L’intimidazione verso i giornalisti indipendenti da parte della polizia, Con il pretesto di infrazioni amministrative, è divenuta una pratica corrente in Bielorussia. Questo stato di fatto deve cessare immediatamente se, come sostengono le autorità, si vuol fare del paese uno stato di diritto.
Il 4 febbraio, un tribunale di Minsk ha condannato il giornalista Ivan Shulla, che collabora con il canale satellitare privato Belsat TV (Belsat TV ) e l’Associazione Bielorussa dei giornalisti (Association bélarusse des journalistes )(BAJ), a dieci giorni di prigione per “hooliganismo minore”. Questa sentenza è stata pronunciata il giorno dopo l’arresto e dopo che il giudice Aksana Relyava ha rifiutato di ascoltare un vicino, testimone dell’accaduto.
Il trattamento riservato a questo caso sottolinea una volta di più la parzialità della giustizia, requisita dalle autorità per far tacere i media indipendenti.
Il 3 febbraio, nel pomeriggio, una squadra di polizia ha tentato per due volte di forzare l’ingresso nell’appartamento di un altro giornalista di Belsat TV, Mihas Yanchuk. I poliziotti, che non avevano alcun mandato, affermano di essere stati allertati da dei vicini, che si lamentavano di rumori molesti. In assenza di Mihas Yanchuk, gli altri giornalisti, che si trovavano a casa sua, hanno rifiutato di aprire e hanno così subito un assedio di due ore, durante le quali i poliziotti hanno staccato la corrente elettrica. Secondo i colleghi, Ivan Shulha, che aveva lasciato l’appartamento prima dell’arrivo dei poliziotti, li avrebbe avvisati grazie al citofono posto all’ingresso. Secondo la versione della polizia, che in un primo tempo aveva parlato di gradi strappati e di una gamba fratturata, il giornalista avrebbe aggredito un ufficiale. La polizia ha negato qualsiasi informazione sul luogo di detenzione del giornalista fino all’inizio del processo, che si è tenuto il giorno dopo a mezzogiorno.
Come Belsat TV, che trasmette dalla Polonia, la BAJ è una delle ultime strutture che permette ai giornalisti indipendente di lavorare nel paese. Oltre alla sua funzione di vigilanza e di segnalazione delle violazioni delle libertà di espressione, l’associazione consegna ai propri membri dei documenti che permettono loro di lavorare, aggirando la strettissima procedura per l’accreditamento, prevista per i media e i giornalisti. Mette inoltre a loro disposizione un centro di assistenza legale in caso di problemi giudiziari.
Sono proprio queste funzioni prese di mira dal vice ministro della Giustizia Aliaksandar Simanau in un discorso di avvertimento del 13 gennaio. Sostenendo che il BAJ non è un mass media, ha ingiunto alla associazione di non utilizzare più la parola “stampa” (e dunque di non consegnare più i documenti relativi). Il centro di assistenza legale, è stato dichiarato fuori legge in quanto non corrisponderebbe agli statuti ufficiali dell’organizzazione. Nonostante ciò, il vice presidente dell’associazione, Andrei Bastunets, sottolinea che questo centro “è previsto dagli statuti del BAJ, che sono stati approvati dal ministero della Giustizia. E’ difficile immaginare quali infrazioni abbia potuto improvvisamente trovare il ministero in un regolamento vigente da più di sette anni.” L’associazione aveva inizialmente avuto un preavviso di un mese per conformarsi all’avvertimento, ma lo contesta e chiede informazioni più dettagliate.
Da quando è in vigore, cioè da un anno, in base alla nuova legge sui media, la procedura di accreditamento costituisce uno strumento formidabile di selezione dei media nelle mani delle autorità. Dopo aver fatto ricorso ai pretesti più vari per non prendere in considerazione la richiesta di Belsat TV, il ministero degli affari Esteri ha rifiutato per la seconda volta il suo accreditamento nel dicembre 2009. Grazie ad un decreto (décret ) promulgato questa settimana dal presidente Alexandre Loukashenko, Internet sarà sottoposto allo stesso controllo del 1 luglio. Con l’avvicinarsi delle elezioni locali dell’aprile 2010 e con l’approssimarsi di quelle presidenziali del 2011, il regime sta cercando di mettere sotto chiave qualsiasi accesso all’informazione.