IL NOSTRO ULTIMO ALBUM: 100 FOTO DI MARTIN PARR PER LA LIBERTA’ DI STAMPA

Per i 20 anni della sua collezione “100 foto per la libertà di stampa” Reporter senza frontiere ha scelto di celebrare il lavoro del fotografo britannico Martin Parr. Membro della nota agenzia Magnum Photos dal 1994, Martin Parr è una figura emblematica della fotografia contemporanea che cattura l’aspetto bizzarro della società consumistica con vena ironica, occhio spietato e senza compromessi. Il risultato è a volte comico, altre inquietante.

Secondo Parr, “i viaggi turistici sono una forma moderna di pellegrinaggio e le foto che ne scaturiscono, l’ultima ricompensa”. Questo album, che consacra il suo lavoro sul fenomeno del turismo di massa , mostra i “pellegrini” condizionati a fare ovunque la stessa cosa alla stessa ora: visite a tempo record, naso incollato all’obiettivo, folle accalcate ai piedi di monumenti, scene di spiagge sovraffollate. Comico ma spesso anche crudele, colui che dice di voler semplicemente “fotografare i suoi contemporanei” immortala da trent’anni la nostra società, con tutte le sue assurdità.

Lo scorso Marzo, Parr ha realizzato per Reporter senza frontiere, una serie di immagini in Tailandia nel sito archeologico di Angkor Vat, in Cambogia. In questo album, 20 scatti inediti.

Clicca su questo link per avere una preview dell’Album

Nuovo formato e nuova copertina!

In occasione dei 20 anni della sua collezione, Reporter senza frontiere rinnova il progetto editoriale che accende i riflettori sul mondo della fotografia e che il lettore ritroverà 3 volte l’anno in rubriche dedicate.

Finestra aperta sulla creazione contemporanea, Reporter senza frontiere incontra giovani fotografi e fotoreporter impegnati.


IL BAROMETRO 2012 DELLA LIBERTA’ DI STAMPA

21

6

161

10

121

giornalisti uccisi

neizen e cittadini-giornalisti uccisi

giornalisti imprigionati

assistenti di giornalisti imprigionati

cyberdissidenti imprigionati

Nota: La voce giornalisti uccisi nella tabella comprende soltanto i casi in cui Reporter senza frontiere ha potuto stabilire chiaramente che la vittima è stato uccisa per la sua attività di giornalista. Non comprende i casi in cui le motivazioni non sono legate al lavoro della vittima ovvero il collegamento non è stato ancora confermato

ultime notizie 1

HONDURAS: Macabro ritrovamento del giornalista Alfredo Villatoro a 6 giorni dalla scomparsa

Coordinatore e presentatore dell’emittente radio HRN, Alfredo Villatoro è stato ritrovato morto il 15 Maggio vicino a Tegucigalpa, sei giorni dopo il suo sequestro.

“Con la morte di Erick Martinez, avvenuta lo scorso 5 Maggio, e ora quella di d’Alfredo Villatoro, il giornalismo ha perduto due rappresentanti in soli 10 giorni, mentre le minacce, le aggressioni  e gli attacchi nei confronti dei giornalisti proseguono quasi quotidianamente. (http://fr.rsf.org/honduras-attentats-et-menaces-se-04-05-2012,42560.html).

In questo contesto, dove la delinquenza, il crimine organizzato e la violenza politica mettono in pericolo la sicurezza del paese e la sopravvivenza delle libertà civili fondamentali, nessuna lotta contro l’impunità potrà riuscire se non congiuntamente ad una profonda riforma del sistema giudiziario che coinvolga  la società civile tutta e degli osservatori internazionali. La sfida è grande ma non può attendere oltre, ha dichiarato Reporter senza frontiere.

Il corpo di Alfredo Villatoro, 2 colpi d’arma da fuoco alla testa, è stato ritrovato dalla polizia, chiamata in causa per alcune gravi violazioni dei diritti dell’uomo   (http://fr.rsf.org/paraguay-un-avocat-assassine-apres-avoir-19-01-2012,41710.html). Poco prima del macabro ritrovamento, il presidente della Repubblica, Porfirio Lobo, aveva curiosamente dichiarato che secondo alcuni indizi il giornalista era ancora vivo. Informazione poco dopo smentita dal suo stesso Ministro degli Interni, Pompeyo Bonilla.

Questo crimine porta a 26 il numero dei giornalisti uccisi nel paese in un decennio di cui 20 successivamente al colpo di stato del 28 Giugno 2009. L’Honduras, insieme al Messico e alla Colombia, è tra i primi paesi del continente nella lista dei più pericolosi per la professione.

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

FILIPPINE – Un altro giornalista ucciso, è il quarto dall’inizio del 2012

Reporter senza frontiere è scioccata nell’apprendere della morte di Nestor Libaton, reporter da vent’anni per la radio della Chiesa Cattolica dxHM. È stato freddato il pomeriggio dell’8 maggio a Mati, capitale della provincia orientale di Davao, nell’isola meridionale di Mindanao.   L’organizzazione per la libertà di stampa porge le sue condoglianze alla moglie e ai suoi quattro figli ed esorta le autorità ad aprire un’indagine e a fare il possibile per far luce sulla sua morte. Si tratta del quarto giornalista ucciso nelle Filippine quest’anno.

45 anni, Libaton è stato raggiunto da numerosi colpi di pistola sparati da uomini in motocicletta. Stava rientrando a casa dopo un’intervista realizzata nella vicina Terragona con il collega giornalista Eldon Cruz.

Il motivo è per ora sconosciuto ma l’Unione Nazionale dei Giornalisti delle Filippine (National Union of Journalist of the Philippines) ha citato alcuni colleghi di Libaton secondo i quali l’attentato potrebbe essere collegato alla sua attività professionale. Gli altri tre giornalisti uccisi dall’inizio dell’anno sono Rommel “Jojo” Palma (il 30 aprile), Aldion Layao (l’8 aprile) e Christopher Guarin (il 5 gennaio).

NUJP ha inoltre citato il caso di Michael James “Dacoycoy” Licuanan, giornalista di Bombo Radyo nella città di Cagayan de Oro (isola di Mindanao), il quale afferma di aver ricevuto un SMS il 5 maggio scorso contenente minacce di morte.

