think differently”, sembrerebbe che in Cina la Apple non si conceda altri modi di pensare se non quello delle autorità locali. Il fatto di obbedire alle autorità locali non costituisce una scusa plausibile e un’azione di censura di contenuti relativi al Dalai Lama, per esempio, sarebbe ingiustificabile e rappresenterebbe chiaramente una violazione delle norme internazionali che regolano la libertà di espressione”, ha aggiunto l’organizzazione internazionale per la difesa della libertà d’espressione.

Secondo IDG News Wire, molte applicazioni dell’iPhone collegate al Dalai Lama e alla militante uigura Rebiya Kadeer sarebbero state bloccate, mentre sono accessibili negli altri paesi. Gli utilizzatori cinesi dell’App Store non hanno la possibilità di scaricare le seguenti applicazioni: Dalai Quotes, Dalai Lama Quotes, Dalai Lama Prayerwheel e Paging Dalai Lama; lo stesso vale per l’applicazione  Premi Nobel, che contiene delle informazioni sui premiati, tra cui naturalmente il Dalai Lama. L’applicazione riguardante Rebiya Kadeer si chiama “10 conditions”.

Da moltissimi anni Yahoo e Google censurano la versione cinese dei loro motori di ricerca. Yahoo aveva addirittura fornito delle informazioni alle autorità cinesi che permetteva loro di identificare gli autori di email che affrontavano questioni politiche. Il giornalista Shi Tao era stato infatti condannato nel 2005 a 10 anni di prigione per eversione. Egli si trova ancora dietro le sbarre.

“Il Congresso americano deve adottare al più presto il Global Online Freedom Act una proposta di legge introdotta dal deputato repubblicano Chris Smith per impedire alle aziende americane che operano nel campo Internet di essere costrette a collaborare con censure al web, nei paesi repressivi”, ha concluso Reporters sans frontières.

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