IRAN: Censura ed arresti durante la sepoltura dell’ayatollah Montazeri

Reporters sans frontières apprende con commozione la notizia della morte dell’Ayatollah Montazeri, avvenuta  ieri, all’età di 87 anni, nella città religiosa di Qom, 60 km a sud di Tehran. Poiché decine di migliaia di persone hanno deciso di sfidare l’interdizione del governo a rendere omaggio con manifestazioni a questo leader riformatore, le autorità hanno censurato sia i media nazionali sia quelli internazionali.

“Porgiamo le nostre più vive condoglianze alla famiglia dell’Ayatollah Montazeri e al popolo iraniano”, ha dichiarato Reporters sans frontières. “Questo uomo aveva sfidato il regime per difendere la verità. Quando era ancora vicino al governo nel 1989, aveva rivelato il massacro di prigionieri politici, inclusi giornalisti imprigionati.”

L’organizzazione per la libertà di stampa ha aggiunto:”Mentre l’Iran è in lutto, le autorità stanno nuovo censurando i media, tra cui la stampa, la BBC e Internet.

Il Ministro di Cultura e Orientamento Islamici ha emesso una direttiva che proibisce ai direttori dei giornali di pubblicare articoli su Montazeri. I funzionari del ministero ieri si sono recati presso le sede  dei giornali per verificare che si fosse ottemperato a tale direttiva. Oggi l’agenzia ufficiale Fars News ha riferito che il giornale riformista Andisheh-ye No (Pensiero Nuovo) è stato chiuso dalla Commissione per l’Autorizzazione e la Sorveglianza della Stampa.

Come per tutti i fatti recenti in grado di provocare manifestazioni da parte dell’opposizione, le autorità, anche in questa occasione, hanno preso misure severissime per il controllo dell’informazione sui media di nuova generazione. Subito dopo l’annuncio della morte di Montazeri, le connessioni Internet sono state rallentate quasi completamente in molte città, mentre le comunicazioni telefoniche sono state disturbate, soprattutto a Najafabad (luogo di nascita di Montazeri) e a Isfahan. Alcuni giornalisti sono stati arrestati durante le manifestazioni in omaggio a Montazeri.

Ieri è stato disturbato anche un programma televisivo della BBC su Montazeri, poco dopo aver iniziato a trasmettere. Comprendeva una intervista esclusiva che aveva reso l’ayatollah alla BBC poco prima di morire. Era la prima volta in 20 anni che appariva in un’intervista televisiva. Le interferenze hanno coinvolto tutti i programmi trasmessi dal canale satellitare Hotbird 6. Il servizio è stato tuttavia ampiamente diffuso e accessibile sul sito web della BBC.

I giornalisti iraniani che lavorano per la BBC, sono stati costantemente perseguitati da quando l’emittente britannica ha deciso di lanciare la propria stazione TV in persiano. Le persecuzioni sono aumentate dopo le controverse elezioni presidenziali del 12 giugno e coloro che non sono stati arrestati hanno dovuto fuggire.

L’Ayatollah Montazeri era un teorico della rivoluzione islamica e uno dei padri fondatori della costituzione della Repubblica Islamica, prima di essere messo da parte nel marzo del 1989, in seguito alle sue rivelazioni a proposito delle esecuzioni di un numero ingente di prigionieri politici su ordine dell’Ayatollah Khomeini.

Temendo la sua influenza e le sue opinioni, che esprimeva così liberamente, le autorità lo avevano posto agli arresti domiciliari a Qom per 14 anni, fino al 2003. I suoi principali sostenitori e collaboratori sono stati arrestati e minacciati più volte in diverse occasioni.

Il suo sito Internet è stato bloccato per anni in Iran e  Mojtaba Lotfi, uno dei suoi direttori, è stato condannato nel novembre 2008 a quattro anni di prigione, seguito da cinque anni di esilio con l’accusa di propaganda anti-governativa e per diffusione delle idee dell’Ayatollah Montazeri.

La morte di Montazeri lascia un vuoto nel movimento di lotta per la democrazia e per la libertà di espressione in Iran.

Ieri decine di migliaia di dimostranti si sono riuniti nelle strade di Qom per offrire un tributo finale a Montazeri, ritmando: “Noi ci siamo, noi siamo la ragione della ribellione”, “Morte ai Talebani sia in Tehran sia a Kabul” e “Morte agli oppressori, sia agli Shah sia a quelli attuali”

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