La superintendenza delle telecomunicazioni ha ordinato, il 22 dicembre 2009, la sospensione per tre giorni del segnale della catena privata Teleamazonas, presa di mira dal governo da mesi. Questa decisione, che è entrata in vigore lo stessi giorno alle 17.00, fa seguito ad uno dei provvedimenti amministrativi intrapreso contro i media per “diffusione di informazioni non verificate” . Il direttore di Teleamazonas, Sebastian Corral, ha giudicato questa decisione illegale e sta verificando la possibilità di fare causa al governo.
“Questa sospensione costituisce un atto di censura sproporzionato per principio e ingiustificato, poiché Teleamazonas ha già pagato una multa per questa infrazione. La decisione della Sovraintendenza delle telecomunicazioni è ancora più grave, poiché nell’ambito del dibattito sulla nuova legge per la comunicazione, i partiti rappresentati all’Assemblea nazionale sono pervenuti ad un accordo che esclude la possibilità, in futuro, per il Consiglio della comunicazione di sospendere un media. Questa decisione politicizzata minaccia un consenso importante su di un testo fondamentale e delicato”, ha dichiarato Reporters sans frontières.
Inoltre, secondo l’organizzazione per la libertà di stampa Fundamedios, il Consiglio nazionale delle telecomunicazioni (CONATEL) ha deciso di non rinnovare la concessione per la frequenza alla radio indigena Shuar La Voz de Arutan di Sucua, accusata di “ incitazione alla violenza” durante una manifestazione comunitaria di settembre. Tuttavia questa decisione non è stata confermata ufficialmente.
Se la chiusura di questa radio comunitaria sarà confermata, noi ci appelleremo al governo affinché metta a disposizione le prove dell’accusa. Un ri-esame delle frequenze, se necessario, non deve servire a punire o a ricompensare le stazioni sulla base della loro linea editoriale. Le recenti manifestazioni indigene hanno sfortunatamente servito da pretesto per gli abusi contro i media o i giornalisti comunitari”, ha aggiunto Reporters sans frontières.
E’ così che è avvenuto l’arresto in gennaio di Francisco Farinango, della stazione Inti Pacha, per “incitazione alla violenza”. Fortunatamente il giornalista era stato liberato il giorno dopo.
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