AUSTRALIA: Lettera aperta al primo ministro sulla censura a internet

Reporters sans frontières, organizzazione internazionale per la difesa della libertà d’espressione, desidera condividere con Lei l’inquietudine per l’intenzione del vostro governo di introdurre un sistema obbligatorio di filtro per Internet. Se la lotta alla pedopornografia è una necessità, il perseguire questo progetto di controllo severissimo ne diventa l’errata soluzione. Se l’Australia adotterà un sistema di controllo sistematico dei contenuti online, con una delineazione piuttosto ampia degli argomenti filtrati, andrà ad unirsi al club dei censori di Internet, sullo stesso piano di Cina, Iran o Arabia Saudita.

Il 15 dicembre scorso, il ministro delle telecomunicazioni, Stephen Conroy, ha annunciato che il Suo governo vorrebbe introdurre una legge, che renderebbe obbligatori dei filtri verso siti di pornografia, pedopornografia o di carattere violento, dopo un anno di prove effettuate dal vostro governo in collaborazione con gli Internet service providers (ISPs) australiani.

Reporters sans frontières desidera attirare la Sua attenzione sui rischi, che questo progetto comporta per la libertà d’espressione.

Innanzi tutto, la decisione di bloccare l’accesso ad un sito “inappropriato” non sarebbe presa da un giudice, ma da un’autorità amministrativa, l’ACMA (Australian Communications and Media Authority). Questa procedura, senza intervento giudiziario, non soddisfa, nei requisiti, il rispetto dei termini di legge. L’ACMA giudica i contenuti in segreto e,  dopo una decisione amministrativa unilaterale e arbitraria, compila la lista nera da filtrare. Altre soluzioni sono attualmente al vaglio, ma nessuna prevede l’intervento di un giudice.

In secondo luogo i criteri d’applicazione di questo progetto di legge appaiono troppo vaghi. Il filtro si applicherebbe a tutti i contenuti giudicati “inappropriati”, termine di gran lunga evasivo, la cui definizione è soggetta a tante interpretazioni quante sono le opinioni di ciascuno. Con ogni probabilità,  il filtro sarà applicato a tutti i siti classificati “refused classification” (RC), categoria estremamente controversa, poiché si applica anche a siti, che non hanno niente a che vedere con la pedopornografia o la violenza, divenendo così una scelta di censura pericolosa. Argomenti come l’aborto, l’anoressia, la legislazione sulla vendita di marijuana o gli aborigeni rischierebbero di essere censurati. Così pure tutti quegli articoli di stampa o informazione a carattere medico che facessero riferimento a tali argomenti.

La scelta delle tecniche di filtro non sono chiaramente definite. Si tratterebbe di filtrare per parole chiave o per testi http, o altro?  E che ne sarebbe degli ISP, sui quali incombe il compito di mettere in atto tale filtro su richiesta del governo, sarebbero accusati di complicità in abuso sessuale su minori se il filtro si rivelasse inefficace, come quasi sicuramente avverrà?

Il vostro governo ha annunciato che il filtro sarà efficace al 100%. Un tale livello è chiaramente impossibile da raggiungere. Gli esperti del mondo intero sono d’accordo nel dire che qualsiasi tipo di filtro sarà insufficiente a controllare un tale contenuto. In compenso filtrerà ciò che non dovrebbe essere filtrato (come siti di psicologia sulla sessualità infantile, l’attualità sulla criminalità pedofila etc.) Da un lato omette di filtrare i siti, che dovrebbero esserlo, perché contengono nelle loro URL parole chiave, che sono totalmente estranee rispetto al loro contenuto, o il cui contenuto (foto e testi) sono registrati sotto termini neutri. Coloro poi che vogliono realmente visitare tali siti, sapranno come eludere il filtro, utilizzando per esempio dei server proxy e /o dei software che aggirano la censura.

Il sito Wikileaks ha evidenziato i limiti di tale sistema, rivelatondo che la lista nera dell’ACMA, dei siti già oscurati, ne conteneva molti che non presentavano niente di contestabile nei loro contenuti. Secondo Wikileaks, la lista nera includeva il sito Abortion TV, alcune pagine di Wikileaks stesso, siti di poker, networks per gay, siti che si occupano di eutanasia, siti cristiani, un sito di un tour operator e persino il sito di un dentista del Queensland.

Anche la compagnia americana Google ha manifestato forti riserve. Il direttore strategico per la filiale australiana, Iarla Flynn ha dichiarato ieri:”Il passaggio ad un regime di controllo ISP obbligatorio verso un contenuto che va ben al di là di quello prestabilito, è inappropriato e solleva delle questioni importanti in merito alle restrizioni dell’accesso all’informazione.”

Parlando di pedofilia, i luoghi più pericolosi di Internet sono i siti che offrono chat e servizi email. Se questo progetto dovesse essere portato fino in fondo, allora si dovrebbe bloccare l’accesso anche a siti come Gmail  Yahoo e Skype, cosa ovviamente impossibile.

Ci sono modi più efficaci per combattere la pornografia infantile, includendo la tracciabilità di cyber-criminali online (per mezzo di cookies, comparando indirizzi IP, etc.), da combinare ad indagini di polizia sui sospetti e le loro abitudini online. Perché questo governo ha chiuso il programma lanciato dal governo precedente, che metteva a disposizione delle famiglie australiane un sistema di filtraggio gratuito? Questa procedura aveva il merito di essere adattabile alle esigenze dei singoli individui e dava a ciascuna famiglia la possibilità di proteggere i propri figli dalla pornografia.

E’ indispensabile un dibattito a livello nazionale su questo argomento, ma il ministro delle comunicazioni, Stephen Conroy, ha reso tale dibattito molto difficile, etichettando i suoi avversari come sostenitori della pornografia infantile.

Ci rammarichiamo inoltre per la mancanza di trasparenza dimostrata dal Suo governo durante le prove svolte in questi mesi, usando procedure, che sono state mantenute segrete. Il Suo governo ha pagato più di 300.000 dollari australiani agli ISP per finanziarle. I contribuenti australiani hanno diritto ad essere informati dettagliatamente su come sono stati spese questi soldi.

Infine, deve essere consapevole che questa iniziativa è fonte di preoccupazione per i Suoi connazionali. In un sondaggio recente di Fairfax Media su 20.000 persone, il 96 percento si oppone ad un controllo obbligatorio di Internet, mentre 120.000 australiani hanno firmato una petizione contro la censura a Internet, lanciata online dal gruppo di attivisti GetUp. Il ritiro di questa proposta soddisferebbe dunque la pubblica opinione e allo stesso tempo impedirebbe ad un paese democratico di introdurre un sistema che minaccia la libertà di espressione.

La ringrazio anticipatamente per la considerazione data alle nostre raccomandazioni,

Distinti saluti

Jean-François Juillard

Segretario Generale

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