Il 2009 è stato un anno nero per la stampa yemenita e la situazione rischia di deteriorarsi ulteriormente nel 2010. Due giornalisti sono stati infatti arrestati nel corso delle settimane precedenti. I media indipendenti sono vittime della guerra mediatica portata avanti dal governo in nome della lotta contro il terrorismo e le minacce di sedizione. Aggressioni, interrogatori, accuse, arresti arbitrari, processi senza prove, isolamento dei prigionieri, applicazioni di misure preventive, sparizioni: questi sono i trattamenti riservati ai giornalisti che rifiutano di riportare fedelmente le posizioni governative su temi sensibili”, ha dichiarato Reporters sans frontières.
“Mentre il mondo ha gli occhi fissi sullo Yemen, rifugio dei combattenti jihadisti, è necessario che la comunità internazionale ricordi al governo di Sanaa che la lotta legittima contro il terrorismo non può in alcun caso giustificare la repressione della stampa”, ha aggiunto Reporters sans frontières.
Il 27 dicembre 2009, le forze di polizia hanno arrestato Khalid Jahafi, giornalista d’informazione dell’opposizione Alsahawa.net, mentre fotografava gli scontri tra i poliziotti e i sostenitori degli indipendentisti del sud. E’ stato picchiato su ordine del capo della direzione della sicurezza nazionale, Alaa Mohammed Al-Azraqi. Non si hanno più notizie di lui da allora.
Khalid Jahafi, 38 anni, maestro conferenziere al dipartimento per l’Educazione della città di Al-Dhalli’ (200 km a sud di Sanaa), è anche collaboratore di Al-Jazeera. Due mesi fa, le forze di polizia hanno cercato di prendere d’assalto il dipartimento per l’educazione per arrestarlo, ma non ci sono riuscite.
Il 28 dicembre, Shafi’ Al-Abd, giornalista per Al-Nada e quattro membri della direzione della Federazione Giovani del Sud sono stati arrestati dalla Sicurezza nazionale di Aden. Sono stati prima perquisiti, arrestati e poi trasferiti nella prigione di Khor Maksar nella provincia di Aden. In un rapporto, il dipartimento per le indagini giudiziarie ha accusato il giornalista di aver formato un partito politico ostile alla “sicurezza” e all’unità nazionale.
Per la seconda volta, il tribunale della provincia di Lahij ha rinviato il processo al giornalista Iyyad Ghanem ad una data da destinarsi e senza spiegazioni. Secondo il suo avvocato lo stato di salute del giornalista si è aggravato a causa dello sciopero della fame che il giornalista sta portando avanti da due settimane per protestare contro la lentezza della giustizia. E’ in prigione da sei mesi per aver filmato un incontro di sostenitori dei gruppi ribelli sudisti nella città di Korsh.
Di fronte a questo ennesimo arresto Tawakkol Karmen, presidentessa dell’organizzazione Donne Giornaliste Senza Catene è insorta: “La libertà d’espressione è un diritto alienato nei governatorati del sud. Il governo non vuole che si eserciti tale diritto in Yemen per denunciare la situazione degli oppressi. “Questa alleanza d’organizzazione della società civile manifesta tutti i martedì per esigere la riapertura dei giornali Al-Ayyam e Al-Masdar, la liberazione dei giornalisti incarcerati Khalid Jahafi, Iyyad Ghanem, Fouad Rashed, Mohammed Al-Saqladi così come per il rilascio del giornalista rapito Mohammed Al-Maqaleh.
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“Siamo estremamente preoccupati per il rapimento di una equipe della catena televisiva France 3, che comprende due reporters francesi e almeno due collaboratori afgani. La situazione della sicurezza in Afghanistan, soprattutto nella regione di Kapisa, dove è avvenuto il rapimento, a nord-est di Kabul è tale che non possiamo escludere nessuna ipotesi. La mobilitazione delle autorità afgane e francesi deve essere immediata”, ha affermato Reporters sans frontières.
Eynulla Fatullayev, direttore del settimanale Realny Azerbaijan e del quotidiano Gundelik Azerbaijan, che sta scontando una sentenza di otto anni di carcere di massima sicurezza, potrebbe rischiare una condanna a tre anni supplementari per 0,22 grammi di eroina, che sembra siano stati rinvenuti tra i suoi vestiti il 29 dicembre. Questa diverrebbe l’ennesima provocazione nell’ambito della persecuzione da parte del governo nei confronti dell’opposizione e dei giornalisti indipendenti.
Reporters sans frontières è sconvolta dalla morte della reporter canadese Michelle Lang, uccisa ieri 30 dicembre 2009, nella provincia meridionale di Kandahar, dall’esplosione di una bomba al passaggio del veicolo dell’esercito canadese, dentro al quale si trovava. Anche i quattro soldati che erano con lei sono rimasti uccisi.
Reporters sans frontières denuncia le convocazioni ripetute da parte della polizia ugandese nei confronti di Angelo Izama, giornalista investigativo e analista politico per il quotidiano indipendente Daily Monitor e per la stazione KFM. Il 29 dicembre 2009 si è dovuto presentare alla polizia per la terza volta nell’arco di una settimana. Il giornalista viene interrogato perché si presume che abbia “diffamato” il presidente Yoweri Museveni.
Il cugino del re che aveva sporto denuncia per “mancato rispetto di un membro della famiglia reale” in seguito alla pubblicazione, nel settembre 2009, di una caricatura sul quotidiano Akhbar Al-Youm, ha rinunciato ieri, 29 dicembre, a rendere esecutiva la sentenza in suo favore.

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