Reporters sans frontières chiede all’ufficio immigrazione degli Stati Uniti di concedere con urgenza un permesso di residenza – da far seguire poi al più presto dall’asilo politico – a Ricardo Chavez Aldana, un giornalista radiofonico proveniente dalla città di frontiera Ciudad Juarez, costretto a fuggire il 10 dicembre, attraverso il confine nord, con la sua famiglia, nella città texana El Paso.
“Le autorità per l’immigrazione devono essere consapevoli del livello di violenza a Ciudad Juarez, che ha compromesso anche la sicurezza della parte americana del confine” ha detto Reporters sans frontières.”Chavez e la sua famiglia sarebbero probabilmente stati uccisi se non si fossero affrettati a passare la frontiera. Fare indagini è un mestiere ad alto rischio, soprattutto se riguardano il crimine organizzato e Chavez non è il primo giornalista che ha optato per l’esilio, né sarà l’ultimo. Per la sua salvezza deve poter entrare negli Stati Uniti, se necessario.”
Diversi giornali messicani hanno dichiarato che Chavez, che lavora per Radio Cañon, è fuggito insieme alla madre e alla moglie attraverso la frontiera a El Paso, dopo aver ricevuto una serie di telefonate che minacciavano la sua famiglia.
Il 9 dicembre, il giorno prima della fuga, ha dichiarato via radio che due suoi nipoti, Diego e Argenis Chavez Luis, di 15 e 17 anni, erano tra i quattro ragazzi uccisi nella sparatoria appena avvenuta a Ciudad Juarez. Nel suo servizio, ha condannato il fallimento delle autorità nell’arrestare i responsabili e la libertà con cui gli assassini possono muoversi in città.
Inizialmente intenzionato a sfidare le minacce, Chavez ha cambiato idea e ha deciso di fuggire sebbene non avesse un passaporto. “Prima di passare il confine con la mia famiglia, sapevo che avremmo potuto essere arrestati dall’ufficio immigrazione, ma sempre meglio che essere rinchiusi e poi uccisi”, ha riferito ai colleghi di Radio Cañon in una telefonata dagli Stati Uniti e come riportato dal giornale La Jornada.
La vicenda di Chavez ricorda quella di Emilio Gutiérrez Soto, il corrispondente di un giornale regionale, El Diario, che è fuggito attraverso il confine il 15 giugno 2008 dopo essere stato minacciato dall’esercito messicano ed è stato detenuto in prigione a El Paso fino al gennaio 2009. Gutiérrez vive adesso negli Stati Uniti, dove Reporters sans frontières ha appoggiato i suoi tentativi di ottenere asilo politico.
Altri due giornalisti sono fuggiti in esilio l’anno scorso perchè sotto minaccia. Essi sono Horacio Najera, un reporter del quotidiano Reforma, che si trova in Canada dal 2008, e Jorge Luis Aguirre del giornale on line La Polaka, fuggito attraverso il confine di El Paso il mese successivo.
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