Il messaggio ha fatto seguito a una chiamata anonima alla stazione radio avvenuta alla fine del mese scorso, contenente veementi critiche alle attività di Licuanan, che si occupa del traffico di droga in città. La trattazione di storie sensibili lo aveva già fatto cacciare nei guai in passato, provocandogli anche una ferita da arma da fuoco in un tentato omicidio del 24 novembre scorso dal quale era riuscito a scappare.

07-05-2012 – Un altro giornalista assassinato, la polizia intensifica gli attacchi ai media

Reporter senza frontiere è molto preoccupata per il clima di violenza e ostilità in cui devono lavorare gli organi d’informazione delle Filippine, che sono da poco stati segnati da un altro omicidio. La scorsa settimana, infatti, Rommel “Jojo” Palma, un autista e giornalista di dxMC-Bombo Radyo, è stato assassinato a Koronadal, nell’isola meridionale di Mindanao.

È particolarmente allarmante che dietro gli attacchi e le minacce delle scorse settimane ai giornalisti e alle loro famiglie ci siano gli uomini della polizia. Alcuni di loro sono addirittura stati coinvolti in omicidi o tentati omicidi. Anche i procedimenti giudiziari contro i giornalisti e altre forme di ostruzionismo nei confronti dei media sono in aumento.

“Porgiamo le nostre condoglianze alla famiglia e agli amici di Rommel Palma”, ha detto Reporter senza frontiere. “Il suo omicidio deve essere adeguatamente indagato il prima possibile. Non deve restare impunito come invece lo sono finora stati gli omicidi dei giornalisti Dennis Cuesta, Christopher Guarin e Aldion Layao. L’impunità è particolarmente preoccupante quando – invece di fare il loro lavoro e quindi proteggere i cittadini – alcuni ufficiali di polizia abusano della loro autorità e perpetuano l’uso della violenza contro i giornalisti che denunciano le loro attività criminali e illegali.”, ha aggiunto RSF.

“Facciamo nuovamente appello al Presidente Benigno Aquino affinché intraprenda efficaci misure per proteggere i giornalisti e per infliggere pene esemplari alle reti criminali e agli ufficiali di polizia che agiscono al di fuori della legge. I riferimenti all’impatto “negativo” dei media sull’immagine del Paese rappresentano soltanto una cortina di fumo per evitare di contrastare il male alla radice, e non danno alcun tipo di risposta al problema più importante: l’insicurezza e la violenza nelle quali i giornalisti sono costantemente costretti a lavorare.”     

Omicidio di Palma

31 anni, Rommel “Jojo” Palma è stato freddato da due individui a bordo di una moto Honda TMX il 30 aprile scorso, mentre si trovava nel parcheggio dell’ospedale di Koronadal (nella provincia di Cotabato del Sud), dove aveva appena accompagnato un altro giornalista. Ha ricevuto quattro colpi di pistola al collo e alla schiena, ed è stato dichiarato morto alle 5.45 del mattino dai medici dell’ospedale.

La National Union of Journalist of the Philippines ha riportato la testimonianza del direttore della stazione radio dxMC-Bombo Radyo, Hermie Legaspi, secondo il quale la polizia avrebbe identificato due sospettati – finora conosciuti solo con gli pseudonimi Bobot e Hagibis – che il 22 aprile si sarebbero recati a casa di Palma, a Koronadal, senza però trovarlo.

Palma, che presentava servizi su temi di interesse locale e previsioni del tempo sulla stazione radiofonica dxMC-Bombo Radyo, è il secondo giornalista ad essere ucciso quest’anno sull’isola Mindanao – nella regione di Cotabato. La sua morte segue quella di Christopher Guarin, direttore di Tatak News Nationwide e presentatore della stazione radio dxMD. Guarin è stato ucciso in un’imboscata nei pressi di General Santos, il 5 gennaio scorso. Il presunto assassino, Marvin Palabrica, è ancora in libertà.

Nuovi sviluppi nell’omicidio di Cuesta del 2008

Il 5 aprile c’è stato un nuovo sviluppo nel caso di Dennis Cuesta quando, durante un’intervista radiofonica, un vecchio collaboratore di polizia, Jade Isa, ha accusato l’ex ispettore di polizia Redempto “Boy”Acharon di aver pianificato l’omicidio di Alex Josol, il direttore della radio di General Santos dxMD Radio Mindanao Network (RMN) e di altre due persone: l’impiegato del dipartimento di giustizia Badong Ramos e la vedova di Cuesta, Gloria Cuesta.

Achaon avrebbe voluto ucciderli per impedire loro di far luce sull’omicidio di Cuesta, ucciso nell’agosto del 2008. L’ex ispettore di polizia è stato accusato dell’omicidio ma è sempre riuscito a sfuggire alla giustizia fino al 2010, quando il caso è stato archiviato. Jadev Isa ha anche detto di essere stato presente agli incontri avvenuti a novembre 2011 e a febbraio 2012, durante i quali Acharon ha programmato di uccidere i tre con l’aiuto del cugino.

La vedova di Cuesta ha reagito a queste rivelazioni scrivendo al Ministro della Giustizia e al Presidente Aquino per chiedere di riaprire le indagini sull’omicidio di suo marito e di avviarne altre sul presunto piano di triplice omicidio messo a punto da Acharon. Josol, da parte sua, ha chiesto alla polizia di fornirgli protezione ma questa non ha ancora risposto alla sua richiesta.

Moltiplicazione dei procedimenti giudiziari

L’11 aprile, il tribunale regionale della città di Iloilo (nell’isola centrale di Panay), ha emesso mandati di arresto per Junep Ocampo, il direttore di The News Today (TNT), e Manuel “Boy” Mejorada, uno dei suoi editorialisti. Ciascuno di loro ha dovuto pagare una cauzione di 10000 pesos (179 euro) per evitare l’arresto, in attesa di giudizio. I mandati di arresto costituiscono l’ultimo atto di un’azione diffamatoria intrapresa dal sindaco di Iloilo, Jed Patrick Mabilog, che sta loro facendo causa per 15.2 milioni di pesos (circa 272000 euro) per un articolo di giornale pubblicato l’8 novembre 2011 e intitolato “Body of Evidence” [“Il corpo del reato”, ndt]  in cui Mejorada ha accusato il sindaco Mabilog di aver usato impropriamente una somma di denaro destinata a una fondazione della città di Iloilo e ricevuta da Mabilog in quanto fondatore e presidente della fondazione stessa.

Il pubblico ministero di Iloilo, Honorio Aragona Jr., il 3 febbraio ha dichiarato plausibile l’impianto accusatorio mosso dal sindaco contro Mejorada e Ocampo, giudicando l’articolo “diffamatorio”. Al processo dovranno dimostrare che l’articolo è stato scritto “in buona fede e per l’interesse pubblico”, ha aggiunto.

Minacce

Il 24 aprile scorso, la vedova di Aldion Layao – un giornalista radiofonico e politico locale ucciso l’8 aprile da due uomini sconosciuti nei pressi della sua casa di Lacson (periferia di Davao City, isola di Mindanao), è stata a sua volta oggetto di minacce. Secondo il Mindanao Times, Rica Layao è stata minacciata con un’arma dall’ufficiale di polizia Gerardo Padillo dopo che lei aveva dichiarato che questi poteva essere coinvolto nell’omicidio del marito. Padillo è stato immediatamente arrestato.

Nella città settentrionale di Olongapo, Mahatma Randy Datu, un reporter di Pilipino Star Ngayon (Filipino Star Today) (giornale con sede a Manila), è stato apertamente minacciato dal capo della polizia di Olongapo Christopher Tambungan, quando lui e altri reporter sono andati ad occuparsi della cattura di un ostaggio il 3 aprile.

Tambungan aveva chiesto ai giornalisti di recarsi sul luogo per assecondare la richiesta del sequestratore ma, quando ha visto Datu, ha urlato: “Come ti chiami? Che cosa ci fai qui? Qui non abbiamo bisogno di te.” Lo avrebbe poi afferrato per le spalle e buttato fisicamente fuori dall’edificio in cui si trovavano gli ostaggi. Il racconto di Datu è stato confermato anche da un giornalista della radio dzMM.

Datu ha presentato una denuncia contro Tambungan il 23 aprile accusandolo di minacce, coercizione e calunnia. Negando il resoconto di Datu, Tambungan ha invece dichiarato di aver semplicemente chiesto ai giornalisti di andarsene perché stavano innervosendo il sequestratore. Ha continuato ad accusare Datu e il collega giornalista di Star Ngayon, Alex Galang, di aver scritto articoli “negativi” su di lui. Datu aveva precedentemente accusato Tambungan di intascare tangenti dai proprietari di alcuni night-club.

Nonostante tutte le minacce ai giornalisti, l’appello del Presidente Aquino rivolto il 23 aprile all’annuale Forum Nazionale della Stampa del Philippine Press Institute, ha enfatizzato ciò che lui ha definito il “negativismo” dei media che, a suo parere, danneggerebbe il turismo e l’immagine del Paese. I suoi commenti sono stati immediatamente condannati dall’Unione Nazionale dei Giornalisti delle Filippine (NUJP).

Non c’è stato alcun allentamento della pressione nel livello di violenza perpetrato ai danni dei media nelle Filippine, nel 2012. Quattro giornalisti sono stati uccisi dall’inizio dell’anno e altri due sono scampati a tentati omicidi. La violenza è spesso opera di gruppi paramilitari e milizie private, che si trovano nella lista dei “predatori della Libertà di Stampa” che Reporter senza frontiere ha pubblicato quest’anno.

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

Forbidden Voices, film-omaggio a tre donne e blogger eccezionali

Reporter senza frontiere è lieta di annunciare che “Forbidden Voices”, un film diretto da Barbara Miller che sottolinea l’impatto di Internet sulla libertà di informazione, è uscito il 10 maggio nelle sale cinematografiche della Svizzera. Due anni per la realizzazione, il documento si concentra su tre coraggiose donne blogger, provenienti da Iran, Cuba e Cina: tutti i tre Paesi si trovano nella lista di RSF dei “Nemici di Internet”.

Generazione Y, un blog della residente ad Avana Yoani Sánchez (@yoanisanchez), è stato lanciato nel 2007 ed è velocemente diventato molto popolare. Premiato nel 2008 dal quotidiano spagnolo El País, i suoi lettori sono aumentati costantemente, soprattutto all’estero. Attraverso il suo blog, Yoani Sánchez offre una visione critica ai quotidiani problemi economici e sociali che i cubani devono affrontare. Per diffondere i suoi articoli a Cuba, dove la maggior parte della popolazione è confinata a una rete Intranet altamente censurata, occorrono metodi ingegnosi, tra cui l’utilizzo di chiavette USB e cd. Sánchez è soggetta a una severa censura governativa e a campagne diffamatorie, oltre ad essere stata fisicamente aggredita. La rivista Time Magazine l’ha classificata come una delle cento persone più influenti del mondo nel 2008, così come Zeng Jinyan (v. sotto) nel 2007.

Nonostante la censura governativa e i metodi repressivi, la blogger e attivista cinese Zeng Jinyan (@zenjinyan) usa il suo blog e account Twitter dal 2006 per descrivere la sua vita e la detenzione di suo marito Hu Jia, attivista per i diritti umani, famoso per aver difeso i malati di AIDS e l’ambiente. Quando Hu è stato arrestato, Zeng e sua figlia piccola sono state messe agli arresti domiciliari, con la polizia stazionata intorno alla casa per impedire loro di uscire, ma lei ha continuato a scrivere circa la lotta per le libertà fondamentali in Cina. Quando “l’avvocato a piedi nudi” Chen Guangcheng è fuggito dagli arresti domiciliari per rifugiarsi presso l’ambasciata degli Stati Uniti due settimane fa, Zeng ha riferito che i suoi parenti avevano subìto violenze durante la “battaglia” tra USA e autorità cinesi per decidere del suo destino, e ha messo in discussione la versione ufficiale degli eventi.

Censurata e minacciata, Farnaz Seifi, la blogger iraniana attivista online per i diritti delle donne, ha dovuto alla fine andarsene all’estero e attualmente vive in Germania. Lei e altre attiviste per i diritti delle donne iraniane sono un esempio di come la Rete possa essere usata per influenzare il governo. Farnaz Seifi è un membro di Change for Equality, un sito lanciato a settembre 2006 da un gruppo di 20 donne, soprattutto blogger e giornaliste, per promuovere una campagna di cambiamenti delle leggi che sono discriminatorie nei confronti delle donne. È diventata un’autorevole fonte d’informazione sui diritti delle donne in una società governata da fondamentalisti, e tra i risultati raggiunti si annoverano la rimessa in discussione di un progetto di legge che faciliterebbe la poligamia e il contributo dato allo sviluppo della società civile iraniana. Centinaia di attivisti di vari movimenti sono stati finora convocati, arrestati e imprigionati.

In questi ultimi anni, i social network online si sono definitivamente affermati come strumenti per organizzare proteste e far circolare informazioni, e sono sempre riusciti a respingere i limiti imposti dalla censura. Sono (stati) proprio gli internauti al centro dei cambiamenti politici che stanno avendo luogo in tutto il mondo. Combattono i tentativi di imporre i blackout di notizie ma al tempo stesso pagano spesso un prezzo troppo alto, a causa dei regimi che non tollerano il dissenso. “Forbidden Voices” mostra fino a che punto Internet è diventato uno straordinario strumento per combattere la propaganda dei regimi dittatoriali, ma anche i rischi corsi dalle donne che sono impegnate nella difesa della libera espressione online.

Per guardare il trailer e ottenere maggiori informazioni sul film, potete andare su questo sito: http://forbiddenvoices.net/. “Forbidden Voices” è stato prodotto da Philip Delaquis e Das Kollektiv für audiovisuelle Werke GmbH ed è distribuito da Filmccopi.

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

 

HONDURAS: La morte di Erik Martínez segna la scomparsa di una figura emblematica della difesa dei diritti dell’uomo.

Erick Martínez Ávila aveva 32 anni. La sua famiglia ne aveva denunciato la scomparsa il 5 Maggio 2012; il suo corpo è stato ritrovato due giorni dopo su una strada che congiunge Tegucigalpa a Olancho. L’assenza di segni di ferite fa supporre che il giornalista sia morto per asfissia, probabilmente in seguito a strangolamento. Reporter senza frontiere chiede giustizia per questo nuovo caso.

Giornalista e difensore dei diritti dell’uomo Ávila era conosciuto come portavoce di Kukulcán, organizzazione per la difesa dei diritti delle minoranze omosessuali, bisessuali e transessuali (LGBT). Era membro attivo del Partito Libertà e Rifondazione, braccio politico del Fronte Nazionale di Resistenza Popolare creato dall’ ex presidente Zelaya, destituito in seguito al colpo di stato del giugno 2009 e aspirava a candidarsi come deputato alle prossime primarie di Novembre.

“Per il suo impegno e le sue attività  Erick Martínez rappresentava un bersaglio per predatori del pluralismo e dei diritti civili. Ad oggi sono 27 i giornalisti uccisi in un decennio, di cui 20 durante il periodo successivo al colpo di stato. Il caso di Erick Martínez ricorda quello di un altro giornalista e attivista Walter Tróchez , il cui assassinio risalente al 2009, resta tutt’oggi impunito. Quando inizierà l’indagine e a chi sarà affidata? Le battaglie di Erick Martínez saranno oggetto di un necessario dibattito in seno alla società onduregna ? Questo nuovo caso non riguarda solamente un giornalista ma tutta la società civile impegnata nella difesa delle libertà fondamentali”, dichiara Reporter senza frontiere.

Ricordando le domande formulate dal giornalista al momento della reintegrazione dell’Honduras nell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) , Reporter senza frontiere continua a sostenere il principio e la necessità di una missione internazionale di inchiesta per fare luce sulle gravi violazioni dei diritti umani accadute negli ultimi anni.

L’organizzazione è venuta a conoscenza anche del sequestro del giornalista e coordinatore dell’emittente HRN Alfredo Villatoro avvenuto la mattina del 9 maggio a Tegucigalpa mentre l’uomo si recava a lavorare. Reporter senza frontiere si augura che le operazioni messe in atto consentano di riportarlo a casa rapidamente, sano e salvo.

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

EGITTO: Più di 30 giornalisti aggrediti e fermati dopo la manifestazione del 4 Maggio al Cairo

Dopo gli scontri del 2 maggio, migliaia di egiziani sono scesi in piazza due giorni dopo a Il Cairo e Alessandria per protestare contro l’esercito che ancora detiene il potere.

A Il Cairo i dimostranti si sono riuniti principalmente nel quartiere di Abbassiya, vicino al ministero della difesa, nonostante gli avvertimenti dell’esercito del giorno precedente e il grande dispiego di forze di sicurezza.

Il bilancio è stato particolarmente pesante per i manifestanti così come per i giornalisti.

Reporter senza frontiere ha registrati almeno 32 tra aggressioni e detenzioni di giornalisti solo durante la giornata del 4 Maggio. Molte telecamere e telefoni cellulari sono stati sequestrati e alcuni non sono stati restituiti http://almesryoon.com/permalink/6586.html

L’organizzazione per la libertà di stampa condanna queste azioni brutali nei confronti di reporter e giornalisti e chiede che i responsabili di tali atti siano identificati e assicurati alla giustizia.

Il Consiglio Supremo dell’Esercito egiziano si guadagna un posto nell’elenco dei Predatori della Libertà di Stampa, pubblicato da Reporter senza frontiere il 3 Maggio in occasione della giornata mondiale per la libertà di stampa.

 Bilancio del 4 Maggio

Dei 32 giornalisti:

-       20 sono stati aggrediti o percossi

-       11 feriti

-       19 arrestati

-       5 fermati

-       1 sequestrato

-       7 hanno subito il sequestro del materiale

I casi nel dettaglio

- un equipe di 5 membri dell’emittente Misr 25, Ahmed Abdel Alim, Ahmed Fadl, Musa’ab Hamed e Hassan Khodary (feriti durante gli scontri di Abbassiya), e il fotografo  Ahmad Lutfi, stavano trasmettendo dal vivo vicino alla moschea di Al-Nour quando sono stati fermati, portati nella moschea e interrogati sulle proprie generalità. Secondo Lufti, hanno tutti subito violenze e atti di umiliazione da parte della polizia militare. Dopo aver sequestrato le loro attrezzature sono stati poi portati in una caserma militare.

Musa’ad El-Barbari, direttore dell’emittente Misr 25, ha detto che I 5 uomini sono apparsi poi di fronte alla corte il 5 Maggio con le seguenti accuse:

- Associazione con l’intento di disturbare l’ordine pubblico e intralcio alle autorità;

- Uso della forza e della violenza nei confronti degli agenti di sicurezza intenti a proteggere le istituzioni;

- Blocco del trasporto pubblico e privato, blocco delle strade nell’area circostante il ministero della difesa;

-  Riunione illegale;

- Accesso illegale ad una zona militare interdetta

Nonostante l’emittente abbia prodotto documentazione a prova del fatto che i cinque uomini erano giornalisti che si trovavano in loco nello svolgimento della propria attività professionale, El-Barbari ha riferito che l’accusa ha rifiutato di tener conto di questo aspetto, ordinando il rilascio di 3 membri dell’equipe ma confermando la detenzione per Alim e Fadl per due settimane. I due uomini sono stati portati al carcere di Tora a sud della capitale prima di essere rilasciati il 6 Maggio.

Altri due giornalisti della stessa emittente, Mohamed Rabie e Mohamed Amin, sono stati fermati durante due incidenti avvenuti nelle vicinanze. Sono apparsi di fronte alla corte militare e rilasciati il giorno seguente.

Due giornalisti del quotidiano on line El-Badil, Ahmed Ramadan e Islam Abu-l-Ezz, hanno subito l’aggressione da parte di malviventi e trascinati di fronte alla polizia militare. Sono stati portati dal procuratore militare che ha ordinato la loro detenzione per 2 settimane e il trasferimento al carcere di Tora. Tuttavia, sono stati poi rilasciati il 6 Maggio; secondo il giornale sono stati percossi violentemente sia durante l’arresto che all’interno della prigione, con conseguenti commozioni cerebrali.

Abdul Rahman Musharraf, giornalista di Al-Watan, è stato percosso prima di essere arrestato e portato di fronte al procuratore insieme a Ramadan e Abu-l-Ezz. Anche lui è stato rilasciato il 6 Maggio.

Sempre il 4 Maggio, Mahmoud Motawe’, fotografo del quotidiano on line  Sada-el-Balad, è stato ferito alla schiena da proiettili sparati da una fonte non identificata. Ha trascorso la notte all’ospedale di Qasr Al-‘Aini.

Abdul-Rahman Youssef, collaboratore del sito per i diritti dell’uomo www.hoqook.com, stava scattando fotografie degli scontri quando è stato violentemente aggredito con un coltello subendo una brutta ferita all’orecchio. Insieme ad altri dimostranti, è rimasto poi bloccato nell’area di Al-Demerdash dalla polizia che arrestava chiunque cercasse di andarsene, inclusi i feriti, riuscendo a uscire dall’assedio della polizia solo dopo un’ora dal suo ferimento.

Due fotografi, Mohamed El-Shami e Ali El-Malki, del quotidiano indipendente Al-Masry Al-Youm sono stati picchiati e arrestati mentre fotografavano gli scontri. Entrambi hanno riportato ferite. Sono stati portati di fronte al procuratore militare e trattenuti in caserma fino al giorno seguente.

Tre reporter dell Al-Watan, Mohamed Kamel, Ahmed Abdu e Ahmed Bahnasi, sono stati portati all’ospedale di Demerdash dopo aver inalato gas lacrimogeni che la polizia ha lanciato fuori dal Ministero della Difesa. Mohamed Omar, fotografo del giornale, è stato curato nello stesso ospedale: 3 punti in testa causati dal lancio di una pietra.

Tutti e quattro, incluso Kamel, che era già stato aggredito dai dimostranti il giorno prima, sono stati arrestati dalla polizia e trattenuti fino al giorno seguente.

Anche Rabab Fares, reporter del quotidiano indipendente Al-Tahrir, e Ezz El-Nubi dell’ Al-Youm Al-Sabe’a, sono stati aggrediti.

Lo staff delle tv Al-Jazeera Mubasher-Misr, ONTV, El-Tahrir e CBC sono stati aggrediti dalla polizia che ha frantumato i loro telefoni cellulari.

Amer Khamis, un giornalista del Al-Mesryoon (www.almesryoon.com), ha subito aggressioni.

Aya Seyed Mahmoud Abdul-Rahim, giornalista del giornale on line Misr El-Naharda (http://alnharda.com/main/), è stata aggredita e arrestata; il procuratore militare ne ha ordinato la detenzione per 2 settimane. Mentre la stavano trasferendo al carcere femminile di El-Qanater, il Generale El-Adawy, capo del sistema giudiziario militare, ne ha ordinato la scarcerazione.

Sami Abdul Rahman e Islam Adel, due giornalisti del giornale on line Sada-el-Balad (http://www.el-balad.com/), sono stati arrestati e trattenuti nella moschea di Al-Nour vicino alla piazza Abbasiya fino alla loro liberazione il giorno seguente.

La macchina fotografica di   Sharif Salah, fotografo di Al-Mashhad, è stata sequestrata dalla polizia militare che ha minacciato di arrestarlo se non se ne fosse andato. La macchina non è stata restituita.

Virginie Nguyen, una fotografa belga di Egypt Independent (versione on line del quotidiano Al-Masry Al-Youm) è stata ricoverata in ospedale per aver subito frattura della mandibola, rottura del labbro superiore e perdita di due denti a seguito di una pietra lanciata dai dimostranti. All’uscita dall’ospedale è stata fermata dalla polizia militare e portata da una struttura ospedaliera militare ad un’altra per essere interrogata. Alla fine è stata rilasciata e le è stata restituita la macchina fotografica dalla quale sono state però eliminate le immagini “inopportune”.

Walid El-Daramalli, reporter del settimanale Al-Karamah, è stato rapito da individui non identificati mentre documentava gli scontri in Piazza Abbasiya durante la mattina del 4 Maggio e portato all’interno di un edificio nelle vicinanze. E’ riuscito ad avvertire telefonicamente degli amici che lo hanno liberato. Ha subito ferite ad una gamba. La polizia militare ha arrestato i suoi assalitori.

A Suez

Sayyed Shaker, fotografo alla sede di Suez del Al-Masry Al-Youm, stava fotografando gli scontri tra dimostranti e militari che proteggevano il quartier generale del governatore di Suez quando due ufficiali gli hanno intimato di consegnare la macchina fotografica. Al suo rifiuto, lo hanno schiaffeggiato e preso calci e portato di fronte alle autorità militari che ne hanno disposto l’arresto, rilasciandolo dopo aver cancellato tutte le immagini dalla macchina fotografica.

Ahmed Ghoneim reporter di Al-Watan è stato avvicinato dalla polizia militare fuori dalla caserma il 5 Maggio mentre documentava una protesta di attivisti che dimostravano contro l’arresto di centinaia di civili. E’ stato malmenato e arrestato.

Mahmoud El-Debie, fotografo di Al-Watan è stato arrestato e detenuto per circa due ore durante la stessa protesta; la sua macchina fotografica sequestrata. E’ stato poi rilasciato in serata; le immagini cancellate dalla memory card.

In un comunicato stampa del 19 Dicembre 2011, Reporter senza frontiere ha condannato l’uso sistematico della violenza da parte dei militari nei confronti dei giornalisti nel corso di un’ indiscriminata repressione avvenuta ai danni dei dimostranti in piazza Tahrir a Il Cairo durante i 3 giorni precedenti. Un mese prima, Reporter senza frontiere aveva riportato almeno 44 violazioni alla libertà di stampa avvenute duranti gli scontri tra militari e dimostranti durante la settimana del 19-28 Novembre.

Traduzione di Eleonora Albini, Pressenza International Press Agency

 

SIRIA – Sesto giornalista ucciso quest’anno dal governo

Reporter senza frontiere è atterrita nell’apprendere della morte, avvenuta la settimana scorsa, del cittadino Abdul Ghani Kaakeh che è stato deliberatamente preso di mira durante le manifestazioni nel quartiere Salah Al-Din della città nord-occidentale di Aleppo.

 “Condanniamo fortemente quest’omicidio, che illustra la misura in cui il governo di Bashar al-Assad sta ignorando le disposizioni del “cessate il fuoco” stabilito dall’ex segretario generale dell’ONU, Kofi Annan”, ha detto l’organizzazione per la libertà di stampa.

“Il nome di Abdul Ghani Kaakeh va purtroppo ad ingrossare le fila di coloro i quali hanno pagato con la propria vita gli sforzi fatti per informare il mondo su quanto è accaduto e sta accadendo in Siria. Porgiamo inoltre le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi amici.”

Il cittadino-giornalista è stato colpito al collo da un proiettile mentre stava riprendendo una manifestazione di protesta ad Aleppo. Era stato volutamente preso di mira dalle forze di sicurezza siriane che gli avevano intimato di smettere di filmare quei momenti, prima che venisse sparato.

È stato trasportato d’urgenza in un ospedale di fortuna, ma è morto poco dopo per la grave ferita riportata. Lo stesso giorno è stato sepolto nel suo paese natale di Tel Nassibin, nella provincia di Aleppo.

Kaakeh, di soli 19 anni, riprendeva regolarmente le manifestazioni di opposizione e pubblicava i video su Internet, cosa che lo aveva già condotto più volte all’arresto.

Si tratta del sesto cittadino-giornalista ucciso dall’inizio dall’anno. Almeno quattro di loro sono morti ad aprile, così com’è morto il cameraman Ali Shaaban, ucciso con un colpo di pistola al confine tra Siria e Libano.

Reporter senza frontiere sottolinea inoltre che Assad è uno dei 41 Predatori della Libertà di stampa.

Un altro cittadino-giornalista, Ali Mahmoud Othman, arrestato lo scorso 28 marzo, è stato intervistato dalla televisione siriana nel quadro di un programma trasmesso il 28 aprile che pretendeva di rivelare i “segreti di Baba Amr”, il quartiere di Homs temporaneamente passato nelle mani degli insorti e dove sono stati uccisi, a febbraio, i giornalisti Rémi Ochlik e Marie Colvin.

Reporter senza frontiere condanna questa confessione forzata e macabra messa in scena, degne delle pratiche della Repubblica Islamica dell’Iran. Stando alle informazioni possedute, Othman sarebbe presumibilmente stato oggetto di terribili torture da parte dei servizi di intelligence, avvenute dopo il suo arresto.

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

BAHREIN – Governo ritira il permesso d’ingresso concesso a varie Ong a difesa della libertà di espressione

Reporter senza frontiere condanna il ritiro – avvenuto all’ultimo minuto – del permesso che il governo del Bahrain aveva precedentemente concesso per una visita di una delegazione di alcune Ong che difendono la libertà di espressione. False argomentazioni sono state usate per impedire tale missione, programmata dal 6 al 10 maggio.

Le autorità del Bahrein ripetono spesso il loro “rispetto per i princìpi dei diritti umani e delle libertà all’interno di un quadro di legge, ordine e giustizia”, ma non includono espressamente la libertà di informazione.

 “Il ritiro del permesso, avvenuto proprio pochi giorni prima della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, è indicativo del desiderio del governo del Bahrain di mantenere un blackout di notizie portando avanti un giro di vite, così come lo è della sua ipocrisia senza fine nei confronti della comunità internazionale”, ha detto RSF.

La delegazione sarebbe stata formata da rappresentanti di varie Ong per la libera espressione associate a IFEX (International Freedom of Expression Exchange), tra cui Reporter senza frontiere, Freedom House, Gulf Centre for Human Rights, Index on Censorship, PEN International e il Comitato per la Protezione dei Giornalisti. Anche la giornalista freelance Clare Morgana Gillis avrebbe dovuto accompagnare la delegazione.

Quest’ultima aveva ricevuto il permesso dal Ministero dei Diritti Umani e dello Sviluppo Sociale l’11 aprile scorso, per visitare il Bahrein al fine di valutarne la situazione della libertà di stampa. Lo stesso Ministero ha poi cambiato idea il 30 aprile, sostenendo che nuove disposizioni appena entrate in vigore impedivano la presenza di più di una Ong internazionale a settimana.

I membri della delegazione hanno scritto una lettera a Khalifa Ben Mohamed Al-Khalifa, Direttore delle Organizzazioni per i Diritti Umani al Ministero, condannando il ritiro del permesso.  Leggi qui la lettera, in inglese.

Durante il Gran Premio di Formula Uno tenuto a Manama dal 20 al 22 aprile, Reporter senza frontiere ha intrapreso una campagna per richiamare l’attenzione sulle violazioni governative contro la libertà dei media, messe in atto dall’inizio delle proteste popolari nel febbraio 2011.

Il Bahrain si trova al 173° posto tra i 179 Paesi della Classifica per la Libertà di Stampa 2011-2012 pubblicata da Reporter senza frontiere. Il suo sovrano, King Hamad Ben Aissa Al Khalifa, è inoltre sulla lista dei 41 Predatori della Libertà d’Informazione presenti nel mondo.

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

INTERNET – I 2 blogger vincitori del premio “Reporter senza frontiere”: “bdnews24” di Abu Sufian e “Tibet invisibile” di Tsering Woeser

Il blog di Abu Sufian, giornalista del Bangladesh, è stato proclamato vincitore della categoria “Reporter senza frontiere” dalla giuria del BOBs (Best of Blogs competition) di quest’anno, evento organizzato dalla stazione radiofonica tedesca Deutsche Welle. Il vincitore è stato scelto tra 11 finalisti da una giuria internazionale formata da blogger e da un rappresentante di Reporter senza frontiere.

Reporter per il sito bdnews.24.com, Sufian si espone spesso a minacce e pericoli considerevoli per fornire una dettagliata copertura investigativa delle esecuzioni extragiudiziali, un problema che il governo nega e che i media tradizionali ignorano ampiamente, nonostante migliaia di vittime. Sufian aveva già vinto un premio conferitogli nel 2006 da DRU (Dhaka Reporters’ Unity), un’organizzazione nazionale di giornalisti.

Tra i suoi report troviamo anche la copertura dell’omicidio, avvenuto lo scorso febbraio, dei giornalisti – marito e moglie - Sagar Sarowar e Meherun Runi, omicidio che ha scatenato proteste senza precedenti e richieste congiunte di giustizia da parte di giornalisti e blogger del Bangladesh.

La vita non è semplice per i giornalisti in Bangladesh, che nell’ultima Classifica per la Libertà di Stampa pubblicata da Reporter senza frontiere lo scorso gennaio, si è classificato al 129° posto su 179 Paesi. Alcuni esempi. I direttori di due quotidiani sono stati recentemente minacciati di morte e rappresaglie, le stazioni televisive private vengono perseguitate e le autorità non hanno esitato a minacciare giornalisti lo scorso marzo.

Un secondo premio, nella categoria “Reporter senza frontiere”, è stato assegnato sulla base dei voti espressi dal pubblico tramite il sito web BOBs, dal 13 marzo al 2 maggio. La scelta è ricaduta su Tibet Invisibile, un blog sulla situazione in Tibet che la scrittrice e poetessa Tsering Woeser tiene a Pechino nonostante il costante blackout di notizie che le autorità cinesi cercano di imporre sul Tibet.

Critica franca ed esplicita delle politiche adottate dal governo in Tibet, Woeser si occupa dei molti casi di auto-immolazione dei monaci tibetani e dell’ondata di arresti di intellettuali tibetani nella Cina occidentale. A Tsering Woeser è stato recentemente impedito di lasciare la Cina per ricevere un premio internazionale e da marzo si trova agli arresti domiciliari.

L’anno scorso, la scelta della giuria nella categoria “Reporter senza frontiere” è andata a Ciudad Juárez, en la sombra del narcotráfico (Città Juarez, [una città] nell’ombra del narcotraffico, ndt), un coraggioso blog tenuto dalla giornalista spagnola Judith Torrea sulle attività del cartello della droga, sulle repressioni governative e sulla corruzione della polizia nel Messico settentrionale.

Il pubblico, invece, nel 2011 ha scelto il blog tenuto dallo staff editoriale del quotidiano indipendente Novaya Gazeta, che ha sede a Mosca. Trattando molto chiaramente storie come gli avvenimenti del Caucaso e gli abusi della polizia, il giornale e il suo blog sono diventati un’istituzione in Russia e all’estero, ma i suoi giornalisti hanno dovuto pagare un caro prezzo.

I premi di quest’anno saranno presentati  e consegnati al Deutsche Welle Global Media Forum, che avrà luogo a Bonn il prossimo 26 giugno.

 

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

CINA: Chen Guangcheng, “in grande pericolo”

Reporter senza frontiere  rinnova il suo appello alle autorità americane affinché permettano al dissidente cinese e attivista per i diritti umani Chen Guangcheng e alla sua famiglia di andare negli Stati Uniti.

“Le autorità americane devono accettare le loro responsabilità in questa faccenda”, ha detto RSF. “Lasciando entrare Chen nella loro ambasciata il 26 aprile scorso, sono divenuti responsabili della sua sicurezza e di quella della sua famiglia. Chiediamo quindi al governo di Washington di favorire la sua partenza per gli Stati Uniti il prima possibile”, ha aggiunto.

Venerdì 4 maggio il governo cinese ha dichiarato che Chen potrà andare all’estero per studiare, se è questo ciò che desidera. Tale annuncio costituisce il primo segnale positivo per trovare una soluzione all’impasse creatasi. Una università degli USA gli avrebbe già offerto una borsa di studio. Chen e la sua famiglia hanno bisogno in fretta di ottenere un passaporto e il visto americano affinché gli sia consentito di viaggiare.

Reporters sans frontières esorta inoltre le autorità cinesi a garantire che a Chen verrà concesso di rientrare poi in Cina – e che sarà al sicuro – una volta completato il periodo di studio all’estero.

Il 2 maggio scorso Chen ha lasciato l’ambasciata ed è stato portato all’ospedale per effettuare dei controlli e ricevere cure mediche, poco prima dell’arrivo di Hillary Clinton a Pechino per partecipare all’ultima sessione del “Dialogo Economico e Strategico” tra Stati Uniti e Cina. Le persone più vicine a Chen suggeriscono che possa aver subìto pressioni per lasciare l’ambasciata. Chen è in seguito riuscito a parlare al telefono con Hillary Clinton e a comunicarle le sue richieste.

In ospedale ha potuto ricongiungersi con sua moglie e i suoi due figli, mentre sembra che gli sia stato impedito di mettersi in contatto con il resto della famiglia.

Chen aveva inizialmente programmato di restare in Cina dopo aver ricevuto garanzie da parte delle autorità cinesi che lui e la sua famiglia sarebbero stati trattati meglio, ma il governo ha rapidamente disatteso le promesse. Mentre lui si trovava in ambasciata, infatti, la sorveglianza dei suoi familiari è stata rinforzata, e sua moglie è stata legata a una sedia per due giorni e minacciata di essere picchiata a morte.

L’avvocato cinese che lo stava aiutando, Jiang Tianyong, è stato preso e picchiato da funzionari di polizia fino a renderlo “sordo da un orecchio”.

Chen ha dichiarato all’agenzia Agence France-Presse di essere “in grande pericolo” e “in una situazione critica”. Il 3 maggio ha ribadito il suo desiderio di andare negli Stati Uniti nel corso di una telefonata effettuata dal suo ospedale di Pechino direttamente al Congresso USA, proprio mentre si stava tenendo un’audizione sul suo caso.

30-04-2012  Chen Guangcheng sta bene, Hu Jia arrestato e rilasciato

Reporters sans frontières rinnova il suo appello alle autorità americane affinché concedano la loro protezione all’avvocato per i diritti umani Chen Guangcheng (陈光诚), adesso che sembra confermata la notizia che Chen ha trovato rifugio temporaneo presso l’ambasciata USA.

Zeng Jinyan (曾金燕), la moglie dell’attivista per la libera espressione Hu Jia (胡佳), ha nel frattempo riportato su Twitter, il 28 aprile, che Hu è stato arrestato per aver postato online una sua foto insieme a Chen . “Verrà trattenuto dalla polizia per altre 24 ore”, ha scritto. “Gli ho chiesto dove avrebbe passato la notte e lui ha risposto: «su una sedia»”. Il 29 aprile, alla fine, è stato rilasciato.

Hu e sua moglie si trovano insieme in una particolare e illegale forma di arresti domiciliari da quando lui, nel giugno 2011, è stato rilasciato dopo aver finito di scontare in carcere una condanna di tre anni e mezzo con l’accusa di sovversione, per aver pubblicato online articoli che criticavano la censura e per aver rilasciato interviste a media stranieri. Conosciuto anche per la sua difesa dell’ambiente e dei malati di AIDS, nel 2008 è stato insignito del Premio Sakharov per la Libertà di Pensiero.

Reporters sans frontières esorta le autorità a porre fine al maltrattamento illegale dei parenti e degli amici di Chen Guangcheng, e a rilasciare i suoi assistenti e le altre persone sospettate di averlo aiutato a fuggire dagli arresti domiciliari. L’organizzazione per la libertà di stampa chiede inoltre alle autorità di porre fine gli arresti domiciliari di Hu Jia e Zeng Jinyan.

Il destino di Chen sarà probabilmente uno dei principali argomenti di discussione in occasione dell’imminente visita del segretario di Stato americano Hillary Clinton e del segretario del Tesoro Timothy Geithner, che saranno a Pechino il 3 e 4 maggio prossimi per una nuova sessione di discussione sul “Dialogo Strategico ed Economico” tra Stati Uniti e Cina.

27-04-2012  Il famoso dissidente Chen Guangcheng fugge dagli arresti domiciliari

Reporters sans frontières esorta il governo del paese interessato a concedere asilo politico al fuggitivo avvocato per i diritti umani e alla sua famiglia, se è vero, come viene detto, che dopo essere scappato dagli arresti domiciliari – che stava scontando dopo il rilascio dal carcere nel 2010 – ha trovato rifugio presso un’ambasciata straniera a Pechino.

“Se invece, dall’altro lato, Chen si trova ancora in territorio cinese, le autorità cinesi devono immediatamente porre fine ai suoi arresti domiciliari – proprio l’abuso di questa forma detentiva lo avrebbe indotto a scappare – e smetterla di vessarlo e perseguitarlo”, ha detto Reporters sans frontières. “Chen merita di poter condurre una vita normale. È stata la sua difesa dei diritti umani a portarlo all’arresto. Non è un criminale”.

Reporters sans frontières chiede inoltre alle autorità cinesi di garantire la sicurezza della famiglia di Chen e di non usarla come merce di scambio e negoziazione, di fornire una spiegazione in merito all’inaccettabile maltrattamento inflitto a Chen e alla sua famiglia e di punirne severamente i responsabili.

Tra i maggiori e più conosciuti avvocati dissidenti per i diritti umani, il 22 aprile scorso Chen ha eluso il controllo delle guardie nella sua casa di Dongshigu, nella provincia dello Shandong, e si troverebbe adesso “in un posto sicuro” di Pechino, stano a quanto hanno dichiarato alcuni dei suoi sostenitori. Questo posto potrebbe essere un’ambasciata, probabilmente l’ambasciata degli USA.

Dopo la fuga, Chen ha registrato un video che è circolato tramite Boxun, un sito web indipendente cinese con sede negli Stati Uniti. Il video è disponibile anche su YouTube. Chen rivolge tre richieste al Primo Ministro cinese Wen Jiabao:

  • chiede a Wen di ordinare un’indagine sui maltrattamenti e le percosse subìte dai membri della sua famiglia, e cita i nomi degli agenti locali che hanno maltrattato sua moglie, suo figlio, sua madre e lui stesso dalla fine del 2010;
  • chiede che la sicurezza della sua famiglia sia garantita;
  • chiede infine che la corruzione in Cina venga affrontata adeguatamente, e che i responsabili vengano puniti secondo la legge.

Dopo la sua fuga, sembra che almeno due dei suoi assistenti siano stati arrestati. Si tratta di He Peirong, che potrebbe averlo aiutato a scappare, e Guo Yushan. La sua casa, dove si trovano ancora sua moglie, sua madre e sua figlia, è presumibilmente circondata dalla polizia. Sembra inoltre che suo fratello e suo nipote siano stati picchiati e portati in una stazione di polizia.

Avvocato autodidatta e cieco sin da bambino, Chen è anche conosciuto come “l’avvocato a piedi nudi” per aver condotto e portato avanti campagne contro la sterilizzazione forzata, gli aborti illegali e l’espropriazione forzata di terre. I giornalisti e colleghi dissidenti cinesi e stranieri che hanno provato a fargli visita, sin da quando ha fatto ritorno a casa nel 2010, sono stati sistematicamente mandati via e talvolta aggrediti da coloro che controllavano la casa.

La fuga di Chen è più che mai imbarazzante per il governo cinese, in quanto arriva in un momento di crisi interna connessa all’epurazione del politico, un tempo popolare, Bo Xilai. Il Primo Ministro Wen è nel frattempo in tour europeo e a breve dovrebbe incontrare il segretario di Stato americano Hillary Clinton, che ha in passato pubblicamente supportato Chen Guangcheng.

Traduzione a cura di Tatiana Camerota

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